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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Guido Gennai (1895-1976) - Veduta della Chiesa del Santo Sepolcro a Milano                       

 

Itinerari medievali milanesi: Chiesa e cripta di San Sepolcro

di Michela Salvaderi

 

Da sempre, quando si parla di Medioevo, convenzionalmente si tende a pensare un periodo di circa dieci secoli, che inizia con il crollo dell’impero romano d’occidente (476 d.C) e si conclude con la scoperta dell’America (1492 d.C). Lo stesso termine Medioevo indica letteralmente un’età (evo) di mezzo (medio), tra l’Età cosiddetta Antica (greco-romana) e l’Età Moderna. Il termine compare per la prima volta in un manoscritto latino del XV secolo e viene utilizzato per identificare un periodo storico in cui la cultura classica subì un arresto in termini di conoscenza, progresso e valorizzazione, e dunque in opposizione al Rinascimento.

Molti identificano questo periodo come una sorta di “epoca buia” dove prosperità e conoscenza sono annullate, dove frequente è la presenza di epidemie mortali che decimano la popolazione, dove le invasioni delle popolazioni romano-barbariche sono all’ordine del giorno, dove il sistema feudale impera in ogni dove e, soprattutto, dove l’istituzione della Chiesa Cristiana ha l’assoluto predominio del potere spirituale e temporale. Chiunque decida di seguire esclusivamente questa strada prenderebbe sicuramente un abbaglio, il Medioevo non è solo un “secolo buio” ma è anche, e soprattutto, un secolo di transizione dinamico e pronto a stravolgere ogni certezza contraria. E’ il secolo della nascita dei liberi Comuni (tra l’XI e il XIV secolo), le città cominciano a governarsi in modo autonomo, con leggi e magistrati propri, creando un nuovo sistema di commerci e mercati; Si aprono scuole e università (nasce l’Università di Bologna, la più antica del mondo occidentale, la cui fondazione risale al 1088); Fra il XII e il XVI secolo alcuni re ingrandiscono i propri domini con matrimoni vantaggiosi, o attraverso guerre, e si creano le prime monarchie nazionali (Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo); E’ il secolo delle nuove tecniche agricole (rotazione triennale, collare rigido, aratro pesante) e degli sviluppi nella navigazione; L’arte, nonostante l’opinione comune e dopo un primo periodo di arresto, continua a fiorire ed a innalzarsi, a partire dall’invenzione della minuscola carolina (corsivo), e coronandosi nell’apice architettonico del romanico (XI-XII secolo) e del gotico (XII-XIV).

Quando si parla di arte medievale è indispensabile parlare del committente principale delle opere richieste, ossia la Chiesa; Tale arte diventa addirittura una propaggine stessa del cristianesimo e non a caso spesso si parla di “arte sacra”.

L’arte sacra era destinata a servire i “Sacri Culti”, doveva essere dunque di appoggio e di utilità agli officianti e mostrare la grandezza economica e spirituale della Religione Cattolica. La pittura cominciò ad adornare tutte le pareti “nude” delle Chiese a scopo didattico-edificante, le figure diventavano la “Bibbia degli analfabeti”. Nelle Chiese con scarsa estensione delle pareti, le vetrate cominciarono ad essere istoriate e diventavano, a loro volta, educative come le pitture. Gli arredi liturgici furono tra i più sontuosi: crocifissi, paratie, baldacchini, stole, brocche, reliquari e così via dovevano rappresentare la grandezza di Cristo e della Chiesa sulla terra e dovevano dunque far trasognare e meravigliare i fedeli, per questi motivi i metalli in cui erano realizzati erano tra i più costosi così come le gemme o le pietre che li decoravano. Le sculture rappresentavano tridimensionalmente le figure umane ed animali, che in pittura, i fedeli e gli officianti, potevano vedere solo bidimensionalmente, e dovevano creare una grande potenza espressiva e immensa meraviglia. Ma sicuramente, il medioevo, creerà dei capolavori indiscussi nell’architettura religiosa (la casa del Signore), la quale dovrà essere spropositata, grandiosa, piena di un’aura spirituale, ricca di decori e ornata da opere d’arte; un rimando fedele a quello che per l’epoca doveva essere una sorta di paradiso terrestre, in continuo dialogo con il paradiso spirituale. Più era grande e prestigiosa l’opera terrena e più, idealmente, ci si avvicinava alla Grandezza e alla Verità di Dio.

E’ in questo macro mondo che bisogna spingersi per cercare di capire l’ottica delle costruzioni medievali, il perché di tanto lusso e dispendio economico e le motivazioni più intrinseche di certe scelte stilistiche e funzionali. Ma tornando al caso milanese della Chiesa del Santo Sepolcro e della relativa Cripta, viene innanzitutto da chiedersi: perché chiamarla San Sepolcro come gli omonimi sepolcro e basilica di Gerusalemme, la cui costruzione iniziò nel 326 d.C sotto l’imperatore Costantino a ricordo dei momenti salienti della Passione di Cristo?

