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Aggiornato al 22/10/2017

George Tooker (1920-2011) - Government Bureau - 1956

 

I Giovani, l’Università ed il Futuro: una Prima Riflessione Personale

di Giuseppe Aquino

 

Giovani, Università, Futuro: negli ultimi anni si è molto sentito parlare di queste tre tematiche, quasi sempre intrecciate tra loro e fin troppo spesso in maniera generalizzata per pregiudizi e sentito dire.

I Giovani sono stati descritti come schizzinosi, choosy, inetti e incapaci: a volte anche a ragione, fin troppo spesso a torto e per giustificare in qualche modo l’elevata disoccupazione giovanile. Diamo pure la colpa ai giovani per coprire le mancanze dei governi, della politica, della società, delle generazioni precedenti e dei genitori: a mio avviso più che trovare un capro espiatorio, dovremmo individuare le cause dell’attuale situazione e cercare qualche soluzione. Per come la vedo io, tutti gli attori, le istituzioni e gli stakeholders hanno la loro parte di colpa (giovani inclusi).

Anche le Università non sono immuni da attacchi di questo tipo. Dopo i giovani, gli atenei vengono attaccati in quanto considerati depositari di competenze inutili, fin troppo orientati alla teoria e lontani anni luce dal mondo del lavoro e dalle competenze pratiche tanto ricercate. Una riflessione sul ruolo delle Università (e non dell’Università, il plurale è importante) è mai stata fatta? Chi parla conosce il sistema universitario e le differenze tra le facoltà e i dipartimenti?

Con queste premesse, il futuro non può che essere “tetro ed oscuro”. Cosa dobbiamo fare quindi? Rassegnarci ad un nuovo medioevo? Andare a zappare la terra o emigrare? Oppure godere di rendite di posizioni acquisite? (chi ne ha, io ne sono sprovvisto e devo darmi da fare…)

Non possiedo di certo la verità assoluta o la soluzione a tutti i problemi, tuttavia vista la mia particolare situazione (collaborando con l’Università sono spesso a contatto con i “giovani”, conoscendo anche il mondo universitario abbastanza bene) vorrei condividere una prima personale riflessione basata sulla mia esperienza: per una volta vorrei mettere da parte il più possibile dati e statistiche ufficiali per basarmi invece sul metodo etnografico e anche sul buon senso.

Chi sono i giovani? Per lo Stato sei considerato giovane se hai dai 19 ai 29 anni per i lavoratori dipendenti (contratto di apprendistato) o fino ai 35 anni per i lavoratori autonomi. Le statistiche sulla disoccupazione giovanile, considerano invece come giovane chi ha tra i 15 e i 24 anni. Non sembra quindi che si individui un range preciso o coerente. Io sono nato nel 1986, ho 31 anni: se voglio aprire una partita iva sono considerato giovane, se voglio fare il lavoratore dipendente non sono considerato giovane mentre in generale sono considerato “abbastanza” giovane. Che confusione!

I giovani inoltre possono essere considerati un tema di interesse pubblico e generale dal momento che sono il futuro dell’Italia: non in senso retorico o metaforico, ma nel senso che sono i “tax payer” del futuro, coloro che in futuro abbastanza prossimo si faranno carico di mantenere il welfare state e tutto l’apparato statale in generale in quanto contribuenti del domani.

Senza lavoro per i giovani, non c’è futuro per lo Stato salvo il default o la dismissione di servizi, società, beni demaniali unitamente alla liberalizzazione dei servizi non strettamente essenziali. La disoccupazione giovanile è quindi un problema primario della collettività: chi pagherà le pensioni o gli ospedali ai meno giovani? Eppure non si è nemmeno in grado di individuare una precisa definizione del termine “giovane”. Ci si para invece dietro slogan come “Non è un paese per giovani” o “giovani choosy” (che secondo le statistiche non è nemmeno vero). Invece di cercare soluzioni, si cercano sempre nuovi insulti e giustificazioni quando invece ci si dovrebbe chiedere chi sono questi giovani, quali sono le loro competenze, dove sbagliano o quali sono i loro punti di forza. Si dovrebbe uscire dalla torre d’avorio per scendere sul campo: nelle scuole, nelle università, nelle aziende e, non dico conoscere, ma almeno “fotografare” ed analizzare la situazione dei giovani. Stesso discorso per i NEET, ("not (engaged) in education, employment or training"), sottoinsieme più o meno numeroso dei giovani. Si rimarrebbe quasi sicuramente sorpresi….

