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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vadim Dolgov (nato in Russia - Brampton, ON, Canada)  - Akbar the Great

                                 

Le civiltà d'Oriente - Storia dell'India - 7

(seguito)

di Mauro Lanzi

 

Akbar il Grande (1556 – 1605)

 


Fathepur, la Pompei indiana

 

La fortuna che non aveva arriso a Babur con il primogenito, fu invece larga di doni con il nipote Akbar, grande di nome (Akbar significa “Grande”), ma anche di fatto: nato nel 1542 quando il padre era sulla via dell’esilio in Persia, Akbar non fu allevato tra gli agi della reggia di Dehli, ma nella fortezza di Kandahar prima e a Kabul poi, sotto il controllo della madre, della nutrice, che si rivelerà importante negli anni della sua gioventù, e del più fido consigliere del padre, Bairam Khan. Akbar passò l’adolescenza imparando a cacciare, cavalcare e combattere anche in prima linea, dimostrandosi viceversa refrattario all’apprendimento di qualsiasi nozione, è stato l’unico esponente della dinastia moghul che rimase sempre analfabeta. Alla morte del padre, avvenuta per un incidente fortuito (inciampato nella lunga veste, ruzzolò giù da una ripida scala), Bairam Khan pensò bene di far incoronare immediatamente il ragazzo tredicenne, ben sapendo che la lista di pretendenti era assai lunga. Il primo a farsi avanti fu un indù di nome Hemu, che era stato un ministro della dinastia di Sher Khan; questi, riunito un esercito si impadronì di Dehli e di Agra, ma poi nel novembre 1556 dovette affrontare l’esercito moghul nella piana di Panipat; ferito ad un occhio da una freccia fu fatto prigioniero e decapitato personalmente da Akbar.

Per i primi cinque anni Akbar regnò sotto la saggia tutela di Bairam, che fu poi allontanato e poi fatto assassinare dalla prima nutrice, Maham Anga che ambiva mettere il figlio al posto di primo ministro o, addirittura, al posto dell’imperatore: per due anni Akbar tollerò gli intrighi della nutrice, poi ne ebbe abbastanza e fece mettere a morte il fratello di latte (1562): a diciannove anni Akbar divenne finalmente padrone di se stesso e del suo regno, pendendo in mano saldamente le redini del potere e della politica.

L’eccezionale successo di Akbar fu dovuto al fatto che lui per primo si rese conto della complessità della società indiana e della necessità di trovare un terreno d’intesa con la maggioranza indù; come prima cosa nel 1562 sposò la figlia di un potente raja Rajiput, Bharmal di Amber, convincendolo anche a trasferirsi ad Agra con tutta la famiglia: per quattro generazioni questa famiglia servirà fedelmente nell’esercito moghul. L’anno successivo Akbar abolì la tassa che da tempo immemorabile tutti i regnanti levavano sui pellegrini indù che si recavano ai luoghi di culto; infine nel 1564, cancellò anche l’odiatissima jizya, cioè il testatico che tutti gli stati islamici levavano sui non musulmani; con queste misure l’imperatore divenne popolarissimo tra gli indù, guadagnandosi la loro indiscussa fedeltà.

A questo punto Akbar si dedicò ad ampliare l’impero: con rapide spedizioni militari conquistò gli stati del Gondvana e del Gujarat, assicurandosi il controllo dei ricchi traffici verso occidente; in altre occasioni usò ancora lo strumento del matrimonio politico, venendo così a crearsi un vero e proprio harem. Non sempre però la diplomazia funzionava, ma Akbar sapeva anche alternare la forza alla diplomazia, fino alle estreme conseguenze: quando il raja del Mewar rifiutò più volte, ostinatamente di seguire l’esempio di Amber, Akbar comprese che in un accordo non si poteva sperare e guidò personalmente l’assedio all’imprendibile fortezza di Chitor ; i combattimenti durarono più di un anno e l’esercito Moghul subì anche duri rovesci: quando, alla fine, si riuscì ad aver ragione della resistenza nemica, Akbar fece mettere a morte più di 30000 difensori (1568). La lezione servì d’esempio ed uno alla volta i superstiti staterelli indipendenti del Rajastan, accettarono l’alleanza con il Moghul. Il disegno imperiale di Akbar si completò infine con la conquista del Bengala (1574-1576) e la conquista di Orissa e del Baluchistan (1592), ma il traguardo più significativo lo raggiunse nel 1581, quando entrò con 500 elefanti e cinquemila cavalieri a Kabul, assicurandosi il controllo dell’Afghanistan e la sicurezza dei confini a nord.  In poco più di 25 anni Akbar era riuscito a creare il più vasto impero mai esistito nell’India settentrionale e centrale, più grande ed importante dell’impero Maurya o di quello che sarà l’impero britannico. La popolazione complessiva dell’impero era di100 milioni di persone, meno di un settimo di quella di oggi, con un prodotto agricolo pari a quasi due terzi dell’attuale: se si considera che la pressione fiscale non superava un terzo del prodotto agricolo, ci si rende conto che la condizione economica dell’indiano medio era di gran lunga migliore dell’attuale.

