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Aggiornato al 21/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Tooker (1920-2011) – Government Bureau – 1956

 

Mense Scolastiche: il "caso" di Torino

di Giuseppe Aquino

 

Negli ultimi tempi si sta dibattendo molto in merito ad un interessante caso, riguardante le mensa scolastica di Torino, che va avanti da circa tre anni.

Nel Novembre 2013 un nutrito gruppo di genitori fa ricorso al TAR Piemonte per contestare i rincari del servizio mensa. La magistratura amministrativa non accoglie il ricorso e quindi i genitori si rivolgono alla magistratura ordinaria “affinchè sia consentito agli studenti che scelgono di non fruire della refezione scolastica comunale, di consumare il proprio pasto domestico all’interno dei locali mensa della scuola, nell’orario destinato alla refezione, accanto ai propri compagni.”

La sentenza della Corte d’Appello di Torino n. 1049 del 21 giugno 2016, “accerta il diritto degli appellanti di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto domestico da consumarsi nell’ambito delle singole scuole e nell’orario destinato alla refezione, il tutto nei limiti e nei termini di cui in motivazione”.

Tale sentenza però si riferisce e si applica solo a coloro  che hanno adito la Corte d’Appello di Torino (i genitori e ovviamente i loro figli), la successiva ordinanza del Tribunale di Torino n. 20988 del 13 agosto 2016 sancisce invece per tutti che “il diritto di partecipare all’istruzione scolastica impartita durante il “tempo mensa e dopo mensa” non può essere negato, né condizionato all’adesione a servizi a pagamento (quale il servizio di refezione organizzato dagli istituti). Poiché – per evidenti ragioni che i convenuti non mettono in discussione – l’alternativa di imporre il digiuno agli studenti (che non vogliano fruire della mensa scolastica) è manifestamente irragionevole e impraticabile, l’unica alternativa è quella di riconoscere che gli studenti hanno diritto di consumare a scuola un pasto preparato a casa.”

Il diritto di poter portare e consumare il pasto da casa si estende quindi virtualmente a tutti.

Il MIUR presenta tempestivamente un reclamo contro l’ordinanza che non viene però accolto, l’ordinanza del Tribunale di Torino n. 22390 del 9 settembre 2016 recita infatti che “le considerazioni delle Amministrazioni reclamanti non appaiono al Collegio idonee a scalfire il ragionamento del primo giudice, né a consentire una diversa ricostruzione del quadro normativo, che neghi al genitore dell'alunno iscritto al tempo pieno (si tratta di scuola primaria) la facoltà di scegliere, per il proprio figlio, tra il servizio di refezione offerto dal Comune e la consumazione a scuola, durante l'orario del pranzo, di un pasto preparato a casa: evidentemente sotto la propria responsabilità.”

La questione potrebbe essere ancora aperta dal momento che manca l’ultimo grado di giudizio (ordinario e non amministrativo) della Cassazione.

L’obiettivo di questo articolo non è quello di entrare nel merito della giurisprudenza, ma quello di concentrarsi sui possibili effetti, nell’ottica dell’analisi delle politiche pubbliche, derivanti da queste sentenze.

Devo premettere che non ho nessun interesse particolare, oltre alla curiosità anche accademica, in merito a questa vicenda: non ho figli e sono quasi venti anni che non frequento una mensa scolastica. Tuttavia la vicenda è molto interessante sotto diversi punti di vista; non solo perchè bene o male ci siamo passati quasi tutti ma soprattutto per la sua rilevanza socio-culturale oltre che per la questione legata agli standard di qualità del servizio pubblico.

Fino a qualche mese ero personalmente contrario alle mense scolastiche, non avevo assolutamente dei bei ricordi in merito, analizzando invece la questione per scopi di ricerca in ambito organizzativo ho preso consapevolezza dei cambiamenti, e dei miglioramenti, avvenuti negli ultimi anni.

Dopo aver inquadrato la questione dal punto di vista della giurisprudenza, bisogna quindi inquadrare l’intervento nell’ottica delle politiche pubbliche.

