Aggiornato al 25/06/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Giuseppe Pastore (Cosenza, 1980 - ) – Lithium (2017)

 

Alla scoperta del Litio. Corsa alle miniere in Europa e UE (2)

di Vincenzo Rampolla

 

Si torna a scavare nel vecchio continente per aumentare la produzione nazionale dei metalli e dei minerali necessari alla transizione energetica. Se le imprese australiane da tempo hanno fiutato il business, Bruxelles spera soprattutto di liberarsi dalla dipendenza dalla Cina.

All’inizio di febbraio 2022, a Lens, nord della Francia, Commissari e Ministri UE si sono riuniti per affrontare un problema divenuto assillante: produzione interna di litio, cobalto, nichel, grafite e metalli e minerali strategici per la transizione energetica e digitale, ma scarsa per i bisogni dell’economia locale. Attualmente l’Europa sforna un misero 2% di quanto servirebbe per coprire, ad esempio, le richieste di una gigafactory di batterie per l’auto elettrica oppure di magneti per le turbine eoliche. Se Bruxelles vuole centrare gli obiettivi del Green deal, il piano per la sostenibilità  deve imperativamente mettere sul tavolo la questione delle materie prime e risolverla.

Per questo in Europa è ripresa la corsa a scavare miniere. Solo per estrarre litio ci sono 9 progetti che scalpitano, come conferma la CE. Fulcro delle ricerche è il Portogallo, che, dati 2016, cuba l’1,3% della produzione mondiale di litio. Il minerale spodumene si trova anche in Finlandia, dove c’è un progetto di estrazione. E si cerca litio in Spagna, Austria, Repubblica Ceca e Germania, dove è allo studio anche un avveniristico impianto per estrarlo dalle acque geotermiche. Nel 2021 uno studio del British Geological Survey, ha stimato la presenza di 509 depositi di cobalto in 25 Nazioni europee. A dicembre gli analisti di Standard & Poor’s, prevedevano nel 2022 un deficit di 5.000 ton di carbonato di Lce (litio equivalente, unità di misura). Altri, più pessimisti, l’hanno stimato a 26.000 ton Lce. Risultato: il prezzo è schizzato alle stelle da inizio anno. Il carbonato di litio, uno dei componenti delle batterie di smartphone e computer portatili, ha toccato i $36,78 ton, contro i $9 dodici mesi fa, Gli esperti dicono che se bastano 5 anni per accendere i motori di una gigafactory di batterie, ma ce ne vogliono 10 per avviare una miniera. Alcune delle riserve europee di litio sono note da decenni. A Nikula, in Finlandia, lo spodumene viene scoperto nel 1959, riferisce Keliber Oy, società locale che conta di avviare gli scavi dopo essersi assicurata nel 2021 un’iniezione di €40 M con un nuovo socio e una produzione annuale di 15.000 ton di idrossido di litio.

Anche in Spagna (Estremadura) si sa da tempo della presenza di litio. A 280 km da Madrid si trova la miniera di San José Valdeflorez. Negli anni ‘60 si estraeva stagno, ora la società australiana Infinity Lithium lo dipinge come il secondo deposito di litio di rocce d’Europa, conosciuto dalla fine del ’900. Infinity, quotata alla Borsa di Sydney con una capitalizzazione di $ (australiani) 80 M conta di investire nella miniera $532 M, a fronte di un valore attuale netto di $811 M. L’aspettativa è di produrre una media di 19.500 ton di idrossido di litio ogni anno su un arco di vita del progetto di 26 anni. Sarà costruito un impianto di lavorazione chimica e il Gruppo conta di dare dare lavoro a 710 persone, su 1.600 dell’indotto.

Infinity non è la sola società australiana ad aver messo gli occhi sul litio europeo. A Perth (Australia) spunta Vulcan Energy Resources, che si è già mossa in Italia, nel Lazio, e che ha in mano il progetto più importante come potenziale di produzione: l’estrazione di litio in Germania, dalle acque geotermiche nell’alta valle del Reno. Il primo impianto sorgerà vicino a Francoforte, mentre l'azienda si è assicurata varie licenze su un'area di 325 km². Con una stima di 3,2 Mton, vale da solo $5,5 M, metà del ricavato di produzione dei 9 progetti in partenza in Europa. Lo scorso novembre Vulcan ha siglato con Stellantis un accordo di 5 anni per rifornirla dal 2026 con un massimo di 99.000 ton di litio.

European Metals è un’altra società impegnata sul giacimento di Cínovec, al confine tra Repubblica Ceca e Germania, il più grande giacimento di hard rock in Europa, dice un dirigente Enea; la miniera dovrebbe essere avviata nel 2024. A questa si aggiunge  European Lithium, con una miniera in Carinzia, dove conta di estrarre 720.000 ton/anno per 10 anni, a fronte di un valore attuale netto di $332,4 M. Su 36.500 ton di litio prodotte mondialmente nel 2016, 39% proviene dall'Australia, 32,8% dal Sud America, 15,6% dall'Argentina e 5,5% dalla Cina. In Australia c’è litio da miniera, più costoso da estrarre e con più cicli di trasformazione. L’Australia ha risorse limitate rispetto ai laghi salati del Sud America, dove il litio si estrae per evaporazione dai bacini.

L'azienda svedese Northvolt è presente con la prima gigafactory 100% europea per la produzione di batterie per auto elettriche. Oggi il mercato europeo attira molti investimenti nella filiera delle batterie e l'obiettivo è di aprirne altri due.

L'attivismo di Pechino non va accantonato. Di recente il Drago ha surclassato l’Australia nel primato di produzione mondiale di litio e Canberra si è trovata la concorrenza in casa. Greenbushes, il più grande deposito australiano è merce cinese. Dietro la società proprietaria, Talison Lithium, c’è Tianqi Lithium, conglomerato con sede in Sichuan che, con le sue ramificazioni, controlla tutto e si sfrega le mani nella corsa ai metalli per l’esplosione del green occidentale. La solita beffa cinese.

