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Aggiornato al 17/01/2022

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Bryan Allen (from Oak Beach, New York - United States) - The Lightning Catchers

 

L’aumento del prezzo dell’energia elettrica

di Ruggero Cerizza

 

Stiamo assistendo negli ultimi mesi ad un incremento generalizzato del livello dei prezzi; in alcuni specifici settori, quale quello dell’energia, i tassi di incremento sono stati a tal punto abnormi da richiedere uno straordinario intervento governativo di sostegno al “caro bolletta”.

Se un contenuto incremento del livello generale dei prezzi, normalmente indicato entro il 2%, è considerato un indicatore di un sistema economico in salute, quando questo sale molto oltre a tale livello la preoccupazione cresce perché la prospettiva di persistenza della situazione innesca nei consumatori una richiesta di incremento dei redditi e nelle imprese di aumento dei listini di vendita, comportamenti che finiscono per generare una spirale di tensioni che autoalimenta ed amplifica il fenomeno inflattivo.

E’quindi utile cercare di individuare quali sono le origini della congiuntura attuale.

In macroeconomia le cause del fenomeno vengono generalmente così individuate:

Inflazione da domanda: un eccesso di domanda di beni e servizi rispetto all'offerta di beni e servizi provoca un aumento dei prezzi, se e fino a quando la produzione non riesce ad adeguarsi. È la spiegazione classica keynesiana.

Inflazione da costi: l'aumento dei costi di produzione, in particolare delle materie prime e del lavoro, provoca la reazione delle imprese che aumentano i prezzi di vendita dei prodotti.

Inflazione da eccesso di moneta: la teoria monetarista attribuisce l'inflazione all'espansione incontrollata dell'offerta di moneta da parte delle banche centrali.

Avendo esperienza diretta nella produzione di energia elettrica fotovoltaica, nel prosieguo concentrerò la mia attenzione sull’aumento del prezzo dell’energia elettrica, e cercherò di dimostrare perché non credo l’origine del suo incremento, o meglio della sua entità, sia da attribuire ad una delle tre precedenti cause.

Quadro generale

La domanda complessiva di energia elettrica nel 2020 ha registrato una flessione del 5,8% rispetto al 2019, mentre nei primi nove mesi del 2021 la richiesta di energia elettrica risulta in aumento (+ 6,7%) rispetto allo stesso periodo del 2020 e in riduzione (-1,5%) rispetto al pari periodo 2019.

Nel 2020 il parco di generazione termoelettrico si è mantenuto sostanzialmente stabile mentre il parco di generazione delle fonti rinnovabili ha continuato a crescere costantemente anche nell’anno disastrato dal Covid, quindi la capacità produttiva di energia elettrica non solo non è diminuita ma anzi si è accresciuta.

I piani governativi di incentivazione della produzione di energia elettrica fotovoltaica prevedono l’erogazione, per un periodo di venti anni, di un contributo fisso per kilowattora prodotto. Questo incentivo è una delle voci che vanno a costituire i cosiddetti “oneri di sistema” che gravano sulle bollette elettriche

L’energia elettrica prodotta ed immessa nella rete di distribuzione nazionale, indifferentemente che sia termoelettrica, fotovoltaica, solare o altra, è scambiata applicando il PUN (Prezzo Unico Nazionale) determinato ora per ora dall’incontro della domanda e dell’offerta di energia elettrica sulla piattaforma telematica, comunemente detta “borsa elettrica nazionale”, amministrata dal Gestore dei Mercati Energetici.  

Esperienza diretta

Una società, appartenente al gruppo industriale che amministro, è proprietaria di un impianto fotovoltaico da 1 Megawatt di potenza, nel seguito faccio quindi riferimento a dati contabili di prima mano.

I ricavi societari sono determinati dall’ammontare dei chilowattora prodotti ed immessi in rete moltiplicato per il contributo statale unitario e per il PUN; vediamo in estrema sintesi l’andamento di questi due valori negli ultimi tre anni.

