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Aggiornato al 26/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Daas (Contemporaneo - Kobe, Japan) – Asimov - 2013

 

Antropologia 4.0

 

Rivoluzione Antropologica: ecco ciò che ci promette “Industry 4.0”

di Achille De Tommaso

 

« Le leggi della storia sono assolute come quelle della fisica, e se in essa le probabilità di errore sono maggiori, è solo perché la storia ha a che fare con gli esseri umani che sono assai meno numerosi degli atomi, ed è per questa ragione che le variazioni individuali hanno un maggior valore. »

(Bayta DarellFondazione e Impero, cap. 11)

 

Se Asimov si svegliasse oggi e si guardasse attorno, direbbe sicuramente: ”L’avevo previsto!”, con un anticipo di, diciamo, 65 anni.

Tra le tante cose, infatti, che Asimov scrisse, di particolare fascino è la sua “Psicostoria”; ossia quella sua scienza immaginaria, presente nei libri del ciclo della Fondazione, in grado di prevedere l’evoluzione della società umana. I presupposti della Psicostoria sono statistici e molto verosimili dal punto di vista scientifico teorico (Asimov, come sapete, era anche uno scienziato) perché si basano su un numero elevatissimo di dati: secondo la Psicostoria, infatti, uno dei cinque presupposti per rendere valida una previsione, è che si faccia su un numero minimo di un centinaio di miliardi di intelligenze umane. Il che, in un’epoca molto futura, in cui i mondi conosciuti e raggiungibili sono miliardi di miliardi, rende plausibile la raccolta di dati in tale quantità. Ma una delle parti più interessanti della Psicostoria è nel fatto che esisteva una sola, limitata, élite di personaggi in grado di sapere come raccogliere i dati e come interpretarli.  Questo talento, dava quindi a questa élite un enorme potere; poiché erano in grado di prevedere il futuro.

E questa è la sfida che oggi dobbiamo affrontare, all’alba di “Industry 4.0”. Trovare i dati;  leggerli e applicarli; per il futuro delle nostre aziende; e magari anche per il presente.

Cosa sia “Industry 4.0” non è chiaro a molti; ma una cosa è certa: NON E’ RELEGATA AL COMPARTO PRODUTTIVO E MANUFATTURIERO, MA PERMEA TUTTA LA CATENA DEL VALORE. INTERNO ED ESTERNO ALL’AZIENDA.  Prodotti intelligenti, interconnessi, che comunicano con gli utenti e con altri sistemi, forniranno a loro volta nuovi modelli di business digitali che sfrutteranno i dati raccolti per offrire servizi aggiuntivi e magari in modalità “as-a-service”.  Prodotti che, sistemati nelle catene produttive e collegati con la vendita, moduleranno la produzione non solo sulla base quantitativa, ma anche sulle prestazioni e sulla qualità. Un “just in time” immediato; con reazioni in tempo reale sia delle catene di vendita, che di quelle di marketing, di montaggio e finanziarie. Questo è il nucleo dell’industria digitale 4.0: sistemi interconnessi, molto intelligenti, che non solo creano una catena del valore ad ampio spettro, ma sono in grado di farla evolvere, con minimi tempi di attesa; ascoltando le richieste di mercato e quelle interne all’azienda (es. pianificazione finanziaria e logistica).

Ma dal punto di vista umano cosa comporta?

Prima di rispondere alla domanda desidero mettere in luce due punti:

Primo: poiché la pianificazione di un prodotto (intesa ad ampio spettro: dalla individuazione della necessità del cliente, alla ingegnerizzazione, costruzione, promozione e vendita) verrà fatta da macchine, essa sara’ OGGETTIVA. Ossia non dipendera’ più molto dal talento del direttore Marketing, o da quello Vendite, o dal Direttore di Produzione; ma dipenderà soprattutto dal TALENTO DI CHI SAPRA’ RACCOGLIERE I DATI, INTERPRETARLI E ADOPERARLI. Un po’ come il talento della élite di psicostorici nei libri di Asimov.

Secondo: molti prodotti e servizi diventeranno “commodities” ; ossia beni per cui c'è domanda ma che sono offerti senza differenze qualitative sul mercato e che sono fungibili indipendentemente da chi lo produce. La disponibilità, infatti, di software e piattaforme a basso prezzo per pilotare sistemi aziendali “industry 4.0”, renderà possibile, anche a piccole e medie aziende, di produrre beni avanzati con tecniche di ottimizzazione che potevano permettersi, prima, solo le grandi aziende. Se siete curiosi di questo aspetto, andatevi a leggere qualcosa sulla piattaforma open-source “Arduino”; oppure su la “libelium”, studiata appositamente per e-Health. Il prodotto non sarà più (come in un supermercato) la parte più importante della catena del valore; ma gli elementi strategici saranno altri; come logistica, soddisfazione e fidelizzazione del cliente, capacità di gestione finanziaria flessibile, eccetera. Tutte funzioni pilotabili da “dati”.

Ci sarà una pletora di nuove tecnologie da utilizzare: sensori a basso prezzo e miniaturizzati, sistemi di gestione meccanica remotizzati, apparati indossabili, realtà virtuale e “augmented humanity”; apparati che daranno la possibilità di filtrare le conversazioni da altri rumori o di produrre fotografie immediate con la visione pupillare; oppure che saranno in grado di capire il gradimento di una particolare musica, in base alla frequenza cardiaca. Tutte tecnologie che produrranno “dati”.

Tutte tecnologie e piattaforme disponibili per tutti e in ogni parte del globo; più o meno nello stesso momento; tutte tecnologie che hanno l’Uomo come riferimento. O per sostituirlo con funzioni fatte da macchine che operano sulla base di dati inseriti in maniera dinamica; oppure mettendolo al centro di una grande “consolle di comando” che viene condotta in base ai dati preventivamente raccolti.

In entrambi i casi l’evoluzione antropologica sarà enorme; in entrambi i casi, forse in tutti i casi, l’Uomo dovrà gestire soprattutto Dati.

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Inserito il:16/11/2016 16:41:49
Ultimo aggiornamento:13/01/2017 09:26:34
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