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Aggiornato al 06/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Alessandro Bonvicino detto il Moretto (Rovato, 1498 - Brescia, 1554) - Ritratto di Savonarola (?)

 

Savonarola, chi era costui?

di Vincenzo Rampolla

 

Girolamo, Maria, Francesco, Matteo i nomi alla nascita. Piagnone quello affibbiatogli per le lacrime versate dal suo gruppo penitenziale ne li soi sermoni.

Tipo scomodo. Di lui tutto si è detto. Predicatore, eretico, santo, falso profeta, dipinto da biografie stantie, polemiche o di plauso, ingerite per dovere più che con solerte critica. Molti storici valutano fra’ Girolamo missionario fallito, predicatore di penitenza, visionario e altero fustigatore di degrado e corruzione della Chiesa, con paranoie di morte e di flagelli. Eppure è profeta della nuova Gerusalemme, è apostolo della riforma morale della corrotta società civile e ecclesiastica, è fautore di una Firenze Stato che conservi la bontàma nei particulari non mi ho ad intromettere, perché io voglio essere frate e non altro. Molti ignorano i fatti. Chi conosce gli scritti? Chi ha letto le omelie? A cinque secoli dalla scomparsa, la voce di Savonarola ha ancora impronta ironica se non sprezzante e in tempi di virus si dice che balzino e pontifichino i soliti Savonarola minacciosi e colpevolisti … convinti che la pandemia sia una punizione divina… Non per malizia, né arroganza. Neppure per vanità o villania, anch’io mi ci metto. Per amor del vero: ben lungi per fra’ Girolamo Savonarola il pensare o rivelare che i mali abbattutisi sull’uomo nascano da sue morbose e cupe divinazioni o da castighi del Cielo.

Di lui fu mia la curiosità, in tempi di scuola, divenuta poi interesse e passione coltivata con i domenicani di San Cristoforo a Vercelli, sede di un loro Tribunale della Santa Inquisizione. Era la gita scolastica a Firenze del 23 maggio 1960. Chi se l’aspettava? Piazza della Signoria in ghirlande per la Fiorita, ricorrenza della morte del Savonarola, sacro appuntamento per i fiorentini da 500 anni almeno. Fiori e foglie di palma e petali di rose sulla lapide nel punto del rogo e attorno sul pavimento. Fanciulle in costumi d’epoca, a deporre ognuna una manciata di petali attinti da un paniere e la folla commossa. La folla ovunque e le autorità, il corteo, il rullio. A ricordare. Tortura della corda, fuoco ai piedi e trazione al cavalletto per la notte intera, lussazione delle giunture, la passerella e in cima fascine spruzzate di polvere da sparo, tra due frati domenicani, in croce sulla forca e poi al rogo e gentildonne travestite da serve, all’alba scalmanate a cogliere in pentole le ceneri prima del volo in Arno dal Ponte Vecchio.

Cronaca del tempo, per amor del vero.

Giova cinque secoli dopo riscoprire ciò che si ignora di fra’ Girolamo. Ignorare non è essere ignoranti. È non sapere, tout court. Semplicemente. Gli scritti, le prediche e i testi del frate parlano da sè, custoditi in chiese del mondo e a Chieri negli archivi dello Studium Generale dell’Ordine domenicani di Piemonte e Liguria, raccolti in 20 volumi nella biblioteca del ‘300, regno di codici e manoscritti.

In una lettera alla madre, dopo la fuga dalla casa paterna, scrive ventenne: Scelgo la religione perché ho visto l'infinita miseria degli uomini, gli stupri, gli adulteri, le ruberie, la superbia, l'idolatria, il turpiloquio, tutta la violenza di una società che ha perduto ogni capacità di bene... Per poter vivere libero, ho rinunciato ad avere una donna e, per poter vivere in pace, mi sono rifugiato in questo porto della religione.

Diacono, poi Lettore scrive: La Chiesa aveva a esser flagellata, rinnovata e presto…

Predicatore, condanna: Omicidi, lussuria, sodomia, idolatria, credenze astrologiche, simonia, i cattivi pastori della Chiesa, la presenza di profezie, segno di prossime sventure, il disprezzo per i santi, la poca fede.

