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Aggiornato al 21/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Tooker (1920-2011) - Government Bureau - 1956

 

Buona Amministrazione: Camera di Commercio di Milano e Firma Digitale

di Giuseppe Aquino, con la collaborazione di Matteo Delli Carri

 

Negli articoli del 2016, ho spesso parlato dei pregiudizi sulle Pubbliche Amministrazioni e dell’importanza del dubbio. Inoltre sono stati citati alcuni casi, spesso legati al tema della digitalizzazione, dove la Pubblica Amministrazione sembra in qualche modo “arrancare” e non essere “al passo coi tempi” sotto diversi punti di vista: normativo, organizzativo e tecnologico in primis.

Nel 2017 vorrei invece lanciare un nuovo filone legato ai casi di “Buona Amministrazione” dove vengono analizzati e descritti dei casi specifici e dal risvolto pratico, invece di analizzare interventi e politiche pubbliche di ampio spettro.

L’articolo 97 della Costituzione sancisce il diritto al buon andamento della Pubblica Amministrazione, nella maggior parte dei casi è quello che avviene ogni giorno in ogni Pubblica Amministrazione grazie a persone “comuni” che ogni giorno svolgono un lavoro importantissimo ma poco riconosciuto socialmente e in un contesto molto difficile. Pochi casi negativi, evidenziati dai media, macchiano l’onesto lavoro della maggioranza e danno un’immagine non veritiera di una realtà complessa e non certo facile.

Mostrare i casi concreti in cui la Pubblica Amministrazione eccelle, sia per quanto riguarda le modalità del servizio offerto che per specifici aspetti organizzativi o innovativi, è utile sia a dare il giusto riconoscimento (e ringraziamento) a tutte le persone che ogni giorno “combattono” per far funzionare al meglio la “macchina burocratica”, sia per evidenziare singole best practice da esportare e implementare su tutto il territorio nazionale.

Sono venuto a conoscenza per la prima volta della firma digitale in un’aula universitaria diversi anni fa come studente nel corso di Diritto dell’Amministrazione Digitale. Nonostante un’ottima preparazione teorica e l’aver superato a pieni voti l’esame, non riuscivo a capire cosa fosse nella realtà concreta questa firma digitale: una serie di codici associati ad una tessera? Una chiave usb con associato un generatore di codici usa e getta? Avevo tante idee e parecchia confusione.

Negli anni successivi, per motivi professionali, ho chiarito la maggior parte dei dubbi ma rimaneva una questione in sospeso: ottenere la firma elettronica (chiamata anche firma digitale) per presentare istanze telematiche, controllare il fascicolo sanitario online e altre cose molto utili che la maggior parte dei cittadini ignora.

La soluzione più semplice e rapida era quella di rendere “dispositiva” la Carta Nazionale dei servizi: tramite il riconoscimento dell’utente/proprietario e l’assegnazione di un codice/password. Il procedimento è molto semplice e rapido, il problema è che non potevo farlo presso il mio comune di residenza ma dovevo andare a Milano presso Spazio Regione o le ASL/ATS. Essendo residente in provincia, tra spostamento e coda allo sportello avrei perso un’intera mattinata, dalle 4 alle 6 ore. Tra impegni professionali e altro, ho rimandato per più di un anno e probabilmente non sarei mai riuscito a fare tutto il procedimento, che dura meno di 10 minuti, a causa del tempo che avrei perso tra spostamenti e fila.

Pochi mesi fa, casualmente vengo a conoscenza di un’interessante e innovativa iniziativa della Camera di Commercio di Milano: sono stato infatti coinvolto nella sperimentazione del riconoscimento a distanza per ottenere la firma elettronica che viene inviata tramite corriere in pochi giorni all’indirizzo prescelto. Nel giro di una settimana, avevo fatto tutto impiegando circa 15 minuti e senza dovermi muovere da casa. Bisogna premettere che il progetto è ancora in fase di sperimentazione e che quindi il riconoscimento a distanza vero e proprio ad oggi è proposto ai “beta tester” o telefonicamente agli utenti che usufruiscono di EasyFirma e che devono però recarsi personalmente (senza fare la coda) presso la Camera di Commercio. Nei prossimi mesi si entrerà a pieno regime e sarà possibile scegliere il riconoscimento a distanza con invio tramite corriere.

L’intero procedimento è molto semplice e abbastanza intuitivo, soprattutto per i nativi digitali. Il primo step è la scelta del dispositivo di firma: si può scegliere tra un token usb che presenta maggiori vantaggi e funzionalità oppure una smart card con microchip che richiede invece l’installazione di un software e di un lettore apposito. Una volta selezionato il device, si paga online il costo non del servizio ma solo del dispositivo (in alcuni casi gratuito o scontato), si fissa l’appuntamento per il riconoscimento a distanza e nel giorno prescelto si completa la procedura comodamente da casa.

Ho la fortuna di conoscere il dott. Matteo Delli Carri che collabora con l’ufficio Amministrazione Digitale della Camera di Commercio di Milano e che ha seguito direttamente lo sviluppo del progetto.

