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Aggiornato al 21/06/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Sheila Murphy (Montreal, Quebec – Richmond, Ontario) - Tea Plantations China

 

Un Invito Ai Caffeinomani

di Antonio Bigazzi

 

Cioè, agli italiani.

L'Italia è un paese di fedelissimi del caffè, quindi anche coloro che leggeranno fino alla fine poi faranno spallucce e ordineranno un ristretto. Questo non toglie che il tè abbia molti vantaggi rispetto al caffè. Conoscere per scegliere meglio.

Gli italiani, salvo ammirevoli eccezioni, sono tristemente incompetenti rispetto al tè. Pensano a quelle brodaglie che ti servono al bar. Una tazzaccia di acqua calda, una bustina di Lipton, ed una fetta di limone; mamma mia! È un grande peccato perché il continente tè è da essi sostanzialmente inesplorato.

Parlerò quindi nel seguito esclusivamente del tè in foglia, non di quello in bustine, il peggio del peggio che raccoglie il tè più polverizzato, tanto non si vede.
E parlo di tè puro, non con lo zucchero (augh), latte o limone.

Il tè è uno stimolante, mentre il caffè è un'eccitante. La teina è spiccicata alla caffeina, od alla guaranina del guaranà od alla mateina del yerba mate. Od all’analogo componente del cacao. È un alcaloide naturale, scovato dall'evoluzione che agisce da neurotrasmettitore nel cervello degli insetti, eccitandoli ed uccidendoli. Stessa cosa per noi, ma come per il prezzemolo quel che non è in dose sufficiente da ammazzarci, ci piace.

O forse siamo tutti figli di Mitridate.

La caffeina nel tè tipicamente si lega ai suoi polifenoli. Ne risulta un rallentamento dell'assorbimento: meno per volta ma più a lungo.

Il tè è assai vario, certo più del caffè di cui esistono, ammettiamolo, un po' di varietà, ma poche e che variano di poco.

Invece il tè! Verde, nero, giallo, bianco più una grande quantità di miscele (per esempio l'ottimo Russian Caravan). Per non parlare di tutte le miscele personali possibili.

Inoltre esistono dozzine di tè aromatizzati: vaniglia, castagne, rose, cioccolata, liquirizia, bergamotto, menta, pesca, albicocca, gelsomino, a tutto! Personalmente preferisco tè più regolari, ma non rifuggo, specie la sera, dal bermi un tè profumato, specie se a bassa caffeina.

Ci sono eccellenti tè speziati come il Masala Chai indiano: una sinfonia di cardamomo, cannella, zenzero, semi di finocchio, e pepe nero, al minimo. Perfetto per quelli a cui piace il tè con latte e zucchero: qui ci stanno.

C'è il Lapsang Souchong che è affumicato. Odore da paradiso.

Poi c'è il Matcha giapponese, che è particolarissimo. E difficile, come un po' tutti i giapponesi, che sono un po' estremi per il gusto italiano. Con i tè giapponesi, sembra spesso di bere erba.

Il caffè non fa certo male, anzi spesso si sente dire che faccia bene. Il tè fa bene, e non ci piove. Specie il tè verde, un tipo difficile per i neofiti, che è antiossidante ovvero agisce contro l'invecchiamento. Si dice sia anche dimagrante. Bisogna prima abituarsi al suo gusto sottile e sofisticato.

Il tè è economico. Un etto di tè può durare settimane o mesi, specie considerando che le foglie possono essere riusate più volte, con caffeina in diminuzione il che non guasta, nel pomeriggio.

Non essendoci in Italia un gusto diffuso del tè, non è sempre facile trovare negozi che lo vendano, almeno per chi vive in piccole città. Come accennato, non considero tè le solite bustine del supermercato. Ma è facile comprarlo in rete.

Il tè ha mille ed un profumo. Non nego che anche il caffè sappia prenderci per il naso, ma nel tè la varietà è extravagante. Concedetevi il lusso di un olfatto soddisfatto.

Il tè dura. Ho ancora un po’ dei tè che comprai 35 anni fa. Hanno perso un po', ma sono ancora gradevoli. Il tè non solo non va mai a male, ma non si secca: secco lo è già quando arriva.

E si riscalda bene, mentre il caffè riscaldato va bene solo con i cavoli a merenda, oppure come un bel fritto dell’altro ieri riscaldato col forno a microonde.

