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Aggiornato al 04/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Thomas Kinkade (1958-        ) – Cinderella Wishes Upon A Dream - 2009

Comunicazioni non emergenti.

Le tecnologie di radiocomunicazione mission critical svolgono un ruolo esclusivo e fondamentale nel coordinare interventi che spesso servono a salvare molte vite. Perché in Italia questo mercato non riesce a svilupparsi?


Nella nazione con le percentuali di penetrazione di telefoni cellulari tra le più elevate al mondo, l'evoluzione del mercato dei servizi di impianti per comunicazioni radio a uso privato (tipicamente radio taxi, servizi di vigilanza, associazioni per la protezione civile) ha subito a partire dall'affermazione definitiva della telefonia radiomobile GSM una sorta di battuta d'arresto rispetto ad altre nazioni. Pur disponendo di una regolamentazione consolidata in materia - per la quale occorre fare riferimento in particolare al Decreto legislativo 259/03, Codice delle comunicazioni elettroniche al Titolo III "Reti e servizi di comunicazione elettronica a uso privato" - e potendo contare su una estesa base commerciale di opzioni tecnologiche per collegamenti in modalità analogica e digitale, le comunicazioni mission critical rappresentano a tutt'oggi un mercato molto frammentato, caratterizzato da aspetti burocratici e procedurali macchinosi, poco aperto alla condivisione delle scarse risorse di radiofrequenza e all'introduzione di operatori e servizi innovativi.

Non soltanto il grande pubblico - che nelle strade delle città ha sicuramente modo di assistere a scene in cui gli stessi agenti di polizia sono impegnati a  coordinare i loro interventi attraverso il telefonino mentre la radio di servizio rimane inutilizzata (magari per una problematica oggi banale come la difficoltà di assicurare la riservatezza di comunicazioni ancora basate sui vecchi standard analogici) - ma persino i potenziali utenti professionali faticano ormai a percepire, nei sistemi mission critical, i vantaggi esclusivi di questa particolare modalità di radiocomunicazione. Fatto salvo poi il constatare che in caso di reali situazioni di emergenza, magari in contesti orografici in cui le reti cellulari di tipo telefonico non riescono a funzionare o offrono un supporto solo parziale a chi è chiamato a intervenire sul campo, solo le infrastrutture mission critical riescono ad assicurare un efficace canale di comunicazione e controllo. Lontano dalle emergenze, o dalla necessità di intervenire in aree a bassa copertura radiomobile convenzionale, il professional mobile radio diventa la cenerentola delle reti. Una sguattera brava a svolgere compiti banali, come il dispaccio delle vetture di una compagnia di radiotaxi. Che diventa regina solo quando interviene la fata, cattiva, della catastrofe.

Eppure, nel corso degli anni, il settore Pmr, proprio per gli intrensechi vantaggi sul piano funzionale e per la maggiore efficienza su quello della pianificazione e dei costi, ha visto moltiplicarsi il numero di grandi infrastrutture private - tipicamente legate al settore delle utilities - e soprattutto il numero di titolari di concessioni per impianti a copertura ridotta, tipicamente in aree metropolitane. La disciplina normativa in materia vuole che l'organizzazione, poniamo un istituto di vigilanza, che voglia dotarsi di un sistema di radiocomunicazione privata mission critical debba comunicare al competente ufficio Mse le caratteristiche dell'infrastruttura progettata, infrastruttura normalmente composta da una o più stazioni base - eventualmente interconnesse tra loro - da installare in funzione del territorio che si intende coprire, e dal numero di terminali utente. Saranno gli ispettorati Mse competenti a stabilire il valore complessivo della concessione relative alla o alle frequenze assegnate.

Un fenomeno abbastanza peculiare della realtà italiana ha determinato, sulle porzioni di spettro VHF e UHF tradizionalmente allocate a questi sistemi, un livello di affollamento molto marcato, che ha certamente pesato su una maggiore consapevolezza dei vantaggi delle soluzioni mission critical nel loro scontro commerciale con il "concorrente" smartphone.  

Malgrado la disponibilità, a partire dagli anni '90, di sistemi concepiti per la creazione di infrastrutture mission-critical gerarchiche e condivise, prima analogiche poi digitali, l'Italia non ha saputo favorire l'adozione di queste soluzioni attraverso un concreto adeguamento normativo, né nel campo delle infrastrutture rivolte a una utenza professionale civile, né, paradossalmente, nell'ambito delle comunicazioni militari o in uso da parte di corpi militarizzati come la Pubblica Sicurezza. Dalla scarsa presenza di infrastrutture condivise, deriva evidentemente la tendenza a saturare le risorse di spettro disponibili attraverso una inutile ridondanza di impianti di proprietà - e uso - esclusivi.

Mentre nello spazio “prosumer” delle piccolissime attività, ci sono state interessanti sviluppi anche sul piano normativo, con l’approvazione di tecnologie PMR in regime parzialmente libero da concessioni, il mercato appare bloccato nei segmenti business-to.business già evidenziati. Come avremo modo di vedere nei successivi articoli di questa serie sulle comunicazioni mission critical, anche analizzando l'evoluzione dei vari sistemi per ponti radio, questo settore può trovare un punto di svolta nella multiutenza. In altre parole in reti mission-critical basate sul modello, ormai divenuto familiare, dell'operatore infrastrutturale opportunamente adattato non più a servizi telefonici rivolti al grande pubblico, ma ad un contesto di comunicazioni radio business-to-business. L’industria del PMR si muove in ottica di reti multiutentee sin dalla fine degli anni Ottanta, con la definizione del sistema britannico MPT-1327 (data di pubblicazione dello standard 1988), estendendo poi il concetto di reti digitali professionali condivise con il sistema TETRA, proposto da Etsi nel 1995, e ancora più con la normativa DMR che la stessa ETSI ha proposto esattamente dieci anni dopo.

La condivisione di reti per radiocomunicazioni professionali può diventare anche in Italia un fattore decisivo. La scarpetta di vetro capace di trasformare la Cenerentola del professional mobile radio nella regina di un nuovo mercato delle radiocomunicazioni mission-critical BtB, aperto a una molteplicità di service e technology provider  in grado di supportare comparti vitali come la sicurezza, la sorveglianza, il pronto intervento in caso di emergenze climatiche o ambientali, la sanità, la logistica, l'impiantistica industriale, la cantieristica e molti altri ancora. Offrendo alle realtà e alle imprese attive in questi settori un ricco ventaglio di funzionalità e aspetti operativi ed ergonomici impossibili da replicare su reti radiomobili cellulari, neppure attraverso la loro emulazione su terminali radiomobili sicuramente “smart” ed eleganti, ma che erano mai stati concepiti con la precsa finalità di soddisfare il forte fabbisogno di criticità, convenienza e efficacia nella comunicazione.

Inserito il:10/07/2015 07:55:27
Ultimo aggiornamento:01/08/2015 14:00:51
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