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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vincent van Gogh (Zundert, Olanda, 1853 - Auvers-sur-Oise, Francia, 1890) - Sulla soglia dell’Eternità

 

Capire il dolore per conoscersi

di Asteria Bramati

 

La storia del dolore è lunga come quella dell’umanità.

Sono state formulate molte teorie e condotti molti studi per spiegare che cosa sia il dolore, soprattutto quello psichico, ma, a oggi nessuna offre una spiegazione esaustiva.

La moderna società tende a negare la sofferenza; il consumismo e i meccanismi perversi che ad essi si accompagnano quali il senso di alienazione, la solitudine, ma, anche l'egoismo, l'individualismo, le manie, inducono le persone a credere che bisogna, sempre e comunque, trovare un antidoto alle angosce del vivere, anche, tramite i medicinali.

Il linguaggio è lo strumento principale a disposizione per descrivere e caratterizzare il proprio dolore, intenso in senso ampio. Nonostante ciò, pochi studi hanno approfondito le ripercussioni dell’utilizzo di parole associate al dolore e sulla sua percezione.

Un importante studio dell'università di Modena e Reggio Emilia (condotto da E.Borelli, D.Crepaldi, C.Cacciari), pubblicato da PLOS -one (Febbraio 2018), indaga la struttura psicolinguistica ed emozionale della semantica associata al dolore; i comportamenti che individui mettono in atto quando pronunciano parole associate al dolore e cercano di evitarlo attraverso il paradigma di evitamento, cioè, tramite quali meccanismi cerchiamo di allontanarlo.

I risultati dello studio dimostrano come sono, soprattutto, le parole associate al dolore sociale a essere considerate più negative e più dolorose, (ad esempio: sono un fallito! Provo vergogna!). Le parole che sono legate a giudizi sociali sono quelle che evocano nella nostra mente la sensazione del dolore e modulano la nostra risposta comportamentale ad attivare uno schema (pattern) più simile a quello caratteristico dell’esperienza dolorifica.

Oggi a differenza del passato, la scienza ci aiuta di più a capire il dolore sia fisico sia psichico.

Gli studi per quanto riguarda la sofferenza fisica ci dicono che, ad esempio, i meccanismi del dolore responsabili della sensazione di dolore sono diversi fra uomini e donne; negli uomini il canale prevalente di trasmissione della sensazione di dolore sono le cellule del sistema immunitario del sistema nervoso centrale, (la microglia); invece, per le donne sono i linfociti T a giocare il ruolo principale. Questo potrebbe avere delle implicazioni nello sviluppo di farmaci specifici per il trattamento del dolore negli uomini e nelle donne.

Nei meccanismi insiti nel dolore la componente neurologico - psichica si rivela essere sempre più importante. Una recente ricerca condotta dall'Università dello Utah e pubblicata sulla rivista Frontiers in Neurology dimostra che la musica migliora l'effetto degli antidolorifici al punto tale di poter ottenere, in futuro, lo stesso effetto analgesico attuale, ma, a dosi più basse di quelle che vengono usate con gli attuali farmaci. Gli studiosi hanno testato un mix di musica e di farmaci su un gruppo di topolini con due diverse forme di dolore, infiammatorio e chirurgico, e somministrato delle medicine quali l'ibruprofene e un cannabinoide in minore quantità rispetto a quella standard, e alla fine hanno confrontato gli effetti della musica rispetto a quelli del rumore ambientale.

E' emersa una diminuzione del dolore infiammatorio del 93% rispetto al farmaco usato da solo, e del 77% rispetto a quello chirurgico. Ciò dimostra che la musica contribuisce a incidere su quei parametri (respirazione, battito cardiaco, endorfine, ormoni) che il nostro cervello controlla e che sono strettamente legati alla sofferenza.

Ma questo non significa che il dolore e la sofferenza psichica vengano annullati e cancellati dalla vita degli individui, anzi , “significa, al contrario, immergersi e capire il dolore per meglio conviverci” (Andreoli, 2018) il disagio fa parte del modo di essere della persona, è un aspetto del Sè che non bisogna mai negare.

 

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Inserito il:27/04/2019 13:00:34
Ultimo aggiornamento:27/04/2019 13:10:53
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