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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Minas Halaj (Erevan, Armenia, 1981 -   ) – Floral Mind 16

 

Lo sviluppo della mente floreale

di Simone Quagliata

 

È scientificamente provato che le emozioni e gli stati d’animo negativi, specie se intensi e protratti nel tempo, sono in grado di innescare potenti reazioni a livello del sistema nervoso centrale e, di conseguenza, provocare alterazioni somatiche di varia natura. Sebbene vi siano individui il cui sistema nervoso presenti una maggiore sensibilità ed una minore resilienza, a nessun essere umano è preclusa la possibilità di sperimentare stati mentali disturbanti, cosiddetti in disequilibro.

Molte fra le malattie somatiche più temute, probabilmente - se non certamente - presentano una qualche linea diretta, o indiretta, con la sfera psichica di chi si ammala. La mente e il corpo viaggiano all’unisono: se uno soffre, non vi è dubbio, anche l’altro ne risente. Psiche e soma hanno in comune la tendenza innata a ricercare costantemente una situazione di omeostasi, il cosiddetto equilibrio. Tuttavia, il disequilibrio non è prerogativa esclusiva di chi si ammala gravemente, perché essere in salute non significa necessariamente non essere malati.

Il concetto di salute è chiaramente mutato in questi anni e ha subìto delle radicali trasformazioni. Tutte le più grandi istituzioni, ad oggi, sono concordi sul fatto che essa non è la mera assenza di malattia o infermità, ma qualcosa di più. Ed è proprio su quel “qualcosa di più” che si fonda tutto il pensiero di Edward Bach, medico e ricercatore che fra il 1926 e il 1934 scoprì nell’Inghilterra del tempo i rimedi che a tutt’oggi portano il suo nome.

Se è vero che una psiche perennemente in disequilibrio può compromettere la qualità di vita dell’individuo e, nei casi gravi, generare malattia, è anche vero che - per fortuna - la possibilità di prevenire o trattare questa disarmonia emozionale è sempre possibile. Gli strumenti e i metodi utili a tale scopo sono molti, ma necessitano di essere scelti sulla base del problema da trattare, delle preferenze e della soggettività dell’individuo: ciò che può essere funzionale per uno, può non esserlo per l’altro. Gli psicologi moderni, indipendentemente dall’orientamento, ci insegnano e promuovono una cultura del “conosci te stesso” per “guarire te stesso”, esattamente ciò che fece il Dr Bach molti anni prima.

Lo strumento di cui vi parlerò oggi è quello del sistema dei 38 rimedi floreali del Dr Edward Bach. Ciò che lo contraddistingue da altri approcci è la sua sorprendente semplicità di utilizzo che, in quanto tale, permette a qualsiasi persona - a prescindere dalla propria cultura ed istruzione - di utilizzarlo quotidianamente in autonomia e in totale sicurezza. I fiori di Bach sono 38 rimedi naturali, in forma liquida, estratti da fiori di campo o parti di piante selvatiche, ad eccezione di Rock Water (l’acqua di roccia). Il loro impiego, molto semplicemente, mira a individuare e riequilibrare emozioni e stati d’animo in disequilibrio.

L’individuazione dello stato emotivo disarmonico permette di acquisire consapevolezza, cosa non da poco; il passo successivo è quello di assumere il rimedio corrispondente che ne permetterà il riequilibrio attraverso lo sviluppo della virtù opposta. La sensazione sarà quella di percepire l’emozione disturbante - per utilizzare le parole dello stesso Dr Bach - che “si scioglie come neve al sole” e che lascia spazio all’esatto contrario di ciò che siamo andati a curare con il rimedio. Per fare un esempio pratico: l’emozione disarmonica associata al rimedio Mimulus è la paura, più nello specifico una paura concreta e nominabile; la virtù opposta che il rimedio permetterà di sviluppare, semplicemente, sarà il coraggio.

Nella mia esperienza con i rimedi, per molti anni personale e successivamente professionale, ho percepito ed osservato - in me e in alcuni pazienti - la presenza di un fenomeno comune a cui ho dato il nome di mente floreale o mentalità floreale.

Con il termine mente floreale, intendo quella particolare disposizione d’animo, o stato affettivo, che si viene a creare spontaneamente in chi ha acquisito confidenza con il sistema dei 38 rimedi del Dr Bach applicandolo regolarmente nella propria quotidianità.

La mente floreale si manifesta attraverso un’autentica sensazione di fiducia nella propria capacità di comprensione e regolazione emotiva: l’individuo, man mano che procede nell’esplorazione degli stati emotivi del suo qui ed ora, pare acquisire una sempre maggiore conoscenza di sé e del suo sentire.

Presupposto fondamentale per lo sviluppo di una mentalità di questo tipo non è solamente la mera conoscenza dei rimedi che compongono il sistema. La mente floreale, affinchè s’instauri e si strutturi, richiede che l’individuo si dedichi con particolare dedizione all’esplorazione dei propri stati mentali con i rimedi. Il metodo originale - ovvero quello che insegna alle persone a scegliere i rimedi così come faceva in origine il Dr Bach - è senza dubbio l’approccio migliore per facilitare lo sviluppo di una mentalità di questo tipo.

Diffondere i principi del metodo, nell’ottica dell’auto-aiuto, sembra essere un ulteriore elemento che aiuti a sviluppare - e soprattutto a mantenere - una mente floreale. Secondo la mia esperienza, un ulteriore elemento a favore di questa tesi è l’andare alla ricerca del nostro fiore, o dei nostri fiori, direttamente là dove nascono e crescono: nella natura. La preparazione di uno o più rimedi, mediante solarizzazione o bollitura, è un successivo passo utile a questo scopo.

Acquisire una mente floreale, in sintesi, significa apprendere per mezzo del metodo del Dr Bach una conoscenza e una padronanza del proprio vissuto emotivo, ovvero accorgersi della presenza di un’emozione disturbante e disfunzionale, attribuirle un nome e un significato e renderla funzionale al nostro compito di vita.

Un ultimo elemento caratteristico di questa disposizione d’animo, ma non meno importante, è la rassicurazione che perviene dal sapere che i rimedi rimangono lì, a nostra disposizione. Possiamo attingere ad essi quando vogliamo e quando ne sentiamo la necessità. I rimedi, in quest’ottica, rappresentano - per dirla alla John Bowlby - un’autentica base sicura:

sono la base da cui ciascuno di noi può partire per esplorare il proprio mondo emozionale e a cui farvi ritorno in ogni momento di difficoltà o quando ne sentiamo il bisogno”.

 

Inserito il:02/08/2021 12:35:45
Ultimo aggiornamento:02/08/2021 12:50:40
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