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Aggiornato al 23/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jean-Léon Gérôme (Vesoul, 1824 – Parigi, 1904) – Preghiera nella Moschea

 

Dentro l’Islam – Il pensiero politico islamico (5)

(seguito)

di Vincenzo Rampolla

 

Tre i princìpi e gli elementi chiave del pensiero politico sciita: teologia, filosofia e giurisprudenza, imbrigliati nelle sūra ispirate del Profeta e nelle maglie dell’autorità: il diritto divino di guidare.

Che cos’è un Governo religioso? Impossibile per un qualsiasi studioso ignorare la funzione che l’Islam ha nella vita dei musulmani, effetto del suo profondo radicamento in loro. Esiste un rapporto tra una singola religione e la funzione Stato? Si può pensare a uno Stato in cui la religione giochi un ruolo predominante? La Legge Islamica (sharia) ha bisogno di uno Stato per essere applicata e la domanda è: ogni dottrina del pensiero politico islamico può avere realmente per fine la nascita di uno Stato Islamico? Si va dall’impedire riti e pratiche alla gente, alla totale conformità ai precetti di una religione.

Scopo primario di un Governo islamico è quello di stabilire un’autentica società islamica, una società nella quale l’ordine sociale venga stabilito per definizione e regolato in accordo con i principi, le norme e gli insegnamenti islamici. Un Governo che accetti e ammetta l’autorità assoluta dell’Islam. Un Governo che si adoperi per applicare la sharia e faccia di tutto per prendere le sue decisioni politiche e svolga le funzioni pubbliche in accordo con gli obiettivi e i valori dell’Islam. Il razionalismo secolare ritiene che la ragione umana sia in grado di avere una propria conoscenza, indipendente dalla rivelazione, senza cioè l’aiuto di un Dio o della religione e l’isolamento della religione dalla politica è uno dei fini del razionalismo. Di contro, c’è chi afferma che l’Islam non obbliga in nessun caso i suoi seguaci ad essere presenti nella sfera politica, che l’Islam non ha alcuna relazione con la politica, che l’Islam si concentra sul Corano e sui primordi della storia islamica: dottrina puramente spirituale, opposta a quella politico-spirituale?

È questo il pensiero politico dell’Islam?

L’applicazione della sharia e il ruolo della giurisprudenza islamica nel governo dello Stato e della società, ha generato linee di pensiero divergenti, giunte però ad una stessa conclusione: il Governo islamico è totalmente incompatibile con l’amministrazione razionale prevalente nella maggior parte degli Stati moderni. In questo tipo di amministrazione la ragione umana, la tecnologia e le scienze hanno autorità, mentre la religione resta separata dagli affari mondani e da tutte le decisioni pubbliche e l’organizzazione delle strutture fondamentali della società dipende dalle sue direttive.

C’è chi sostiene che l’incondizionata autorità della religione tenda a organizzare gli affari sociali in base all’amministrazione giuridica. Ora nella storia del pensiero islamico, le scuole sciite hanno sempre creduto nella razionalità. Esse ammettono il ruolo dell’intelletto umano, fonte primaria della conoscenza religiosa accanto alle fonti islamiche (Corano e hadith - narrazioni). La razionalità viene inclusa nelle fonti islamiche, come il ragionamento nell’ambito della conoscenza religiosa. Poiché l’Islam possiede regole e valori universali che non sono in sintonia con certi stili di vita, questo approccio non deriva dall’adozione di un particolare ordine sociale, si tratta in realtà di una disposizione attiva e dinamica, che emerge da un insieme di regole e principi immutabili, non ristretti ad una determinata epoca.

L’applicazione delle leggi islamiche è un carattere fondamentale dello Stato religioso. Un Governo che neghi la sharia non può essere un’autorità legittima, ma resta assurdo e paradossale. Il Corano obbliga i credenti ad applicare e rispettare le leggi islamiche in ogni settore della loro vita, pubblica e privata e per il Governo e per i cittadini dello Stato Islamico è essenziale adempiere a questo dovere, affinché le leggi siano in accordo con la sharia e il sistema legale stesso sia coerente con i principi della giurisprudenza Islamica.

