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Aggiornato al 18/10/2018

Jérémy Duforest (Roubaix, F, 1985 - ) - Intemporelle (Giseh)

 

Dalla cassapanca - La pietra di El-Kassab

di Franco Filippazzi

 

Rovistando nella cassapanca della casa di campagna ho ritrovato recentemente documenti di lavoro dimenticati, nonché un libro scritto molti anni fa, insieme ad un collega (*).

Il libro è una raccolta di racconti di fantascienza sul computer e venne distribuito dall’azienda per cui allora lavoravo, la Honeywell Information Sistems Italia, ai suoi clienti come omaggio.

Correva l’anno 1973, ossia eravamo ancora all’inizio dell’era informatica, i calcolatori erano grandi macchine incombenti, accudite da sacerdoti in camice bianco. Erano oggetti misteriosi per gran parte della gente e, come tutte le cose che non si conoscono, suscitavano perplessità e timori.

Di questi sentimenti era specchio gran parte della narrativa di fantascienza sull’argomento. E di questo atteggiamento sono testimonianza gran parte dei racconti presentati in questa antologia.

In linea generale, si può dire che quanto più l’autore è profano in materia, tanto più prevale un atteggiamento critico e pessimistico nei confronti di queste macchine, che sovrastano e sopraffanno l’uomo. Quando invece gli autori sono tecnicamente ferrati, esse perdono la loro immagine mitica per divenire strumenti di straordinaria potenza al servizio dell’uomo.

Col loro aiuto, l’uomo può sperare di risolvere, un giorno, problemi che stanno alla base della conoscenza. L’elaboratore perde quindi la sua immagine mitica per diventare ciò che realmente è, una formidabile estensione della mente umana.

In questa ottica si pone il racconto qui riportato, che ho scritto all’epoca e inserito nella antologia di cui sopra.

 

LA PIETRA DI EL-KASSAB

 

Il dott. Corrado Mauri, giovane assistente di archeologia, aveva accolto con entusiasmo l'assegnazione di una borsa di studio per partecipare ad una spedizione della Fondazione Rockefeller nel cuore dell'Egitto.

Aveva sognato di essere testimone di mirabolanti scoperte, che avrebbero gettato nuove luci su un lontano, misterioso passato. Aveva pregustato l'eccitante suspense di penetrare in inviolati sacelli, custoditi da ieratiche ombre di faraoni. Aveva immaginato paesaggi fiabeschi, oasi come fiori posati su un sinuoso corpo di sabbia, corse sfrenate di bianchi cavalli, incendiati orizzonti africani, trasparenti profondità di cieli stellati... E aveva anche indugiato a fantasticare eccitanti diversivi alle austere ricerche: vagabondaggi nei quartieri proibiti, locali fumosi di hashish e di esotici odori, voluttuose nudità di bajadere, lascivo ondeggiare ipnotico di ombelichi, ardenti occhi di odalische, trasparenze di veli su inebrianti intimità femminili...

La realtà era stata invece alquanto più banale e prosaica: un caldo infernale, mosche, cimici, scorpioni e serpenti, una vita da eremiti in un accampamento di tende, dove le sole donne erano quelle della pulizia, tutte abbondantemente al di sopra dell'età sinodale... E anche dal punto di vista scientifico i risultati erano stati magrissimi, per non dire nulli. Dopo otto mesi di intenso lavoro condotto con i più moderni metodi e senza risparmio di mezzi, la spedizione era rimasta praticamente a mani vuote.

L'attività era stata concentrata sulla piramide di El-Kassab, dove, secondo incontrollabili leggende tramandate nei secoli, si sarebbe dovuto trovare chissà quale fantastico segreto. Con un lavoro veramente....faraonico, l'enorme piramide era stata smontata pietra dopo pietra, mediante speciali macchine gigantesche, rifacendo alla rovescia il lavoro di tanti secoli prima.

Unico, misero risultato di tanti sforzi era stata la scoperta, alla base della piramide, sulla perpendicolare del vertice, di un cunicolo di una paio di metri di lato. Il locale era completamente spoglio, ed il suo contenuto si riduceva ad una pietra nera, di circa 30 centimetri di lato, fissata sul pavimento.

Malgrado le ricerche fossero estese sotto il perimetro della piramide e si facessero anche sondaggi e scavi all'esterno di essa, non si trovò assolutamente niente altro. Le speranze dei componenti la spedizione di portare alla luce un ricco bottino andarono in fumo insieme con i dollari della Fondazione Rockefeller. Insomma, uno dei fiaschi più clamorosi nella storia delle ricerche archeologiche.

