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Aggiornato al 23/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Marcello Fedele Caliri (Palermo,1947) - Saline trapanesi

 

Il sale iodato è tanta salute

di Francesca Morelli

 

‘Poco sale e iodato’.

Con questa imperativa raccomandazione, riguardante il corretto uso del sale iodato sia in età pediatrica che adulta, può essere riassunto il contenuto di un Position Paper, promosso dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, condiviso da 13 Società e Associazioni scientifiche (Associazione Italiana della Tiroide-AIT; Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica-ADI; Associazione Italiana Ginecologi Consultoriali-AGICO; Associazione Medici Endocrinologi-AME; Federazione Nazionale Medici di Medicina Generale-FIMMG; Federazione Società Italiane di Nutrizione-FeSIN; Società Italiana di Endocrinologia-SIE; Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica-SIEDP; Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia-SIGO; Società Italiana di Nutrizione Umana-SINU; Società Italiana di Nutraceutica-SINUT; Società Italiana di Pediatria-SIP; Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare-SISDCA).

Il documento ha un chiaro obiettivo: ridurre il tasso di incidenza, o meglio prevenire, le patologie legate all’eccessivo consumo di sale, prime fra tutti i disturbi cardiovascolari, e/o in difetto evitare i disordini da carenza iodica.

L’impegno delle istituzioni in tema di sale è cominciato 12 anni fa con una campagna di sensibilizzazione al consumo di sale iodato al ‘varo’ della legge 55/2005, che ha introdotto un programma nazionale di iodioprofilassi. Da allora la situazione, in cui il consumo di sale iodato era stimato al 30%, è sensibilmente migliorata perché ad oggi il 60% della popolazione ricorre all’uso di questo specifico sale, tuttavia c’è ancora molta da fare per raggiungere il traguardo dell’80-85% auspicato e raccomandato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Con l’incremento dei consumi di sale iodato, sono arrivati anche i primi risultati in termine di salute, già evidenti specie nei bambini. Infatti in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia dove la quantità di sale iodato, assunto con l’alimentazione buona e sufficiente, ha favorito in tutte queste Regioni (ad eccezione ancora delle Marche) l’azzeramento del gozzo in età pediatrica e/o scolare.

Questa patologia è infatti una fra le prime conseguenze della carenza di iodio, perché tra gli organi più sensibili alla mancanza di questo microelemento, c’è proprio la tiroide. Le implicazioni possono essere ben più gravi, con lo sviluppo ad esempio di  deficit intellettivi anche fino al cretinismo, specie se la carenza di iodio si protrae per tutto il periodo della gravidanza e durante la prima infanzia. Questo perché lo iodio è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei che svolgono un ruolo centrale nello sviluppo del sistema nervoso centrale, cervello compreso, durante la vita evolutiva e nel controllo dell’equilibrio metabolico nella vita adulta.

Invece la prevenzione del gozzo endemico e di molte altre condizioni neuro-cognitive è possibile: è semplice, poco costosa e non richiede impegni particolari. Si basa infatti sull’integrazione nutrizionale di iodio, laddove carente, ovvero quando è inferiore al fabbisogno giornaliero di 150 µg nell’adulto, di 250 µg in gravidanza e durante l’allattamento, di 90-120 µg nei bambini nei quali lo iodio è indispensabile e necessario per un corretto sviluppo neurocognitivo. Ogni grammo di sale arricchito di iodio, ne aggiunge 30 microgrammi a quello già fornito con la dieta, una quantità che, in base alle abitudini alimentari, non supera il 50% del fabbisogno giornaliero.

Il sale iodato è buono per tutti, anche per chi è già affetto da patologie tiroidee. Questo perché in condizioni fisiologiche la tiroide è in grado di tollerare fino a 1mg (1000 µg) di iodio al giorno senza che si verifichino effetti avversi, poiché eventuali eccessi di iodio vengono espulsi attraverso le urine. Maggiore cautela devono avere, invece, le persone con malattie tiroidee su base autoimmune le cui quantità di iodio tollerate sono inferiori, senza che tuttavia che possa esistere il rischio di superare il livello-soglia. Difficilmente, o raramente, infatti si aggiungono più di 300 µg di iodio alla dieta quotidiana.

Né l’uso di sale iodato contravviene alle raccomandazioni dell’Oms che invita a ridurre il consumo di sale a non più di 5 gr al giorno negli adulti e a 2-3 gr nei bambini sopra il primo anno di vita (prima di questa età va evitato), al fine di prevenire ipertensione, malattie cardiovascolari e altre condizioni cliniche cui si associa l’eccesso di sale. Infatti, la quantità di iodio aggiunto al sale stesso per uso alimentare - pari a 30 µg/g - assicura un apporto iodico adeguato anche in presenza di un consumo di sale contenuto nei limiti suggeriti da cardiologi e nutrizionisti.

 

Inserito il:19/05/2017 16:57:27
Ultimo aggiornamento:21/05/2017 11:47:30
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