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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Athira Raj (India, ? - Contemporary) - Old Woman

 

L'infaticabile opera di due mani nodose

di Alessandra Tucci

 

“Venga, venga dentro a vedere”.

Avevo solo buttato lì un distratto “carini”, anche con poca cura ad essere sinceri, e con quelle parole lei mi aveva presa per mano e portata in quella specie di negozio. O bottega.

Mani nodose e malferme quelle che si muovevano nell’aria mostrandomi una serie indefinita di lavori all’uncinetto sparsi qua e là. O a maglia, non è che sia poi così brava a distinguerli tra loro.

Una sola stanza, piccola, poca luce e tanti centrini e presine e tovagliolini. Tovaglie no, non ci sarebbero entrate in quel poco spazio e nella ristretta presa di quelle dita troppo storte e incerte. Ma davvero erano ancora in grado di infilare fili nelle crune, di intrecciare e tessere, di ordire e tramare?

Guardai la donnina, i suoi capelli radi sistemati con cura, sembrava quasi di vederlo il pettinino che li acconciava al mattino.

Guardai quelle palpebre sformate sui suoi occhi, erano invasive, pesanti. Eppure due strisce di pupille si irradiavano sotto quella carne slabbrata e stesa, c’erano. Erano lì, presenti, lei mi guardava.

Guardai lei ed aspettai. Di trovare la domanda giusta nel sentiero solcato e raggrinzito di quella pelle. O forse di lasciar morire quella sbagliata.

Erano troppi per poterle chiedere gli anni, troppi e con troppa dignità portati all’occhiello di quella sua vita per poterli infangare di curiosità.

Ma davvero quella donna ancora lavorava?

Lei era lì, i due spicchi di occhi brillavano di umori, le mani riposavano ora in grembo. Si era seduta, era in un angolo accanto alle sue opere, appagata e fiera.

Non premeva perché le acquistassi, insisteva con il sorriso e con tutta la sua persona perché io le osservassi.

E’ stato allora che l’ho vista. Ho visto lei intrecciata a quei fili di ordito e fili di trama, ho visto lì il suo cuore.

In ognuna di quelle sue opere lei aveva lasciato la sua impronta. E il marchio della sua anima.

Che non sia lavoro subìto e non sentito, mai.

Che sia sempre l’espressione di tutto ciò che dentro si sente vivo, che si sente assonante e importante. Che sia sempre espressione di sé.

Che sia un’opera, sempre. E sia ogni volta, per sempre, la nostra migliore opera d’arte.

 

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Inserito il:30/04/2019 23:18:39
Ultimo aggiornamento:30/04/2019 23:23:23
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