La misteriosa pietra nera, magro frutto di tanti sforzi, era stata sottoposta ad ogni tipo di esame. La pietra recava una semplice iscrizione, due segni in tutto, un rettangolo con due diagonali, e una specie di spirale.

Questi segni non erano mai stati visti su nessuno dei pur numerosi documenti di rappresentazione ideografica rinvenuti sino ad allora. Gli esperti di scritture antiche e di criptografia al seguito della spedizione si arrovellarono per settimane alla ricerca di una interpretazione della misteriosa incisione, ma senza arrivare ad alcuna seria conclusione. Alla fine era prevalsa l'opinione che si trattasse semplicemente di qualche simbolo propiziatorio. In ogni caso, si disse, quei segni erano troppo pochi per poter fornire rivelazioni storiche di qualche importanza.

La pietra era stata anche sottoposta, nel laboratorio autotrasportato della spedizione, ad ogni sorta di analisi fisico-chimiche, se ne era determinata la composizione, la provenienza, l'età... ma non si era trovato niente di interessante. Era un comune pezzo di roccia come si sarebbe potuto trovare scavando 20-30 metri sotto la sabbia. A quella profondità c'era appunto uno strato basaltico che formava come una soletta del deserto per migliaia di chilometri tutto attorno. Molto probabilmente quel pezzo di pietra era stato preso poco lontano, sul fondo di un piccolo cratere circolare che si trovava a un paio di chilometri dalla piramide.

Il piccolo mistero della pietra di El-Kassab fu comunque abbastanza rapidamente archiviato insieme con la cronaca di quella sterile spedizione. Al dottor Corrado Mauri, della sua spedizione in Egitto, era rimasta in tutto una fotografia della pietra, nonchè alcune istantanee della piramide di El-Kassab. Quando era tornato, si era fatto fare da un artigiano una copia della pietra e se l'era messa sulla scrivania come fermacarte.

E quando, qualche mese dopo, si era sposato, aveva trasferito l'"oggetto misterioso" nel soggiorno del suo piccolo appartamento come souvenir della permanenza in Egitto.

La cosa era ormai caduta nel "dimenticatoio" generale. Ma Corrado Mauri ogni tanto ci tornava sopra. Quel pezzo di pietra esercitava uno strano fascino sulla sua fantasia. Si immaginava gravi sedute di saggi che discutevano di astronomia e matematica; la sconvolgente scoperta di chissà quale mistero; il Gran Sacerdote che, con mano tremante, sintetizza in una formula di due simboli un immane segreto cosmico; la decisione di seppellire il segreto in una tomba inviolabile dagli uomini... Non si poteva convincere, malgrado l'opinione di studiosi ben più esperti di lui, che non ci fosse alcun significato importante in quel pezzo di pietra nera. Gli pareva di intuire come una contraddizione tra l'oggetto ritenuto insignificante e la colossale custodia che gli era stata fatta per conservarlo, la gigantesca piramide costata decine di anni di lavoro di migliaia di schiavi. D'altra parte riconosceva che quella laconica iscrizione difficilmente si conciliava con un messaggio importante.

Quando era tornato dalla spedizione, aveva passato diverse settimane nella biblioteca dell'Istituto a leggere, analizzare, confrontare decine di pubblicazioni riguardanti il periodo in cui la piramide era stata costruita. Aveva riletto le principali opere sulla scienza, la religione, i costumi degli antichi egizi. Ma non ne aveva ricavato il benché minimo indizio utile.

Anche quella sera era tornato a parlarne con il dottor Paolo Ferri che aveva invitato a cena a casa sua.

Paolo e Corrado erano amici di lunga data, dai tempi delle elementari, anche se poi avevano seguito carriere diverse. Paolo Ferri si era laureato in matematica e da un paio d'anni lavorava presso una società costruttrice di calcolatori elettronici. Malgrado la giovane età, aveva già raggiunto una posizione notevole. Attualmente infatti era a capo di un Centro di calcolo che la sua società metteva a disposizione di utenti diversi per le loro specifiche applicazioni.