Predicatore a Brescia, Siena, Genova, Ferrara, Bologna, Roma raggiunte sempre a piedi, dice: Necessità immediata del rinnovamento e della flagellazione della Chiesa…senza timore di accusare prelati e governanti… niente di buono è nella Chiesa... dalla pianta del piede fino alla sommità non è sanità in quella.

Alcune sue prediche parvero a molti vere e proprie profezie, il popolo lo vedeva sotto una luce diversa, quasi mistica. Profetizza la morte a Lorenzo il Magnifico: Io sono forestiero e lui cittadino e il primo della città; io ho a stare e lui se n'ha a andare. Io a stare e non lui. E contro il rito dei precedenti priori, non gli rende visita e non si fa rabbonire dai suoi doni e dalle cospicue elemosine e gli offre il suo primo libro a stampa, il Trattato della vita individuale. Una notte di aprile 1492 un fulmine rovina la lanterna del Duomo, i fiorentini ci vedono un cattivo augurio e tre giorni dopo Lorenzo spira nella sua villa, confortato dal frate. Era giunta la sua ora, fin da giovane sofferente di gotta, ereditata dal padre Piero, non a caso detto il Gottoso, da sempre vittima del male, non di folgore degli Inferi né anatema del frate.

Il Savonarola ha il progetto di rendere indipendenti quanti più conventi possibile per poterli controllare e dar maggior forza alla riforma che ha in mente. Alla Congregazione lombarda dei conventi domenicani strappa il distacco di Fiesole, San Gimignano, Pisa e Prato e crea una Congregazione toscana, di cui diviene Vicario generale. Vuole che i suoi frati siano un reale ordine mendicante, privo di ogni bene privato. Vende i beni dei conventi e le cose personali dei frati, spartisce il ricavato ai poveri e fa economie nelle vesti e nel cibo. Sapientemente fa sì che crescano le elemosine e i lasciti ai conventi e gli adepti e che un nuovo convento li accolga. Crescono anche le invidie e il papa Alessandro VI accusa fra Girolamo di eresia e di false profezie. Lo rileva da ogni incarico e demanda il suo giudizio al Vicario generale della Congregazione lombarda. Lui respinge ogni accusa e rifiuta di sottomettersi a quel Vicario: è un avversario e chiede che sia il papa in persona ad assolverlo. Da un pulpito attacca il papa stesso e gli avversari per aver tramato e volerlo distrutto. papa ritira gli ordini emessi e gli intima soltanto di astenersi dalle predicazioni. Prende tempo. E si scatena una vera guerra del frate contro la Curia romana: Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi ... noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici.

Palese sostenitore dei Medici e partigiano della Francia, tra gli avversari Savonarola conta non solo il papa, ma tutti gli aderenti alla Lega antifrancese, come Ludovico il Moro al quale scrive invitandolo a fare penitentia de li soi peccati, perché il flagello si appropinqua ... di questo mio dire non ho aspettato né aspetto altro che infamia et opprobrii e persecuzioni e finalmente la morte, con chiara coscienza dei rischi del suo agire. La sua proposta di vietare per legge alle donne vesti scollate e elaborate acconciature viene respinta dalla Repubblica.

Per sbollire il fervore e l’esaltazione religiosa di Girolamo, il papa gli offre la nomina a cardinale purché ritratti le critiche alla Chiesa e se ne astenga in futuro. Girolamo rifiuta. Ludovico il Moro intanto denuncia l’intercettazione di due lettere a firma del frate dirette in Francia: una destinata al re Carlo VIII, sollecitato a scendere in Italia, l'altra che lo mette in guardia contro l'arcivescovo di Aix, ambasciatore francese a Firenze, del quale svela l’ostile atteggiamento a Firenze e l’infedeltà al Re. È l’apice degli intrighi e delle congiure. Le lettere si scopre essere dei falsi. È una trappola del Moro volta a rompere l'alleanza franco-fiorentina e a screditare fra’ Girolamo. E lui nega fermamente di esserne l’autore.

