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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Harold Westerink (Wierden, overijssel, Netherlands - ) - Enter the Anthropocene

 

Cosa troveranno di noi i nostri posteri quando scaveranno, alla ricerca di nostre vestigia; tra migliaia d’anni?

di Achille De Tommaso

 

I nostri pro-pro-pro-nipoti, tra migliaia d’anni, scavando nella terra (facendo cioè un esame di stratigrafia geologica) troveranno che l'Antropocene è stato plasmato dai media e dai rifiuti delle nostre vite digitali. Forse anche dall’arte.

 

Di recente la Terra (ve ne siete sicuramente accorti) è entrata in una nuova epoca: l'Antropocene.

Sin dagli albori della moderna industria meccanizzata e dell'uso di combustibili fossili, la storia racconta che gli esseri umani sono diventati la forza dominante per il cambiamento della nostra atmosfera, dei nostri mari, e della nostra terra dal punto di vista geologico.

L’Antropocene sta generando innanzitutto un sostenuto dibattito accademico sulla data di inizio per l'epoca. Un recente articolo pubblicato dall'Anthropocene Working Group suggerisce che il primo test nucleare di Los Alamos del 1945 potrebbe essere usato come pietra miliare per il suo inizio. Ad alcuni potrà apparire strano che questa epoca geologica possa essere iniziata così (relativamente) di recente; ma queste definizioni di epoche si rifanno alla “stratigrafia geologica”; ossia a cosa i nostri posteri troveranno di noi sottoterra. E in questo link (1) ne trovate la spiegazione.

Ma non è tanto importante il suo inizio; quanto ciò che effettivamente si troverà di noi in futuro, scavando. I geologi stanno infatti oggi iniziando a considerare l'effetto globale a catena che l'economia, i governi, le arti e persino i media potrebbero avere sulla nostra Terra dal punto di vista geologico (per inciso: Donna Haraway, filosofa dell'Università della California a Santa Cruz, usa invece il termine "Capitalocene" per enfatizzare il legame che le economie globali procureranno alla stratigrafia del suolo).

Ci si chiederà come politica ed economia possano avere un effetto diretto sulla geologia del pianeta. Ve ne do un esempio: Singapore; la domanda di espansione del confine di questa città-stato è così grande che enormi volumi di sabbia vengono acquistati, da anni, da paesi stranieri. L'obiettivo è di un aumento del 30% (o tre miglia quadrate) dell'area di terra originaria del paese, per il 2030. La sabbia, che già da tempo era stata definita la "materia prima più ricercata del pianeta", ora è considerata alla stregua di una questione di sicurezza nazionale per Singapore.

La domanda quindi è: “quando le generazioni future scaveranno nella terra, cosa troveranno di noi”? Ve lo dico: troveranno soprattutto enormi sedimenti di media; libri, dischi rigidi, DVD, smartphone, PC. Una documentazione fossile che può essere definita come la "geologia dell’Antropocene, e, in essa, dei media".

Infatti, oltre alle isole artificiali, i futuri geologi che si occuperanno della nostra era, troveranno una grande quantità di rifiuti elettronici.

La gente butta via tutto, dai televisori ai giocattoli, dai computer alle telecamere e dai telefoni cellulari agli spazzolini motorizzati.

Uno studio delle Nazioni Unite prevede che la quantità di rifiuti elettronici globali, come viene chiamata, aumenterà di un terzo entro il prossimo anno. Il rapporto dice che 48,9 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici sono state prodotte l'anno scorso. Si prevede che entro il 2020 porterà il totale di rifiuti elettronici a 65,4 milioni di tonnellate.

A gennaio 2015, Apple comunicò di aver venduto il suo miliardesimo dispositivo iOS; era un 4S con la nona versione di questo sistema operativo; al 13 maggio 2019, si sono aggiunte altre 16 versioni di questo apparato. Immaginate quanti apparecchi aggiuntivi sono stati costruiti e venduti (senza che i precedenti siano scomparsi). Questo è solo un piccolo esempio dell'enorme quantità di dispositivi elettronici nel mondo. In effetti, diverse grandi aziende come Apple sono state criticate per aver adottato strategie di progettazione che non tengono conto del loro impatto ambientale.

