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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Melanie Ewing (Usa- contemporary) Jesus Christ walking on water

 

Antropologia digitale e religione

Potremo fare miracoli ed essere simili a Dio, ma non potremo raggiungere il Paradiso in questa vita.

di Achille De Tommaso

 

Dopo quasi 384 anni dal processo a Galileo Galilei (definito “padre della Scienza”), pare proprio che la Chiesa Cattolica abbia fatto la pace con la stessa Scienza.

La Gaudium et spes ; uno dei principali documenti del Concilio Vaticano II e della Chiesa cattolica, promulgata nel 1965,  chiude il primo capoverso, constatando che gli esiti più rilevanti dell’attività umana, sono ottenuti “specialmente con l’aiuto della tecnica”; una proposizione dalle implicazioni così profonde da lasciare stupiti. Essa recita: ne deriva che molti beni, che un tempo l’essere umano si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze”.  

I MIRACOLI

Alla ovvia domanda: “cosa è ‘un bene atteso dalle forze superiori’?” molti risponderanno con: “un miracolo”  Quindi appare lecito cogliere dal testo l’interpretazione secondo cui molti eventi, considerati un tempo alla stregua di miracoli, oggi l’essere umano se li procuri da solo, con la sola tecnologia, magari digitale.

Un altro aspetto della proposizione in esame, tuttavia, osta alla linearità dell’affermazione secondo cui “la tecnologia fa miracoli”. La proposizione infatti parla di beni “che un tempo” l’essere umano considerava doni delle forze superiori, per cui si potrebbe obiettare che la tecnologia non fa propriamente miracoli, ma riesce a compiere solo quello che erroneamente in passato appellavano come miracolo.

Sembrerebbe quindi opportuno,  individuare quali eventi “un tempo” gli esseri umani consideravano “interventi divini” e verificare, alla luce del presente, se tali interventi furono designati propriamente o impropriamente “miracoli”.

Può darsi, ad esempio,  che per “bene atteso dalle forze superiori” possa essere intesa l’acqua un tempo richiesta al cielo dall’agricoltore affinché bagnasse il campo seminato; e oggi, in vaste aree, ottenuta tramite ingegnosi sistemi d’irrigazione; si può anche pensare alla selvaggina o al banco di pesci che il cacciatore/pescatore implorava alla divinità di porre sul proprio percorso per poter mangiare. In questi casi, il significato del passo in esame si avvicinerebbe al pungente aforisma del filosofo Bertrand Russell che, approssimativamente, faceva notare come un uomo in mezzo all’oceano su una barca a remi ha molte più ragioni per credere in Dio che non uno su uno splendido yacht.

Pare tuttavia che il passo della Gaudium et spes possa estendere ampiamente la sua area semantica, fino a comprendere quello che comunemente è detto “miracolo”. Considerando che, però, tali “miracoli”, nei due testamenti, erano “beni” o “interventi divini” speciali: fatti per un singolo o per un segmento di popolazione; e non necessariamente estendibili ad altri (addirittura a detrimento di altri).

Se andiamo infatti ad indagare gli interventi divini tradizionali del Vecchio e del Nuovo Testamento, vediamo che le cosiddette “piaghe d’Egitto”, con la decima che uccide tutti i primogeniti egiziani (sterminio al cui confronto la “strage degli innocenti” erodiana è opera dilettantesca), sono esempi emblematici di questo tipo di “beni parziali”.

Le acque del mar Rosso che si aprono al momento giusto sono un gran bene per chi vi passa in mezzo, asciutto, verso la salvezza; ma non altrettanto devono essere apparse a chi vi ha trovato la morte quando esse si sono chiuse.

La stessa valutazione è da estendere a tutte le vicende in cui il Dio degli Eserciti combatte al fianco del popolo eletto conducendolo alla vittoria contro altre comunità umane. Sebbene un giudizio malizioso potrebbe far notare che alcune nazioni riescono ad ottenere oggi gli stessi scopi senza allearsi alle forze superiori divine, ma solo ricorrendo a forze bellico-tecnologiche superiori .

Se, poi si considera miracoloso l’atto in sé di oltrepassare le leggi del “regno della materia” come, ad esempio, il guarire da una determinata malattia, che la natura relegherebbe a causare una invalidità permanente o conclamerebbe subito in morte (e che oggi viene ben combattuta con protesi, antibiotici, ecc…); oppure il moltiplicare il cibo: si pensi ai recenti risultati delle ricerche sulla carne sintetica che ricava salsicce, hamburger o bistecche dalle sole cellule muscolari di un animale; o il permettere di generare a persone per natura impossibilitate a farlo; allora, è lecito ritenere che l’essere umano dotato della giusta tecnologia possa “fare miracoli”.

Sì, la tecnologia compie “miracoli”; in senso letterale biblico.