Paolo Ferri ascoltava con una certa aria di scetticismo le parole dell'amico. Però ad un tratto gli venne un'idea. La sua società cercava da tempo di vendere un grosso calcolatore all'università. In particolare, come azione promozionale, era stato proposto di mettere a disposizione gratuitamente il Centro di calcolo, di cui Paolo era responsabile, per effettuare qualche ricerca cui l'università fosse interessata. Finora però l'azione commerciale non aveva avuto alcun seguito.

"Hai mai pensato", disse improvvisamente Paolo rivolgendosi all'amico, "di usare un calcolatore per venire a capo della tua «mattonella»?"

Corrado lo guardò dubbioso: "Come sarebbe a dire?", rispose con fare incerto.

"Avrai certo sentito dire che da tempo i calcolatori vengono usati nelle ricerche linguistiche e filologiche. Non è una novità. In Italia le prime ricerche, con i primitivi calcolatori elettromeccanici di quei tempi, risalgono al 1950, presso un Centro Studi di Gallarate, l’Aloisianum, dove Roberto Busa p.j. fece un lavoro pionieristico in questo campo. Da allora i casi di applicazione non si contano più. Hanno fatto scoperte eccezionali in questo modo. Per esempio, se un brano di un certo autore è apocrifo, e a chi altri attribuirlo."

"Sì, ne ho sentito parlare" lo interruppe Corrado, "ma come possiamo noi metterci a fare questo lavoro?"

Paolo Ferri mise rapidamente al corrente l'amico della possibilità di avere gratuitamente a disposizione il suo Centro di calcolo, nonchè alcuni dei suoi migliori programmatori.

I due amici si entusiasmarono subito all'idea.

Il problema maggiore, a detta di Paolo, non era il programma, ma i dati da caricare nella memoria della macchina. Al calcolatore dovevano essere date infatti tutte le informazioni disponibili sulla scrittura geroglifica, gli usi, i riti, la storia ecc. ecc. dell'antico Egitto.

Ma questo ostacolo, disse subito Corrado, era superabile. Infatti poco tempo addietro il British Museum aveva portato a termine un lavoro eccezionale. Gli egittologi avevano raccolto su microfilm tutte le iscrizioni disponibili presso musei e privati di tutto il mondo, insieme con le loro interpretazioni, e ogni sorta di notizie storiche, geografiche, di costume, che avesse riferimento con i geroglifici stessi. Tutto questo materiale era stato ordinato anche dall'istituto di Corrado e doveva essere ormai in arrivo da Londra.

Quando si lasciarono, Corrado e Paolo avevano ormai concordato le linee di un piano d'azione. Subito, l'indomani, ognuno di loro avrebbe parlato con il proprio superiore per convincerlo ad attuare il tentativo.

Poi, se tutto fosse andato bene, Paolo prevedeva che in una decina di mesi lui e le sue persone avrebbero preparato il programma che avrebbe guidato il calcolatore nel suo lavoro.

In effetti tutto si svolse all'incirca nel modo sperato. Solo il lavoro di programmazione durò un po' più di quanto Paolo avesse previsto. Ad ogni modo circa un anno dopo tutto era pronto per cominciare l'esperimento.

Paolo aveva calcolato che la macchina avrebbe impiegato una decina di ore per eseguire il programma. In sostanza, la macchina avrebbe dovuto scomporre i due ideogrammi della pietra di El-Kassab in tutte le possibili combinazioni dei loro elementi. Per ognuna di queste combinazioni avrebbe dovuto confrontare le figure risultanti con tutti i geroglifici - o parti di geroglifici - contenuti nella memoria, cercando di stabilire delle somiglianze o delle correlazioni. Infine doveva passare da un lavoro di analisi ad uno di sintesi del significato globale della figura. Non era neanche immaginabile che questo lavoro potesse essere fatto dall'uomo. Non sarebbe bastata l'intera esistenza di un esercito di egittologi! (senza tener conto degli errori...).

La macchina era stata posta in funzione al mattino e il suo lavoro stava ormai per terminare. Corrado e Paolo passeggiavano nervosamente avanti e indietro nel corridoio da cui, attraverso una parete a vetri, si vedevano le spie luminose del calcolatore lampeggiare con ritmo mutevole. Ad un tratto il pulsare delle luci si bloccò. I due amici si precipitarono nella sala calcolo. Nel silenzio improvvisamente fattosi nella stanza, si avvertì il lieve ronzio della stampante. Poi questa battè una riga. Curvi sulla macchina, i due giovani lessero:

 

IL TEMPO FINIRA'

 

Quella sera, a tavola, nella vecchia trattoria dove Paolo e Corrado e le loro mogli avevano deciso di andare, nessuno aveva molta voglia di parlare. Il fatto era che nessuno di loro sapeva se dovevano essere allegri o tristi. Aveva la macchina fornito la soluzione giusta oppure no? Questo era in sostanza il dubbio che impediva loro di manifestare la gioia per la fine di quel lungo lavoro.