Il tè come hobby. Prepararselo è dilettevole. Consiglio di investire in una bella teiera, ovvero un buon bollitore ed un infusore abbastanza largo per permettere alle foglie di aprirsi - fondamentale. Un bollitore che permetta di selezionare la temperatura, come quello ottimo che ho io (fino a 1.75 litri), un Salton #KE9034, se lo trovate in Italia. Od un Cuisinart a 6 temperature. I bollitori trasparenti spesso hanno LED che cambiano colore al cambiare della temperatura - un piacere in technicolor in più.

Le tazze sono importantissime. Bere il tè in una tazza che non ti chiama è da pivelli. Come per un fumatore di pipa non sceglierla al momento del tabacco.

Va anche preparato alla temperatura giusta. Un nero richiede acqua bollente mentre un verde vuole 75-80 °C.
Ma sulle temperature ed i tempi di infusione non mi dilungo. Vi sono anche troppe raccomandazioni. Il mio consiglio è di partire da una di queste e poi sperimentare.

Per chi, ardito, volesse approcciare il vasto mondo del tè, ecco una guida, ma prima un consiglio: sulla rete od ancor meglio su un libro, imparate qualcosa del tè - acculturatevi. Esattamente come funziona con la musica classica.

Gli italiani dovrebbero cominciare con tè neri, più facili, e più caffeinati. Consiglierei un semplice Earl Grey (al bergamotto) od un Assam, se lo trovate. Il Ceylon, in foglia!, o un English Breakfast, gradevoli e facili tè introduttori. Od un ottimo Darjeeling, un nero che però non ama l’acqua bollente.

Il tè dei ristoranti cinesi, al gelsomino, lo berrei al ristorante cinese. E forse basta così. Sebbene, de gustibus...

Temerariamente, proverei a questo punto un Russian Caravan, che è un misto di Oolong, Keemun, and Lapsang Souchong. Da innamoramento.

Passare poi ai verdi, ma non ai giapponesi, mi raccomando. Più che altro cinesi, ma se avete accesso ad un negozio indiano guarderei là per qualche tè verde ayurvedico (dice cura il diabete, dice).

Tra i molti cinesi, un buon Imperial Gunpowder od un Dragonwell, magari un Sencha.

A questo punto potrete considerarvi membri del selezionato club degli amanti del tè e sarete pronti per affrontare l'Oolong puro, o perfino il Pu Erh, un tè fermentato e per aficionados.

Il prossimo passo è il Lapsang Souchong. Consiglio di usare piccole dosi e comunque è un tè che "si mangia col naso".

E qui, se uno proprio vuole, si passa ai tè giapponesi. Ma è sport estremo. Meno uno di questi che è facile, ancorché strano, con bassissima caffeina: l'Hōjicha, un verde arrostito! Infatti è ben rosso. Gradevole, specie alla sera.

I più spericolati provano addirittura il Kombucha, che poi a dire il vero giapponese non è: originario della Manchuria.

Siete ora in grado di inventare le vostre tèmerarie combinazioni.

Si potrebbe poi andare alle varie bevande del tè consorelle, quali yerba mate e rooibos, più le dozzine di tisane ma questo è un discorso per un altro giorno. Considereremo il tè come droga del passaggio. :)

E per finire un aneddoto. Dopo gli attacchi fascisti all’Etiopia (1935-36), la Società delle Nazioni impose sanzioni economiche all’Italia, il che limitò severamente l’importazione del tè.
Per forza o per amore, gli italiani divennero autarchici e cominciarono ad importare dalle loro colonie i fiori di ibisco, con cui si può fare un piacevole tè, o meglio tisana poiché non c’è caffeina, dal simpatico colore rossastro. Lo chiamavano karkadè e c’è chi lo chiama ancora il tè degli italiani.

In conclusione, apprezzare il tè e coltivarne l'hobby è cosa piacevole, economica, salutare ed è anche un'esperienza culturale.

Ci sono centinaia di tè che vi attendono.
Specie quelli ancora a voi sconosciuti, di cui non vi siete ancora
innamorati . Il palato è una cosa seria e quindi… sursum tazzam.

Note:

  • La pianta del tè e la Camellia sinensis, della stessa famiglia (Theaceae) delle camelie.
  • Il carattere cinese per tè: pronunciato chá in mandarino e teh in lingua Hokkien

 

Inserito il:29/04/2020 10:36:52
Ultimo aggiornamento:29/04/2020 10:49:33
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