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Aggiornato al 28/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vasilij Kandinskij (1866 - 1944) – Diversi cerchi – Museo Guggenheim

 

Reti radiomobili ibride: la strada da percorrere.

 

Nel suo precedente articolo sull’esperienza finlandese (link all’articolo), Pietro Bordoli ha segnalato un interessantissimo esempio pratico di nuovo modello di evoluzione delle reti radiomobili per comunicazioni mission critical: l’integrazione progressiva di reti private a banda stretta (Tetra o DMR Tier III per utenti “radio”) con reti pubbliche a banda larga (UMTS o LTE per utenti “smartphone”).

Questo innovativo approccio progettuale consente di ottenere dalle nuove reti radiomobili ibride tutti i principali benefici tipici di ognuna delle due tecnologie con un modello implementativo “facile”, “economico” e “modulabile” nel tempo.

Le reti radiomobili ibride, rese possibili dai più moderni sistemi, permettono di coniugare i punti di forza dell’approccio tradizionale delle reti radiomobili private con quelli delle reti cellulari  massimizzando così i requisiti chiave delle comunicazioni operative:

massima affidabilità

Gli standard costruttivi delle reti radiomobili mission-critical per i requisiti di affidabilità sono da sempre elevatissimi, al punto da arrivare a richiedere la “doppia via”, cioè che le comunicazioni devono poter essere effettuate su due diversi mezzi trasmissivi che garantiscano una maggiore affidabilità complessiva. In questi casi, appoggiarsi esclusivamente su reti cellulari pubbliche non è sufficiente, proprio perché queste reti vanno in sofferenza in situazione di criticità operativa o di emergenza (cioè quando se ne avrebbe maggiore bisogno), mentre le reti radiomobili nativamente mission-critical sono costruite con criteri che le rendono maggiormente affidabili proprio in condizioni “estreme”.

Ma è del tutto evidente che le reti ibride, attraverso l’integrazione in un’unica rete dei due sistemi trasmissivi, raggiungono il massimo livello di affidabilità assicurato dalla “doppia via”.

immediatezza della comunicazione

Le comunicazioni mission-critical sono tipicamente effettuate in modalità Push-to-Talk (premo il pulsante per parlare, rilascio il pulsante per terminare la comunicazione) che garantisce l”immediatezza” della comunicazione (non è necessario attendere la risposta dell’interlocutore e lo stabilirsi di una comunicazione bidirezionale) e in modalità “canale aperto” (o broadcast) che fa si che la comunicazione sia contemporaneamente ricevuta dalla Centrale Operativa e da tutti gli utenti che operano sul territorio e viceversa.

Le reti radiomobili ibride portano la modalità Push-to-Talk su tutte le tipologie di terminali, siano essi radiomobili tradizionali, che smartphone o tablet, assicurando così il requisito di immediatezza e facilità di comunicazione.

coordinamento della forza lavoro sul territorio

Grazie al software di Centrale Operativa, i “coordinatori” sono in grado di gestire differenti gruppi di utenti, così come di creare direttamente ed immediatamente gruppi “temporanei” di utenti in funzione della dinamica delle esigenze operative.

Attraverso la realizzazione di una centrale operativa unica per la gestione contemporanea di utenti “radio” e di utenti “smartphone”, le reti radiomobili ibride soddisfano pienamene il requisito di configurabilità flessibile e dinamica dei gruppi di comunicazione.

copertura efficace del territorio

A differenza delle reti radiomobili commerciali che misurano la copertura in funzione del numero di persone che esse possono raggiungere, nell’ambito mission-critical la misura è data dal territorio effettivamente coperto dalla rete. Queste reti  devono infatti consentire le comunicazioni anche in quelle aree dove la scarsa densità abitativa non rende “commercialmente” interessante implementarne la copertura.

Anche in questo caso, è di tutta evidenza che le reti radiomobili ibride massimizzano le aree di copertura rese disponibili dai due diversi sistemi trasmissivi in quanto sovrappongono l’area creata dalla copertura della rete radiomobile mission-critical (tipicamente più ristretta), con quella realizzata dalle reti pubbliche (già ad ampia copertura nazionale o anche internazionale).

servizi di banda larga

Anche se le reti radiomobili digitali dedicate di oggi sono in grado di fornire servizi dati estremamente sicuri e affidabili rispetto alla tecnologia analogica utilizzata sinora, la tecnologia a banda stretta utilizzata nelle reti radiomobili mission-critical non ha la capacità per le applicazioni più evolute che richiedono invece una banda più larga per trasmettere immagini, suoni ed altre informazioni. La chiave consiste quindi nell’ottenere una maggiore capacità di dati per applicazioni mobili, come ad esempio interrogazioni di database ed immagini, ma senza perdere gli aspetti vitali di una voce affidabile, di sicurezza ed interoperabilità.