Fu giusto alla frutta che Giuliana, la moglie di Corrado, alzando gli occhi vide qualcosa che la fece saltare in piedi come morsa da una tarantola, gridando: "Là, guardate là!".

Tutti si voltarono di scatto, non senza una certa apprensione, a guardare là dove Giuliana, visibilmente emozionata, puntava il suo indice. Per un attimo nessuno di loro capì. Poi scoppiò un coro festoso di evviva! Sulla vecchia credenza c'era un oggetto polveroso e disusato da chissà quanto tempo. Era un oggetto formato da due piccoli imbuti di vetro contrapposti, sostenuti da due colonnine laterali. In un disegno stilizzato esso poteva essere rappresentato da un rettangolo con le sue due diagonali! La cosa era una clessidra, un oggetto per misurare il TEMPO!

Partendo da questa scoperta anche l'interpretazione del resto del geroglifico fornita dal calcolatore divenne in pochi minuti naturale. Questa era in effetti un po' più forzata, ma ormai tutti avevano acquistato di colpo una fiducia incrollabile nell'abilità della macchina.

La spirale stava ad indicare, si disse, IL MOVIMENTO VERSO UN PUNTO, il centro della spirale. Là, nell'"occhio" della spirale, il tempo FINIVA!

L'euforia si era impadronita della compagnia, specialmente dopo che era stata vuotata una bottiglia di spumante brindando... alla fine del tempo.

Ad un certo punto Elena, la moglie di Paolo, che aveva fama di pignola, venne fuori con un'osservazione che per il momento non trovò eco negli altri. Perchè la spirale, anzi il "gorgo", come Elena aveva cominciato a chiamarla, era una spezzata e non una curva continua?

Questa osservazione di Elena era però rimasta nel subcosciente di Corrado, e gli si affacciò alla mente il giorno dopo, mentre osservava con compiacimento la pietra che sembrava avere svelato il suo segreto. C'era una qualche ragione perché la spirale del tempo fosse rappresentata in quel modo?

Ad un tratto un lampo gli attraversò la mente. Quella spirale poteva essere semplicemente la proiezione in pianta di una linea che, partendo dai piedi della piramide e girandovi attorno, saliva fino al vertice! Ma, ammesso che questa fosse l'origine della spirale, era questo un fatto senza importanza o non nascondeva qualche misterioso significato? Parlò per telefono di questa sua scoperta con Paolo e stabilirono di vedersi al più presto per discuterne. Quella sera stessa, a casa di Corrado, Paolo ascoltava assorto le parole dell'amico, fumando la sua inseparabile pipetta di tipo inglese. Il suo cervello di matematico stava lavorando alacremente per cercare di mettere insieme in modo logico tutte quelle ipotesi, ognuna più o meno accettabile, che da un giorno erano balzate fuori dalla pietra.

Aveva la macchina suggerito la soluzione esatta dell'ideogramma? Racchiudeva la spirale un ulteriore significato oltre a quello, per così dire, letterale? Esisteva effettivamente una qualche correlazione tra la spirale e la piramide? Quale era infine, il significato ultimo di tutto quel garbuglio?

Un problema in particolare stava attirando la sua attenzione. Le linee curve continue erano tutt'altro che rare nei geroglifici egizi. Perchè allora, come aveva fatto notare Elena, la spirale era discontinua? Era probabile che ci fosse un nesso geometrico con la piramide, come aveva suggerito Corrado. Ma egli sentiva confusamente che c'era qualcosa IN PIU', un ulteriore significato che dava un senso a tutta la faccenda.

Qualcosa che era già rimasto impigliato nella rete del suo ragionamento, ma che ancora vi guizzava, senza che lui riuscisse a metterci le mani sopra. Come quando si osserva un quadro succede che fin che si è vicino si vedono solo i particolari, mentre basta fare un passo indietro perchè essi si fondano e il soggetto si riveli nel suo insieme; così, di colpo, Paolo intuì il nocciolo dell'enigma.

