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Aggiornato al 02/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Bela Sobel (Odessa 1891/Brooklyn, New York, 1967) - Donna che beve un caffè

 

Oggi e ieri

di Simonetta Greganti Law

 

Una mattinata si potrebbe dire “persa” in tentativi senza successo e poi il miracolo: era finalmente riuscita ad infilare l’ago.

Nonostante la soddisfazione momentanea non poteva esultare davanti a un nuovo smacco della vecchiaia. Un tempo era capace di far passare l’accia del cotone nella cruna dell’ago quasi ad occhi chiusi ma ora, pur tenendoli ben spalancati, non riusciva più a centrare l’obiettivo.

“Pazienza, bisognerà che mi rassegni e impari ad ingoiare la pillola amara”.

A tale proposito si ricordò che era giunta l’ora in cui avrebbe dovuto prendere le medicine per l’osteoporosi.

Prese la bottiglia dell’acqua ma anche il tappo a vite non voleva saperne di farsi aprire.

Il braccio di ferro durò qualche minuto ma poi si arrese e riempì un bicchiere d’acqua dal rubinetto della cucina.

“Possibile che ogni cosa, ogni azione, debba umiliarmi?” Sentenziò ad alta voce, forse per sfogare quella rabbia che la stava travolgendo.

La Signora Carmela Iacono, date le sue origini napoletane, optò allora pe ‘na tazzulella ‘e cafè, come unica consolazione a quelle tristi constatazioni.

Per lei il caffè era sempre stato considerato un rituale quasi sacro.

Iniziò così a preparare la moka con movimenti lenti e precisi seguendo una liturgia di gesti abituali, corporeo-spirituali.

Apparecchiò perfino la tavola con una tovaglietta bianca quasi a rievocare un altare, la mensa sacerdotale, e vi dispose la tazzina che somigliava a un calice.

Finalmente l’aroma del caffè iniziò a inondare la cucina proprio come fa l’odore dell’incenso, quella resina profumata, che s’innalza nelle chiese e pare una preghiera verso Dio. A solleticarle le narici era invece il profumo familiare delle sue tradizioni.

Il borbottare della moka stonava un po’ con questa atmosfera solenne e la riportava a esperienze terrene: stava per concedersi a questo godimento abituale.

Sorseggiando il caffè, dopo essersi beata del tintinnio del cucchiaino sulla tazzina, si caricò di una sferzata d’ottimismo e di energia.

Finalmente era pronta ad affrontare la parte della giornata restante eppure, distrattamente, urtò la tazzina che si rovesciò macchiando la candida tovaglia col caffè rimasto nel suo fondo.

“Poco male” pensò tra sé e sé “ho talmente tante tovaglie che potrei addirittura farne un usa e getta giornaliero…eppure, quando penso a una tovaglia rivedo, sempre e solo, quella con i fiordalisi di quando ero bambina”.

Rammentò subito come la si mettesse in tavola tutti i giorni, anzi due volte al dì: all’ora di pranzo e a quella di cena. A volte profumava di lavanda perché fresca di bucato, altre invece, mostrava delle macchie di pomodoro o di olio che solamente sua madre era capace di rimuovere per farla tornare pulita e inamidata per il pranzo della domenica.

Col passare degli anni l’orlino ricamato a mano per impreziosire un corredo nuziale si era un po’ liso e il suo occhio scrutatore, allora ben nitido, aveva perfino notato un piccolo buchetto che stava ingrandendosi come conseguenza dei numerosi lavaggi.

Eppure la sua non era una famiglia povera che non avrebbe potuto permettersi una tovaglia nuova a seconda dei capricci della moda. Erano tempi diversi quando, per consumismo, si intendeva solo consumare, esaurire fino all’osso ciò che si possedeva.

La civiltà dei consumi intesa come oggi la proponiamo è venuta molti anni dopo ed ha fagocitato il mondo.

Carmela iniziò a farsi spazio tra i ricordi e rivide il suo vestito delle feste che sfoggiava con entusiasmo ad ogni occasione importante. Si meravigliò di come alcune feste del passato potessero, in quel momento, essere abbinate al colore dell’abito che aveva indossato. Oggi invece non ricordava quasi più neppure quello che aveva acquistato per il matrimonio di sua figlia.