L’Islam impone a tutti i credenti il dovere di dar forma a una società sana, libera da corruzione e ingiustizia. Questo dovere viene stabilito dal principio dell’ingiunzione del bene e l’interdizione del male, enunciato dal Corano: Sorga tra voi una comunità che inviti al bene, raccomandi le buone consuetudini e proibisca ciò che è riprovevole (3:104). A differenza delle odierne teorie politiche, improntate al liberalismo, l’Islam rifiuta il concetto di Stato limitato, isolato per natura dagli scopi del liberalismo e dalla sua interpretazione dei diritti umani e della giustizia sociale. Tale Governo è perciò inadatto e incapace a definire una sua posizione su moralità, etica e religione. Per uno Stato Islamico si pone dunque l’obbligo di promuovere la spiritualità, i valori etici e le virtù personali, stabilendo condizioni di vita che consentano alla popolazione una vita  confortevole, sicura e attiva, conservando una sana atmosfera sociale con individui liberi di scegliere il proprio credo e di avere le loro opinioni e che in pubblico devono rispettare le leggi Islamiche.

Secondo la concezione islamica della natura umana, ciascuno di noi è soggetto a vari desideri e capacità. Il Corano dice: A coloro che seguono il messaggero, il Profeta, colui che ordina le buone consuetudini e proibisce ciò che è riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive, che li libera del loro fardello e dei legami che li opprimono. Coloro che crederanno in lui, lo onoreranno, lo assisteranno e seguiranno la luce che è scesa con lui, invero prospereranno.

Il versetto dichiara che la rivelazione ricevuta dal Profeta è discesa come guida per tutta l’umanità. L’Islam è capace di liberare gli esseri umani dalle catene dei loro bassi desideri, di sollevarli da uno stato di ignoranza di Dio e dell’Aldilà ad uno stato di illuminazione. In altre parole, l’Islam è religione e condotta di vita, ne abbraccia gli aspetti spirituali e mondani e comanda ai suoi seguaci di seguire un determinato stile di vita. Stabilire una società giusta e rispettare la giustizia (adl) e l’equità (qist) sono due doveri primari per la dottrina islamica.

Una tale società non richiede l’uguaglianza legale e la giustizia sociale islamica viene realizzata in virtù dell’applicazione completa e corretta della sharia e dei principi islamici, senza eccezioni. Uno Stato Islamico si distingue grazie alle prescrizioni del Corano e alle tradizioni, a cui si aggiungono: lo sradicamento della tirannia, la promozione della tolleranza e della pacifica convivenza con i non musulmani nel territorio islamico, la diffusione della conoscenza e la creazione del benessere generale, per ridurre il divario economico tra ricchi e poveri. È essenziale, infine, che il Governo islamico sia diretto da una guida giusta e competente, capace di realizzare gli obiettivi basilari.

I principi di “guida” ereditati dai pensatori musulmani sono contenuti nei lavori di alcuni eminenti giuristi, filosofi e teologi, sciiti e sunniti, e le discipline dei loro studi coprono quattro categorie principali: teologia politica, filosofia politica, giurisprudenza politica e etica politica. Nel pensiero politico sciita, la più antica teoria politica islamica è la teologia politica, e il suo oggetto primario è la guida: qualità della guida giusta e metodo corretto per la sua identificazione e denominazione.

La filosofia politica si occupa delle conseguenze che derivano dalla sfera metafisica e etica e tratta la distinzione tra sunniti e sciiti, il confronto con la modernità, il califfato, i rapporti tra mistica e politica, le donne e la politica, il pensiero politico di altre aree, come il mondo turco e mongolo. Per definizione, la filosofia politica deve rimanere indipendente da ogni sistema religioso, essendo basata su premesse metafisiche razionali. L’etica politica tratta una serie di scritti di sapienti che hanno voluto consigliare i governanti, per guidarli a un giusto e efficace metodo di governo.

I giuristi musulmani infine, hanno sviluppato il metodo della giurisprudenza politica (fiqh al-siyasi), per spiegare e definire il sistema politico islamico e gli aspetti giuridici degli affari politici. Hanno discusso dei doveri dei governanti, del metodo di nomina, di come destituire le guide politiche, delle qualità personali di un Imam o di un Califfo e delle relazioni tra i diversi elementi del Governo. La giurisprudenza politica si integra con la teologia politica in vari ambiti, nell’analisi della guida, per la sua metodologia e la vastità dei suoi obiettivi.

