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Aggiornato al 24/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ron Hicks (USA 1965) –Take me away

 

 

Giovani italiani rimandati in tema di sesso

di Francesca Morelli

 

Precoci, poco responsabili e non adeguatamente informati: è il profilo dei giovani italiani in tema di sesso e sessualità, emerso da una indagine Censis sulla «Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani (millennial e dei giovanissimi) in Italia», realizzata con il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur-MDS.

Primo fattore di rischio di una vita di coppia ‘pericolosa’ è la giovane età: i ragazzi italiani hanno mediamente il primo rapporto sessuale completo a poco più di 17 anni, con un percentuale di oltre il 43 tra i 12 e i 24 anni, e punte superiori al 79% tra i 22-24enni. Di questi il 93% circa si dichiara attento a evitare gravidanze, facendo uso in più del 70% dei casi del preservativo, ma solo una quota minore – pari al 74,5% - si cautela dalla possibilità di contrarre infezioni sessualmente trasmesse (MTS) e di questi il 17% circa ritiene di poterlo fare con la pillola. Confondendo la prevenzione con la contraccezione: primo dato allarmante.

Molti sono i dubbi o le cattive conoscenze anche sulle malattie intime: quasi la totalità dei giovani di 12-24 anni (+93%) ne ha sentito parlare, contro poco più del 6% che ne è completamente all’oscuro con punte anche del 19% nei giovanissimi di 12-14 anni.

Fra le MTS; la più nota è l’Aids (89,6%) seguito a distanza, con percentuali intono al 20, da sifilide, candida, Papillomavirus, gonorrea, epatiti e herpes genitale le cui informazioni sono apprese preferibilmente dai media (tv, riviste, internet), a scuola (53,8%) ma con sensibili differenze geografiche -  dove si passa da oltre il 60% al Nord al 46,1% al Centro e al 47,9% al Sud - e solo poi da medici di famiglia e specialisti, che rappresentano invece la fonte più accreditata, e dai farmacisti.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il Papillomavirus (HPV), in funzione del trnd di diffusione e delle possibili implicazioni della malattia, anche oncologiche, ma i giovani al riguardo sono ancora confusi. Conoscono meglio l’esistenza del virus nella fascia di età tra i 12-24 anni, di più le ragazze con punte anche dell’83% circa rispetto ai maschi fra i quali l’informazione è ridotta della metà.

Il contagio, poi, lo associano soprattutto a rapporti sessuali completi (81,8%) mentre pochi sanno che l’Hpv può essere trasmesso anche attraverso rapporti sessuali non completi (58%), ritenendo che il preservativo sia uno strumento sufficiente ed efficace (64%) di prevenzione, fino a una quasi totale ignoranza sul fatto che i rischi di trasmissione e contrazione non possono essere azzerati se si è sessualmente attivi.

Molti associano l’Hpv al virus responsabile di diversi tumori, soprattutto al collo dell’utero e/o a diverse altre patologie benigne e maligne dell’apparato genitale (che possono restare anche asintomatiche), ritenendolo però una malattia solo al femminile, mentre nel maschio il virus è comunque contraibile e può causare ad esempio tumori anogenitali.

Se l’HPV non conosce età e identità sessuale, è tuttavia possibile prevenirlo efficacemnete con una vaccinazione mirata.  Opportunità di cui sono a conoscenza soprattutto i più giovani (mediamente l’84% tra i 12-17enni), sensibilizzati da campagne di vaccinazione del Sistema sanitario nazionale, mentre ancora una piccola parte dei giovani diffida del vaccino per gli effetti collaterali che può determinare (15,8%), dicono, credendo erroneamente che la protezione duri poco (12%) in quanto non elimina la necessità di fare il pap test (12,1%) per scoprire un eventuale tumore del collo dell’utero.

Occorre dunque pensare a una informazione ‘giovane’ sulle malattie a trasmissione sessuale. «Le quali costituiscono un insieme di malattie molto diffuse che interessano milioni di individui, ogni anno, in tutto il mondo – dichiara Ranieri Guerra, Direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute – con un forte impatto sia a livello individuale che di sanità pubblica, associandosi anche a una maggiore probabilità di acquisire e trasmettere l’Hiv».

Questa è solo una delle ragioni per cui il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 e il Decreto ministeriale sui nuovi Lea, prevedono la vaccinazione Hpv nelle ragazze undicenni e l’introduzione della stessa anche nei maschi di pari età.

 «L’insufficiente conoscenza di queste infezioni - ha aggiunto Andrea Lenzi, Professore ordinario di Endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma - e di come prevenirle è tra i principali problemi di diffusione delle MST».

«Il nostro Telefono Verde Aids e Infezioni sessualmente trasmesse - fa eco Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS (Istituto Superiore di sanità) - riceve oltre 1.000 chiamate al mese.

Di queste solo il 10% proviene da giovani tra i 15 e i 24 anni, poco e scorrettamente informati sulla prevenzione di queste patologie che associano a determinate fasce di popolazione e non a comportamenti a rischio».

Ciò richiama l’importanza di attivare canali di informazione pensati specificamente per i giovani, per proteggere la loro salute, la loro fertilità, il loro futuro: infatti sebbene i ragazzi si muovono in un mondo cibernetico inondato di immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili, circa il 50% ancora ha dubbi in materia di sesso e sessualità.

«In larga misura dichiarano di proteggersi anche dalle MTS - conclude Ketty Vaccaro, Responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis – ma non sempre sono consapevoli dei rischi che corrono».

Mettendo, irresponsabilmente, a repentaglio se stessi e il partner.

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Inserito il:24/02/2017 16:43:09
Ultimo aggiornamento:24/02/2017 16:53:12
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