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Aggiornato al 16/12/2017

George Tooker (New York,1920-2011) - Government Bureau - 1956

 

Conciliazione vita-lavoro nella PA: due best practice

di Giuseppe Aquino

 

Nel precedente articolo veniva mostrato come anche nella Pubblica Amministrazione si stiano introducendo elementi di flessibilità volti alla conciliazione vita/lavoro con l’obiettivo dichiarato di aumentare la produttività dei dipendenti pubblici.

Con la Legge n. 124 del 2015 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, infatti sono state previste delle linee guida, “contenenti regole inerenti l’organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei dipendenti”, pubblicate tramite la direttiva n.3 del 2017 in materia di lavoro agile.

Questo contributo vuole invece concentrarsi sulle best practice adottate da due Pubbliche Amministrazioni Locali: il Comune di Cagliari e la Camera di Commercio di Milano.

Cagliari è il primo comune in Italia ad aver previsto le “ferie solidali”: “Potranno beneficiare delle ferie solidali i dipendenti a tempo indeterminato, in condizione di necessità data dalla malattia del figlio minorenne (deve essere certificata da una struttura sanitaria pubblica)”. Il lavoratore comunica quindi all'Amministrazione la necessità di ferie solidali e l'Amministrazione, dal canto suo, rende nota l'esigenza a tutti i dipendenti i quali volontariamente e gratuitamente, possono cedere i propri giorni di ferie. “Per essere donati, i giorni di ferie (massimo 8 all'anno), dovranno tuttavia essere maturati durante l'anno precedente”. Risulta interessante notare come l’accordo sia un documento estremamente snello contenente solo quattro articoli. Fonte e Accordo.

La base normativa di questa innovativa iniziativa è l’articolo 24 del del D.Lgs. 151/2015 (Jobs Act): “i lavoratori possono cedere a titolo gratuito i riposi e le ferie da loro maturati ai lavoratori dipendenti dallo stesso datore di lavoro, al fine di consentire a questi ultimi di assistere i figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti, nella misura, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale applicabili al rapporto di lavoro.“

Lo Smart Working è invece una realtà consolidata per La Camera di Commercio di Milano: a seguito di un progetto pilota avviato nel 2016, dove 24 dipendenti hanno potuto lavorare da casa per 3 giorni ogni mese. La sperimentazione ha avuto un esito estremamente positivo e i dipendenti sono raddoppiati nel 2017 per poi toccare quota 63, a fronte anche di una maggiore dotazione hardware: “I risultati sono positivi: è la prova che i tempi sono maturi per richiedere questo salto di qualità culturale, che tiene conto dei bisogni delle persone e mette al primo posto la conciliazione, ormai possibile grazie alla diffusione e alla capacità delle nuove tecnologie. Un vantaggio per tutti ed in particolare per venire incontro alle molteplici esigenze delle donne che lavorano”. Fonte (Nota: la Camera di Commercio di Milano dopo l’accorpamento con Monza e Lodi è diventata la Camera di Commercio Metropolitana. I contenuti pubblici presenti nel sito della Camera di Commercio di Milano non sono momentaneamente disponibili a causa della transizione al nuovo sito istituzionale).

La base normativa di questa iniziativa è l’articolo 14 della legge n. 124/2015, “Le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottano misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro e per la sperimentazione, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera”.

Queste due best practice sono utili non solo per mostrare l’implementazione a livello pratico e i possibili impatti individuati dalla teoria ma anche per avviare alcune interessanti riflessioni.

Negli ultimi mesi sono stati evidenziati diversi casi di lavoratori che hanno ceduto le loro ferie a colleghi che avevano particolari situazioni. Praticamente tutti gli esempi citati riguardavano imprese private, senza mai accennare a casi simili o alla medesima possibilità fornita alle Pubbliche Amministrazioni che presentano già delle best practice allo stesso livello delle più innovative e concilianti imprese del settore privato.

Inoltre è importante notare che i casi di Cagliari e Milano sono un esempio di iniziative implementate “dal basso” in presenza di indirizzi normativi generali; nel caso di Cagliari è presente una norma nazionale di indirizzo generale ma, come evidenziato nelle premesse all’accordo non era presente nessuna regolamentazione a livello di contrattazione collettiva nazionale. Anche nel caso di Milano è presente una norma nazionale che però non fornisce indicazioni operative in merito alla sperimentazione dello smart working. Abbiamo quindi un contesto normativo favorevole, la burocrazia ci dice che possiamo farlo ma non dice come farlo, e due Amministrazioni che si configurano come apripista abbracciando il cambiamento organizzativo e vincendo una sfida niente affatto scontata.

 

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Inserito il:03/10/2017 21:21:29
Ultimo aggiornamento:03/10/2017 21:32:57
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