Ogni tratto della spirale rappresentava un PERIODO COSMICO. Quando un periodo finiva e iniziava il successivo, si verificava una DISCONTINUITA' DEL TEMPO. Cioè il tempo subiva un'accelerazione istantanea, e poi continuava a scorrere con velocità costante ma superiore a quella del periodo precedente. Era un po' come se il tempo "ingranasse un'altra marcia", passando ogni volta ad una marcia superiore.

La spirale del tempo si andava perciò man mano restringendo, tendendo ad un punto preciso. Là, nel centro della spirale, il tempo avrebbe avuto fine. In quell'attimo sarebbe passato tutto il futuro che rimaneva.

Il mosaico misterioso a poco a poco si ricomponeva e mostrava il suo disegno concepito tanti secoli prima. Rimanevano però molti interrogativi e Corrado e Paolo ne discussero tutta la notte.

Come erano arrivati gli antichi autori dell'enigma di El-Kassab alla loro scoperta? L'avevano essi ricavata direttamente sulla base dell'esperienza? Oppure il segreto era stato loro trasmesso da altri popoli della Terra più antichi ed evoluti? Oppure la legge cosmica era stata loro rivelata da esseri extraterrestri capitati sul nostro pianeta?

Quest'ultima ipotesi poteva essere suffragata dalla presenza, a non molta distanza dalla piramide, dello strano piccolo cratere che aveva messo a nudo la roccia basaltica da cui la pietra era stata presa.

Chissà? Probabilmente nessuno mai avrebbe potuto saperlo.

L'interpretazione del messaggio trasmesso attraverso i secoli fino a loro dalla pietra di El-Kassab sembrava ormai ai due giovani del tutto convincente. Ma ora essi si ponevano un ulteriore interrogativo.

D'accordo sulla interpretazione QUALITATIVA del messaggio; però non era possibile che gli antichi sacerdoti avessero inteso inserirvi qualcosa di più, cioè addirittura la chiave per una interpretazione QUANTITATIVA? In altri termini, gli elementi atti a identificare i periodi cosmici, le loro durate effettive, l'inizio e la fine di ciascuno di essi?

Fu a questo punto dei ragionamenti che venne presa in considerazione l'ipotesi di Corrado, che cioè bisognasse cercare sulla piramide. Ma cercare CHE COSA?

Se la soluzione del problema era effettivamente contenuta in parte nella pietra e in parte nella piramide, sembrava che gli ideatori dell'enigma di El-Kassab si fossero divertiti a congegnare le cose in modo che chi accedeva ad un anello dell'enigma perdeva necessariamente l'anello rimanente che gli avrebbe permesso di arrivare alla soluzione completa.

Infatti per raggiungere la pietra nel cuore della piramide bisognava necessariamente distruggere quest'ultima.

I sacerdoti di El-Kassab non avevano però previsto l'invenzione della fotografia...

E difatti nei giorni seguenti le fotografie della piramide, che Corrado aveva in buon numero, furono al centro dell'attenzione dei due giovani. Essi ne ricavarono una serie di ingrandimenti, che ricoprivano a mosaico tutta la superficie visibile della piramide. E si misero a studiarli attentamente con l'aiuto di potenti lenti di ingrandimento. Però, malgrado gli esami più accurati, non vennero a capo di nulla.

Non c'era il benché minimo accenno di linee che andassero dalla base al vertice. E nemmeno segni particolari, masse più scure, irregolarità qualsiasi. Nessun indizio cui appigliarsi. La piramide era impenetrabile... come una sfinge.

Esclusa l'ipotesi che ci fossero particolari segni o punti di riferimento sulla piramide, l'unica alternativa possibile era che bisognasse cercare tra le caratteristiche geometriche della piramide stessa.

Supponendo che la spirale fosse effettivamente la proiezione di una linea immaginaria che, girando attorno alla piramide, ne raggiungeva la vetta, questa linea poteva essere facilmente determinata. Infatti la spirale indicava in quanti tratti la linea saliva dalla base al vertice.

Come risultato di questa indagine di tipo geometrico, i due giovani determinarono con esattezza quali dovevano essere le lunghezze da attribuire ai vari tratti della spirale, corrispondenti ai periodi cosmici. Però erano queste lunghezze GEOMETRICHE. Come passare da queste alle lunghezze TEMPORALI?

La spirale aveva fornito in questo modo, anche se con precisione, soltanto dei RAPPORTI tra le durate dei periodi cosmici. Per determinare la durata effettiva e la loro collocazione cronologica, occorrevano altri elementi. Sarebbe occorso, ad esempio, conoscere quando si erano verificate, in passato, due successive discontinuità del tempo e identificarle con i corrispondenti spigoli della spirale.