L’energia elettrica immessa nell’arco del 2019 è stata venduta ad un PUN medio annuo di 47 € per MWh. Nel 2020, il prezzo medio è calato a 35 € per MWh immesso, come conseguenza del calo di domanda interna originato dal lock-down Covid.

Nei primi 11 mesi del corrente anno il PUN medio è stato pari a 99 € per MWh; quest’ultimo dato merita un commento perché è il risultato di un PUN che parte dai 60 €/MWh di Gennaio, per poi crescere progressivamente fino ad arrivare a 240 €/MWh nel mese di Novembre.  

In tutti gli anni abbiamo incassato il contributo fisso ventennale pari a 242 € per MWh prodotto, cito questo dato, ininfluente ai fini della presente disamina, solamente per evidenziare l’elevato differenziale tra il valore di mercato dell’energia elettrica e l’onere che la comunità deve sostenere per incentivarne la produzione da fotovoltaico.

In sostanza, paragonando il dato 2021 con quello 2019, cioè al netto della situazione straordinaria del 2020, il prezzo di vendita è più che raddoppiato ed è ancora in aumento, mentre, come abbiamo visto in precedenza, non abbiamo assistito né ad un incremento della domanda né ad un calo dell’offerta, anzi esattamente il contrario.

Ritengo pertanto fuorviante se non addirittura mistificante ritenere che l’incremento della domanda di energia elettrica rispetto all’offerta sia la causa principale dell’attuale incremento del suo prezzo di scambio.

Si può altresì escludere che la causa sia l’eccesso di moneta, infatti sono ormai quasi dieci anni che la banca centrale europea ha posto in essere una massiccia manovra di aumento della massa monetaria, proseguita anche negli ultimi tre anni, senza che questa si sia tradotta in un aumento del tasso di inflazione.

Passando infine all’Inflazione da costi, non abbiamo certamente assistito ad un aumento del costo dei fattori interni, anzi, più realisticamente, la dinamica dei redditi delle persone fisiche e dei profitti delle imprese sono rimasti stabili se non addirittura in riduzione.

Cosa ci rimane? Il costo della materia prima energetica.

La produzione di energia elettrica in Italia è oggi ottenuta per più del 50 per cento dalla combustione di gas, essendo quasi totalmente importato dall’estero il suo prezzo costituisce un fattore esogeno che possiamo solamente subire e non governare, almeno nel medio periodo.

Il prezzo del gas naturale, è aumentato costantemente nel corso del 2021, passando da 20 €/MWh di Gennaio ai 90 €/MWh di Novembre. Soprassedendo sempre sul 2020 e prendendo come riferimento l’anno pre-Covid, il prezzo medio annuo 2019 è stato di circa 15 €/MWh.

Come si può vedere da questi scarni numeri, il prezzo è quadruplicato o sestuplicato a seconda del periodo che prendiamo come riferimento.

A mio avviso, incrementi di tale entità non possono essere razionalmente ricondotti neppure ad un aumento della domanda mondiale; infatti, volendo considerare, l’incremento del PIL di breve periodo un indicatore grossolano dell’incremento della domanda di gas, l’OCSE ci dice nel suo “Interim Economic Outlook” presentato a settembre, che il PIL mondiale si è contratto nel 2020 rispetto al 2019 del -3.4%, e che è previsto un suo incremento del +4,5% nel 2021 rispetto al 2020.

In conclusione ritengo che l’origine dell’attuale fenomeno inflattivo, almeno per quanto riguarda il settore dell’energia elettrica e del gas, non possa essere individuata in nessuna delle tre classiche cause economiche endogene e vada, invece, principalmente, se non totalmente, ascritto ai piani di decarbonizzazione e ad origini esogene di natura geopolitica.

E, stante l’attuale recrudescenza delle “contese politico-economiche” tra le quattro potenze mondiali (USA, Cina, Russia e Unione Europea) temo che il costo della energia sia destinato a mantenersi a livelli piuttosto alti anche nel prossimo futuro…. con la speranza di essere al più presto smentito.

 

Inserito il:22/12/2021 11:37:32
Ultimo aggiornamento:22/12/2021 11:44:52
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