Il cristianesimo dei secoli medievali fu ampiamente segnato da pellegrinaggi verso tre luoghi sacri per eccellenza, Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. A partire dall’XI secolo la meta più ambita fu il Santo Sepolcro di Gerusalemme, nel giro di poco tempo i viaggi di pellegrinaggio verso la Terra Santa furono sempre più affollati e frequenti. Per raggiungere la Città Santa i pellegrini impiegavano giorni, settimane ma anche interi mesi di viaggio attraverso diverse direttrici che collegavano tutto il continente europeo a Gerusalemme e viceversa. Si trattava di un vero e proprio iter sacro e di redenzione, il pellegrino incontrava, spesso, lungo il tragitto, difficoltà e prove da superare (aggressioni, fame, carestia e così via), ma aveva altresì la possibilità di incontrare innumerevoli edifici sacri e opere d’arte che lo accompagnavano idealmente nella preghiera fino alla meta tanto attesa: Gerusalemme.

Il pellegrinaggio verso la Terra Santa, nel medioevo, era sentito e auspicato come il viaggio verso La Mecca è sentito e voluto dai musulmani di ieri, come di oggi. Fu proprio a tale proposito che il 15 luglio 1100, all’indomani della riconquista di Gerusalemme, Anselmo IV, Arcivescovo di Milano, decise di riconsacrare la Chiesa con tale nome ossia Chiesa del San Sepolcro (prima di allora l’intero edificio di culto era dedicato alla Santissima Trinità). L’Arcivescovo permise ai fedeli di poter visitare il Santo Sepolcro milanese in sostituzione dell’originale gerosolimitano, limitando così gli onerosi e pericolosi viaggi dei fedeli verso la Terra Santa. Bisogna ricordare che nel “cuore della Chiesa” ossia nella sua cripta, fin dalla sua fondazione, si conservava la copia del sepolcro di Cristo originale.

La Chiesa originaria dedicata alla Santissima Trinità era conosciuta già in età augustea, epoca romana, e sorgeva proprio sull’antico Foro Romano milanese, ossia il centro della città (medio civitatis), zona in cui sorgeva il tempio dedicato alla dea Moneta e la zecca; Fu proprio un banchiere, Benedetto Rozzone, a commissionare, intorno all’anno 1030, la costruzione della prima Chiesa, con pianta a croce e tre absidi terminali proprio in questa area.

La Chiesa odierna è stata pesantemente restaurata nel corso del XVIII secolo e la facciata, visibile oggi, ha subito ulteriori modifiche nel corso di fine ‘800, quando venne staccato l’affresco del Bramantino presente sopra il portale di ingresso e poi trasferito all’interno della Chiesa sotterranea (Cripta). Nel 1578, Carlo Borromeo la elesse a sede Principale degli Oblati dei Santi Ambrogio e Carlo e dal 1605, su commissione di Federico Borromeo, venne eretta la Biblioteca Ambrosiana, attigua all’edificio di culto. La Chiesa si presenta oggi modellata in stile barocco, nell’atrio, attribuito al Richini, si trovano due cappelle, una delle quali presenta un bellissimo dipinto ben conservato di Carlo Francesco Nuvolone del 1717 “La madre di Dio venerata da S. Filippo Neri”.

Carlo Francesco Nuvolone - “La madre di Dio venerata da San Filippo Neri” (1717)

 

La navata sinistra della Chiesa conserva un altro inaspettato ma piacevole capolavoro, questa volta l’artista è Camillo Procaccini e l’opera, dipinta tra il 1551 ed il 1629, rappresenta una scena chiave della leggenda biblica “San Giorgio e il Drago”, un’opera impregnata dei nuovi valori manieristi, più naturali e vivaci rispetto alle vecchie retroguardie più macchinose e artificiose tipiche della pittura tardo cinquecentesca.

 

Camillo Procaccini - San Giorgio e il Drago (1551-1629)

 

Sui laterali dell’abside, all’interno di cappelle, sono presenti due scene inerenti la vita di Cristo, rispettivamente nella parete sinistra “La lavanda dei piedi” e sulla parete destra “L’incoronazione di spine”, rappresentate mediante sculture in terracotta di splendida fattura e conservazione, purtroppo lo scultore ci rimane ignoto, anche se le datazioni più plausibili riguardano il XVI secolo.

 

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Anonimo del XVI secolo - Lavanda dei Piedi

 

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Anonimo del XVI secolo - Incoronazione di Spine

 

L’altare maggiore della Chiesa di San Sepolcro, posto davanti all’abside, rappresenta gruppi scultorei di maestri anonimi della prima parte del XV secolo. Alla base dell’altare è ben visibile un sarcofago che probabilmente doveva contenere reliquie portate direttamente dalla Terra Santa da crociati lombardi.