Il problema era terribilmente difficile. Bisognava, ripercorrendo a ritroso tutta la storia conosciuta della Terra, cercare gli indizi di eventuali discontinuità del tempo e determinare l'epoca in cui si erano verificati. Si sarebbe dovuto analizzare tutta l'enorme congerie di notizie tramandate dall'antichità sino a quel momento: osservazioni scientifiche su ogni genere di argomento, dall'agricoltura all'astrologia, dalla geologia alla medicina, ...libri di storia... romanzi... cronache di ogni tipo e di ogni epoca... dicerie... leggende...

Ogni notizia avrebbe dovuto essere analizzata, confrontata, correlata con altre, per cercare di determinare se, ad un dato momento, si era verificato QUALCOSA DI INSOLITO, che potesse far pensare ad una discontinuità del tempo.

Paolo e Corrado discussero a lungo come procedere. La conclusione fu che, se c'era una qualche probabilità di venire a capo del problema, solamente un elaboratore elettronico sarebbe stato in grado di farlo. Il materiale era enorme, e solo un potente calcolatore avrebbe potuto fare il lavoro ... prima che il tempo finisse.

Il materiale da esaminare era fortunatamente già disponibile in forma conveniente. Da alcuni anni infatti, su iniziativa dell'UNESCO, erano stati portati su microfilm tutti i volumi esistenti nelle biblioteche di tutti i Paesi del mondo. Centinaia di copie di questo materiale erano state distribuite gratuitamente alle principali biblioteche pubbliche e venivano costantemente aggiornate.

Intanto però la situazione di entrambi i giovani si era fatta difficile. Le "rivelazioni" sulla pietra di El-Kassab erano state accolte con generale scetticismo negli ambienti scientifici. All'università Corrado aveva raccolto increduli commenti dai professori e sarcastici sorrisetti dai colleghi.

Non migliore la situazione di Paolo. Il contratto con l'università per il nuovo calcolatore non era stato concluso, e si dava ormai per certo che i concorrenti avrebbero avuto la meglio. Il boss aveva detto chiaramente a Paolo di lasciar perdere quella ricerca e di darsi da fare su cose più serie. Solo dopo una lunga discussione aveva infine consentito di concedere una proroga di un paio di mesi al massimo. "Se poi non le bastano," gli aveva detto congedandolo, "le consiglio di cercarsi un altro posto. Magari alle Settimana Enigmistica."

Paolo si era buttato con accanimento a preparare il nuovo programma per il calcolatore. Anche Corrado, che aveva imparato i rudimenti della programmazione, gli aveva dato una mano per i lavori meno impegnativi.

Il programma fu preparato a tempo di record. E giusto un paio di mesi dopo cominciò a girare nel calcolatore.

Questo nel frattempo aveva digerito tutta l'enorme quantità di dati che doveva analizzare. Al materiale dell'UNESCO si erano aggiunti diversi lavori ancora inediti, come la monumentale "Storia della Terra" dell'Accademia delle Scienze di Mosca, e inoltre raccolte di ritagli giornalistici su argomenti ritenuti interessanti, come notizie di dischi volanti, ipotetici messaggi captati da radiotelescopi ecc. Infine, naturalmente, erano stati immagazzinati nella capaci memorie del calcolatore tutti i dati relativi alla piramide di El-Kassab.

Man mano che procedeva nel suo lavoro, la macchina segnalava sulla stampante i fatti più significativi che incontrava e che sarebbero serviti per la elaborazione finale.

In ognuno di questi fatti i nostri due amici trovavano man mano degli elementi a sostegno della loro teoria.

Che sulla Terra si fossero susseguite diverse epoche geologiche era un fatto ben noto. Ma dall'intelligente lavoro del calcolatore la storia della Terra emergeva in una prospettiva nuova, creata dall'associazione di fatti, osservazioni, ipotesi, che fino ad allora non si era pensato di collegare tra loro.

Sul pianeta si era verificata una quantità di fenomeni improvvisi, che si erano ripetuti nel tempo ad intervalli via via più brevi. Per fare un esempio, il campo magnetico terrestre si era rovesciato nove volte negli ultimi 3,6 milioni di anni . Ciò risulta dallo studio stratigrafico delle rocce vulcaniche del fondo degli oceani, che mostrano una successione di strati magnetizzati alternativamente in direzione opposta o parallela a quella del campo magnetico attuale.

