Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Cristina Stefan (from Candiac, QC – Canada) – Dilemma

 

ELEZIONI 2022: La politica la fa chi ne parla o chi la pratica?

di Gianni Di Quattro

 

Chi pratica la politica di questi tempi lo fa perché sta lavorando, deve guadagnare e ha scelto una opportunità. Una qualsiasi opportunità come andare a lavorare in una azienda, aprire un negozio, esercitare una professione liberale, provare ad andare all’estero. Gli uomini della politica praticano la politica, infatti, non perché hanno avuto una ispirazione, non perché la loro cultura, i loro studi li hanno spinti verso la generosità e il bene comune. Gli uomini della politica, in altri termini, sono dei lavoratori un po’ dipendenti e un po’ autonomi che fanno quello che fanno per lavoro, come un uomo di marketing progetta una campagna promozionale, un tecnico studia prodotti o un venditore cerca di vendere i prodotti che l’azienda per cui lavora ha nel suo catalogo. La differenza con gli altri lavoratori sta nel fatto che guadagnano di più, hanno più privilegi e avranno tutti belle pensioni.

I partiti, dunque, sono delle aziende, una specie particolare di azienda, che fanno marketing, comunicazione, inventano proposte per catturare mercato cioè consenso. Queste proposte, in genere, non sono propriamente inventate o studiate o frutto di qualche visione sociale, ma sono la rilevazione di una qualche necessità popolare vera o presunta che i sondaggi individuano come esistente e significativa.  Anche se non importante per il paese o magari molto dispendiosa e ingiusta. In qualche modo come nelle aziende il product planning rileva esigenze e spinge a progettare e produrre di conseguenza. I partiti hanno un organigramma, fanno accordi con altri, hanno fornitori e clienti, il management è deciso dal maggiore azionista quando c’è, altrimenti al loro interno si creano le correnti per conquistare appunto le posizioni di comando aziendale. Infatti, le correnti sono costituite da gruppi di amici che stabiliscono tra loro un patto per spartirsi posizioni interne ed ovviamente quelle esterne, ministeriali o nelle istituzioni pubbliche.

Allora chi la fa la politica, quella vera, quella che la parola indica, quella che è erede della cultura greca e dei suoi grandi filosofi?

La fanno quelli che ne parlano, quelli che cercano di capire e spesso dichiarano di avere capito strategie e mosse dei partiti a proposito dei grandi temi sociali, giuridici, etici, così come le ideologie dominanti di questi stessi partiti, ideologie che spesso sono retaggio del passato o inventate da chi ne parla, forse anche per dimostrare che parteggia per nobili e alti traguardi. Molti di questi che ne amano parlare, invece, non hanno capito o si rifiutano di capire che le strategie e le mosse dei partiti sono solo dettate da necessità immediate, da opportunità di conquista di consenso, da tentativi di resistere ad attacchi della concorrenza come qualsiasi azienda, da esigenze di fare qualcosa per mantenersi sul mercato, soprattutto da ciò che più conviene per conquistare il potere o semplicemente poteri.

Allora lo Stato come va avanti, come funziona, come riesce ad adempiere a tutte le funzioni che una società moderna e complessa richiede? Come riesce ad avere una continuità se i poteri formali sono occupati da lavoratoti precari che ora ci sono e ora non ci sono, di questo o quel partito?

Lo Stato va avanti perché è gestito dalla burocrazia che di volta in volta aiuta i rappresentanti dei partiti a fare un po’ di scena per dire e far vedere che loro stanno facendo quello che si deve fare, quando invece si dedicano ai loro viaggi, ai loro incontri, alle loro automobili, alle loro pensioni, ai loro amici. Insomma, i politici sono come i pupi nel teatro popolare siciliano. E questo spiega perché la burocrazia non si può limitare od eliminare, perché sarebbe come chiedere a qualcuno di suicidarsi. La burocrazia è intelligente, prende decisioni in relazione al gruppo politico al potere tanto sa che comunque non sarà mai sua colpa diretta. Inoltre, per la precisione, la burocrazia è una forma di potere che si continua a generare direttamente garantendosi così la continuità, stabilisce, se lo ritiene opportuno, anche collegamenti privilegiati con gruppi sociali od organizzazioni illecite, decide i livelli di remunerazione di tutti gli apparati. Infine, la burocrazia non ama le situazioni in cui viene nominato come Presidente del Consiglio qualcuno, un tecnico, che sa come funziona l’apparato e riesce a limitarne i poteri.

Forse questo schema è troppo estremista? Forse lo è, ma forse non per tutti. È uno scherzo suvvia, davvero uno scherzo, sapete com’è di questi tempi tristi pieni di incertezze, bisogna inventare di tutto per cercare la leggerezza.

 

Inserito il:02/09/2022 12:04:53
Ultimo aggiornamento:02/09/2022 12:19:21
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