Aggiornato al 10/04/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Simon Berger 1976 (artista svizzero contemporaneo) realizza ritratti colpendo lastre di vetro con un martello: Shattering Beauty  

   

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Bellezza in frantumi

di Simonetta Greganti Law

 

Trasformare un quadro d’autore in parole …

 

La bellezza non è eterna ma fragile come il vetro e ci ricorda che tutto ciò che è vivo è destinato a trasformarsi. 

Questo pensiero mi riporta indietro negli anni quando, per la prima volta, notai una lieve increspatura sulla mia pelle liscia e delicata.

Una mattina infatti, guardandomi allo specchio, rimasi molto sorpresa: sul volto levigato, perfetto come sempre, avevo scorto qualcosa che prima non c’era.  Una piccola ruga d’espressione.  Era una parentesi sottile sul lato sinistro della bocca, mentre sul lato destro la pelle era ancora immobile, intatta.

Come poteva essere apparsa così all’improvviso? I miei occhi, non ancora offuscati dall’età, la evidenziavano implacabili. 

Sembrava un’inezia, un segno quasi invisibile, eppure fu la prima incrinatura di un volto giovanissimo.  Proprio come quando un sasso colpisce il parabrezza di una macchina: all’inizio appare solo un piccolo punto, una riga appena accennata, poi, quasi senza accorgersene, la crepa comincia a camminare, si allarga, si ramifica, disegna lentamente una fitta rete di linee.  Così stava accadendo anche sul mio volto. 

Col tempo quella prima parentesi, che rimaneva anche quando il sorriso se ne andava, non restò sola.  Altri solchi cominciarono a susseguirsi silenziosi, uno dopo l’altro, tracciando impassibili la mappa degli anni e comunicando a chiunque la storia della mia vita. Sembrava quasi che i ricordi che avevano segnato la mia esistenza non volessero farsi dimenticare ma fissarsi perpetui sul volto. E il tempo, fino a quel momento considerato astratto, diventava concreto rendendosi visibile in modo evidente, depositandosi sulla mia pelle per svelare a tutti la mia età, quegli anni che io cercavo di nascondere investendo denaro in creme di bellezza e trattamenti vari.  Il tempo aveva iniziato a tessere il suo corredo funebre, quel sudario che gli anni preparano instancabili per avvolgerne il viso, fino ad intrappolarlo, mummificarlo, e immobilizzarlo per sempre in una ragnatela dalla trama sempre più intricata.  Inutile lottare contro il tempo, un braccio di ferro impari, con un nemico beffardo e invincibile, una sfida sbilanciata che non poteva offrire speranze per una rivalsa.

Ma non erano solo le rughe a raccontare il trascorrere del tempo, anche i capelli sapevano far trapelare verità non accettate.

Cambiavano gradatamente di colore, ingrigendosi, come se la polvere degli anni passati si fosse posata lentamente proprio sulla testa.   

Quella che da decenni era stata una capigliatura che avevo sempre mostrato orgogliosa proprio come fa un leone con la sua criniera, iniziava ora inaspettatamente ad affievolirsi, il colore si sbiadiva progressivamente, la consistenza si assottigliava e la massa si alleggeriva.  La mia chioma di un tempo era mutata senza che io potessi farci niente e i capelli, non incorniciando più il viso con la stessa forza di sempre, lo avevano lasciato esposto alla gogna della vecchiaia.  Senza più quella difesa silenziosa, quel riparo all’ombra della capigliatura, le rughe, rimaste incapaci di celarsi, si mostravano senza indulgenza dichiarandosi apertamente nella loro spietatezza.

Questi tanto odiati solchi della pelle hanno però anche un potere inaspettato: sono passaggi segreti che permettono agli occhi scrutatori delle persone più sensibili di penetrare nelle loro profondità.  Evidenziano una porta, fragile e potente verso ciò che pulsa dentro, invisibile allo sguardo ma visibile allo spirito.

Le rughe, diventano un sentiero segreto, sono corridoi angusti, mappe labirintiche che conducono fino all’anima. Sono varchi infossati che permettono di giungere al cuore e a ciò che resta di profondo e intatto dentro di noi.  Attraverso questi valichi, dalle pareti strette e scomode come fiordi norvegesi, il volto smette di essere solo superficie ma diventa ingresso, passaggio intimo di ciò che siamo stati e di ciò che siamo diventati.

Queste incisioni della pelle sono come scivoli che ci conducono fino all’anima per ascoltare il racconto della nostra vita.

È proprio questa trasformazione che dobbiamo esaltare, riuscire ad apprezzare il cambiamento del viso come se questo fosse una ceramica giapponese dove i restauratori non cercano di nascondere la crepa ma mirano ad esaltarla con giunzioni d’oro, rendendo così un effetto di craquelé prezioso.

Dobbiamo pertanto comprendere questa metamorfosi, bisogna riuscire a cercare il bello nel difetto, riuscire a esaltare i segni della trasformazione della vita.  Accettare che la ruga sia la firma del tempo sulla bellezza.

Perciò anche se qualcosa di armonioso, luminoso si incrina, rompendo l’equilibrio della perfezione, la bellezza, anche se in frantumi, continuerà a brillare e a moltiplicarsi come infinite schegge di luce.

 

Inserito il:10/04/2026 12:13:09
Ultimo aggiornamento:10/04/2026 14:03:53
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