La marea dei ricordi cominciò a innalzarsi portando a galla svariati brandelli di episodi della sua vita.

Le venne in mente un cappotto e sorrise.

Erano gli anni in cui andava di moda il cappotto maxi e lei aveva solo 13 anni.

Lo desiderava come ancora riusciva a desiderare le cose più normali e così, in una missione di famiglia: mamma, zia, sorella e padre, si recarono in uno dei grandi magazzini degli anni ’60 e tutti parteciparono alla scelta di questo importante acquisto che per lei significava anche un passaggio in società - avrebbe indossato, per la prima volta, un cappotto come quello che avevano già le sue amiche più grandi.

Dimostrando molto meno della sua età, soprattutto per la statura, un maxicappotto che le stesse bene non era facile da trovare. Tutto quello che si metteva addosso era già super abbondante di suo senza seguire uno stile dettato dalla moda.

Si riuscì comunque a scovare un cappotto che non stonasse troppo sulla sua persona sebbene i risolini di suo padre vedendola uscire dal camerino e l’esclamazione pronunciata ad alta voce: “Sembri proprio Renato Rascel nel film il cappotto!”. Carmela non colse esattamente il senso di quella citazione drammatica che aveva tuttavia scatenato i risolini degli altri. “Forse si trattava di un complimento!” Pensò soddisfatta. Il cappotto venne acquistato e fu una fortuna che non comprendesse il significato di quello che il papà le aveva appena detto così che la sua gioia rimase inalterata.

Ricordò come quel cappotto con il doppiopetto di bottoni argentati era stato uno degli investimenti migliori della sua vita dato che da maxi era diventato midi e poi ancora più corto anche se non esattamente mini.

Non si era mai vergognata di portarlo, anzi l’aveva perfino rinnovato nel look dato che il doppiopetto che iniziava a stringerle lo aveva trasformato in monopetto semplicemente

spostandone i bottoni e usato fino a sostituirlo, molti anni più tardi, con un loden - altro cappotto storico della sua giovinezza. Non ricordava invece la schiera dei numerosissimi soprabiti che avevano abitato i suoi armadi e indossato solo per capricci momentanei.

Sapeva bene come oggi una donna comprasse solamente per noia o acquistasse sempre qualcosa, a prescindere dai propri bisogni reali circondandosi di cose del tutto inutili semplicemente per uno sfizio momentaneo.

Oggi il suo guardaroba era affollato da abiti messi solo una o due volte, con un “costo per occasione” stratosferico!

Sorridendo, ancora assorta in queste memorie, prese la scatola dei bottoni e ricercò proprio quelli che le rimanevano del suo adorato cappotto. Li trovò e iniziò a cucirli sul cardigan appena finito di fare ai ferri.

Aveva nuovamente dato nuova vita a un ricordo indelebile.

“Basta con gli sprechi, il consumismo è l’acquisto di merci che poi non servono a nulla di concreto” pensò, e decise a tale proposito di preparare per il pranzo del giorno una pizza di pane raffermo*, per creare un pasto riciclando quello che aveva in dispensa. Si ingegnò per realizzare una ricetta della tradizione napoletana davvero economica, ma soprattutto gustosa e genuina.

 

*Pizza di pane raffermo

Utilizzare qualsiasi tipo di pane avanzato dal giorno prima, farne fettine di almeno un centimetro e ammollarle, se molto dure con pochissima acqua tiepida versata poco alla volta. Aggiungere anche dell’olio extravergine d’oliva per insaporirlo lavorando con le mani per distribuire meglio il condimento.

Mettere in una teglia antiaderente e unta d’olio appiattendo con le mani per creare la base della pizza.

Non resta che condirla con una passata di pomodoro al quale verrà aggiunto sale, origano, olio e qualche spruzzo di salsa Worcestershire che aggiungerà un sapore interessante.

Completare unendo un qualsiasi formaggio grattugiato trovato in frigo o della mozzarella lasciata scolare della sua acqua per una decina di minuti con un peso sopra.

Infornare in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti.

Per una pizza più croccante, negli ultimi 5 minuti di cottura passare il forno in modalità grill.

La pizza si conserva bene anche il giorno dopo, ma non può essere congelata.

 

 

Inserito il:04/02/2020 12:00:12
Ultimo aggiornamento:04/02/2020 12:09:09
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