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Aggiornato al 17/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

K. Madison Moore (USA, Contemporary) - Private Embrace - 2016 - Oil on canvas

 

La cuoca Italiana - Settima puntata

I due sì di Milady

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

(seguito)

 

Milady, in quel mese d’aprile, così splendente e delicatamente caldo, sedeva spesso a prendere il the dalla signora Persi, la sua cuoca italiana.

Il suo interessante lavoro, era consulente marketing di una importante casa editrice, le consentiva orari liberi e una certa indipendenza.

Così capitava di frequente che preferisse lavorare a casa.

Quando ciò avveniva, interrompeva, regolarmente studi e  ricerche, per fare una lunga passeggiata al parco con l’adorato Puggy.

Ultimamente però gli avvenimenti familiari avevano cambiato le sue abitudini: invece di uscire scendeva a chiacchierare con la signora Persi.

Il fatto è che trovava così rilassante e confortante sedersi in quella pulitissima cucina, sempre profumata di cose buone, con il viso sereno della sua cuoca che l’accoglieva con evidente simpatia e forse addirittura affetto.

Da quando aveva asciugato le sue lacrime trasformandole in sorriso, davanti a un bicchiere di vino bianco e a un piatto di gustosissimi panini piccanti, la cuoca era diventata la sua psicologa, la sua amica fidata, che senza tanti giri di parole affrontava i problemi e cercava soluzioni.

Lei solitamente così riservata e discreta, aveva raccontato con semplicità le sue difficoltà amorose e, senza vergognarsi e senza imbarazzo,  del disgraziato pomeriggio in cui aveva sorpreso, suo marito Edward, seduto in una sala da the, con la mano appoggiata teneramente sulla mano di una giovanissima ragazza, molto bella, che lo guardava estatica.

La signora Persi d’altra parte era stata perfetta: non se ne era uscita con commenti sgradevoli o con amare e scontate parole circa la razza maschile, ma dopo un lungo, pensoso silenzio, le aveva chiesto solo se e quanto credeva di amare ancora suo marito.

Lady Mirna era a sua volta rimasta in silenzio.

Infine la signora Persi aveva aggiunto quanto fosse inutile tormentarsi se non si capiva perché si stava soffrendo.

Le ragioni non erano così evidenti.

Al loro incontro successivo si ritrovarono a riflettere sui numerosi motivi di quel tipo di problema.

Potevano essere, infatti, molteplici e, a seconda di quello che prevaleva, il comportamento e la cura sarebbero stati differenti.

Per esempio, a volte, il principale tormento poteva essere il timore di far soffrire i figli.

Oppure paura: di essere abbandonati, di non contare più nulla, di essere disprezzati, considerati perdenti e così via.

O la sofferenza poteva essere causata da orgoglio ferito, dalla sensazione di essere uno scarto, di aver perduto il proprio fascino, di essere diventati vecchi o persino che cosa avrebbero “pensato” gli altri.

Altra grande sofferenza era, in alcuni casi, il problema economico: paura di ritrovarsi poveri o anche solo di perdere certi privilegi.

Ci si poteva, infine, angosciare proprio per timore di aver perduto l’amore, quello che si supponeva fosse l’unico vero amore della propria vita.

Lady Coldbridge comprese perfettamente quello che la cuoca intendeva e gustando il dolce che le veniva offerto per un assaggio, una Delizia alla Nocciola, meditava silenziosa sul tutto rendendosi conto che affrontare il suo disagio in maniera così razionale e calma la faceva sentire molto più forte e meno spaventata.

Arrivò anche il giorno in cui Milady fu pronta ad ammettere che il suo dolore nasceva dal fatto che amava profondamente Lord Edward, lo considerava il vero amore della sua vita e temeva fortemente di perderlo.

Inoltre confessò di avere anche paura di aver perso il suo fascino pensando alla bella giovinetta con la mano abbandonata in quella del marito.

La cuoca aveva sorriso esprimendo così visibilmente il suo sollievo.

Eh sì, lei era affezionata ad entrambi  i suoi datori di lavoro e le sarebbe molto dispiaciuta la prospettiva di una rottura o di una separazione.

Stando così le cose “aggiustarle”le sembrava meno difficile.

Sir Edward, infatti, da quello che aveva intuito, non era il tipo del dongiovanni e non gli sembrava  affatto stanco della bellissima moglie o in cerca di distrazioni.

In quegli ultimi giorni lo aveva intravisto mogio e senza sorriso.

La sua infelicità era evidente.

Non era difficile supporre che pensasse con nostalgia alla serenità perduta.

Si trattava di un piccolo incidente, un accadimento imprevisto che poteva trasformarsi in qualcosa di produttivo e migliorativo invece che distruttivo.

Mentre toglieva dal forno il nuovo dolce preparato per consolare la bella Mirna,  Pasticcio di pere e cioccolato,  rifletteva sui numerosi errori  che si compiono per malintesi o esagerazioni.

Pensava anche alla faccenda matrimoni e coppie.

Alla fedeltà, alla noia, all’abitudine, alla stanchezza, alla voglia di evasione, e poi alla paura, alla rabbia, alla cattiveria, alla disonestà e alla distruzione.

Si domandava perché spesso finiva male quello che era cominciato tanto bene.

