Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Cristina Stefan (from Candiac, QC – Canada) – Dilemma

 

ELEZIONI 2022: La Sinistra delle fake: "La Destra vince ma scoppia presto"

di Achille De Tommaso

 

La vittoria della Destra, il 25 settembre, pare quasi sicura; almeno secondo i sondaggi. Ma si può sempre cercare di evitare questa vittoria, o magari svuotarla. Si può fare cercando di scoraggiare gli elettori, dicendo che subito dopo il traguardo i tre inizieranno a dividersi, e non saranno più nella stessa squadra nelle tappe successive.

***

Scrivo questo il 4-9-2022; ieri è stato distrutto, a Milano, un gazebo di FDI; da parte di cosiddetti (dai media) “gruppi antagonisti”. Ovviamente, per qualche motivo, non si ha il coraggio di definirli “gruppi di sinistra”, o “gruppi fascisti”; perché l’attributo di fascista deve essere di esclusivo affronto per la destra. Scommetto che questa notizia scomparirà subito dai media. Gira e rigira, questo è uno dei modi che la sinistra ha oggi escogitato per prepararsi ad una sconfitta; l’ultima spiaggia.

Ovviamente l’altro modo in particolare uso oggi, è quello di vituperare l’avversario indicando quanto poco coesa sia la sua coalizione.

È l'ultimo ritornello nella casa dei sedicenti progressisti: prima si era detto che la Meloni avrebbe riportato il Fascismo, un pericolo per la democrazia; poi, visto che il repertorio non funzionava, si è passati all'Europa: FdI non stava bene a Bruxelles e agli USA; ma poi la Clinton, al Festival di Venezia, ha detto che Meloni non è poi tanto male; anche perché è “una rottura col passato”; e questa affermazione è stata una “rottura” per il PD:  come si fa infatti a dare torto a siffatto personaggio USA? Se va bene agli USA deve per forza andare bene a UE! Poteva bastare come vituperazioni gratuite? Ma no: visto che l'armamentario dei luoghi comuni menzogneri era stato saccheggiato, e allora ecco un'altra variante: «Destra, divisi su tutto», titolava giorni fa il giornale del PD, La Repubblica, in prima pagina, con enfasi degna di miglior causa.  

Ma non si vergognano?

Se si riflette un minimo, si scopre che, a sinistra hanno messo insieme tutto e il contrario di tutto con un programma che ricalca i temi in cui hanno sempre fallito (Lotta alle disuguaglianze, crescita economica e riduzione del debito: tutti fallimenti del PD) Cottarelli, Bonelli, Cirinnà, l'agenda Draghi e l'agenda anti Draghi, il liberalismo e l'assistenzialismo. Difficile barcamenarsi in quel guazzabuglio; e infatti Calenda ha fatto bye bye e se n'è andato per la sua strada. Vogliamo poi parlare di PD con M5S? Meglio stendere un pietoso velo.

Ma il grande vaticinatore è Matteo Renzi. La persona che, quando diventò premier, era diventato il “deus ex machina del PD”: doveva salvare l’Italia, era il migliore; c’erano folle di progressisti che gli baciavano le pantofole. Ricordate? E’ quello che, tra i tanti guai creati all’Italia, quando era nel PD, negoziò con UE uno scostamento di bilancio a patto che non facessimo tante storie con l’ingresso dei migranti. Dovevamo tenerceli tutti. E così è stato, e così è anche ora. Ebbene l’ex premier oggi scommette sull'implosione del fronte conservatore e fissa il capolinea dell'esecutivo Meloni in maniera matematicamente precisa: dopo un anno e mezzo di tempestosa navigazione, nel 2024.

Povero Renzuccio. E si che è intelligente e sottile nelle sue argomentazioni. Peccato che si debba sempre intendere il contrario di ciò che dice. Oggi vaticina per la destra, ma vaticina anche per la sinistra; infatti appare il più grande avversario di Letta (salvo poi magari metterglisi insieme dopo le elezioni, per “amor di patria”; tanto gli italiani alle sue balle ci sono abituati o le hanno dimenticate. Per ricordarle, v. la mia pagina facebook “le balle di Renzi” https://www.facebook.com/ACHILLEBALLE/). Renzi smonta la sinistra: "Imbarca idee disperate" dice “Secondo me Letta è rimasto fermo al 2014 ma invece siamo nel 2022. Le candidature del Pd sono fatti del Pd, ma dalle candidature si capisce cosa si vuole fare”. Nel mirino di Renzi è finito anche Andrea Crisanti, candidato da Enrico Letta come capolista del collegio europeo. In effetti Andrea Crisanti, uno degli esperti che si è esposto durante il picco pandemico, è uno di quelli che ha maggiormente spinto per nuovi lockdown, anche quando era evidente non fossero necessari. Ed è su questo punto che Matteo Renzi infila la sua lama: "Se uno candida Crisanti, che prima voleva tenerci chiusi a Natale, poi ad aprile voleva chiuderci in casa per salvare l'estate, poi in estate chiusi di nuovo perché altrimenti c'erano troppi morti. Ho paura che al primo raffreddore ci prendiamo una quarantena di due mesi e non ne usciamo". E anche sulle alleanze, che non hanno mai previsto un patto tra il Pd e Italia Viva, Matteo Renzi sottolinea con rancore: "Chi vota Letta riporta in Parlamento Di Maio. Spero che Di Maio perda a Pomigliano d'Arco. Di Maio è un ministro degli Esteri che non si occupa del mondo, ma si occupa del suo partitino". E sulle tasse? Il leader di Italia viva non ha mancato di ricordare che "Letta fu l'ultimo premier che aumentò l'Iva. Aumentò lo scaglione dal 21 al 22%". E sottolinea: "chi vuole votare per partito che aumenta le tasse vota il Pd". E così facendo Matteo Renzi è andato a colpire Enrico Letta sul punto più debole del suo pseudo-programma elettorale; programma che è ben rappresentato dai post rosso/nero, tipo quello sulla “pancetta”.