Un discorso simile vale anche per le Università, fin troppo spesso attaccate e denigrate a priori facendo di tutta l’erba un fascio. Solo teoria e niente pratica? Stiamo parlando di biologia, scienze infermieristiche, e altre facoltà che prevedono tirocini obbligatori per ogni anno di corso? Stiamo parlando di medicina o ingegneria?

Domande retoriche che non si applicano automaticamente alle facoltà umanistiche. In questi casi, la teoria supera ovviamente la pratica ma anche queste facoltà prevedono tirocini, stage, laboratori e opportunità formative concrete.

Inoltre ci si dovrebbe chiedere qual è il ruolo dell’Università: insegnare un mestiere, fornire tutti gli strumenti per affrontare la vita, formare la classe dirigente, insegnare determinate teorie? Ad ogni risposta corrisponde una facoltà o un dipartimento diverso. L’importante è essere consapevoli delle diverse opportunità o strade che i diversi indirizzi universitari possono fornire: è comunque il “compito” del singolo studente cogliere le opportunità e applicare quanto appreso in aula alla vita reale, sul lavoro come in generale, a seconda del percorso scelto i risvolti pratici saranno ovviamente più o meno evidenti.

Per quanto riguarda invece la mia esperienza personale, sto tenendo, per il corso triennale di Management Pubblico dell’Università degli Studi di Milano,  un laboratorio di 20 ore (3 CFU) dal titolo “Corso di Preparazione all’Esame finale”.

Lo scopo del corso è ovviamente quello di preparare gli studenti per la stesura e la discussione della tesi di laurea, tuttavia l’impostazione è molto più pratica che teorica: 4 ore di teoria e 16 di pratica.

L’ambizioso obiettivo che mi sono dato, spinto soprattutto dalla passione, è quello di cercare di trasmettere capacità  pratiche e soft skills che possano servire agli studenti anche dopo la laurea: dai colloqui di lavoro fino alle competenze basilari richieste dalle aziende (lavoro di squadra, presentazioni, stesura articoli e report, ecc…).

Vorrei spiegare inoltre quello che di solito non viene detto nelle lezioni “classiche”: il mondo del lavoro è totalmente diverso dall’Università e dalla Scuola in generale per ritmi, tempi, richieste ed interazioni. Fuori dalla solita retorica, vorrei far capire che le opportunità ci sono ma che bisogna afferrarle, prendendo letteralmente il toro per le corna. Viviamo in una giungla e dobbiamo tirare fuori le unghie e gli artigli: il che non vuol dire essere aggressivi, prepotenti o sgomitare ma significa darsi da fare, non dormire sugli allori e mettersi sempre in gioco in maniera assertiva e collaborativa con i colleghi.

Tirare fuori le unghie e gli artigli, vuol dire anche essere preparati in generale e pronti ad affrontare qualsiasi nuova esperienza, senza ansia o paure ma mostrando sempre assertività e voglia di fare.

Vorrei inoltre cercare di trasmettere agli studenti la mia esperienza ed il mio vissuto, evidenziando gli errori ed i punti di forza per cercare di mostrare determinate dinamiche con esempi concreti.

Ovviamente il corso non è a senso unico ma anche gli studenti dovranno apportare determinati contributi tra i quali figura anche la stesura di due articoli (uno da soli e uno a quattro mani) che saranno pubblicati su Nel Futuro per la rubrica “Uno Sguardo sulla PA”. Prima di imparare a correre (fare una tesi) si dovrebbe imparare a camminare (scrivere singoli articoli).

Da una parte gli studenti iniziano a fare pratica e a sviluppare le diverse competenze e soft skills mentre dall’altra parte fanno un’esperienza concreta e strutturata presso una webmagazine/associazione culturale: si apre una porta che potrebbe avere particolari sbocchi o comunque una continuità.

Vedremo cosa ci riserva il Futuro….

Vorrei ringraziare Gianni Di Quattro, Pietro Bordoli e Nel Futuro, webmagazine di informazione e cultura, per tutte le importanti opportunità e la preziosa collaborazione.

Ora la “palla” passa gli studenti, se tutto va bene i primi articoli saranno “pronti” verso metà maggio.

Per maggiori informazioni in merito al corso, ho creato un sito web dedicato: https://sites.google.com/view/preparazione-esame-finale/home

Le diverse sezioni vengono alimentate con i materiali sviluppati. Per ora è possibile trovare l’introduzione generale, il “syllabus” (piano della didattica) del corso e le prime due lezioni.

 

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Inserito il:18/04/2017 19:33:28
Ultimo aggiornamento:18/04/2017 20:39:28
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