Temi finali sono la dottrina politica Imamita, ossia la dottrina dell’Imamato durante il periodo della presenza manifesta dell’Imam Infallibile, e quella della wilayat al-faqih nel tempo del suo occultamento. Dal significato e uso dei termini, in particolare in giurisprudenza, vi è una serie di parole derivate dalla radice wali, come amico, sostenitore, devoto, protettore e  chi si fa carico degli affari di un altro; spesso designa anche le funzioni di governo. Il termine wilayat viene attribuito all’Imam, con significato di magistero, sovranità e padronanza e indica l’autorità dell’Imam sui credenti, soggetti alla sua tutela. I teologi Imamiti fanno riferimento al Corano (sura 5, 55) e alle tradizioni profetiche per sostenere l’autorità esclusiva (wilayat) degli Imam. Wilayat al-faqih, autorità assoluta del giurista musulmano, è la dottrina ideata da Khomeini secondo cui il giurista (faqih), autorità religiosa, legislativa e esperta della sharia, è l’autentico interprete (mujtahid) che sa e può esprimere interpretazioni originali sulla base del Corano, della Sunna (codice di comportamento islamico) e della legge canonica, invece di limitarsi ad applicare sentenze precedenti già deliberate. All’autorità dell’Imam si affianca l’autorità assoluta di Dio (wilayat al-mutlaqa), pilastro del pensiero politico Imamita, per il quale chiunque sappia esercitare questo tipo di autorità, debba essere nominato da Lui. È questa l’idea che distingue la teoria sciita Imamita dalle altre teorie politiche.

La dottrina della wilayat al-faqih costituisce l’asse centrale del pensiero politico Sciita contemporaneo. Essa adotta una concezione politica basata sull’autorità del giurista, vale a dire il giurista retto e competente, che si assume anche la guida del Governo durante l’assenza di un Imam Infallibile. Alla luce di questo concetto, poiché la teoria discende dal principio dell’Imamato, fondamento dello sciismo, la funzione politica degli Imam è parte integrante dell’Imamato sciita.

Gli Imam sono considerati gli unici successori legittimi del Profeta Maometto, e coloro che seguono tale via, ritengono che gli Imam debbano esser stati scelti tutti da Dio attraverso il Suo Profeta. Gli Sciiti seguono ‘Alî e credono nella sua guida e successione al Profeta grazie alla sua nomina (nass) e al suo testamento, pubblico o privato, e credono che l’autorità (awla) di ‘Alî non debba essere assegnata a persone diverse dai suoi discendenti. Non si tratta di un gruppo che sostiene ‘Alî e la sua famiglia solo perché unici legittimi successori politici del Santo Profeta. L’Imam è la Prova di Dio, il pilastro dell’Universo, la porta attraverso cui si giunge alla prossimità di Dio. La conoscenza della rivelazione dipende da lui. Le prerogative attribuite agli Imam, prova di Dio (hujja) e autorità (wali), si riferiscono al loro altissimo livello spirituale e sono determinanti per comprendere il pensiero politico sciita. L’Imam Khomeyni così la descrive: La Prova di Dio è colui che Dio ha designato perché conduca gli affari del mondo; tutte le sue azioni e i suoi detti costituiscono una prova per i musulmani. Se qualcuno si macchia di una colpa, spetterà alla Prova di manifestarne l’evidenza, adempiendo così al suo incarico. Se la Prova vi ordina di fare una data cosa, di applicare le ingiunzioni penali della legge o di spendere il bottino o l’elemosina in un certo modo, e voi sbagliate nell’obbedirgli in uno qualsiasi dei modi citati, allora Dio Onnipotente porterà contro di voi una prova nel Giorno del Giudizio.

La wilayat al-faqih, adottata dalla Repubblica Islamica dell’Iran, storicamente prima esperienza concreta, include sia elementi democratici, che elementi propri delle concezioni politiche fondate sul concetto di autorità. In tale sistema politico, mentre l’autorità del giurista e il ruolo centrale e fondamentale delle leggi e dei valori islamici, con la loro dimensione politica e sociale enfatizzano la funzione dell’autorità, l’elezione da parte del popolo dei membri del Presidente, del Parlamento, dei Consigli locali e dell’Assemblea degli Esperti (che elegge e può rimuovere il wali al-faqih), costituisce l’aspetto democratico di questa dottrina politica. L’articolo 56 della Costituzione sottolinea la sovranità del popolo: La sovranità assoluta sull’Universo appartiene a Dio, che ha fatto dell’uomo il padrone del suo destino sociale. Nessuno può privare l’uomo di questo diritto divino, e nemmeno subordinarlo agli interessi di un particolare individuo o gruppo. Il popolo deve esercitare questo diritto divino nella maniera specificata [dall’articolo in calce].

Si nota infine che la wilayat al-faqih ha la funzione di sovrintendere a ogni azione dell’Assemblea legislativa affinché sia conforme a quella che il giurista ritiene essere l’interpretazione corretta della sharia. In pratica, il Consiglio dei Guardiani può respingere ogni legge contro il potere dei religiosi e dei loro alleati politici, vincolando l’attività dell’opposizione e la vita dei governi riformisti.

(consultazione:   corano; islamshia.org - shaykh a.vaezi; wikipedia; khomeini – discorsi e citazioni;)

(Continua)

 

Inserito il:05/10/2021 18:13:45
Ultimo aggiornamento:09/10/2021 15:59:29
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