Come non ricordare il sentimento che deve aver accompagnato i padri conciliari mentre redigevano il loro primo decreto intitolato proprio Inter mirifica. L’apertura ha tutte le sembianze di un inno di lode al Signore per i doni con i quali continua a “viziare” l’umanità: “Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’essere umano e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizia, idee, insegnamenti”. Si capisce bene, quindi, come la recente espressione di papa Francesco: “Internet è un dono di Dio”, non sia uno slogan estemporaneo di captatio benevolentiae per i giovani d’oggi, ma solo l’adeguamento linguistico di un principio che innerva profondamente il pensiero della Chiesa.

Mirabili” e “meravigliose” chiamava per tre volte le invenzioni tecniche già Pio XII nell’enciclica Miranda Prorsus del 1957; “mirabolante”, “meraviglioso”, “prodigio”, “mirabile” sono le espressioni che erompono dallo stupore di Paolo VI nella citata visita al Centro di automazione di Gallarate, dinanzi ad un innovativo (preistorico, per i nostri tempi) cervello elettronico che facilitava lo studio dei testi di san Tommaso; “meravigliosi” appellava ancora il concilio Vaticano II “gli sviluppi della tecnica”, nella dichiarazione Gravissimum educationis. “Meravigliose” ripeteva in più e più occasioni Giovanni Paolo II mentre “strabilianti” (Caritas in Veritate n. 69) definisce Benedetto XVI le applicazioni del progresso tecnologico.

Ma tutto questo dove ci porta? Influenza il destino ultimo dell’uomo? Ci porta a Dio? Ci porta al Paradiso?

SAREMO SIMILI A DIO?

Ci rendiamo conto che la navigazione su questo tema è decisamente audace; anche perché, nei nostri tempi, la teologia è diventata estremamente riservata e prudente riguardo alle realtà escatologiche (come sapete l’escatologia è la dottrina filosofico-religiosa che si interroga sul destini ultimi dell’uomo nell’universo).  

Però, analizzando la questione, ci accorgiamo che gli stessi Padri o i Dottori della Chiesa, o autori cristiani meno noti hanno generosamente, e sorprendentemente, tratteggiato una realtà per loro futura o addirittura ideale; e che per noi invece è attuale per merito della tecnologia. Ci sono infatti rimasti repertori di descrizioni escatologiche la cui lettura ci affascina. Ne sono esempi il libro XXI de La Città di Dio di sant’Agostino, il libro IV dei Dialoghi di Gregorio Magno, il libro IV della Summa contro i Gentili di san Tommaso, con i passi “paralleli” nell’altra più famosa Summa e i capitoli che vanno dal CLV al CLXX del Compendio di teologia. E addirittura opere totalmente dedicate alla tematica, minuziose, vere perle di storia della teologia ; come il Prognosticon futuri saeculi di Giuliano Toletano del VII secolo. Queste “descrizioni” escatologiche pre-figuranti sono sorprendenti; la corrispondenza tra gli slanci escatologici degli autori cristiani di molti secoli fa e i progetti dell’attuale tecnologia avanzata ha qualcosa di stupefacente.

Una delle principali caratteristiche dei corpi risorti sarà il “sapere tutto: sarà a disposizione, scrive Agostino, “la scienza di tutte le cose, perché si potrà attingere alla fonte del sapere”; Bruno d’Asti, collegandosi ad Apocalisse 8, 1, spiega: Aperto il settimo sigillo è fatto silenzio in Cielo, perché non sarà più necessario parlare l’un l’altro: tutti, infatti, sapranno tutto; Cassiodoro, nel De anima, entra nel dettaglio, specificando che sarà acquisito senza studio il contenuto di ogni disciplina, “quanto è grande il numero, la discrezione delle linee, l’armonia della musica, il moto degli astri”, ecc.  Aldilà delle specifiche nozioni disciplinari, i beati avranno un’altra prerogativa conoscitiva, infatti, come aggiunge Agostino, anche i nostri pensieri si apriranno scambievolmente”. 

E sicuramente non è, quindi, disdicevole sostenere che, nella linea ideale tra il punto di partenza rappresentato dalla conoscenza della maggioranza delle persone dei primi secoli cristiani e il punto di arrivo di avere nozionisticamente tutto lo scibile a disposizione, probabilmente, con Internet ed altro, ci collochiamo tendenzialmente a metà percorso; o forse più avanti. Un percorso che si fa idealmente in discesa con gli studi sul collegamento wireless cervello-computer e con quelli  del variamente denominato settore del mind readingthrough identification, anche altrimenti detto “neural decoding” (John Dylan-Haynes, Jack Gallant, Gerwin Schalk …), che mirano, in breve, a decifrare ciò a cui una persona sta pensando analizzando, mediante il computer, le aree del cervello attivo. 

