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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Timothy Forry (Torrington, CT, United States) - Thief in the Night

 

Pastiera - Parte seconda: L’ingrediente segreto

di Achille De Tommaso

(seguito del raccontino di fantascienza natalizia)

 

Non so cosa mi abbia fatto svegliare senza motivo alle tre e sedici del mattino del venticinque dicembre, anno 2010. Abbastanza sveglio tuttavia: alle tre e diciassette sono  ai piedi del mio letto, faccia alla finestra. Questo è molto insolito per me; abituato a dormire profondamente fino alle otto del mattino. Mi rendo conto di stare in ascolto.

In ascolto ... di qualche cosa. Sicuramente, mi dico, non è stato solo un caso che i miei occhi si siano aperti in un'ora così per me insolita. Dopo un minuto di silenzioso ascolto, cominciando a far beffe di me stesso, per un comportamento così sciocco. Mi volto indietro verso l’attraente calore delle mie coperte, quando all'improvviso, mi accorgo di sapere cosa mi ha svegliato.

Dalla finestra della mia camera da letto, sento un fruscio sospetto. Guardo il mio orologio sul comodino; le tre e diciotto. Rimango lì a riflettere per un momento e poi decido di rimettermi a dormire. Sprimaccio il cuscino, afferro le lenzuola e poi ... sento uno piccolo tonfo; ma un tonfo secco ma debole; come quello di un bambino che abbia lasciato cadere per terra la sua macchinina di legno. Respiro piano mentre mi rialzo dal letto e mi rigiro in direzione della finestra. È davvero troppo tardi (o troppo presto) per occuparmi degli affari degli altri, ma suppongo che non ci sia nulla di male a dare una rapida occhiata. 

Mi avvicino alla finestra e tiro indietro la tenda di un centimetro, in modo da poter sbirciare fuori dal vicolo che separa il mio condominio dal panificio della signora Assunta. A prima vista, non noto nulla di anormale e il sollievo si espande nello stomaco, che mi accorgo contratto. Con un sospiro, lascio andare la tenda, ma all'ultimo secondo il mio sguardo cattura qualcosa di strano. Guardo di nuovo nel vicolo e l'ansia riprende il suo posto legittimo; ma nella mia pancia. Guardo l'uscita di emergenza sul muro laterale del vicolo del panificio: è solo un po' socchiusa; così lievemente socchiusa che, penso tra me e me, non avrei dovuto essere in grado di notare l’anomalia.

La mia ansia aumenta quando ci penso meglio: la signora Assunta usa quella porta solo per uno scopo e cioè ricevere consegne. Il problema attuale, che ha bisogno di attenzione, è che non ci sono camion di fornitori in vista. Inoltre ricordo che ho visto Assunta cinque ore e mezza fa, mentre chiudeva quella porta a chiave per tornare a casa per la notte. C’è la possibilità che lei o uno dei suoi fornai part-time possano essere tornati dopo essersi accorti di aver dimenticato qualcosa; ma perché così tardi e perché usare la porta del vicolo?  Stavo comunque quasi decidendo, visto che la situazione non appariva sufficientemente sospettosa di tornarmene a letto. Poi ricordo che avevo assicurato ad Assunta che avrei tenuto d'occhio il suo negozio mentre lei non era nei paraggi. Dopotutto, mi regala sempre molti dei suoi pasticcini fantastici che non vende entro la fine della giornata; lei fa i migliori pasticcini che abbia mai assaggiato in vita mia. E poi fa anche una pastiera particolare, di una bontà indefinibile, con un gusto ineffabile. Si dice in giro che usi un ingrediente molto segreto; ma, ovviamente, è una fantasia.

La mia riflessione sulla situazione è interrotta da piccoli bagliori di luce che si muovono all'interno del forno; una torcia, quindi, presumo; anche se la luce mi appare verdognola. Decido: prendo la giacca e le chiavi, ed esco nel corridoio. Mentre scendo le scale verso l'uscita del mio stabile, decido di inviare ad Assunta un messaggio: "Penso che uno dei tuoi dipendenti abbia dimenticato qualcosa, l'uscita sul vicolo è socchiusa e c’è qualcuno che si muove all'interno. Sto andando a dare un'occhiata." Spengo il cellulare e lo infilo nella tasca interna della giacca mentre raggiungo l'uscita del mio palazzo; quella che porta nel vicolo che stavo guardando dall'alto.

 Spingo silenziosamente la porta per aprirla quanto basta, in modo da poter scivolare fuori nella notte, quindi lascio che la porta si chiuda mentre applico una resistenza sufficiente alla maniglia in modo che si chiuda senza un suono. Guardo verso l'uscita della pasticceria e la trovo ancora leggermente socchiusa, ma all'interno non sento più alcun fruscio; forse, penso tra me, hanno sentito i miei passi scendere le scale e sono scappati. Mi aggrappo alla speranza che sia così; così posso rassicurare Assunta e tornare al comfort del mio materasso.

Rilasso i miei nervi convincendomi che l'autore della visita notturna se ne sia andato, ma il mio sollievo è di breve durata. Sento una voce provenire dall'altra parte della porta socchiusa; una voce profonda ma tranquilla: "Andiamo, dov'è? So che lo tieni qui, lo so. L’abbiamo sempre tenuto qui". I miei occhi si spalancano nel buio e il mio cuore inizia a battere dolorosamente nel petto. Qualcuno è davvero entrato nel panificio di Assunta e sta cercando qualcosa.

Infilo una mano nella tasca della giacca e molto lentamente tiro fuori il telefono, cercando disperatamente di non fare rumore. Digito un nuovo messaggio per la signora Assunta, "Non credo sia un tuo dipendente. Qualcuno sta cercando qualcosa." Premo invio e poi sento di nuovo la voce dall'interno, “Ah-ah! Oh Assunta, sei furba come una volpe senza dubbio, ma ho sempre saputo che l’avrei trovato!" Chiudo gli occhi e gemo silenziosamente tra me e me; chiunque sia lì, ha trovato quello che sta cercando, e non passerà molto tempo prima che se ne esca. Mentre valuto la situazione e penso alla migliore linea d'azione possibile, il mio cellulare suona; ad alto volume. Strizzo gli occhi rammentando che ho dimenticato di mettere il cellulare in modalità silenziosa!

Sento come un rantolo dall'interno della pasticceria; e un forte suono di un impatto; come se chiunque si trovi all'interno fosse inciampato; sorpreso dalla suoneria. Magari mentre sta rubando una delle costose macchine della cucina. Segue il silenzio mentre guardo il mio telefono e vedo il messaggio di Assunta: “Devi fermarlo. Sta cercando il mio ingrediente segreto, che è speciale, immensamente speciale per la mia pasticceria. Non lasciarlo andare!" Il silenzio è interrotto dalla voce dall'interno: "Chi c'è là fuori?" La voce ora è aspra e minacciosa come quella di una mamma orsa con i suoi cuccioli messi in un angolo dai cacciatori.

Raggelato dallo shock e dall'ansia, apro la bocca per rispondere, ma non riesco a trovare la mia voce. Un altro messaggio di Assunta, "Qualunque cosa tu faccia, non puoi lasciarlo andare, capito?  Sto arrivando!". La voce dentro adesso si fa disperata e suona un po' timorosa: "Non sto scherzando, e se sei saggio te ne vai." Il messaggio di testo di Assunta continua a rimbombarmi nella testa "non posso lasciarlo andare".

Alla fine, metto da parte l’ansia, in fondo ho praticato per anni arti marziali e saprei (almeno così credo) difendermi, e ritrovo la mia voce, "Guarda, non so per cosa sei venuto qui, ma non posso lasciarti andare via se ti sei appropriato di qualcosa". Dette queste parole, faccio un bel respiro e mi preparo mentalmente e fisicamente, aspettandomi che un qualcuno esca da quella porta, mi afferri e mi sbatta per terra. Invece, c'è un altro momento di silenzio, e poi uno schianto improvviso, come se chiunque là dentro abbia appena mandato degli utensili da forno a volare sul pavimento.

Prima che riesca a ricostruire cosa sta succedendo all'interno, una delle finestre del forno sul vicolo si apre e una figura snella e scura salta fuori. Un alto profilo di un uomo si volta e mi fissa per un attimo. Immobile, nell’oscurità. Tutto quello che riesco a vedere dell'uomo nel buio sono i suoi due occhi e un lungo soprabito che avvolge il suo corpo alto. In bilico alla sua vita, ma indubbiamente tenuto in una delle sue mani invisibili, c'è un sacco marrone che è legato in cima da un sottile pezzo di corda. La borsa manda luminescenze dal suo interno ed emette un'aura verdastra. Il mio cervello urla alle mie gambe di scappare, ma il mio istinto e l'ansia le costringono a restare ferme.

