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Aggiornato al 01/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Anne Mortimer (British Contemporary) – Cat and Mouse

 

Tratto dal volume Mimiao. Autobiografia di un gatto migrante di Vittoria Carola Vignola, Hever Edizioni, Ivrea 2020.

 

Mimiao - Autobiografia di un gatto migrante (8)

(seguito)

di Vittoria Carola Vignola

 

Vita di tutti i giorni

Oggi Carla mi ha proprio offeso. Era una giornata di sole radioso, lei mi ha aperto il portoncino e sollecitato a fare una scorribanda nei prati. E così ho fatto. Sono però tornato solo nel tardo pomeriggio. Ho divorato quel che c’era sulla mia tavola, imbandita a terra, chiedendo un’altra porzione di cibo. Dopodiché mi sono piazzato sul solito termosifone e sono caduto in un sonno profondo.

Lei più tardi mi ha duramente rimproverato.

«Stai via tutto il giorno, torni a casa, ti ingozzi e poi dormi come un ghiro (che io manco so cosa sia). Bella compagnia mi fai!».

Come se non fosse stata lei a spedirmi fuori, a fornirmi cibo in eccesso e concesso di allungarmi dove il caldo favorisce la mia digestione e mi posso finalmente riposare! ‘Sti umani, talvolta proprio non li capisco. Sono tutti più o meno schizofrenici? Parrebbe.

Quanto valgono ancora la competenza, la parola data, la fiducia reciproca, una visione comunitaria del vivere? Poco. Carla ne ha avuto in questi giorni una prova lampante.

Un suo ordine di un pieno di combustibile per riscaldamento, quale cliente di lunga data dell’azienda che doveva fornirlo, anziché essere portato a lei, è stato consegnato ad altri. E fin qui sono errori che possono accadere in questo mondo, che ormai vive di corsa. Al suo fornitore sarebbe bastato provvedere a un’altra fornitura, e indagare poi sugli errori fatti da suoi nuovi dipendenti: lui, per contro, ha tergiversato per una settimana prima di tornare a rifornirla. E pensare che ormai la neve copriva le nostre belle cime e la temperatura continuava ad abbassarsi. Questa non è una presa di posizione moralistica, ma una visione del come un vivere civile, corretto, comunitario e giusto sia ormai vivo solo nel ricordo del passato.

Carla ne è rimasta scossa perché si è resa conto di quanto kafkiano e assurdo possa essere il mondo contemporaneo. Ed io condivido naturalmente il suo punto di vista, mentre trascorro le mie ore allungato sul termosifone e medito tristemente. Mi consolo però riflettendo su quanto ho sentito dire di tanti giovani che, consapevoli di una cultura mondiale da rivoluzionare, migliorandola, esistono ovunque e iniziano ad avere un certo impatto in tutto il mondo. Sarà vero?

Rammento ora che la tazza moderna donatale da Maria per il suo compleanno riproduce la figura di una pecora gongolante e felice, tratta da un fumetto per bimbi, in cui si narra il nascere di un amore tra un lupo e una pecora. Grandioso esempio di rapporto interrazziale.

Oggi, e la data non ha importanza, in quanto fosse pure ieri o domani sarei del pari profondamente indignato. Studierò come esprimere adeguatamente a Carla il mio sdegno, anche come ambientalista. Ha telefonato all’amica Irma pregandola di comprarle le sigarette, ed ha aggiunto, senz’ombra di vergogna per l’affermazione menzognera: «Non so se qui anche Mimiao si sia dato al fumo, ne sono nuovamente sprovvista».

Irma, con la sua consueta sottile ironia e il suo affettuoso ammiccamento, le ha risposto: «Può essere».

Ma si può? Ci sarebbero gli estremi per un’accusa di falso.

Il mio problema maggiore, forse, è che io sento tutto, avendo un udito perfetto, mica come Carla che da qualche anno deve sempre al mattino infilarsi i preziosissimi ausili Amplifon.

Attraverso il pavimento in legno della cucina io sento i rumori, e il chiacchiericcio di topolini al di sotto: essi hanno probabilmente la loro tana nella stalla-cantina al pianterreno. Ieri ne ho beccato uno che aveva scoperto o creato una minuscola apertura nel pavimento ed era salito in cucina. Trionfalmente l’ho acciuffato e portato sul grembo di Carla, la quale ci ha subito sdegnosamente allontanati entrambi. Io poi me lo sono gustato tutto intero, coda inclusa: un pasto regale, degno di un ardito felino.

Chiedo scusa, mi sono sempre scordato di descrivere le scelte, i gesti e le mosse con i quali Carla mi dimostra il suo affetto. Già ho parlato del trausellese, lingua dolce e cullante che usa con me. Per quanto riguarda i gesti, mi stropiccia in tutti i modi possibili, afferrandomi per la cuticagna o per la pelle della schiena, e mi alza come un sacco. Mi allunga o mi allarga. Mi tira la coda o ci gioca buttandola da una parte all’altra. Mi blocca e mi accarezza le zampe anteriori.

Io mi diverto un mondo, salvo quando mi abbranca le zampe posteriori: esse sono il mio trampolino di lancio quando devo sfuggire a qualcosa o a qualcuno, perché mi consentono balzi da canguro e fughe precipitose. Questo continua a rifiutarsi di capirlo, mentre intuisce benissimo quali sono le parti del mio corpo più sensibili al tocco delle sue mani che mi spingono subito a fare le fusa: il dorso, il collo, il capo, le orecchie, la gola (quest’ultima con grande leggerezza per le mie frequenti infiammazioni del cavo orale). Poi gli sguardi, capaci di esprimere profondo affetto e comprensione.

Dopo notti e notti durante le quali non ero più salito sul suo letto, altissimo, in quanto avevo l’impressione che fosse sempre molto spossata e dolente e, perciò, bisognosa di solitudine e quiete, sono tornato a dormire sui suoi piedi e, quando accende la luce, mi saluta sorridendo. Che bello per un umano poter esprimere i propri sentimenti anche solo con un sorriso!

(Continua)

 

Inserito il:07/09/2021 16:15:23
Ultimo aggiornamento:14/09/2021 00:21:13
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