Il fenomeno si era ripetuto a distanze di tempo che andavano diminuendo progressivamente. In concomitanza con questi rovesciamenti dei poli magnetici, anche gli esseri viventi sulla Terra avevano subìto improvvise trasformazioni. Principale responsabile di queste mutazioni biologiche poteva essere la scomparsa, associata alle inversioni del magnetismo terrestre, dello scudo magnetico che protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche.

La tendenza dei fenomeni naturali a "convergere" nel tempo risultava evidente dalle osservazioni più disparate.

Per esempio, le dimensioni degli animali erano andate sistematicamente diminuendo dall'epoca dei giganteschi sauri alti come palazzi. Qualcosa del genere era accaduto anche per il genere umano, come documentato da tutta una serie di ritrovamenti archeologici. Anche nel Libro dei Libri, la Bibbia, si trovano numerose notizie in proposito, aventi le caratteristiche dell'autenticità storica. In diverse occasioni si danno informazioni estremamente precise; come per re Og di Basan, "l'ultimo rimasto dei giganti", il cui letto misurava 4,7 metri di lunghezza; o per Golia, la cui statura era di 3,2 metri, ecc.

Anche l'orologio biologico degli esseri viventi aveva subìto man mano delle evidenti accelerazioni. La longevità dei mammut o dei dinosauri era di parecchie volte superiore a quella dei più grossi animali del nostro tempo.

Un parallelo analogo sembrava essersi verificato anche per l'uomo. Escludendo i decessi accidentali, quelli per malattie infettive o quelli dovuti alle guerre, la vita dell'uomo era una volta intrinsecamente molto più lunga. Dalle indagini del calcolatore risultava che Matusalemme - che secondo la Bibbia era vissuto fino a 960 anni - non era da considerare un caso isolato, bensì, discriminando i decessi per cause non naturali, la norma di quell'epoca. Poi improvvisamente la durata della vita si era contratta di almeno un ordine di grandezza.

Il calcolatore lavorava ormai da più di una settimana, quando Paolo aveva ricevuto un ultimatum dal capo: entro tre giorni doveva smetterla, finito o non finito che fosse il lavoro. Dal lunedì seguente il calcolatore sarebbe stato adibito ad un altro problema già programmato.

Era la domenica sera e i due giovani sedevano, taciturni e con l'aria sconsolata, sugli sgabelli del bar posto nell'edificio di fronte al Centro di calcolo.

Nella mattinata il calcolatore aveva esaurito la ricerca di eventi correlabili con discontinuità del tempo. C'era tutta una serie di indizi, più o meno vaghi, che se potevano essere interpretati come prove della teoria, non permettevano però in alcun modo di precisarla in modo quantitativo.

La speranza di arrivare alla soluzione del problema era ora riposta nell'ipotesi che la piramide stessa potesse "parlare".

Il calcolatore stava ora affrontando questa parte del programma. Tutti i dati relativi alla piramide sarebbero stati analizzati nell'intento di trovare qualche indizio utile.

In breve tempo la macchina aveva scoperto interessanti proprietà geometriche della piramide. Per esempio, il rapporto tra l'altezza della piramide e il doppio del lato di base non era altro che il numero "pi greco".

Inoltre l'altezza della piramide - in metri - corrispondeva - in milioni di chilometri - alla distanza Terra-Sole. E ancora, il volume di ognuna delle pietre costituenti la piramide era un sottomultiplo esatto del volume della Terra.

Ma questi risultati, per quanto interessanti, non servivano. La macchina cercava infatti delle correlazioni tra tutti i possibili dati della piramide e altri dati di natura TEMPORALE: tempo di rivoluzione della Luna, periodi di pianeti, intervalli tra comete, ecc. ecc., le cui durate erano note.

In altre parole, stava cercando di individuare, se mai esisteva, il "metro" con cui misurare il tempo lungo la spirale. I due giovani uscirono stancamente dal bar e risalirono al Centro. Si diressero alla consolle della macchina e si chinarono entrambi, senza convizione, sulla stampante. Mentre erano al bar, la macchina aveva battuto una sola frase:

TROVATE CORRELAZIONI TRA PIRAMIDE DI EL-KASSAB

E MEGALITI DI STONEHENGE.