Faccio l'unica cosa che posso pensare di fare, dire: "hei, hei, aspetta, cosa fai?". I miei occhi continuano inconsciamente a tornare alla sacca brillante che ha in mano. Cosa diavolo ci può essere nella sacca per farla risplendere in quel modo, penso tra me e me. E quell'aura che circonda la borsa, non è assolutamente normale. Una voce risuona nel vicolo proveniente dalla figura oscura: "Se sei intelligente te ne torni a casa tua a dormire, e fingerai che sia stato tutto un brutto incubo". Il contorno scuro si allontana da me, prima lentamente. Ma poi velocemente, e la persona fugge veloce. La inseguo. Gira l'angolo in fondo al vicolo, dove la parte anteriore del panificio e il mio condominio si affacciano sulla strada principale. Lo inseguo, giro anch’io l’angolo, e…nulla. Dietro l’angolo non c’è nessuno; solo una leggera nebbiolina rossastra.

Il mio telefono suona una terza volta e lo porto di nuovo davanti agli occhi. Un altro messaggio di Assunta, "Mi sto avvicinando adesso". Guardo l'ora sullo schermo del cellulare, le tre e ventisei. Incredibile le cose che puoi provare in soli dieci minuti. Vedo i fari che attraversano il vicolo davanti alla pasticceria e poi la portiera di una macchina si apre e si chiude. Sento la frenetica voce di Assunta urlare verso l’interno del pastificio: "Per favore, rimani dentro e non ti muovere!". La delusione inonda la mia coscienza quando mi rendo conto che devo andare a dire alla cara amica, e proprietaria del panificio, che ho lasciato che il ladro se la cavasse con il suo ingrediente speciale, qualunque cosa esso sia.

Mi dirigo verso la parte anteriore del negozio mentre sento aprire la porta del panificio: "Va bene, vieni avanti e mostrati", la voce di Assunta echeggia aspra per tutta la pasticceria. Mi fermo sui miei passi e i miei occhi si spalancano abbondantemente al suono del suo comportamento minaccioso. Non ho mai sentito in vita mia Assunta parlare con un tono diverso da quello dolce e affettuoso; suppongo perché le circostanze sono ora diverse. Giro l'angolo del negozio ed entro nel panificio dalle porte d'ingresso aperte. E scorgo Assunta. Le sue mani robuste, impugnano un grosso matterello. e continua a urlare minacciosamente: "Non ti lascerò uscire di qui con ciò che è mio!" Apparentemente non mi sente entrare e si gira contro di me sulla difensiva mentre faccio cadere accidentalmente un aggeggio da cucina sul pavimento. Adesso mi affronta, il matterello puntato su di me; e vedo la rabbia sul suo viso per la prima volta nella mia vita. Alzo le braccia per mostrarle che le mie mani sono libere da potenziali minacce e grido: "Assunta, per favore, sono solo io, Silvio! "

I suoi occhi si socchiudono e si adattano a me nell'oscurità. "Ah Silvio, sei tu? "Ma ... se tu sei qui, dov'è il Arret?"

"Il ...Arret?"

“Si, è così che si chiamano: Arret. Gli abitanti di Arret. Dov'è andato?"

La scruto nell'oscurità sbalordita. “Mi dispiace, Assunta. Non sono esattamente sicuro di cosa tu stia parlando. Il ladro è scappato di qui proprio prima che tu arrivassi. Eravamo nel vicolo e lui se n’è andato; è scappato prima che io potessi fermarlo; correva, lo stavo raggiungendo; ma poi, svoltato l’angolo è scomparso."

Vedo la delusione inondarla mentre il matterello cade al suo fianco. "Bene, allora probabilmente è tornato dall'altra parte con il mio ingrediente segreto ormai." Interrompo il suo odio, in modo preoccupato, "Assunta, di cosa stai parlando? Quale altra parte?" Si appoggia a uno dei banconi della sua pasticceria e mi fa cenno di sedermi su uno sgabello vicino. "Accomodati. Ho bisogno di spiegarti alcune cose." Faccio come indicato e tutti i pensieri o le intenzioni precedenti di tornare a letto svaniscono.

“Quell''uomo che hai visto, è un uomo, ma di una tipologia particolare: Quella persona che hai visto era un Arret, un essere proveniente da una dimensione alternativa; speculare alla nostra. 

“Assunta. Non sono in uno strano sogno, vero? E tu sei sveglia: sei in te?

