Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 21/06/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

David S Goodsell ( California), artist and professor of molecular biology - Ebola (mar 2016 )

 

Nuova ipotesi sulla trasmissione di Ebola: forse è implicato anche il tratto respiratorio

di Francesca Morelli

 

Quasi 29 milioni di casi e oltre 11.300 morti: sono i numeri dell’Ebola, l’epidemia che dal 2013 al 2016, ha invaso e infestato l’Africa Occidentale, gettando preoccupazione a livello mondiale, a causa della migrazione del virus fuori dal continente con episodi curati negli Stati Uniti e/o guariti in Italia. Come è capitato a un medico di Emergency, recatosi a prestare soccorsi e cure sul luogo dell’epidemia e lì contaminato dalla malattia: ma salvato, a Roma, al Lazzaro Spallanzani (INMI), istituto nazionale per le malattie infettive e cure all’avanguardia.

Specializzato a  tal punto che da questa struttura sarebbe giunta una nuova indicazione che potrebbe cambiare la storia, l’approccio e la gestione del virus Ebola. Infatti alcuni ricercatori del centro infettivo della capitale, in collaborazione con l’University College di Londra (Inghilterra), il Friedrich-Loeffler-Institut di Riems (Germania) e l’Université Laval in Québec (Canada), avrebbero ipotizzato che Ebola possa replicarsi nei polmoni, di individui già infetti, con una eventuale possibilità di trasmissione anche per via aerea. Risultati di studi e ricerche pubblicati sulla prestigiosa rivista PLOS Pathogens.

L’indicazione sarebbe arrivata dalla rilevazione di materiale genetico specifico del virus Ebola, nei polmoni e nel sangue, sia in fase di terapia che dopo la guarigione, in un operatore sanitario che, contagiato in  territorio africano, era stato poi trattato a Roma. A insospettire e incuriosire i ricercatori è stata la presenza di alcuni marcatori biologici di replicazione del virus, riscontrato nel tratto dell’apparato respiratorio. Ulteriori indagini che riguardanti il monitoraggio dei Rna (microframmenti di Dna) virali di Ebola, già precedentemente associati con la replicazione virale, e la comparazione dei loro livelli nelle muscose respiratorie e nel sangue, avrebbero così evidenziato che i due fattori chiave per la propagazione del virus – l’Rna virale e i marker di replicazione virale - sono rilevabili e restano presenti nel polmone anche fino a cinque giorni dopo l’eliminazione dal sangue. Da cui l’ipotesi che Ebola possa replicare nell’apparato respiratorio. Ma si tratta, al momento, ancora di una supposizione che dovrà essere confermata da analisi e studi scientifici più approfonditi che non possono essere condotti su modelli animali, richiedendo una stretta cooperazione fra ricercatori, laboratoristi e clinici, e infrastrutture che possono facilitare queste interazioni. Opportunità che INMI è in grado di offrire e soddisfare.

«I dati preliminari - precisa Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani – suggerirebbero un ruolo importante del tratto respiratorio nel processo di sviluppo della malattia da virus Ebola, aprendo nuove valutazioni per strategie di prevenzione e/o di controllo della malattia. Con particolare attenzione agli operatori sanitari e ai famigliari, più esposti alla contrazione del virus». Ma le prospettive più interessanti riguarderanno la trasmissione interumana di Ebola, così come il possibile ruolo del virus nella patologia del polmone.

«Il possibile coinvolgimento del tratto respiratorio è una scoperta significativa – aggiunge Alimuddin Zumla, dell’University College di Londra e anch’egli autore dello studio - che potrebbe spiegare la rapida diffusione del virus durante l’epidemia ed anche l’azione di altri elementi che definiamo con il termine inglese di ‘cluster’, ad oggi non specificatamente attribuiti al virus, invece coinvolti nella propagazione e diffusione della malattia». Come ad esempio la trasmissione del virus tramite aerosol. Ma si tratta solo di ipotesi, ancora tutte da confermare.

Inserito il:11/01/2017 15:58:39
Ultimo aggiornamento:11/01/2017 16:17:53
Condividi su
Cliccate sulle strisce colorate per la sezione di vostro interesse
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology