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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Gillian Whaite (UK, 1934-2012) - Cat among Autumn Leaves

 

Tratto dal volume Mimiao. Autobiografia di un gatto migrante di Vittoria Carola Vignola, Hever Edizioni, Ivrea 2020.

 

Mimiao - Autobiografia di un gatto migrante (6)

(seguito)

di Vittoria Carola Vignola

 

Rapporti e pareri tra umano e felino

 

Se riesco, passo la notte da Carla, nel caso non mi abbia scovato nei miei nascondigli; se dormo altrove (non sono solito rivelare i miei trascorsi notturni…), faccio di prima mattina una puntata da Livia, dove al piano terra so di trovare sempre cibo per mici. Poi torno sul ballatoio di Carla, ma spesso il suo portoncino è ancora chiuso. Dorme sino all’ora beata (espressione trausellese), si sveglia, controlla l’ora, si gira sull’altro fianco e torna a ronfare. Se non fosse per Livia, sarei già morto di fame.

Quando finalmente apre il portoncino, io dapprima faccio un po’ il sornione e rimango raggomitolato sullo zerbino, sordo ai suoi richiami. Allora capisce l’antifona e mi apre una scatoletta di cibo per gatti. Per la verità, preferisco i pezzetti di carne del suo pasto, però il cibo per gatti è più morbido, e pertanto più adatto alla mia povera bocca, sdentata e dolente.

Lei poi si allunga sulla poltrona della cucina e io mi avvicino, sia per riarmonizzare i nostri rapporti, sia per riceverne una meritata dose di carezze. Lei, però, ha già in grembo un grosso block notes, una serie di fogli volanti e una penna. È una grafomane. E scrive. Che cosa? Io sono costretto per un po’ a una scomoda posizione su un bracciolo, dritto sulle quattro zampe.

Quando ha terminato di scribacchiare, e disposto sulle sue ginocchia il mio plaid, so che è il mio momento magico e mi precipito sul suo grembo. Allora, il nostro è un affettuoso idillio. Io la fisso intensamente. Lei, invero, sostiene che il mio sguardo è inespressivo. Non è vero, è pieno di gratitudine e di tenerezza. Solo che lei non è un felino e abbiamo inevitabili intoppi di comunicazione. Comunque, tra di noi sono la gestualità da parte mia e la dolcezza del suo linguaggio a trasmettere i sentimenti reciproci.

Loda la modestia, quella che avrebbe dovuto imparare dai suoi cari, poi sforna un libro dopo l’altro. È arrivata a tre, dovrebbero bastare!

Nonostante tutto, credo sia ancora elegante; io lo deduco dai complimenti che le fanno sempre i suoi amici per gli abiti e per i colori che indossa.

Carla ama un’eleganza sobria e classica e, con molta presunzione, la considera un “dono di natura”. Questo perché Mariuccia, la formidabile sarta dalla quale in tempo di sfollamento andava ad apprendere il cucito, alternandolo al poco studio, una volta, incontrandola per strada con indosso una gonna e una camicetta di riciclo, le aveva detto, sorridendo: «A tì, s’a t butaisun ados na merda, na merda a t estaris bain» (su di te, anche una merda ti starebbe bene).

La gonna era un ex vestito, la camicetta un ex giacchetto da notte di nonna Vittoria.

Negli anni intorno al ‘68, quando anche il suo socialismo umanitario di pancia pareva dover aprire la strada a una società più uguale e a una scuola per tutti e più efficace, i gruppi “più rivoluzionari” che indossavano montgomery, blue jeans, giubbotti, la includevano tra i “radical chic”. Il che le dispiaceva.

Siamo alla fine di ottobre e la pioggia è intensa da alcuni giorni.