Poteva essere una traccia interessante, che però non ebbe il potere di scuotere la ormai sfiduciata apatia dei due giovani. Le strutture megalitiche di Stonehenge, in Inghilterra, avevano costituito uno dei più misteriosi enigmi dell'archeologia fino al 1966, allorchè si pensò di utilizzare un calcolatore elettronico nella ricerca della soluzione.

Fu un memorabile successo della macchina, che scoprì in breve tempo il significato delle misteriose costruzioni su cui generazioni di studiosi si erano arrovellate invano. Queste ciclopiche pietre, disposte ad anfiteatro secondo un ordine particolare attorno ad un "altare" centrale, costituivano un complicato e mirabile orologio astronomico, che descriveva in modo perfetto i cicli degli astri.

Anche se ne era stato scoperto il significato, il mistero avvolgeva ancora i suoi autori, sui quali erano state fatte le più disparate ipotesi. Indubbiamente solo una razza di giganti poteva aver compiuto quel lavoro. Da dove veniva questa razza poi scomparsa? Aveva forse a che fare con la misteriosa civiltà di Atlantide? o erano titani venuti dalle stelle? In ogni caso essi erano in possesso di conoscenze astronomiche raggiunte dall'uomo solo molti millenni dopo.

In quel momento la stampante riprese a battere:

RISULTATO CORRELAZIONE :

LARGHEZZA PIETRE PIRAMIDE UGUALE 128 LUNE

Dopo una breve pausa la macchina continuò:

ORA CERCO POSIZIONARE PUNTI DISCONTINUITA' NOTI

La macchina aveva trovato una pista! La larghezza delle pietre (che era di un "cubito sacro" pari a cm 62,50) rappresentava sulla piramide una durata di 128 lunazioni. L'unità di misura del tempo sulla spirale era dunque scoperta?

Se questa ipotesi era valida, diventavano immediatamente note le durate effettive di ciascun periodo cosmico. Però ancora non era definita completamente la spirale del tempo. Occorreva "fissarla", facendo coincidere una discontinuità nota cronologicamente con il corrispondente spigolo della spirale.

Era chiaro che cosa stava facendo ora la macchina. Prendeva tutti gli ipotetici punti di discontinuità trovati durante il suo precedente lavoro; li posizionava arbitrariamente in corrispondenza degli spigoli della piramide; e poi verificava se tutti i dati erano congruenti.

Dopo circa mezz'ora la stampante riprese a battere:

PRIMO SPIGOLO DELLA PIRAMIDE

COINCIDE CON INIZIO COSTRUZIONE PIRAMIDE EL-KASSAB

Dunque, "loro" sapevano che si sarebbe verificata una discontinuità del tempo e avevano fatto coincidere con questa la costruzione della piramide.

Paolo e Corrado stavano ancora guardando imbambolati il foglio di carta, quando la stampante riprese a battere:

CALCOLO PROSSIMO PUNTO DISCONTINUITA'

Passarono solo pochi secondi, poi la stampante entrò di nuovo in funzione. Stampò una sola parola:

OGGI

poi si arrestò automaticamente. Il computer aveva terminato il suo programma. L'incredulità adesso era dipinta sul viso dei due giovani.

I volti lunghi, abbattuti, esprimevano la loro delusione.

"Un anno e mezzo di lavoro buttato via" mormorò Corrado tra i denti. Ormai non c'era più nulla da fare. Anche se avessero voluto continuare il loro tentativo, dall'indomani non avrebbero più avuto a disposizione il calcolatore.

Paolo spense la macchina e si diresse con Corrado all'uscita. Sostarono un momento sul pianerottolo in attesa dell'ascensore. Nello specchio appeso alla parete i loro volti, resi ancora più pallidi dai capelli che avevano entrambi nerissimi, si riflettevano stanchi e scoraggiati.

Ad un tratto, la luce andò via per un attimo. Anche fuori, per un istante, tutta la città rimase al buio.

L'ascensore era arrivato. I due giovani si mossero lentamente per entrarvi. Automaticamente essi alzarono ancora distrattamente lo sguardo allo specchio.

Un grido strozzato uscì dalle loro gole: lo specchio rifletteva ORA due visi cadenti, due maschere rugose, incorniciate da radi capelli bianchi!

 

(*) F.Filippazzi, D.Garelli, Racconti in tempo irreale - Il calcolatore nella fantascienza, Etas Kompass Libri, 1973

 

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Inserito il:19/01/2018 12:27:41
Ultimo aggiornamento:19/01/2018 20:35:54
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