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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Norma Wolff (Contemporanea - Iowa, USA) - Anthropological Lens: Multiple Worldviews in Abstract Form

 

Cos’è l’antropologia digitale

di Achille De Tommaso

 

Gli editori di “Nel Futuro” mi hanno fatto l’onore, come appassionato di antropologia, di coordinare questo tema per la nostra rivista.

Comincerò con una definizione.

La definizione può essere, a tutta prima, molto semplice: se l’Antropologia è la disciplina che studia che cosa significa essere umani e come questa umanità si manifesti nelle diverse culture; ebbene, l’Antropologia Digitale è la disciplina che studia come la digitalizzazione influenzi l’essere umani.

La semplicità della definizione, in realtà, nasconde la complessità di essere precisi nel definire cosa veramente intendiamo per “digitale”, e nel capire come e se alcune pratiche attuali degli umani siano diverse (magari leggermente diverse) per merito della digitalizzazione, o, più semplicemente, siano pratiche nuove. Oppure pratiche che esistono siffatte da secoli, ma di cui veniamo a conoscenza per merito della comunicazione digitale.

Cosa intendiamo quindi per “digitale”? Se per la strada chiedete ad uno cosa intende per “digitalizzazione”, (e ammesso che vi risponda), molto probabilmente vi direbbe “Internet”; ma Internet è solo una fetta della torta digitale. Fotografia, musica, cinema, TV, telefonia, sono in gran parte digitali, ma poco hanno a che fare con Internet.  Non esiste niente di razionalmente più semplice del Digitale; che genera fenomeni scaturiti dalla semplice elaborazione dello zero e dell’uno. Esso però, ad esempio, è in grado di creare a basso costo copie perfettamente simili all’originale e distribuirle ad un’infinità di esseri; creando una “commodity” di quello che poteva prima essere un quantum unico. E creando quindi nuovi spunti antropologici: culturali e industriali (es. stampanti 3D). Il Digitale influenzerà sempre di più il nostro essere umani: forse cambierà la nostra cultura; di sicuro ci aiuterà ad analizzarla e capirla. Importante quindi capire come parlare di “digitale” non significhi necessariamente parlare di un argomento univoco, ben definito e condivisibile.

Un esempio di campo di studio dell’ Antropologia Digitale può essere il cyberbullismo, pratica abominevole,  che è sicuramente influenzata dalla comunicazione online. Ma il bullismo è sempre esistito; il come sia cambiato (ammesso che sia cambiato) a causa della digitalizzazione fa parte dei temi che l’Antropologia Digitale studia. Altri temi sono il “social computing”, la realtà virtuale e il reale, le teorie classiche applicate a fenomeni digitali, i nativi digitali, il Villaggio Globale, il capitalismo informativo, l’attivismo e i movimenti sociali supportati da comunicazione digitale, i media e l’ “audience”, il cyberbullismo e l’emarginazione; e tantissimi altri argomenti.

L’Antropologia Digitale si spinge anche oltre: si spinge a studiare anche alcuni fenomeni sotto il profilo prettamente psicologico e neurale: perché i “social networks” e il “gaming” attraggono fino a provocare dipendenza? Perché bambini di pochi mesi, che ancora non parlano, trovano grande dimestichezza nello smanettare un “tablet”? Perché (prima volta nella storia degli esseri umani) i giovani insegnano ai vecchi ? Cosa c’è nel nostro cervello, da giovane, che lo porta ad integrarsi così facilmente nel digitale, al punto del quasi annullamento ?

Tra i primi a studiare questa sottodisciplina dell’Antropologia segnalo Heather A. Horst (Senior Research Fellow in the School of Media and Communication at RMIT University, Australia) e Daniel Miller (Professor of Material Culture at the department of Anthropology, University College, London, UK), che, nel’ottobre 2012 pubblicarono il libro DIGITAL  ANTHROPOLOGY; Ed. Bloomsbury Academic. Contributori al testo di questo libro sono altri dodici accademici antropologi.

Questo libro fonda l’Antropologia Digitale su sei principi:

  1. Il Digitale intensifica le facoltà dialettiche dell’uomo.
  2. Il valore dell’Umanità non viene accresciuto dalla presenza del Digitale; piuttosto il Digitale ci permette di meglio capire il mondo analogico.
  3. Le prospettive dell’Umanità sono olistiche e traggono valore dal concetto di “mente collettiva”.
  4. La cultura è “relativa”, il digitale dimostra che nessuno può essere marginalizzato culturalmente, ovunque egli si trovi e comunque la pensi (e i fenomeni politici di questi tempi dimostrano la veridicità di questo assunto).
  5. Ambiguità del Digitale, che appare “aperto” a tutte le culture, ma è alla perenne ricerca di “chiusure” (es. normative, regolamentazioni, privacy, ecc.)
  6. Il Digitale è parte della nostra Umanità e ci aiuta a capire cosa significa essere “umani”

Come capiscono bene i lettori il tema è vasto e impegnativo; ma, come detto, mi appassiona, e cercherò di coordinarlo al meglio; fornendo non solo scritti, ma anche segnalazioni di bibliografia, eventi, eccetera. E chiedendo anche aiuto, in questo compito, a coloro i quali trovino questo argomento appassionante.

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Inserito il:28/11/2016 15:41:40
Ultimo aggiornamento:13/01/2017 09:26:20
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