In seguito all’avvento in Francia di Carlo VIII, alla cacciata di Piero dei Medici e alla conseguente fondazione della Repubblica, si accresce il prestigio di Savonarola e il biasimo per la città: Nella lussuria ti sei fatta meretrice sfacciata, tu sei peggio che bestia, tu sei mostro abominevole. Con la nuova costituzione mutano l’assetto politico di Firenze e la vita civile e Girolamo sfida il potere e propone l’abolizione del lusso e dell’usura con i falò della vanità: annientare nel fuoco oggetti d'arte, dipinti dal contenuto lascivo, gioielli, vestiti lussuosi, con incalcolabile danno per l'arte e la cultura fiorentina rinascimentale. Si salvano per puro miracolo alcuni capolavori del Botticelli. Alessandro VI interviene con la massima severità e lo scomunica ufficialmente. Di recente è emerso da un carteggio personale tra il frate e il papa e da lettere tra il papa e altre personalità, che la scomunica era falsa, emessa a nome del papa dal cardinale arcivescovo di Perugia su istigazione di Cesare Borgia, figlio del papa. Questi aveva assoldato un falsario per creare una finta scomunica e distruggere il frate. Il papa protesta vivamente contro il cardinale e minaccia Firenze di Interdetto affinché gli sia consegnato il frate: vuole salvarlo e farlo discolpare, ma è succube del figlio Cesare.

Cronaca del tempo, per amor del vero.

Quarantenne, Savonarola, persegue la campagna contro i vizi della Chiesa e ne accresce la durezza. Si crea nemici, ma anche nuovi estimatori fuori Firenze. In un primo tempo la Repubblica lo sostiene, poi lo abbandona per timore dell'Interdizione papale e per lo scemare del suo prestigio. E si arriva alla farsa di una prova del fuoco, sospesa per una forte pioggia che spegne il rogo che lui doveva attraversare, sfidato da un rivale frate francescano. Privo dell'appoggio francese, viene messo in minoranza rispetto al risorto partito dei Medici. Cade in disgrazia. È arrestato e processato per eresia. Le cronache riportano una cattura del frate particolarmente cruenta. Barricatosi con i confratelli in San Marco, la domenica delle Palme il convento viene assediato dai fautori del partito mediceo e anti Savonarola, con la campana Piagnona* che invano suona a martello per richiamare soccorsi; il convento è preso d'assalto per l’intera notte e il portone è messo a fuoco.

Temuto e odiato da re, principi e papi, fra’ Girolamo per venti anni li ha flagellati pur di negare loro di condurre una vita dissoluta e criminale. Amato dal popolo e dai bisognosi, ne ha condiviso le pene con un voto di povertà vissuto in libertà e misericordia. Contro di lui più che l’ardore poterono le trame politiche e le invidie interne e esterne… strumento cieco d’occhiuta rapina, avrebbe detto il Giusti dal suo Sant’Ambrogio.

Il 23 maggio, dunque, tutti in Piazza della Signoria, per il lancio di petali di rose in Arno, per amor di Lui. Castighi del Cielo permettendo.

* Il nome Piagnona fu attribuito dagli avversari di Savonarola, gli Arrabbiati, i Compagnacci e i Palleschi. Loro definirono Piagnoni i seguaci del frate e Piagnona il tocco che li chiamava a raccolta. Appena fu arso in Piazza si accanìrono nientemeno sulla campana. Calata dal campanile, infranta la sua corona, condotta a dorso di muli, fu frustata dal boia e “esiliata” a S. Salvatore al Monte. Nell’ordinanza della Signoria si arrivò a decretare la Piagnona rea di alto tradimento, nemica della patria e bandita dalla città per 50 anni. Cronaca del tempo.

(consultazione: notes de bibliographie dominicaine, archivum fratrum praedicatorum 8 (1938); history of the dominican order, http://home.kpn.nl/otto.vervaart/dominican order, hthttp://tradere.org/installation/index.php; reti medievali rivista,14,1(2013); consulte e pratiche della repubblica fiorentina 1498-1505 - d. fachaerd, ginevra 1993; biblioteca provinciale di filosofia san tommaso d’aquino, chieri - biblioteca studium generale dell’ordine dei domenicani; cronaca del Poliziano; wikipedia)

 

Inserito il:08/04/2020 19:25:09
Ultimo aggiornamento:08/04/2020 19:47:09
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