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Aggiornato al 17/12/2018

Fausto Pirandello (Roma, 1899 - 1975) - Ritratto del padre Luigi Pirandello

 

Riflessioni su Pirandello - Parte Prima - Quale Pirandello?

di Maurizio Merlo

 

… una realtà non ci fu data e non c'è,

ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere:

e non sarà mai una per tutti, una per sempre,

ma di continuo e infinitamente mutabile.

(Luigi Pirandello)

 

Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 - Roma, 10 dicembre 1936) è riuscito nella sua produzione letteraria a rendere in piccole frasi, in pensieri al di là del tempo, l’universo della sua cultura, mettendo a nudo la maschera umana e la sua solitudine.

Vi propongo un approccio all’Autore non letterario ma di mere suggestioni: la mia selezione di frasi celebri. La selezione di chi ha visto più rappresentazioni teatrali che testi scritti. Troverete in queste frasi, in questa forma espressiva apparentemente effimera, una irresistibile forza di sintesi.

Sono pensieri avulsi da un contesto letterario, frasi sottratte alle sue Opere ma che hanno un’autonomia immensa di significato ed è per questo che ho ritenuto irrilevante la precisazione dell’Opera in cui sono custoditi.

Ci troveremo a leggere e rileggere la singola frase scoprendo come il suo pensiero sia uno dei terreni di coltura più incredibili del Relativismo che si è fatto spazio, nella prima parte del ‘900, dentro la crisi del Positivismo. Ma attenzione, il rapporto fra Pirandello e la “filosofia” è una lettura assolutamente scivolosa. Molti Autori hanno visto e proposto interpretazioni forse azzardate, perché Pirandello è un azzardo in sé, autore di difficile collocazione, come tutti i grandi della Letteratura. Io do la mia lettura che è la lettura dell’uomo che ama Pirandello ma che si dichiara sin d’ora profano, sia per mestiere, sia per profondità di letture dell’Autore. Vi racconto insomma il mio Pirandello, facendomi carico del mio azzardo personale.

In quei pensieri c’è tanta Sicilia ma anche tanto Mondo Occidentale di quel tempo, di confine territoriale, temporale e culturale; tante maschere siciliane di poderoso carattere. C’è poi la grande scuola del Maestro che sta per diventare premio Nobel alla letteratura nel 1934, riconoscimento luminoso e meritato di un lavoro immenso; vi si trova inoltre, al di là credo delle concrete intenzioni dell’Autore, tanto relativismo e tanto Costruttivismo, materia prima fertile e ricca per generazioni di pensatori.

Ma Pirandello si pose mai il problema di aderire a una qualsivoglia scuola di pensiero che non fosse la sua?

Comunque sia, io mi limito, nel mio piccolo laboratorio letterario, a impastare alcune riflessioni, tutte fondate sui miei file della memoria, tenendo a mente tanto Pirandello per sicilianità e grandezza, sorgente scolastica autorevole e inarrivabile, e tanto Albert Camus, fratello di sentimenti e maestro letterario, diversamente amato e per me insostituibile.

La selezione dei pensieri di Luigi Pirandello che ho dovuto, ob torto collo, realizzare per evitare che fosse l’Editore a procedere d’ufficio al taglio, è stata dolorosissima, non una delle sue idee avrebbe meritato un’esclusione, e a che servirebbe adesso commentare i suoi pensieri? Forse a sdottoreggiare, a parlare in tono professorale ostentando erudizione della sua arte? No, Luigi Pirandello merita una silenziosa lettura, nient’altro, e conviene leggerlo concedendoci tempo e una discreta leggerezza. È così che la sua profondità potrà penetrarci e l’effetto sarà, amo così immaginarlo, un libro che si apre tra le mani del lettore, come un girasole che cerca il sole, l’espressione un po’ inebetita rivolta ad una dimensione lontana, e al risveglio dal viaggio pirandelliano una mente e un cuore più ampi, più disposti o comunque più attenti alla complessità delle relazioni umane, arricchiti da «una molteplicità di soggetti, di voci, di sguardi sul mondo», come celebrava magistralmente Italo Calvino negli ultimi anni della sua vita.

E la Letteratura prende atto con lui che le strutture narrative mirate a descrivere l’unicità, dentro una visione oggettiva della realtà, sono saltate, inadatte a descrivere la molteplicità degli eventi e delle relazioni; nasce così una letteratura non lineare, non progressiva, non prevedibile, una letteratura dell’eterno dialogo e della continua metamorfosi; una letteratura che procede in parallelo con la frattura epistemologica di Albert Einstein (1879-1955), la sua “teoria della relatività”, che dà una svolta alla stessa idea esistenziale, prima che scientifica, del nesso tempo-spazio e con loro tutti i grandi Autori del Relativismo novecentesco, che hanno aperto una nuova era della cultura contemporanea, una nuova visione del mondo.

Celebri e autorevoli commentatori leggono in Pirandello un sentimento profondo di alienazione del soggetto narrante, la sua “battaglia notturna”, la sua “mischia disperata” con l’esistenza, la perdita di ogni riferimento oggettivo alla realtà. A me la sua lettura suscita tutt’altro: direi uno spirito di consapevolezza e centratura, di unità nella diversità, di consapevolezza di un senso del relativo che non trasmette smarrimento e panico ma anzi, predisposizione alla complessità dell’esistenza.

E comunque tanti sono gli angoli prospettici di lettura dell’autore Pirandello, sulla vita e sulla sua stessa Opera. E dunque perché noi, come lui, non dovremmo avere tante letture della sua Opera e della vita?

E per non perderci in mille ragionamenti, che quando si affastellano confusi assumono la forma di detriti che si depositano in conseguenza di una calamità naturale, mi pare sensato non andare oltre e concludere conferendo la parola al Maestro e, come lui direbbe, …. “così è (se vi pare)”.

 

(Continua)

 

Tratto dal libro “L’età del limo”

di Maurizio Merlo

Ed. Nerosubianco - Cuneo

Copyright 2018

 

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Inserito il:04/12/2018 15:44:14
Ultimo aggiornamento:04/12/2018 16:02:58
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