Non sempre si ha la fortuna di poter dialogare direttamente con chi ha lavorato dietro le quinte, ma in questo caso il dott. Delli Carri ci ha gentilmente concesso la sua disponibilità per una breve intervista.

 

Giuseppe Aquino Ci può dire come è stato sviluppato il progetto?

Matteo Delli Carri Il progetto nasce dall’esigenza di venire incontro alla necessità di digitalizzare la Pubblica Amministrazione ma soprattutto di creare un servizio user-friendly per l’utenza, anche sotto il punto del valore aggiunto e del risparmio di tempo.

G.A. Qual è stato il suo ruolo all’interno del progetto?

M.D.C. Sono partito dall’analisi attuale della procedura di rilascio della firma digitale. Da questa analisi è partita la fase di progettazione dell’attuale sistema, valutando il rapporto costi/benefici ma soprattutto la centralità dell’utente: uno degli obiettivi principali era quello di creare un valore tangibile per l’utente, soprattutto in termini di tempo che per imprese e professionisti equivale a denaro. Successivamente si è passati all’implementazione del progetto individuato e siamo tutt’ora in una fase di sperimentazione con un’ottima risposta da parte dell’utenza coinvolta. Visti gli importanti risultati e il feedback positivo, contiamo di rendere il progetto strutturale e aperto a tutti nei prossimi mesi.

G.A. Il servizio però non è gratuito, posso chiedere come mai?

M.D.C. il servizio in realtà in questo momento per l’utenza è gratuito, i costi si riferiscono solamente ai dispositivi forniti. Non vengono infatti addebitati, in questa fase sperimentale, i costi di spedizione che sono a carico della Camera e non sono previsti oneri accessori. Anche quando il servizio entrerà a regime, non saranno previsti accessori per l’utenza che avrà comunque a carico le spese vive: la Camera di Commercio non avrà infatti nessun ricarico sul servizio. Ci tengo a precisare che nel caso in cui l’imprenditore che richiede il dispositivo sia il titolare dell’impresa o il suo legale rappresentante, che l’impresa abbia sede legale a Milano e sia in regola con il pagamento dei diritti camerali, e sia la prima richiesta di firma digitale per quella impresa allora la smartcard viene rilasciata gratuitamente e il token ha un forte sconto.

G.A. Può dirci quali sono stati i feeback da parte dell’utenza?

M.D.C. I feedback da parte dell’utenza hanno superato le nostre aspettative, anzitutto perché l’adesione e la collaborazione degli utenti nella fase sperimentale è stata massima e inoltre perché il progetto si è caricato di un significato sociale.

G.A. In che senso si è caricato di un significato sociale?

M.D.C Nel senso che siamo anche riusciti ad aiutare persone desiderose di ottenere la firma digitale ma che, a causa di disabilità motorie, non potevano recarsi personalmente in Camera di Commercio per effettuare il riconoscimento de visu.

G.A. Da analista di politiche pubbliche vengo colto impreparato, dal momento che non avevo pensato a questo possibile impatto. E’ un bellissimo messaggio. Non si tratta quindi solo di far risparmiare tempo e denaro a imprese e professionisti, ma il progetto assume anche una rilevanza in termini di equità sociale e accesso ai servizi.

M.D.C. Certamente, devo ammettere che l’obiettivo dichiarato inizialmente era quello di realizzare l’auspicata digitalizzazione e quello di far avvicinare la Pubblica Amministrazione all’utenza, ma siamo molto soddisfatti di questa nuova rilevanza che ha assunto l’intervento.

G.A. Per il riconoscimento a distanza, sono necessari strumenti o documenti particolari?

M.D.C. Nulla che non si trovi al giorno d’oggi in qualsiasi casa e ufficio: un pc con altoparlanti e connesso ad internet, una webcam con microfono e un cellulare. Documento di riconoscimento e codice fiscale.

G.A. In cosa consiste in breve la procedura?

M.D.C. Nel giorno e nell’ora fissati per l’appuntamento, l’utente si collegherà tramite il sito camerale alla piattaforma di riconoscimento messa a disposizione da Infocert, provider del servizio, successivamente effettuerà un semplice test volto a verificare il collegamento delle cuffie e della webcam. Una volta fatto, si avvia il vero e proprio riconoscimento, l’operatore camerale chiederà conferma dei dati personali e scatterà una fotografia del volto e dei documenti dell’utente per poi chiedergli visione dell’informativa contrattuale. Dopo aver concluso la procedura che richiede mediamente quindici minuti, l’utente riceverà con spedizioni separate, prima il pin e poi il dispositivo all’indirizzo fornito.

G.A. Vorrei ringraziare il dott. Matteo Delli Carri e la Camera di Commercio di Milano per  la  disponibilità e la preziosa opportunità di conoscere da vicino alcuni retroscena che altrimenti si sarebbero persi.

L’intervista è stata molto utile sia per capire da una fonte diretta l’intero progetto sia per la scoperta degli effetti imprevisti di questo intervento.

 

 

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Inserito il:17/01/2017 09:46:56
Ultimo aggiornamento:17/01/2017 09:57:30
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