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Aggiornato al 20/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Aneta Solecka (Contemporanea - Polonia) – Schizofrenia – Acrilico – 2012 ca

 

Un regime dietetico controllato nel paziente schizofrenico: utopia o realtà

di Anna Maria Pacilli

 

La Schizofrenia è una delle patologie psichiatriche a maggior livello di gravità, che affligge circa l’1% della popolazione mondiale, con esordio a circa 20 anni di vita, e che sicuramente rappresenta la patologia che più altera lo stile di vita e le performance di chi ne è affetto. Le alterazioni cognitive, percettive, comportamentali ed i disturbi dell’affettività causano un importante disadattamento della persona, tale da compromettere la normale qualità di vita. Alcuni studi hanno evidenziato che il rischio di mortalità correlato a patologie cardiovascolari e metaboliche, come l’ipertensione, la cardiopatia ischemica, lo stroke, il diabete e l’obesità è circa quattro volte più alto nei pazienti in cura presso i Dipartimenti di Salute Mentale rispetto alla popolazione generale.
Quali possono essere le motivazioni alla base del fenomeno? Osserviamo quotidianamente i nostri pazienti, soprattutto quelli che frequentano i Centri Diurni, che tendono a seguire una dieta più ricca di grassi e molto povera di fibre; osserviamo che l’attività fisica praticata è a livelli decisamente bassi, mentre il fumo di sigaretta è molto alto. Se per tutti noi che abbiamo provato almeno una volta nella vita a seguire un regime dietetico controllato, sono evidenti le difficoltà, a breve e/o a lungo termine, a non “sgarrare” rispetto ad una dieta che ci è stata consigliata o semplicemente per perdere peso, oppure perché il sovrappeso o l’obesità sono associati a dislipidemie o dismetabolismi, queste difficoltà dobbiamo immaginarle centuplicate in coloro che soffrono di importanti disturbi psichici e le ragioni possono essere di vario tipo.
Molto spesso non vi è la consapevolezza da parte dei nostri pazienti, che l’alimentazione che stanno seguendo non sia quella più corretta per loro, che nel sovrappeso o negli esami ematochimici alterati, possano svolgere un ruolo importante l’assunzione di cibi zuccherini o di bevande gasate ad alto contenuto di zuccheri. Non è spesso affatto noto che il fumo di sigarette sia associato ad un aumento di mortalità per rischio cardiovascolare rispetto alla popolazione generale.
Da uno studio condotto da Brown del 2002 è emerso che, nella popolazione schizofrenica lo stile di vita, in generale, non solo non è sano, ma non è neppure semplice per chi si occupa della loro salute rendere comprensibile l’utilità di condurre uno stile di vita salubre. D’altronde, per molti di noi, seppure non affetti da gravi disagi psichici, non è facile aderire ad uno stile di vita sano. Quando la nostra vita, per una ragione o per l’altra, ci appare costellata da problemi che ci sembrano irrisolvibili, spesso ci capita di ingozzarci di cibo, o di digiunare, ci capita di fumare troppo, di bere troppi alcolici, di sentirci sovrastati dai problemi e per questo anche, a volte, a cercare rifugio in psicofarmaci ( se non in sostanze psicoattive) per provare a lenire il dolore che ci attanaglia l’anima.

Ecco, se pensiamo ad un soggetto psichicamente grave, che un lavoro non l’ha mai avuto o lo ha perso, che viene rifiutato dalla famiglia perché “incurabile”, o che una famiglia non l’ha mai conosciuta, che non è capace di prendersi cura della propria igiene o di quella del proprio spazio di vita, che vive costantemente di fantasticherie allucinatorie o deliranti, tutto il resto diventa un accessorio superfluo, compresa la propria salute fisica. Che a questi problemi si associ il diabete mellito, l’ipertrigliceridemia o l’obesità, non sono neppure considerati fattori che spingono ancora più a fondo chi ne è affetto, nella spirale viziosa della desocializzazione.
Il risultato è, in molti casi, un rischio di mortalità precoce.
Non è neppure trascurabile il dato, oggettivamente comprovato, che molti dei nostri psicofarmaci, in questo caso neurolettici, che sono indispensabili per cercare di correggere la disregolazione dopaminergica alla base della sintomatologia psicotica, causino un aumento dell’appetito, che rende ancora più difficile seguire un regime dietetico controllato.
Una revisione della letteratura che, però, annovera nei suoi dati ancora un esiguo numero di casi, ha evidenziato che un regime dietetico a basso contenuto di carboidrati o una dieta chetogenica, possano, oltre che ridurre il peso corporeo e la “sindrome metabolica” così frequente nei nostri pazienti, addirittura, ridurre la sintomatologia allucinatoria o delirante in pazienti che ne siano affetti. Il dato osservato sarebbe correlabile ad una modificazione del metabolismo in generale e degli scambi cellulari in particolare, derivante dalla eliminazione del glutine dalla dieta. Per quanto riguarda la dieta chetogenica, si è ipotizzato che essa possa modificare il GABA ratio: glutammato in favore di GABA, aumento della sintesi di GABA e del metabolismo del glutammato, che potrebbe essere di ausilio nel compensare i livelli di GABA alterati nello schizofrenico. Questi dati, seppure trovino un precedente nello studio condotto da Dohan nel 1966, che aveva notato una riduzione dei ricoveri ospedalieri nei reparti psichiatrici, a seguito di una limitazione del consumo di pane nella dieta durante la Seconda Guerra Mondiale, riguardano, oggigiorno, studi condotti su un ristretto numero numero di pazienti e sarebbe interessante estenderli su larga scala per verificarne l’attendibilità, per cercare di studiare più a fondo, le cause alla base del fenomeno e, dunque, ulteriori possibilità di terapia.

Riferimenti bibliografici

Brown S, Birtwhistle J, Roe L. The unhealthy lifestyle of people with schizophrenia. Psychol Med 1999;29:697-701
Brown S, Birtwistle J, Roe L et al. The unhealthy of people with schizophrenia. Psychol Med 1999;29:697-701
Casey DE, Haupt DW, Newcomer JW et al. Antipsychotic-induced weight gain and metabolic abnormalities: implications for increased mortality in patients with schizophrenia. J Clin Psychiatriy 2004;65:4-18
Kato MM, Currier MB, Villaverde O et al. The relation between Body fat distribution and cardiovascular risk factors in patients with schizofrenia: a cross-sectional pilot study. Prim Care Companion. J Clin Psychiatric 2005; 7:115
McCreadie RG. Diet, smoking and cardiovascular risk in people with schizophrenia; descriptive study. Br J Psychiat 2003;183:534-539 13. Newcomer JW, Haupt DW, Fucetola R et al. Abnormalities in glucose regulation during antipsychotic treatment of schizophrenia. Arch Gen Psych 2002;59:337-345
Ryan MC, Thakore JH. Physical consequences of schizophrenia and its treatment: the metabolic syndrome. Life Sci 2002;71(3):239-257
 

 

Inserito il:18/07/2020 08:55:45
Ultimo aggiornamento:18/07/2020 09:09:23
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