Akbar si prodigò anche per sviluppare l’industria ed il commercio; l’India esportava principalmente spezie ed oppio, ma ancora di più tessuti di cotone, che vestirono per secoli le popolazioni di Asia ed Africa, prima di subire la concorrenza inglese: Akbar assoldò anche otto “pittori di tela” italiani (oggi li chiameremmo designer) “per far stampare tessuti a buon mercato con i disegni richiesti dai selvaggi”.  Sotto Akbar l’impero Moghul divenne lo stato più moderno di quell’epoca con una burocrazia efficiente ed una valida amministrazione centralizzata di cui gli inglesi copieranno i tratti essenziali.

Un cruccio restava ad Akbar, la mancanza di figli, malgrado l’incredibile gineceo di cui si era circondato; alla fine si risolse a rivolgersi ad un santo sufi, che viveva nella località di Sikri, non lontano da Agra, ed in un breve volgere di tempo gli nacquero tre figli maschi da mogli diverse. Colmo di gratitudine, Akbar fece costruire a Sikri una nuova capitale, in cui aveva programmato di trasferirsi con tutta la corte; fu vittima, però, della sua stessa megalomania, non aveva fatto i conti con le esigenze di acqua per le quasi 100.000 persone che vi affluirono e la nuova città, Fathepur (fortezza della vittoria) Sikri dovette essere alla fine abbandonata: di questa “Pompei” d’Asia esistono ancora importanti rovine, che rappresentano una sintesi unica di motivi indiani e persiani, sintesi che si riflette anche nei dipinti e nelle miniature dell’epoca ( figure umane).

In campo religioso Akbar fu un eclettico tollerante: seppe cogliere bene gli umori della popolazione indiana che aspirava ad un sovrano divinizzato. Emanò un decreto di infallibilità che poneva i decreti reali al di sopra della stessa legge islamica, il motto  “Allahu Akbar”, “Dio è grande”, veniva allora letto al contrario, “Akbar è Dio”.

Personalmente Akbar propendeva per il sufismo, una corrente dell’Islam, nata in Persia, che privilegiava aspetti mistici  della religione intesa come raccoglimento interiore, come pellegrinaggio alla ricerca di Dio; aveva anche adottato il persiano come lingua ufficiale dell’impero, ma non perse mai in tutta la sua vita la curiosità per tutti gli aspetti delle diverse fedi: aveva fatto costruire ad Agra una stanza ottagonale, dotata in alto di un loggiato da cui Akbar poteva seguire, non visto, le discussioni tra i rappresentanti delle più diverse religioni (tutte le correnti islamiche ed indù, compreso il jainismo, ma anche zoroastriani, ebrei e persino dei gesuiti), cui spesso poneva lui in prima persona le domande. Se si considera che questa in Europa era l’età dell’Inquisizione e del rogo di Giordano Bruno, non si può non restare affascinati dalla personalità di questo eccezionale sovrano.

Gli ultimi anni della vita di Akbar furono amareggiati dalla ribellione dei figli, sopra tutti quel primogenito, Selim, che tanto aveva atteso ed agognato.

Akbar muore il 17 ottobre 1605, probabilmente avvelenato da Selim, che temeva che al suo posto il padre designasse il suo stesso figlio, Khusrau; Selim si fece subito incoronare col titolo persiano di Jahanjir (Conquistatore del mondo).

Akbar fu tumulato nel fastoso mausoleo a Sikandra, che lui stesso aveva progettato

(Continua)

Inserito il:05/06/2021 16:32:21
Ultimo aggiornamento:13/06/2021 19:19:49
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