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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 

Pamela Morgan Beesly (USA, 1979) - Mural The Office

 

 “Furbetti del cartellino. Ora le cose cambiano: via libera al licenziamento”

di Beatrice Federica Cimnaghi e Martina Siviero

 

“Lodi, i “furbetti del cartellino”. Timbravano e poi facevano la spesa.” I tre dipendenti di enti pubblici sono stati sospesi per un anno. L’accusa è di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato: avevano falsificato la loro presenza in ufficio per un totale di 3300 minuti." (Corriere della Sera)

“Furbetti del cartellino, sospesi tre impiegati. Il gip: <<Quotidianità del raggiro.>>” (Il Giorno)

“Furbetti del cartellino, 55 arrestati all’ospedale di Napoli. Indagati anche medici e infermieri.” Strisciavano il badge, poi andavano a giocare a tennis o fare spese. Un dipendente usciva per fare lo chef in albergo: 94 accusati di truffa, tra cui un neurologo e un ginecologo." (La Stampa)

“Furbetti del cartellino, 20 impiegati a Cosenza. Medici e infermieri timbravano e andavano al bar o dai parenti.” (Il Fatto Quotidiano)

Questi sono solo alcuni dei numerosissimi casi che sistematicamente e quotidianamente si verificano. Il fenomeno dei “furbetti del cartellino” riguarda tutti quei dipendenti disonesti che utilizzano i badge per una "strisciata" simulando l'ingresso al posto di lavoro mentre tornano alle proprie faccende private. Ma ora le cose cambiano. Fine dei giochi per i furbetti della pubblica amministrazione, cioè degli statali e di tutti gli altri dipendenti pubblici che pur avendo commesso atti contrari alle regole restano attaccati alla poltrona e allo stipendio fisso. È infatti in arrivo una sorta di "decalogo" che enuncia i vari motivi per i quali per il dipendente infedele deve necessariamente scattare l'espulsione: si va dalla falsa attestazione della presenza fino allo scarso rendimento sul lavoro. 

E’ la riforma del ministro Madia che dà una svolta a questa situazione. Più chiari i casi di licenziamento, da quelli per scarso rendimento, fino alla cronica condotta illecita, qualora ci sia profilo penale. I tempi per arrivare a decidere sulla sanzione si riducono da quattro a tre mesi e a un mese per tutti i casi di flagranza. Viene, quindi, estesa la procedura applicata ai furbetti del cartellino (con sospensione entro 48 ore e rischio licenziamento anche per il dirigente che “si gira dall'altra parte”). Per gli statali resta intatto l'articolo 18, con reintegra e risarcimento nei casi di ingiusta espulsione. Ma vizi formali, cavilli giuridici, non potranno determinare l'annullamento della sanzione. 

La sanzione del licenziamento si applicherà a chi ruba o si macchia di corruzione; nei casi di scarso rendimento per cui il licenziamento si dovrebbe attivare per chi già è stato richiamato; nei casi di reiterata valutazione negativa delle performance; in caso di grave violazione del codice di comportamento (dall'accettare regali costosi a un uso improprio dell'auto di rappresentanza); in caso di l'infrazione dolosa delle regole sulla responsabilità disciplinare.

Il nuovo Testo Unico riprenderà la procedura rafforzata e abbreviata prevista per chi timbra il badge e poi se ne va, estendendola ai casi in cui si viene colti con le "mani nel sacco". Iter da concludere in 30 giorni, con possibile sanzione massima per il dirigente che si gira dall'altra parte.

"L'articolo 18 non si tocca", ha sempre ricordato la ministra della P.a, Marianna Madia. Tuttavia vizi formali, come la violazione dei termini interni al procedimento, non potranno bloccare l'azione, fermo restando il diritto alla difesa. Ciò che conta è il merito, o meglio i fatti, ha più volte sottolineato la ministra Madia. Inoltre se il giudice accerta una sproporzione con la sanzione disciplinare, il procedimento si rifà. Sulle sanzioni cosiddette "leggere" decideranno invece i contratti.

Ma se analizzassimo l' altra parte della medaglia invece, potremmo anche notare che vi sono casi in cui i dipendenti statali vengono "premiati" per la loro perseveranza sul posto di lavoro: sono però rare le volte in cui lo sentiamo al tg o lo leggiamo sui giornali.

È stato proprio il palco dell' Ariston ad aver regalato dieci minuti televisivi ad un dipendente catanese, il quale per 40 anni di servizio non si è mai assentato. La stessa Rai ha contattato personalmente il signor Salvatore, dopo aver letto la sua storia ed esser venuti e conoscenza che al momento del pensionamento gli è stato conferito da parte dell'amministrazione comunale, l'elefantino d'argento (onorificenza destinata, di solito, alle personalità in visita).

Prima di andare in onda ha dichiarato a LaStampa "Spero che mi diano la possibilità di lanciare un appello a tutti i "furbetti" tra i dipendenti pubblici che, ci tengo a ribadire, non sono tutti nullafacenti e assenteisti. Vorrei dire loro di farla finita con le furberie perché sono privilegiati rispetto ai milioni di giovani che vivono quotidianamente lo spettro della disoccupazione e dei contratti a termine". E durante la diretta televisiva ha anche aggiunto: "Abbiamo la nomea di essere fannulloni, assenteisti e corrotti ma si tratta di uno stereotipo. Nessuno ha mai tentato di corrompermi anche se ho occupato posti di responsabilità perché ho sempre avuto un approccio fondato sulla trasparenza. È una questione di mentalità".

A questo punto, una domanda sorge spontanea: perché non si leggono mai testate giornalistiche che dedicano articoli a questi casi? L'assenza fa rumore, ma della presenza perché non se ne parla?

 

Autrici:

Beatrice Federica Cimnaghi e Martina Siviero

 

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Inserito il:08/06/2017 08:26:08
Ultimo aggiornamento:08/06/2017 08:53:39
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