 

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Anonimo del XV secolo - Altare Maggiore, Sarcofago e Gruppo Scultoreo

 

La Chiesa era molto nota e frequentata, soprattutto nel passato, considerato anche il fatto che si trovava proprio nel centro della Milano romana, non è, dunque, un caso che, verso la fine del XV secolo, la venne a visitare personalmente Leonardo Da Vinci, all’epoca alla Corte di Ludovico il Moro. La visita ci è testimoniata da un disegno inerente la pianta sia della Chiesa superiore che della cripta. Tale disegno, un tempo conservato presso l’adiacente Biblioteca Ambrosiana, oggi invece si trova a Parigi, ma è possibile visionarne una copia nella cripta. All’interno della Pinacoteca Ambrosiana è invece possibile “sfogliare” e visionare il Codice Atlantico realizzato sempre dallo stesso Leonardo e contenente una mappa accurata della città di Milano, mappa in cui è indicato con un segno quadrato l’ubicazione della Chiesa di San Sepolcro, ovvero il vero centro della città.

Il vero cuore della Chiesa, ossia la cripta, nasconde dei veri e propri tesori archeologici. Scendendo le poche scale che ci separano dal piano all’altezza della strada al sottosuolo, ci si immerge in un luogo sacro, ricco di spiritualità, storia ed energia. La Cripta copre l’intero perimetro della Chiesa sovrastante. La Chiesa sottostante (cripta) trasuda ancora di antichi rituali e devozioni legate al culto del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La Cripta, come la chiesa superiore inizia la sua storia nel 1030, anno di fondazione ed è particolare notare che fin dall’origine possedeva al suo interno un’esatta copia del Sarcofago di Cristo, opera di un maestro campionese attivo nel XIV secolo, secondo la tradizione tale sarcofago doveva custodire reliquie di crociati e la terra di Gerusalemme. Dalla pianta tramandataci da Leonardo è possibile vedere che in più di un millennio di storia, la cripta è rimasta intatta.

 

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Anonimo del XI secolo - Copia del Sarcofago di Cristo

Nella Cripta è possibile vedere una copia fedele anche della Sacra Sindone, di cui l’originale è conservato a Torino.

 

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Anonimo (Data Incerta) - Copia della Sacra Sindone

 

L’ambiente, aperto da pochi mesi di nuovo al pubblico, possiede ancora parte della pavimentazione originale: i costruttori, utilizzarono un certo numero di pietre levigate che avevano trovato direttamente sul posto e che molto probabilmente facevano parte del lastricato presente nel foro romano del IV secolo; queste supposizioni sono avvalorate dal ritrovamento visibile di solchi lasciati dai carri che percorrevano la strada del centro della Milano romana.

Nella cripta sono visibili anche diversi affreschi, il più rilevante è l’affresco strappato (dalla facciata della stessa chiesa di San Sepolcro) ed attribuito a Bramantino rappresentante una Madonna con Bambino affiancata dai Santi S. Giovanni Battista e San Rocco, e relativo committente inginocchiato in cerca di Grazia.

 

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Bramantino e allievi del XVI secolo - Madonna col Bambino tra i Santi

 

Un altro affresco, risalente al 1300, raffigura una Maddalena a destra di un Cristo Trionfante. Il corpo della donna è celato da lunghi capelli, la Santa molto venerata all’interno del Santo Sepolcro, è considerata colei che la mattina di Pasqua, scoprì il sepolcro vuoto e ricevette la prima apparizione del Risorto. Accanto al Cristo Trionfante è possibile scorgere una donna coronata, forse la madre di Costantino, l’imperatrice Sant’Elena, colei che ritrovò sul Calvario la vera croce di Gesù secondo la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Accanto a questo affresco è possibile vederne un altro molto rovinato da cui si intravede un accenno di una crocifissione. Sulla volta della stanza in cui gli affreschi sono collocati è possibile vedere un cielo stellato. All’interno della stessa stanza-cappella è possibile vedere una palma, simbolo della vita e del martirio (il sacrificio di Cristo per la Salvezza dell’umanità).

Massima devozione è destinata a San Carlo Borromeo , il grande Vescovo della Rivoluzione Ambrosiana, il quale andava a pregare presso San Sepolcro ogni mercoledì e venerdì della settimana e spesso, frequentava in preghiera la cripta per intere notti davanti al simulacro del sepolcro di Cristo. Proprio per questa ragione gli venne dedicata una scultura orante davanti al sepolcro di Cristo.

 

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Anonimo del XVII secolo - Scultura di San Carlo Borromeo in preghiera davanti al sarcofago di Cristo

 

Spesso le perle più preziose sono proprio sotto ai nostri occhi ma ignoriamo la loro presenza. Invito a visitare una delle perle della nostra Milano, aperta tutti i giorni dalle 12 alle 20 presso Piazza Santo Sepolcro, adiacente alla Biblioteca Ambrosiana.

 

 

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Inserito il:17/10/2016 08:37:41
Ultimo aggiornamento:17/10/2016 09:09:55
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