E l’Internet of Things accelererà ulteriormente questo crescente problema di spazzatura tecnologica.

Toby Miller, studioso di cultura dei media, sostiene: “Abbiamo trascurato le origini e i processi di produzione dei materiali che caratterizzano le tecnologie di comunicazione odierne; come tablet, telefoni e laptop. Non solo: abbiamo poi dimenticato i rifiuti delle guerre e delle telecomunicazioni; come cavi sottomarini, navi affondate, armi abbandonate e recuperate oggi nei ghiacciai che si ritirano; minerali estratti per produrre armi per conflitti e rifiuti tecnologici in generale.

L'immagine è anche peggiore se consideriamo il cimitero finale della maggior parte dell'hardware digitale. Ma non solo per la sua quantità; ma anche per il “dove”. L'impatto ambientale della tecnologia dei media non è infatti equamente distribuito tra le nazioni. La quantità di residui elettronici presenti in Pakistan (2) viene ad esempio misurata in milioni di tonnellate, perché molti rifiuti provenienti dai paesi sviluppati finiscono lì.

Però, oltre al lavoro accademico sugli e-waste (vi piace il termine?), l'Antropocene ha dato nuova ispirazione ad artisti contemporanei. Mostre come Rare Earth - in mostra a Thyssen-Bornemisza Art Contemporary a Vienna - considerano il rapporto tra tecnologia, cultura e pianeta. A Berlino, la Haus der Kulturen der Welt ha recentemente concluso un imponente progetto pluriennale sull'Antropocene che ha curato mostre, conferenze, pubblicazioni e una visibilità pubblica per un concetto che ha unificato le scienze umanistiche, la terra e il clima.

Quindi la rinascita dell'Antropocene ha creato e sta creando nuovi modi di considerare la storia dell'arte e, ad esempio, la cultura cinematografica (6) . Queste idee influenzeranno il modo in cui pensiamo al design, all'architettura e all'arte.

Con il progetto The Last Pictures (5), l'artista americano Trevor Paglen ha inviato delle immagini a bordo di un satellite in orbita. Il progetto affronta lo spreco tecnologico nello spazio (3) e immagina la memoria che rimarrà di noi, incorporata nelle immagini, che potrebbe sopravvivere alla vita umana su questo pianeta (4).

Mentre il concetto di Antropocene è indubbiamente molto giovane, insistente nel contesto del cambiamento climatico antropogenico, idee simili sono state proposte in passato. Nel 1873, il geologo Antonio Stoppani propose l'idea di un "periodo antropozoico", sottolineando l'impatto della vita umana sul globo. Stoppani sottolineò come la scienza e la tecnologia stessero creando un nuovo ordine della natura.

Ma Stoppani era in anticipo sui tempi; le sue idee erano considerate non scientifiche e lui fu ignorato.

 

RIFERIMENTI:

  1. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1040618214009136
  2. https://www.aljazeera.com/video/asia/2014/02/e-waste-rise-pakistan-201421675146176110.html
  3. Dal 1963, più di ottocento veicoli spaziali sono stati lanciati in orbita geosincrona, formando un anello artificiale di satelliti attorno alla Terra. Questi satelliti sono destinati a diventare i manufatti più duraturi della civiltà umana.
  4. Paglen ha sviluppato un disco di memoria progettato per durare miliardi di anni: è un disco-archivio micro-inciso con un centinaio di fotografie e racchiuso in un guscio placcato in oro. Nell'autunno 2012 il satellite per le comunicazioni EchoStar XVI è stato posto in orbita con questo disco. Si avvierà in orbita geostazionaria e vagherà silenziosamente nello spazio per molto tempo dopo che ogni traccia di umanità sarà scomparsa dal pianeta.
  5. http://creativetime.org/projects/the-last-pictures/
  6. http://www.publicseminar.org/2014/12/anthropomise-en-scene/

 

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Inserito il:11/06/2019 11:27:08
Ultimo aggiornamento:11/06/2019 11:59:38
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