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Aggiornato al 05/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Tooker (1920-2011) – Government Bureau – 1956

 

Verso una PA sempre più HI-TECH

di Michela Salvaderi

 

Anche se non ce ne rendiamo conto, siamo dentro ad un cambiamento profondo che riguarda la trasparenza e la qualità dei servizi pubblici che riguardano tutti noi. Una trasformazione dinamica, in continua evoluzione, che sfrutta le ultime tecnologie ed innovazioni digitali per migliorare la vita dei cittadini e i servizi offerti a favore delle attività economiche del Paese.

Siamo davanti ad una vera e propria rivoluzione hi-tech, dove il costante sviluppo delle competenze digitali dei professionisti e degli operatori del settore pubblico è all’ordine del giorno. Si vanno a creare, dunque, nuove esigenze comunicative, sempre più proiettate verso un’apertura, nei confronti della cittadinanza, tramite piattaforme social ed esperienze digitali. Nella maggior parte dei casi, viene data la possibilità di richiedere i servizi pubblici da remoto e di evitare le lunghe classiche file agli sportelli pubblici.

Si è, dunque, accolta favorevolmente ed universalmente l’esigenza di svecchiare il precedente sistema pubblico, etichettato generalmente come “obsoleto”, “burocratico” e “lento”, a favore di una strategia digitale, i cui cardini risultano essere “velocità”, “qualità” e “trasparenza”. Motore di tale cambiamento risulta essere AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), cuore pulsante della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica delle Pubbliche Amministrazioni italiane. In coerenza con le più recenti disposizioni europee, ha preso avvio anche un ammodernamento generale del quadro normativo nazionale (es. Codice dell’amministrazione digitale).

Ma come fare per riuscire nell’impresa?

  • Servono nuove risorse specializzate in grado di saper utilizzare, capire e modificare questi strumenti innovativi (Big Data, Cloud Computing, Social e competenze ICT)
  • Serve una maggiore conoscenza su quello che l’IA (intelligenza artificiale) è in grado di poter offrire al pubblico impiego e ai servizi rivolti alla cittadinanza.

A tale proposito, il 21 Marzo scorso, una task force di AgID focalizzata sul tema dell’Intelligenza artificiale a supporto delle PP.AA, ha presentato il cosiddetto “libro bianco sull’IA”, testo in cui ha dato seguito a raccomandazioni, indicazioni e criticità sull’eventuale utilizzo IA nell’espletamento del servizio pubblico.

Il campo di applicazione delle macchine, guidate da complicati algoritmi e circuiti, sembra essere molteplice:

  • L’interazione uomo-macchina sarebbe in grado di apprendere, in modo efficace e veloce, il problema dell’utente e sarebbe in grado, quindi, di indirizzarlo verso gli uffici giusti, fornendo le corrette indicazioni in merito alla modulistica richiesta e sugli eventuali tempi di attesa. L’IA, se necessario, sarà in grado di parlare eventuali lingue straniere e semplificare i termini ed i tempi burocratici.
  • Nella sanità pubblica si fa già ricorso a strumentazione “smart”. Si tratterà di affinare e rafforzare le competenze dell’IA in medicina di precisione, trattamenti personalizzati su singolo paziente e ricerca dei possibili effetti dei farmaci sulla salute. Ma non solo questo, ci saranno dei robot “infermieri” in grado di memorizzare le medicine da somministrare ai pazienti, insieme a tempi e dosi. Saranno in grado di monitorare lo stato di salute di un paziente attraverso rilevazioni biometriche e comunicheranno i dati, seduta stante, corredate da un’ipotesi di diagnosi, al medico di turno.
  • In ambito scolastico si prevede che “le macchine” potranno impartire contenuti di lezioni, tradurre “simultaneamente” in più lingue (utile soprattutto nelle classi multietniche) e lanciare programmi contro l’analfabetismo funzionale, ossia l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.
  • In ambito sicurezza e cybersicurezza saranno in grado di codificare sempre più velocemente eventuali minacce terroristiche, attraverso calcoli algoritmici potranno prevedere eventuali catastrofi ambientali e saranno in grado di segnalare in tempo reale una sospetta elusione o evasione.
  • Nella giustizia, l’IA contribuirà alla riduzione del contenzioso civile mediante l’accesso facilitato a normativa e giurisprudenza e la comprensione del testo e delle informazioni presenti negli atti digitalizzati.

Questi solo alcuni esempi tratti dal “libro bianco”, ma non c’è limite di applicazione: si può, infatti, spaziare, ad esempio, dall’organizzazione del personale alla protezione dei dati sensibili.

Per rispondere ai detrattori della tecnologia che vedono l’impiego dell’IA solo come un modo per ridurre il numero di dipendenti (anche pubblici), bisogna rispondere che il processo di trasformazione che è in atto, non deve essere visto solamente come un fattore di rischio per l'aumento della disoccupazione: il personale interessato potrà cogliere l'opportunità per riqualificarsi ed essere adibito a compiti a maggiore valore aggiunto che non possono essere eseguiti da un computer.

Personalmente credo che, solo andando incontro al futuro e abbracciando queste nuove strade tecnologiche, si potrà ricostruire e rinforzare la fiducia tra cittadini e PA, e il Paese si muoverà verso nuove sfide, sempre più impegnative.

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti” Henry Ford.

 

Inserito il:17/09/2018 18:00:45
Ultimo aggiornamento:17/09/2018 18:15:42
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