Perché non esistevano corsi obbligatori di preparazione alla vita di  coppia, visto che gli  Stati erano  formati da famiglie, da coppie insomma?

Soprattutto occorreva spiegare ad uomini e donne che l’amore e l’attrazione possono finire, senza che questo debba demonizzare il partner “disertore” e annichilire il partner “disertato”.

Tutto ciò non per giustificare comportamenti egoistici e superficiali, ma per evitare grandi dolori e persino tragedie.

Insomma promuovere la fiducia in se stessi, far crescere l’amore di sé prima di tutto - insegnare l’accettazione delle proprie caratteristiche e dei propri limiti – per essere pronti a scambiare e condividere.

Insegnare che l’essere umano cerca compagnia e amore per sentirsi completo, ma deve prima imparare a stare bene anche da solo.

Qualcuno tempo addietro le aveva suggerito che bisogna “essere (come) soli” – cioè risplendere di luce propria - prima di raddoppiare o mischiare la propria luminosità con qualcun altro.

Lady Mirna non era una donna insicura e traballante.

La natura e la vita l’avevano arricchita e gratificata.

Perdere l’amore di suo marito non significava perdere se stessa, sicuramente.

Se, come aveva asserito, lo amava veramente, doveva smettere la sua aria sostenuta e frustrata, approfondire i sentimenti del proprio compagno e concedergli fiducia.

La “giovane molto bella”, probabilmente era un’attrice (l’attività di Sir Edward, critico teatrale, giustificava questa supposizione) e i cinquant’anni ormai dietro l’angolo, mettevano paura anche a un Lord.

Si ricordò un film che le era piaciuto moltissimo, dove una signora in età, intuendo l’infedeltà dell’amato marito, chiedeva agli uomini perché tradissero le mogli e alla fine aveva concluso che era la paura della morte che li spingeva a cercare sempre nuove avventure.

Chissà, forse aveva ragione.

La perdita del potere con le forze e il fascino che si attenuano, poteva spingere a correre un po’ alla cieca in direzioni spericolate.

Una nuova avventura, specialmente con una persona più giovane, può dare la sensazione di rinnovarsi allungando così la vita, illudendo di ricominciare tutto da capo.

Molto spesso si rivela poi un errore, un frettoloso abbaglio, che lascia insoddisfatti e con nuovi problemi o disastri.

Comunque nel caso di Milady era ora di comprendere e perdonare.

Il sorriso di Mrs Coldbridge, mentre assaggiava il nuovo piccolo capolavoro della sua cuoca, era doppiamente affermativo: sì era buonissimo e sì avrebbe fatto pace.

 

 

Delizia alla Nocciola

4 mele di media grandezza

4 cucchiai (colmi) di zucchero

2 bicchieri di vino bianco secco

2 stelle di anice stellato

1 stecca di cannella

1 chiodo di garofano

7/8 amaretti sbriciolati

½ litro di latte di nocciole

40 grammi di burro salato

40 gr. di miele

50 gr. di farina 00

un pizzico di sale

60 di zucchero

2 cucchiai di cacao amaro

 

Sbucciare, lavare e tagliare a cubetti le mele.

Mettere i 4 cucchiai di zucchero in una casseruola dal fondo pesante.

Farlo caramellare e inserire il vino bianco, le mele, l’anice stellato, la cannella, il chiodo di garofano.

Fare cuocere lentamente fino a quando le mele saranno ben caramellate esternamente ma morbide all’interno.

Quindi disporle in un recipiente e ricoprirle con gli amaretti sbriciolati.

Preparare la crema di nocciola stemperando il latte di nocciole con la farina, aggiungere il miele, il burro salato e il pizzico di sale.

Cuocerla per cinque minuti sempre mescolando per evitare grumi.

Una volta cotta e addensata stenderla sulle mele e, appena sarà intiepidita lasciarla in frigo almeno due ore.

Prima di servirla spolverizzarla con cacao amaro.

 

Pasticcio di pere e cioccolato

Quattro pere non troppo mature e di media grandezza

1 limone

200 gr di cioccolato amaro sbriciolato

cacao amaro in polvere per guarnire

100 gr di farina di grano saraceno

100 gr di burro salato

50 gr di semi di girasole

50 grammi di mandorle con la buccia

50 di nocciole

4 cucchiai di sesamo bianco

4 fichi

50 gr di miele

due cucchiai di zenzero in polvere

due cucchiai di cannella in polvere

 

Fare sciogliere il burro a temperatura ambiente.

Mettere in una terrina da forno le pere sbucciate, tagliate a pezzetti, irrorate con il succo del limone e mescolate alla buccia dello stesso.

Coprirle con il cioccolato amaro sbriciolato.

Tritare i semi di girasole, le mandorle, le nocciole, i fichi.

Aggiungere i semi di sesamo, lo zenzero, la cannella e la farina di grano saraceno e il miele precedentemente riscaldato per diluirlo.

Mescolare il tutto aggiungendo per ultimo il burro fatto sciogliere a temperatura ambiente.

Versare il composto granuloso ottenuto sopra le pere e il cioccolato.

Mettere per 30 minuti in forno preriscaldato a 180 gradi.

Estrarlo, farlo raffreddare e quindi ricoprirlo di cacao amaro prima di servirlo.

Inserito il:03/05/2017 20:48:26
Ultimo aggiornamento:04/05/2017 00:07:32
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