Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

 William Holman Hunt (Londra, 1827 – 1910) – Isabella e il vaso di basilico         

 

Il Basilico, simbolo dell’estate

di Giorgio Cortese & Cesare Verlucca

 

Carissimi amici,

l’estate imperversa, e non ci sono particolari motivi per i quali ci si debba preoccupare. Le stagioni si svolgono secondo una legge universale, e lamentarsi per il caldo quando fa caldo, o per il freddo quando fa freddo, andrebbe decisamente considerato tempo perso. Ma c’è di mezzo anche la varietà dell’alimentazione che si impone nelle varie stagioni, durante le quali entrano in gioco anche piccoli ritocchi che inducono al sorriso.

Come potremmo immaginare una pizza verace o un piatto di spaghetti col pomodoro fresco, senza quelle verdi e inconfondibili foglioline profumate che fanno capolino dal piatto?

Siamo tutti, anche se stentiamo a riconoscervici, vagamente drogati dalle particolari spezie che crescono nelle varie regioni della nostra benamata penisola, le quali finiscono per diventare insostituibile ingrediente della rispettiva cucina: noi, patrioti del pesto alla genovese e del sugo alla napoletana, forse rimaniamo anche un po' male nell'apprendere che la loro origine non è neppure italiana.

Soffermiamoci sul basilico (Ocimum Basilicus), che nella cucina mediterranea è decisamente il simbolo dell’estate, mentre le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Fragrante e delicato con il suo verde, riesce a stuzzicare i palati più esigenti: è pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, ed è facilmente riconoscibile per la forma delle sue foglie lanceolate che variano dal verde chiaro al verde intenso e, per alcune varietà, addirittura al viola o al porpora, ed è probabilmente originario dell'Asia tropicale o dell'India.

La pianta si diffuse dal Medio Oriente all’antica Grecia e, in Italia dai tempi di Alessandro Magno, intorno al 350 a.C.. Solo dal XVI secolo iniziò a essere coltivato in Inghilterra; inoltre, data la proprietà medicinale della pianta, accompagnava sempre i viaggiatori che, con le prime spedizioni migratorie, la portarono anche nelle Americhe.

Attraverso il Medio Oriente giunse in Europa, particolarmente in Italia e nel sud della Francia, attorno al XV secolo. A partire dal XVII secolo, iniziò a essere coltivata anche in Inghilterra e, con le prime spedizioni migratorie, anche nelle Americhe. Tuttora, è un ingrediente molto usato in diverse cucine asiatiche, per esempio quella thailandese.

Il nome attuale deriva dal latino medievale basilicum che a sua volta trae origine dal greco antico basilikos che significa “erba degna di re, regale”, come ricordato da Teofrasto nel III secolo a.C. Altri sostengono derivi invece dal greco Okimon che vuol dire "svelto, agile"; lo stesso aggettivo usato da Omero nell’Iliade per definire il "piè veloce" Achille.

In latino basilicum equivale allo stesso aggettivo, questa pianta perciò era già considerata nell'antichità la regina delle erbe e da sempre associata alla sacralità.

Le prime notizie storiche del basilico risalgono all'Antico Egitto dove era usato durante le operazioni chirurgiche per prevenire e curare le infezioni; e bruciato in sostituzione dell'incenso nella purificazione degli ambienti, e forse per l'imbalsamazione dei defunti.

I Greci lo utilizzavano per le offerte sacrificali, ritenendolo di buon auspicio per l'aldilà. Presso i Romani era considerata pianta sacra a Marte, dio della guerra, e i soldati prima delle battaglie ne facevano grande uso in quanto si riteneva aumentasse la carica combattiva e fosse capace di guarire le ferite.

Il famoso naturalista romano, Plinio il Vecchio, lo decantava per la sua presunta capacità di generare stati di torpore e pazzia e per il forte potere afrodisiaco; anche per questo divenne il simbolo degli innamorati, contrariamente alla mitologia medievale che lo riteneva il simbolo dell'odio e di Satana.

Nel Rinascimento godette di molta fama: "giova alle passioni e alla malinconia e genera allegrezza", scriveva nel 1500 il medico e botanico Castore Durante.

Qualche secolo più tardi, in un testo di medicina naturale del 1886, sul basilico veniva scritto: “Questa pianta ha goduto, da tempi remoti, di grande reputazione in molte specie di malattie, come nella pazzia incoerente, puerperale e nelle demenze senili”.

Su questa pianta erbacea annuale, sono nate diverse leggende: si dice infatti che sia nata ai piedi della croce di Cristo e raccolta dall'imperatrice Elena che la diffuse in tutto il mondo. Secondo un'altra leggenda il basilico era l'antidoto contro il veleno del basilisco, il mostro a forma di serpente della mitologia greca.

