In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 17/08/2017

News: Malattia di Alzheimer: un aiuto dall’olio extravergine d'oliva?

 

Potrebbe esserci un’arma ‘naturale’ per preservare meglio la memora e la capacità di apprendimento, rallentando così anche il declino cognitivo: l’olio extravergine di oliva. A patto che il suo consumo sia regolare. Sarebbero questi i primi risultati, pubblicati sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology, emersi da studi di laboratorio, cioè effettuati sui topi, condotti da un pool di tre ricercatori italiani, due stanziati in America alla Temple University di Philadelphia e il terzo a Roma all’Università degli Studi “La Sapienza”. La scoperta riguardo il benefico rapporto olio d’oliva-cervello avrebbe una ulteriore rilevanza scientifica: ci sarebbero infatti le premesse sulla capacità potenziale di questo condimento di ridurre anche la formazione delle placche amiloidi e dei grovigli neurofibrillari, prime chiare manifestazioni della malattia di Alzheimer.

I ricercatori hanno selezionato dei topi, predisposti allo sviluppo dell’Alzheimer, suddividendoli poi in due gruppi: l’uno destinato ad essere nutrito con una dieta normale e l’altro con la stessa dieta ma arricchita con olio extravergine di oliva al compimento dei sei mesi di vita, quando cioè avrebbero potuto comparire i primi indici di malattia. Scopo dello studio era infatti valutare se e in che misura il consumo dell’olio di oliva nella dieta potesse influenzare l’insorgenza, e dunque lo sviluppo, di Alzheimer. Le ipotesi non sono state disattese poiché il secondo gruppo di topi all'età di nove mesi e di un anno mostrava maggiore abilità nello svolgere test e compiti che coinvolgevano la memoria di lavoro e/o spaziale e le abilità di apprendimento, rispetto agli altri compagni nutriti normalmente e ugualmente testati.

Ma non solo, esami specifici avrebbero anche rilevato che questi topi si avvantaggiavano di una ‘autofagia’, cioè del processo deputato all’eliminazione di tossine e detriti intracellulari, tra cui le placche amiloidi e i grovigli neurofibrillari tipiche dell’Alzheimer, più attivo. Merito, dicono gli esperti, della capacità dell’olio di oliva di ridurre anche l’infiammazione cerebrale. Passo successivo della ricerca, in funzione dei primi dati ottenuti, sarà testare gli esiti dell’olio di oliva anche su animali di oltre 12 mesi con segni già manifesti di malattia. «Un paziente con sospetta demenza - concludono gli esperti – quando arriva in visita, mostra già chiari segni di malattia. Il nostro intento è capire se l’introduzione dell'olio d'oliva nella dieta in un tempo successivo all’iniziale comparsa della malattia, possa comunque contribuire a fermare o invertire la progressione dell’Alzheimer».

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:22/07/2017 15:36:30
Ultimo aggiornamento:22/07/2017 15:43:38
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology