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Aggiornato al 09/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

John William Waterhouse (Roma, 1849 - Londra, 1917) - Penelope and her Suitors (Particolare)

 

Il gatto di Penelope

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

Sviste.

Curioso come sovente, nella vita, da sviste ed equivoci del tutto involontari ed innocui nascano situazioni positive.

E’quel che mi è successo con un libro comperato e letto convinta da un titolo rivelatosi poi errato.

Copertina raffinata, di forma insolita, quasi quadrata, forse un po’ scura, disseminata di piccoli cerchi giallo/grigi simili ad occhi spaventati, su un fondo rossastro che ricorda una tappezzeria d’antan.

A catturarmi, però, subito dopo il richiamo visivo “del vestito”, per così dire, è stato il titolo: Il Gatto di Penelope.

Che si trattasse della storica Penelope era chiarissimo, specificato dal sottotitolo “Il mito del ritorno di Odisseo.”

Per Penelope ho sempre avuto un sentimento ambivalente con un sottofondo di senso di colpa.

Avrei dovuto provare empatia, stima, dispiacere per la sua sorte, invece la sua figura mi rattristava, deprimeva, avviliva e in fondo innervosiva anche un po’.

Mi evocava l’immagine di una donna nascosta in veli grigi, lamentosa, rassegnata, spenta.

Tuttavia aveva un gatto, così io avevo capito, e quindi, avendo io con i gatti un rapporto di grande feeling, immediatamente ho trasferito su Penelope il calore e la simpatia che ho per queste stupende creature ed ecco che come per magia l’ombra sbiadita si è illuminata di colore e calore.

Ho iniziato con entusiasmo la lettura, ottima lettura, grande l’autrice, Margaret Atwood, notissima scrittrice canadese.

Con piacere ho scoperto che Penelope è la voce narrante per tutto il libro, salvo alcuni interventi molto poetici di un coro, quello delle dodici ancelle impiccate da Ulisse alla fine della vendetta sui Proci.

Scopro così direttamente dalla protagonista fatti e accadimenti incredibili, sul suo conto, sulla sua vita, sulla sua parentela con la bellissima cugina Elena, molto più fortunata di lei, ma molto più vacua.

Vengo a conoscere particolari che ignoravo sulla regina di Itaca e pian piano Penelope mi diventa amica e la mia indifferenza si trasforma in simpatia, ammirazione, dispiacere per i suoi gravi problemi.

Del gatto però nessuna traccia.

Poiché la lettura scorreva veloce non me ne sono preoccupata granché.

Solo a libro richiuso l’occhio ha scoperto il titolo corretto.

"Il Canto di Penelope", non il gatto!

Grazie a una incredibile svista ho passato un paio d’ore di piacevolissima lettura, acquisito un’amica in più, e mi sono liberata del senso di colpa.

Penelope ne esce piena di dignità, intelligenza, senso dell’umorismo, moderna, indipendente. Insomma tutta un’altra storia!

 

Inserito il:13/11/2021 13:47:18
Ultimo aggiornamento:13/11/2021 18:01:59
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