E, visto che parliamo di “campagne”, vorrei parlarvi della campagna di Letta su Tik Tok.

Come sapete, in questi giorni è partita la corsa dei partiti politici ad iscriversi al “nuovo” social media, convinti dal fatto che la piattaforma sia invasa da orde di giovani indecisi. Ognuno l’ha fatto a modo proprio. Salvini (che è stato il primo) “ha portato” i ragazzi a Lampedusa. Calenda li ha annoiati tutti autoproclamandosi avanguardista: userà la piattaforma in modo «diverso». E lo dice riferendosi alla tipologia di contenuti che porterà sul suo canale: politica, libri, cultura. Renzi ha puntato sul “first reaction choc” (vuole cavalcare il fatto che è stato spesso ridicolizzato sulla Rete; magari ha successo perché sarebbe la prima volta che dice la verità) . E Berlusconi racconta barzellette. Poi c’è il Pd, che è sbarcato su Tik Tok col simbolo di partito (non del leader) e ci ha fatto mettere la faccia ad Alessandro Zan. La scelta di un volto giovane ha un suo senso; però Letta dimostra di non aver compreso poi molto bene il funzionamento della piattaforma.

Di fronte ai cronisti, ha infatti spiegato che il Pd è su Tik Tok “in modo non ridicolo ma molto serio” perché Tik Tok “non è un luogo di cabaret o varietà”, ma “una piattaforma in cui si parla con persone, i più giovani, che vogliono sentire degli impegni seri e chiari”. Ma dove vive? Ha mai guardato Tik Tok? Questo non è vero; e lo sa pure mia nonna. Forse Enrico si è dimenticato di controllare bene quali sono i profili più seguiti sul social. Uno, Khaby Lame, è diventato famoso nel mondo per i suoi post in cui sta zitto per lunghi minuti e fa delle facce strane (tecnicamente: video-reaction) a filmati ancora più idioti. Un’altra di cui molto si parla è una ragazza che insegna ai follower a parlare in “corsivo”. Da ridere; come al cabaret; ed è questo che attira. E’ vero, su Tik Tok ci sono anche libri e cultura; (io stesso pubblicizzo i miei libri anche su Tik Tok; con video di effetto) ma è errato mettersi in cattedra e dire che ci si pone “in modo non ridicolo” offende chi oggi lo pratica. Ma per Letta il video di Zan è stato “un enorme successo”. Il post, quando scrivo, è stato visto circa 27 mila volte. Il video con cui si è presentato Berlusconi sul suo canale, 6,1 milioni; il primo giorno 350.000. Mi sa che Letta non ci ha capito granché; anche perché alle elezioni “uno vale uno”; non è che i voti “colti” valgano di più di quelli “ridicoli”.

Ma mi preme dire che, anche con Tik Tok, Letta e il PD, si pongono sempre con la puzza sotto il naso di “noi siamo la cultura, siamo l’élite, e gli altri sono…”

Vale la pena ricordare le parole pronunziate dal governatore De Luca, nel luglio 2022, in Piazza Municipio a Napoli. “Il Pd non è stato capace, nel corso di questi anni, di formulare una proposta di governo per il Paese, non è stato in grado di affrontare le grandi questioni sociali, di affermare una visione di futuro, una proposta programmatica riconoscibile anche solo per parole chiave. Quando Letta pronunziò il suo primo discorso da segretario, promise che il Pd non sarebbe stato mai più il partito del potere e della stabilità, il partito sempre pronto a governare anche a dispetto della volontà degli italiani, ma i fatti ci dicono che da allora ad oggi il Pd ha esclusivamente rivendicato il proprio ruolo a sostegno delle ragioni della stabilità, rinunciando completamente ad agire sul terreno dei contenuti e della proposta politica”.

RIFERIMENTI

Tiscali.it, ANSA, giornalettismo, nicolaporro.it, Il Giornale, investireoggi.it, wired.it

 

Inserito il:08/09/2022 11:05:23
Ultimo aggiornamento:08/09/2022 11:13:39
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