In dieci anni, dal 2020 al 2030, la sola Europa mira a passare dal 3% al 25% della produzione mondiale di batterie. Per il litio si calcola che la domanda decuplicherà a 61.000 ton. Il fabbisogno di grafite e cobalto raddoppierà (rispettivamente a 83.000 e 610.000 ton/anno). Più che mirare, è sognare e Bruxelles si fa in quattro per i progetti minerari. La CE stima che con i 9 progetti di potenziali miniere insieme all’estrazione dal geotermico possa coprire  80% della domanda interna di litio.

Progetto ambizioso e i minatori per primi non sono d’accordo. Non mancano fanatici e contestatori, a partire dai movimenti ambientalisti. Il progetto in Portogallo, ad esempio, finirà in tribunale, dopo che la giunta locale ha deciso di coinvolgere il colosso industriale trascinandolo davanti a un giudice. In Serbia, le organizzazioni per l’ambiente sono riuscite a convincere il governo a bloccare l’autorizzazione di una miniera di litio a Rio Tinto, uno dei tre colossi mondiali dell’estrazione.

E ancora, Infinity assicura di essere al lavoro per ridurre l’impatto ambientale, attingendo dalle fonti rinnovabili in Estremadura, mentre con Thyssenkrup sta studiando un’alimentazione a idrogeno.

E il mondo politico non si tiene fuori. In Francia, la ministra francese all’Industria ha detto: Anche se dovessimo avviare i lavori, non sarebbe sufficiente e di gran lunga non basterebbe per coprire i nostri bisogni. Come dire: Siamo con l’acqua alla gola. E oltre all’apertura di nuove miniere, si pensa a strategie alternative ricorrendo alla geotermia: Le precipitazioni che cadono sui tratti alti delle catene montuose, si infilano e percolano nelle rocce fino a raggiungere il serbatoio attraverso faglie e zone di frattura. Una volta arrivate in profondità, le acque sono riscaldate e risalgono in superficie per convezione. Durante questo percorso le acque si arricchiscono di minerali che si disciolgono al loro interno, tra cui il litio, la cui quantità tuttavia è molto bassa.

In Cornovaglia, Geothermal engineering sta avviando delle sperimentazioni. È un gioco lento, che richiede anni di sviluppo e molti capitali, dice il fondatore. I primi studi sono del 2009. Ora, con la corsa al litio, sono arrivati i fondi comunitari del programma Horizon 2020 grazie alla semplice tecnologia degli impianti: Estraendo acqua dal terreno a 170 °C e immettendola a 40°, il processo viene potenziato con un sistema di filtri che assorbono litio. Si è in fase in fase sperimentale, ma è un sistema molto più sostenibile, perché usa l’energia rinnovabile prodotta dallo stesso impianto geotermico per alimentarsi. Vulcan Energy Resources, società che aspira ad avviare il più esteso impianto di estrazione di litio in Europa, stima che per produrre a emissioni zero 1 ton di idrossido di litio da acque geotermiche, servano 80 m³ di acqua, 6 m² di terreno e una spesa media di $3.140, metà di quanto richiesto per la produzione con bacini di evaporazione o con una miniera. Il nodo sta in un’estrazione su larga scala e economicamente sostenibile. Il litio non è raro, ma estrarlo scavando non è accettabile né sostenibile. Anche Enel ha messo gli occhi sulla tecnologia; si è spinta in una gara per startup, andata a vuoto per scarsa validità economica dei progetti. Il Gruppo non demorde: ha riaperto il dossier e sta valutando sperimentazioni in altri impianti nel mondo. Causa scarsità di minerale e alti costi, quelli in Italia per ora ne sono esclusi.

E il riciclo, per non finire come con le scorie nucleari? L’attività va garantita in modo sostenibile. Oggi le batterie a fine vita trovano canali diretti in Cina, ove sono trattate. Questa filiera va implementata anche in Europa, è una questione di concorrenza. Vanno considerati i problemi dei potenziali impatti ambientali derivanti degli agenti chimici utilizzati; il trattamento termico, rappresenta la tecnologia più matura e può semplificare il processo di riciclaggio e adattarsi a un ampio smaltimento di differenti tipi di batterie esaurite. Tuttavia, il consumo di energia e delle impurità va affrontato e migliorato in modo adeguato, con metodo e scientificamenete, non per istinto. Anche alla CE interessa premere il pedale sul riciclo e su tecniche sostenibili e usare la carta del green per eliminare fornitori a rischio. È un dato di fatto: la cara vecchia Europa non potrà mai essere autosufficiente e la strategia della Commissione va pilotata verso un aumento della quota di produzione domestica per conquistarsi l’autonomia strategica, sull’economia locale consolidata, sui nuovi posti di lavoro e sulle ricadute ambientali. Non ci sono alternative. Bruxelles lavora già sui requisiti specifici sulle origini ambientali e sociali di un prodotto, per esempio, stabilendo per il litio la quantità di minerale riciclato che una batteria deve avere. Sul tema non mancano le alleanze industriali sulle materie prime, come la European Raw Material Alliance. Deve passare ai fatti. Solo con accordi industriali potrà fare fronte al divario con Usa e liberarsi dai tentacoli cinesi.

(consultazione:    humanitas - neuroscienze;  agenzia farmaco; aifagov.it; enc.treccani; batterie ricaricabili; wired – l.zorloni; le monde; british geology survey; )

Inserito il:01/04/2022 16:06:19
Ultimo aggiornamento:01/04/2022 16:16:27
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