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Aggiornato al 05/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Sommergibile della Regia Marina Militare

 

Ottorino Beltrami, un ammiraglio manager

di Gianni Di Quattro

 

Il coraggio, la volontà e l’umanità sono state le sue doti principali a mio parere. Come ammiraglio ha avuto una carriera splendida arrivando a diventare comandante di sommergibile, il Garibaldi, e dimostrando sempre un grande valore sino alla fine quando nel porto di Cagliari dovette subire un tremendo bombardamento, fu ferito, come ogni buon comandante ha dato la priorità al soccorso alla popolazione e ai suoi uomini in un ospedale cagliaritano che faceva quel che poteva con risorse esigue, cosa che gli ha fatto perdere una gamba proprio per il lungo tempo che è stato necessario per intervenire.

Alla fine della guerra agli uffici ministeriali dove avrebbe avuto una vita protetta e sicura, preferì accettare la proposta di Adriano Olivetti e tentare l’avventura in una azienda privata. Adriano era molto interessato agli ufficiali di marina perché sapeva che avevano avuto un addestramento curato e molto speciale e che avevano poi acquisito esperienze di vita e di gestione di primissimo livello. E Adriano aveva capito che bisognava riempire di meriti la sua azienda per garantirgli un futuro. Alla fine così è stato, malgrado le peripezie, le avversità, le incompetenze di cui il dopo di lui è stato lastricato, sino a quando tutto è crollato perché ogni cosa ha un limite o perché forse si sono formate varie concause di fronte alle quali non c’è stata la possibilità di ripresa.

Beltrami entrò alla Olivetti in un certo senso al buio senza un percorso prestabilito, ma fidando su Adriano Olivetti e su stesso. Infatti, dopo un breve periodo di orientamento ad Ivrea fu destinato in Olivetti Bull che intanto si stava costituendo ed a capo della quale era stato nominato Marcello Ceccoli, un dirigente storico dell’azienda. Beltrami andò come direttore della filiale di Roma, ma ben presto prese il posto dello stesso Ceccoli come amministratore delegato della compagnia (intanto Ceccoli fu destinato a sviluppare quella che in Olivetti si chiamò la meccanizzazione integrale, cioè la automazione della periferia con input automatico verso i sistemi centrali di elaborazione). La Olivetti Bull era la società costituita pariteticamente con la Bull francese per distribuire in Italia i prodotti della casa francese, macchine a schede perforate e sistemi di organizzazione aziendale. L’idea di Adriano, supportato dal figlio Roberto, era di costruire in Italia una rete commerciale efficiente, relazioni con grandi clienti, strutture di supporto sistemistico e tecnico, mentre in parallelo si continuava ad investire nella progettazione e produzione degli Elea (quindi la sua visione era completa e non episodica).

Da quel momento la carriera di Ottorino Beltrami non si ferma e praticamente ricopre tra le più significative manageriali cariche del paese con particolare riferimento al settore delle tecnologie. Diventa direttore della Divisione Elettronica Olivetti, risultato della fusione del Servizio Calcolo Elettronico, della Olivetti Bull, dei Laboratori di Ricerca e della produzione degli elaboratori. Poi amministratore delegato di General Electric quando Olivetti vendette a questo gruppo il settore elettronico, poi amministratore delegato di Honeywell Information System quando questa rilevò il settore dalla General Electric, Direttore Generale di Finmeccanica (oggi Leonardo) e poi Presidente di Sip (oggi Telecom Italia) e vicepresidente di Cariplo, direttore generale di Assolombarda, senza considerare la presenza in tanti consigli di amministrazione. E, soprattutto, il periodo in cui è stato amministratore delegato della Olivetti, prima dell’arrivo di Carlo De Benedetti (il periodo in cui, grazie anche a Marisa Bellisario da lui assunta si attuò la trasformazione dalla meccanica alla elettronica). Ed ancora forse non tutti sanno o hanno capito che lui aveva la soluzione alternativa alla cessione dell’azienda a De Benedetti, sarebbe stata forse la soluzione che avrebbe consentito di avere attiva la Olivetti ancora oggi. Ma il Presidente Visentini decise in modo contrario.

Questo curriculum, largamente lacunoso, dimostra certamente il suo coraggio e la sua capacità manageriale, perché il suo contributo professionale è stato importante in ogni incarico ricoperto sia operativo o puramente rappresentativo come nei vari consigli. Importante la sua disponibilità a scoprire talenti e a portarli avanti nelle aziende, ad avere coraggio nell’ osare soluzioni umane poco conservative. Così come fondamentale la sua caratteristica di riconoscere il merito e di parlare sempre con chiarezza verso i suoi collaboratori a qualsiasi livello.

Il coraggio lo dimostrava nel suo sangue freddo e nella sua velocità di decidere di fronte a qualsiasi problema anche complicato. A proposito di coraggio un episodio forse lo può rappresentare bene. Una volta, un ingegnere della ricerca uscito di senno si è presentato nel suo ufficio senza passare dalla segretaria (Beltrami teneva sempre la porta del suo ufficio aperta come fatto simbolico) dicendo che ha qualcosa di molto importante e riservato da riferire. Beltrami lo fa entrare, lo invita a sedere e lo fa parlare. Costui dice che ha notizie certe su un prossimo bombardamento, non si sa da parte di chi, sullo stabilimento di Borgolombardo. Beltrami si rende conto della situazione, dimostra il suo sangue freddo e con aria compresa e seria dice al suo interlocutore che è bene informare subito un paio di persone per prendere provvedimenti, in realtà per non essere solo a fronteggiare la situazione e, soprattutto, per far ricoverare il povero ingegnere. Come poi è stato a carico della Croce Rossa accorsa prontamente.

Certo un uomo come lui, con una carriera così lunga e luminosa, con tanti collaboratori che ha avuto, può aver commesso qualche disattenzione o può avere trascurato qualche aspetto umano. Ma in genere la sua umanità si è sempre manifestata, ha sempre dimostrato attenzione e interesse verso le persone, aiutato anche da una memoria di ferro e da una curiosità, un aspetto della sua intelligenza, spinta che lo portava a volere conoscere, situazioni e particolari che poi ricordava sempre e benissimo anche a distanza di anni.

Personalmente l’ho avuto come Presidente di una piccola iniziativa che la Olivetti con altri soci aveva avviato e dove mi avevano inviato (la SEVA), ricordo la sua disponibilità, la sua attenzione, i suoi consigli e si trattava di una delle tante iniziative e per giunta di piccolo, proprio piccolo taglio. In quella occasione mi resi conto che la sua attenzione era sì verso la società, ma era soprattutto verso di me e questa considerazione mi ha fatto capire che si poteva essere grandi e nello stesso tempo attenti e umani. Ottorino Beltrami è stato nel nostro paese uno dei più importanti dirigenti del secolo passato così come era stato un grande marinaio.

 

Inserito il:05/06/2020 12:49:14
Ultimo aggiornamento:05/06/2020 12:56:32
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