Ma andiamo oltre: e rifacciamoci alla domanda del discente curioso dell’Elucidarium di Onorio d’Autun: “I beati possono dunque fare quello che vogliono. E se io volessi essere simile all’apostolo Pietro?”, a cui il maestro spiega: “Essere simile a Pietro sì, essere lui stesso no”.  E quindi consideriamo gli attivi studi ed esperimenti in cui eccelle Henrik Ehrsson dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, del cosiddetto “scambio dell’io”:  tramite particolari dispositivi visivi e tattili i soggetti diversi si scambiano reciprocamente le percezioni cerebrali del sé fisico . Lo stesso maestro dell’Elucidarium spiega al discepolo che il santo in paradiso si realizza come un dio e in quanto tale è “tanto onnipotente da poter creare un nuovo mondo”.

Infatti la casistica di “sentirsi Dio” per  chi lavora nella tecnologia è corposa: il programmatore Tom Pittman, in Deus ex Machina, confessa che, in certi momenti cruciali del suo lavoro: “io che sono cristiano sento di potermi avvicinare a quel tipo di soddisfazione che poteva aver sentito Dio quando creò il mondo”, e così ratifica il rapporto dell’antropologo Stefan Helmreich che, visitando i laboratori di Vita artificiale dell’Istituto di Santa Fe, apprese che per i programmatori di “Tierra” “descriversi come una specie di dio è strategia frequente; e un ricercatore mi chiese esplicitamente di ‘pensare teologicamente per un momento’” se volevo ben capire le intenzioni dei progetti. 

Gli esempi abbondano.  Pier Damiani, nell’Opusculum quinquagesimum, prevede che tutti gli elementi obbediranno interamente alla felicissima volontà dei santie Eric Drexler, pioniere della nanotecnologia, assicura che, intervenendo a livello atomico, possiamo trasformare tutti gli elementi. Agostino aggiunge che potremo essere presenti a chiunque altro appena lo volessimo e, in maniera virtuale, questo è già largamente raggiunto.  La tecnologia dell’informazione, in pochi anni, ha permesso una crescita a dismisura della comunicazione interpersonale e, più in generale, delle relazioni umane. A differenza dei beni materiali, che nella suddivisione diminuiscono, le informazioni e la comunicazione si accrescono distribuendosi a più persone. Come tutti gli altri beni spirituali. L’immagine della rete intorno alla Terra, che talvolta è usata per rappresentare il livello di connessione cosmica di tutti con tutti, è il manifesto del livello di potenziale relazione/comunicazione dell’umanità di oggi.

AVREMO QUINDI IL PARADISO PER MERITO DELLA TECNOLOGIA?

Purtroppo sulla questione non ci sono ancora risposte. Sicuramente non da elucubrazioni su scritti e pareri di studiosi cattolici.

E per quanto riguarda altre filosofie?

Proviamo con le teorie marxiste; infatti la questione richiama alla memoria le osservazioni che Henry de Lubac esternava circa la sicurezza ostentata dai marxisti di un futuro di giustizia, pace e benessere generale. In “Alla ricerca di un uomo nuovo” domandava: “In quale libro eterno i marxisti hanno letto quel senso della storia che essi stabiliscono con tanta sicurezza? … Dove hanno preso l’idea del termine verso il quale, secondo loro, si incammina infallibilmente la storia? Come sanno che, in quell’ultimo stato, l’uomo avrà finalmente i mezzi per risolvere tutti i problemi umani, la cui soluzione adesso è impossibile: i problemi della felicità, della conoscenza, dell’amore e della morte? … E, come ci rendiamo conto, l’esperienza non ci mostra che possa verificarsi niente di simile ad un paradiso in terra”. 

Una possibile conclusione  che si può trarre, quindi,  è che chiunque proclami una futura era di benessere, se non di perfezione; a qualsiasi filosofia dica di appartenere, per qualsiasi fine, interesse, utopia si stia adoperando, sta calcando un’idea di un paradiso tipo Isole felici o Età aurea, da  raggiungersi su questa terra, mentre siamo in vita; e magari per merito della tecnologia. E questa proposizione, al momento, non appare possa verificarsi.

Potremo magari essere (o sentirci) simili a Dio, ma non raggiungeremo il paradiso in questa vita.

Riferimenti:

  • Andrea Vaccaro, docente all’Istituto di Scienze Religiose Galantini di Firenze : “La nascita della filosofia digitale” e “ Il ruolo della tecnologia nella riflessione teologica” (2015).
  • TOMMASO D’AQUINO, Summa Theologiae, II-II, q. 178, a. 1, ad 3.
  • J. DELUMEAU, Une histoire du paradis. Le jardin des délices, Fayard, Paris, 1992.
  • GIULIANO TOLETANO, Prognosticon futuri saeculi, PL 96, 453–524. , L’etica hacker, 108.
  • S. HELMREICH, “The Word for World Is Computer”, in M. NORTON WISE (ed.), Growing explanations, Duke University Press, Duhram and London, 2004, 284.
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Inserito il:12/04/2017 11:18:48
Ultimo aggiornamento:12/04/2017 11:23:54
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