La profumata piantina diventa protagonista anche nel Decamerone di Boccaccio, dove l'eroina Elisabetta da Messina seppellì la testa del suo amante in un vaso di basilico, annaffiandolo con le sue lacrime. In Italia invece era segno di amore e un coccio di basilico appoggiato sul balcone stava a indicare che la donna era pronta a ricevere il suo amato. Al riguardo, a Palermo ci sono dei vasi in ceramica caratteristici, detti a Teste di Moro: vasi di bellissima fattura, piccoli o grandi, lavorati da straordinari artigiani che per millenni hanno “trattato” sapientemente la terracotta.

La leggenda vuole che attorno all’anno Mille, durante la dominazione dei Mori, nel popolare quartiere di Al Kalisa, adesso Kalsa, vivesse, chiusa in casa per la gelosia del padre, una bellissima fanciulla. L’unico suo svago era la cura quotidiana delle piante poste nel balcone, dove passava molte ore del pomeriggio.

Un giovane e bellissimo soldato moro era solito passare da quella strada e nel vedere la fanciulla, se ne invaghì perdutamente. Tra i due nacque un grande amore, nonostante il bel moro le avesse taciuto di essere sposato e padre e che presto sarebbe dovuto rientrare in patria. Scoperta la verità, la fanciulla, dopo una notte di passione, lo fece addormentare per decapitarlo.

La testa, poi, fu imbalsamata e tramutata in vaso per contenere una pianta di basilico, che la giovane curava e bagnava personalmente con le sue lacrime tanto da farla crescere forte e rigogliosa. Questo provocò l’invidia di tutto il vicinato che si fece confezionare, dagli artigiani più bravi, vasi raffiguranti la testa del Moro. Questi vasi, ora simbolo della Sicilia, sono prodotti e venduti “in coppia” …ovviamente senza basilico.

Anticamente esistevano storie curiose sulla sua coltivazione e raccolto. Gli antichi greci pensavano che per un buon raccolto della pianta occorresse pronunciare ad alta voce una serie di imprecazioni nel momento in cui si seminava. Lo scrittore romano Lucio Giunio Moderato Columella, scrive che il basilico è pianta da seminare in abbondanza “dopo le idi di maggio fino al solstizio d’estate”.

Tra i romani veniva considerata pianta magica e sacra a Venere, come molte altre erbe aromatiche, e doveva essere raccolta dopo precisi rituali. Il famoso naturalista romano Plinio era convinto che i semi del basilico, e non le foglie, fossero potenti afrodisiaci. E oggi, in alcune zone italiane, gli agricoltori lo fanno mangiare ad asini e cavalli durante il periodo riproduttivo per aumentare la loro forza sessuale, ed è per questo che il basilico era ritenuto, grazie alle sue caratteristiche afrodisiache, il vero simbolo degli innamorati.

Anche i Galli, che coltivavano il basilico in luglio/agosto fino a quando era in fiore, ritenevano che fosse una pianta sacra, tanto che le sue foglie venivano raccolte solo da coloro che avevano seguito un complesso rituale di purificazione, che consisteva nel lavarsi la mano con cui raccogliere le piante nell’acqua di tre diverse sorgenti; indossare abiti puliti; mantenersi a distanza dalle persone impure (per esempio le donne durante le mestruazioni), e non utilizzare strumenti di metallo per tagliare i gambi.

Questa credenza ha un fondo di verità: in effetti, se si prova a tagliare le foglie di basilico con un coltello, a causa dell’ossidazione diventano immediatamente nere, quindi, dovrebbero essere divise solamente a mano.

Nel Decamerone si trova una delle più strane storie d’amore che ha come protagonista la pianta del basilico: nella V Novella, giornata IV, Boccaccio infatti racconta la storia di Elisabetta da Messina che ha seppellito la testa del suo amato Lorenzo, barbaramente assassinato dai suoi fratelli gelosi, in un grande vaso di basilico, innaffiandolo tutti i giorni con le lacrime.

A completare la sequenza, rimane da dire che nel Medioevo il basilico è stato utilizzato anche per gli esorcismi, cioè per scacciare i demoni dal posseduto, e si credeva che esso potesse compiere miracoli in caso di peste, o comunque curare la debolezza fisica dell’uomo.

Nel Rinascimento, le proprietà culinarie e terapeutiche del basilico sono state definitivamente riconosciute, quando Cosimo de’ Medici lo ha incluso tra i profumi del ‘Giardino dei Semplici (1545). Ma, un po’ dovunque, il basilico è noto soprattutto per il suo utilizzo nella preparazione della salsa più cotta sulla terra … il pesto!

Se non avete fretta, ve ne conteremo la storia, come nei migliori feuilletons, al prossimo numero.

 

Inserito il:12/07/2022 18:00:46
Ultimo aggiornamento:12/07/2022 18:22:05
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