Ieri, da casa, si udiva il forte rumoreggiare delle acque del Chiusella e lei ha subito ricordato i tempi in cui non erano ancora stati eseguiti a monte adeguati lavori di arginatura, per cui erano frequenti gli ingrossamenti e le esondazioni autunnali, vuoi del torrente, vuoi dei numerosi rii che scendono dalle montagne. A questo conseguiva il grande spavento occasionato dal frastuono delle acque trascinanti pietre, rocce, alberi, passerelle, al tempo numerose, che minacciavano continuamente il ponte che allora ci collegava all’altro lato della valle: l’ultima volta fu abbattuto da una piena nel 1948, e ricostruito soltanto sei anni dopo, nel 1954. I Trausellesi, per recarsi nei vicini paesi di Meugliano o di Vico Canavese che distano pochi chilometri, dovevano fare il giro di quasi mezza Valchiusella.

Gli abitanti del borgo erano a quell’epoca numerosi e nei giorni di possibili alluvioni (bürie), la strada era un andirivieni di gente con stivaloni, giacche a vento, ombrelli, diretti al torrente quasi a volerlo scongiurare di non provocare disastri.

Ieri ci è andata da sola. Lungo la strada rare automobili, nessun altro pedone. Accanto al ponte ha ascoltato a lungo il forte brontolio delle acque ingrossate, ma non minacciose. Ricorda anche con profonda tristezza che nel corso degli anni parecchi cascinali e grandi distese di prati lungo le rive erano stati travolti dalle acque, sottraendo così ai contadini abitazioni ed estesi pascoli.

Oggi, una lieve bruma copre tutta la valle e cela ogni cosa al di là delle case. Per quanto non sia un’atmosfera favorevole alla levità d’animo, è già sul ballatoio a contemplare i primi straordinari colori autunnali del suo giardino: il rosa o l’amaranto dei cespugli di ortensie, il giallo delle felci, le ultime rose, l’ancora intenso verde del prato, sullo sfondo il bel campanile della Chiesa, il primo trascolorare delle cime degli alberi nella lontananza.

Io, sono le nove, sono ancora uccel di bosco: sono certo che inizia a preoccuparsi per me. D’altronde avrete capito che non è proprio un’ottimista, e si inquieta sia per la mia salute; sia, soprattutto, per l’assenza del mio morbido vello da accarezzare.

Quando arrivo, Carla è al solito chiaramente sofferente (dolori articolari, muscolari e chi più ne ha più ne metta). Mi pare ogni giorno meno coraggiosa. Sì sì, ha dolori alla schiena, alla nuca, alle zampe posteriori; però, sono tanti a lagnarsi di tali problemi. Inoltre, aveva forse ragione l’antico formidabile medico che aveva detto alla mamma della deliziosa amica Anna Maria: «Madama, a la soa età, i dolor a vanta teinsij» (Signora, alla sua età, i dolori bisogna tenerseli).

Però neppure io sono al meglio della mia forma; non so se il peso degli anni inizi a gravare su di me. E, allora, mi piazzo sul termosifone davanti alla finestra e, sconsolato, contemplo prati e case. È una gloriosa giornata di sole. Lei mi sollecita a raggiungerla sulla poltrona e sul mio plaid che è sul suo grembo.

Ma anch’io sono pieno di tristezza, e non mi muovo. La tristezza ci isola, anziché accumunarci. In certi momenti ognuno è solo sulla terra. Non mi dite che qualcuno lo ha detto prima di me, perché ho sentito un giorno un amico di Carla che recitava una poesia cortissima in cui c’era la terra e il sole:

Ognuno sta solo

sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

Entrambi sostenevano che era un capolavoro della cultura italiana, e sono rimasti mezz’oretta a discutere di poeti ermetici: avessero chiesto a me, avrei detto che si trattava soprattutto di una poesia cortissima, e che io stesso ne potevo farne di più corte, del tipo: “Io sono me. Tu chi sei?”.

Dopo un po’, è Carla ad avvicinarsi a me. Le due solitudini tornano a unirsi in una solidale, affettuosa, umana vicinanza.

(Continua)

 

Inserito il:24/08/2021 11:10:26
Ultimo aggiornamento:31/08/2021 17:39:56
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