Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Andrea del Castagno (Castagno, FI, 1419 - Firenze, 1457) – Dante, Petrarca e Boccaccio

 

Parliamoci chiaro… in italiano

di Cesare Verlucca

 

Cari amici,

fanatico come sono della lingua italiana, ogni volta che posso la promuovo utilizzandone tutte le sue occasioni conoscitive. Questa è la ragione per cui mi sono soffermato a leggere, sulla rivista di Aprile 2022 del Lions Club International, un articolo affascinante che mi ha particolarmente coinvolto, cominciando dal titolo che più significativo non avrei potuto trovare:

Parliamoci chiaro… in italiano

per cui ho prontamente deciso di diffonderlo online attraverso l’Associazione Nelfuturo, (di cui sono socio), sperando che a qualcuno possa interessare. Il testo del brano è opera di Filippo Portoghese, socio Lions dal 1992 (io lo sono dal 1976) e insigne urologo di Altamura, del quale mi auguro di diventare amico.

Parrebbe infatti che la lingua italiana stia trovando incredibili seguaci tanto da essere ormai la quinta lingua parlata e studiata al mondo (relata refero). Difficile trovare una sola ragione a tanto interesse, ma di fatto sono davvero tanti oggi gli appassionati della nostra lingua, così ricca di vocaboli e d’armoniosa flessuosità delle intonazioni, che attira cultori esteri non più incantati solo dalle lingue regine (l’inglese, lo spagnuolo, il francese e il cinese). L’italiano, d’altronde, è parlato in oltre trenta Paesi del mondo.

Due grandi personaggi (Dante e Petrarca) sono a buon diritto i Padri che hanno fatto dell’italiano il verbo capace di unire le varie regioni della Penisola, ancor prima dell’unione dei vari Governi (1861) in cui l’Italia si divideva fino alla fine del primo Millennio.

L’italiano nacque in Toscana e si sviluppò proprio grazie alla posizione centrale che favoriva Firenze come città chiave per il commercio: i capolavori scritti in italiano e latino volgare sono praticamente stati un mezzo aggregante di straordinaria efficacia per ottenere la tanto sperata unità della Penisola.

L’italiano moderno era finora considerato linguaggio di nicchia, studiato e compreso solo entro i confini nazionali, anche per la sua riconosciuta difficoltà grammaticale. Invece stiamo assistendo ora alla imponente diffusione dell’italiano nelle sedi che contano, e non solo a scapito delle lingue già citate.

L’italiano è lingua ufficiale non solo in Italia, ma altresì in Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, parte di Slovenia e Croazia. Sono quasi settanta milioni gli stranieri che sanno parlare italiano nel mondo, anche per le emigrazioni che hanno visto tanti nostri compatrioti partire alla volta dei vari continenti.

I motivi di questo successo, che si basa su esigenze diverse, sono vari, ma tutti portati alla stessa considerazione: oggi parlare italiano serve, non dobbiamo pertanto sottovalutare questo privilegio che dalla lontana infanzia ciascuno custodisce dentro di sé.

La Germania detiene attualmente il primato di studenti dell’italiano in Europa, e la percentuale giunge a un 70% in più rispetto al decennio precedente. Ma anche Paesi come Argentina, Usa, Cina e Australia stanno incrementando visite di studi in Italia; mentre l’Albania pare abbia da tempo trasformato la propria società virando la barra verso l’Italia, da cui giunge una completa scelta di trasmissioni televisive che hanno cambiato l’animus locale.

Stiamo vivendo un movimento culturale importante e forse inaspettato, che farebbe dell’Italia la meta preferita della cultura europea e intercontinentale, per cui conoscere l’italiano diventerebbe praticamente una necessità: ma, in questi svolgimenti positivi dei rapporti internazionali si sono inserite due drammatiche realtà che stanno sconvolgendo la vita non solo dell’Italia, ma dell’universo mondo.

La prima, una infame pandemia che stenta a scemare, ma basta pensare al passato per rendersi conto che l’ultima epidemia occorsa risale solo a un secolo fa, alla fine della prima guerra mondiale: la famosa Spagnola ha lasciato sul terreno più vittime della guerra del 15/18, e della peste del 1300: in un mondo che contava allora un miliardo e 800 milioni di abitanti, ne ha ucciso tra 50 e 100 milioni in pochi mesi. Pensando alla crescita dell’umanità, c’è da rendersi conto che a gennaio 2022 la popolazione mondiale ha raggiunto gli otto miliardi, mentre per il 2050 l’Onu ne prevede altri due miliardi di più.

Solo un secolo è passato, durante il quale guerre grandi e piccole hanno avuto corso qua e là nel mondo, e ora s’affaccia un’altra guerra nel pieno centro dell’Europa.

Tutti ne parlano, tutti ne discutono: sono in tanti a individuarne ragioni e giustificazioni, alla ricerca di sottigliezze interpretative, ma sfogliando gli articoli che riempiono ogni angolo della carta stampata non ho trovato nessuno che spieghi come nella razza umana sia cresciuta l’intelligenza e la capacità di inventare di tutto e di più, ma non sia ancora riuscita a individuare un modo di vivere nel quale, seduti sulla proda del fiume a riflettere, valgano spesso di più quei pochi minuti a meditare, che la corsa veloce verso un avvenire del quale non si intravvede neppure il traguardo all’orizzonte.

Dall’alto della mia quasi secolare vicenda esistenziale, continuo a pensare che la speranza sia l’ultima a morire e, come dichiaro impunemente da sempre, quando sarò grande qualcosa inventerò che aiuti a sopravvivere sereni sino alla fine del lungo o breve percorso accordato da Dio o dalla natura.

Di qui ad allora, porgo ovviamente i più amichevoli saluti.

 

Inserito il:05/05/2022 12:40:44
Ultimo aggiornamento:05/05/2022 12:44:55
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