Attraverso l’affiancamento dei due sistemi, le reti radiomobili ibride beneficiano della capacità di trasmissione date in banda larga tipica delle moderne reti commerciali per applicazioni evolute (voip, messaggi, immagini, ecc.).

 

Reti radiomobili mission-critical: la situazione italiana.

 

In Italia, ogni singolo Ente di Pubblica Amministrazione Centrale e Locale si è storicamente dotato di una propria rete radiomobile mission-critical, spesso in uso condiviso con altri servizi non mission-critical, e realizzate in tempi diversi.

La polizia municipale, la protezione civile, l’assistenza sanitaria ed il 118, l’antincendio boschivo, i vigili del fuoco, le guardie ecologiche, le guardie forestali, ecc. hanno in esercizio reti radiomobili diverse a livello locale, provinciale, regionale e nazionale, con standard tecnologici diversi tra loro, sia per fase di evoluzione tecnologica (analogici, MPT1327, TETRA, DMR tier II e tier III) sia per scelta del fornitore di tecnologia, spesso con propri protocolli proprietari e con interoperabilità scarsa o nulla.

La situazione italiana, caratterizzata da scarsa efficienza nell’utilizzo di risorse e nell’economia complessiva per l’impossibilità di poter condividere gli investimenti tra più soggetti utilizzatori, costituisce anche un forte ostacolo al processo di evoluzione verso le reti ibride.

Il modello finlandese non può quindi essere applicato sic et simpliciter ma richiede un ulteriore livello di analisi progettuale per poter omogeneizzare e cominciare ad “ibridizzare” le reti radiomobili mission-critical esistenti.

Una soluzione a questo problema potrebbe essere la nascita di una figura di ’”Operatore di Comunicazioni per Gruppi Chiusi d’Utente”, nuova per il mercato italiano ma già assai diffusa in mercati più evoluti,. Purtroppo, nell’attuale contesto italiano, ogni utilizzatore deve muoversi indipendentemente (salvo qualche raro caso di aggregazione a livello di enti territoriali della Pubblica Amministrazione) nell’attesa che, un giorno, anche il nostro Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) recepisca nel Testo Unico delle Comunicazioni questa modalità di gestione delle frequenze ed erogazione del servizio di radiocomunicazione.

Proprio in quest’ottica, Pontiradio ha realizzato negli scorsi anni il primo cluster di una rete radiomobile multi-accesso in standard DMR Tier III (denominata ReteGI DMR160) con l’obbiettivo di poter offrire ai diversi utenti un nuovo servizio in modalità full-outsourcing. Purtroppo, la rete pienamente operativa non ha mai potuto essere utilizzata commercialmente per l’impossibilità di trovare un modello di “condivisione delle frequenze radio” accettato dal MISE. Pur con un consistente investimento complessivo, la società si è vista costretta a sospendere il progetto per l’insormontabile ostacolo burocratico.

L’esperienza maturata nel progetto ReteGI DMR160, ha tuttavia consentito a Pontiradio di pensare, ingegnerizzare e di portare sul mercato una propria soluzione che consente di affiancare ad una rete radiomobile esistente un nuovo servizio basato sulle reti radiomobili cellulari, oppure ovviamente di realizzare una nuova rete “nativamente” ibrida. Questa soluzione è stata chiamata SNS PoC (Push to Talk over Cellular) (link all’articolo).

SNS PoC è la soluzione, proposta anche come servizio in cloud, che consente, anche nella frammentaria realtà italiana, la progressiva “ibridizzazione” delle reti radiomobili esistenti con l’adozione di funzionalità più estese rese disponibili dalle reti radiomobili cellulari (GSM, GPRS, UMTS, LTE e WIFI).

Con PoC un ente pubblico o privato può continuare a mantenere in esercizio la propria rete radiomobile per comunicazioni voce mission-critical, introducendo step-by-step i servizi a banda larga mobile resi disponibili dalle nuove tecnologie.

 

Inserito il:13/04/2016 17:02:16
Ultimo aggiornamento:28/04/2016 14:42:02
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