“Non sei in nessun sogno, te lo assicuro. Ascolta: alcuni anni fa, col mio defunto marito Giovanni, abbiamo trovato il modo di viaggiare in una dimensione alternativa, alla ricerca di un ingrediente segreto che rivoluzionasse i prodotti da forno. Siamo stati in grado di farlo perché mio marito, oltre che pasticciere, era anche un fisico molto intraprendente. Aveva cercato dimensioni diverse per anni fino a quando aveva finalmente trovato quella che stava cercando: Arret. Arret è la (forse dovrei dire “una”) terra speculare alla nostra, situata dopo (o prima, a seconda di come la guardi) del Big-Bang; un pianeta che ospita un ingrediente prezioso che io utilizzo in tutti i miei dolci. L'ingrediente segreto che rende i miei dolci diversi da quelli di qualsiasi altra pasticceria in questo universo."

La tensione inizia a riformarsi nella mia pancia inferiore intensificando la mia ansia venti volte. Rimango raggelato e in silenzio.

"Ehi," mi ribatte Assunta. "Mi ascolti?" Annuisco con la testa, e lei continua con la sua storia.

“Abbiamo trovato l'ingrediente che stavamo cercando in quell’universo, in quel pianeta. L'abbiamo trovato in quantità, limitata, ma l’abbiamo trovato. L’unico problema è che gli abitanti di Arret (gli Arret) sono un popolo estremamente avido; gelosi di ciò che è loro e non sono disposti a condividerlo con nessun altro. Così l’abbiamo rubato e siamo tornati a casa attraverso una distorsione temporale ".

"Una distorsione temporale?"

“Sì, uno strappo nel continuum temporale; che ti permette di saltare tra dimensioni e periodi di tempo. Scavalcando anche il Big Bang. Comunque, siamo tornati indietro e avevamo giurato di non tornare mai più lì, perché temevamo che ci avrebbero fatto del male se ci avessero rivisti tornare. Non avrei mai immaginato che sarebbero venuti". In fondo, oggi, anche se con fatica, riesco a riprodurre anche sulla Terra l’ingrediente segreto, partendo da campioni dello stesso.

 “E adesso?” Dico io.

"Adesso c’è un problema; un grosso problema."

"Problema? Io sono contento che quella cosa sia sparita; il tuo ingrediente te lo rifai".

“No, è un grosso problema. È riuscito a farla franca con il mio ingrediente speciale, di cui sono sicura che non sia rimasto alcun campione: lui l’ha preso sicuramente TUTTO; e la mia pasticceria non resisterà a lungo senza di esso." Sembrava quasi che piangesse. E tra l’altro mia nipote Concettina, una amorevole bambina di cinque anni, cui avevo promesso la mia solita pastiera di Natale, non potrà averla.”

“Non credo sia vero: sei una fornaia straordinaria. Sicuramente non hai bisogno di niente di particolare per continuare a fare i tuoi dolci. E comunque lo puoi rifare."

“Silvio, non hai capito, non puoi capire: tu non hai mai mangiato niente che io abbia fatto senza quell'ingrediente. E scommetto che non hai mai avuto dolci nella tua vita migliori dei miei, giusto? Quello è l’ingrediente base della mia pastiera, e, semplicemente, non si può “rifare” "

 “Ascolta – proseguì - so che è tardi; tuttavia ho bisogno di quell'ingrediente e non ce la farò a riprendermelo da sola; la volta scorsa il furto l’ho fatto col mio povero marito. So che ti sto chiedendo molto, ma ... "

"Vuoi…che ti aiuti a riprenderlo?".

"Lo faresti, eh? ".

“Beh, ho sempre voluto essere un astronauta sin da quando ero bambino; andare a vedere lo spazio e tutto il resto è stato sempre il mio sogno. Dev’essere bellissimo vedere come è fatto un pianeta diverso. E poi mi piace la fantascienza "

"Oh, sei un tesoro ... non ne hai idea" .

"Va bene, facciamolo allora; dov’è l’astronave?".

La signora Assunta mi fece un grande sorriso e mi prese le mani tra le sue. Mi abbracciò forte prima di condurmi alla porta che dava nello scantinato.

“Non c’è nessuna astronave!”, mi disse precedendomi giù per le scale.

 

 (Continua)

 

Inserito il:28/12/2020 16:14:28
Ultimo aggiornamento:05/01/2021 10:49:57
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