Il servizio della mensa scolastica è presente nelle scuole materne, primarie e secondarie inferiori. Gli alunni dai 3 ai 14 anni, dall’asilo alla scuola media, sono quindi il target di riferimento. I beneficiari sono sia gli studenti che i loro genitori. Tendenzialmente il servizio viene molto spesso appaltato a ditte esterne all’amministrazione comunale.

Un dato molto interessante riguarda la Commissione Mensa, un organo (composto da rappresentanti dei genitori, degli insegnanti, dell’amministrazione comunale e della ditta appaltatrice) che deve essere obbligatoriamente presente in ogni comune a partire dal 2000 e che riveste, sempre obbligatoriamente, un ruolo consultivo. Secondo le linee guida ministeriali, la Commissione Mensa ha anche la facoltà di assumere un ruolo di controllo e monitoraggio sulla qualità dei pasti serviti, in molti comuni quindi i genitori possono ispezionare, anche a sorpresa, la mensa scolastica; in alcuni casi, dipende tutto dal regolamento della locale Commissione Mensa, i genitori possono addirittura assaggiare e consumare i pasti serviti.

La Mensa non ha però solo la funzione di servire dei pasti ma ha anche uno scopo educativo e culturale, dovrebbe insegnare agli alunni sia l’importanza della  convivialità sia il rispetto per il cibo (educazione alimentare, evitare sprechi, ecc…) e la sua importanza. Inoltre la funzione di questo servizio riguarda anche questioni di equità, trasparenza e accesso al servizio: deve fornire un pasto sano, sicuro, di qualità, accessibile e uguale per tutti proprio perchè la scuola dovrebbe livellare le differenze (con le dovute eccezioni per eventuali diete speciali e con un’ampia accezione del termine “qualità).

E’ impossibile stabilire a priori e senza un’accurata analisi se il servizio mensa riesca a raggiungere gli obiettivi e gli scopi prefissati. Molto probabilmente, il risultato della valutazione eventuale sarebbe quello di dipingere l’Italia a macchie di leopardo: alcune mense funzionerebbero, altre no, altre ancora potrebbero essere considerate best pratice ed altre  worst case scenario. Ogni comune ed ogni territorio farebbe caso a sé.

Possiamo però interrogarci sulle ragioni di chi è favorevole al pasto portato da casa e di chi è per la mensa uguale per tutti, senza stilare un bilancio finale ma dando semplicemente degli spunti di riflessione vista la possibile eterogeneità del servizio.

 

Le ragioni del si (al panino portato da casa):

  • Evitare gli sprechi di cibo - spesso gli alunni non consumano, in parte o in toto, il pasto fornito dalla mensa
  • Razionalizzare la spesa per il pasto dei figli - se viene avanzato e sprecato molto cibo, i genitori spendono “inutilmente” i soldi per la mensa
  • Avere un maggiore controllo sulla qualità dei pasti consumati dai propri figli - in una mensa che fornisce centinaia di pasti al giorno, difficilmente si avrà la stessa qualità del cibo fatto in casa
  • Ridurre l’ingerenza pubblica nella sfera familiare e privata - promuovendo una sorta di individualismo figlio degli ultimi decenni (negli anni passati quando il benessere non era così diffuso difficilmente si sarebbe arrivati ad una richiesta del genere)

 

Le ragioni del no (mensa scolastica per tutti)

  • Per questioni igienico-sanitarie, oltre che organizzative, sarebbe molto difficile differenziare nello stesso  locale la fruizione del servizio mensa da chi si porta il pasto da casa - da una parte non si possono “ghettizzare” i bambini che si portano il panino da casa allontanandoli da chi consuma i pasti del servizio mensa, dall’altra il consumo nella stessa mensa del cibo portato da casa potrebbe comportare rischi per la salute di tutti gli alunni o essere in contrapposizione con le norme igienico-sanitarie.
  • Potrebbero emergere discriminazioni o differenze economiche tra gli alunni  -  la scuola, e quindi anche la mensa, dovrebbe essere un luogo dove tutti gli studenti sono uguali e le differenze socio-economiche vengono appianate e livellate. Il discorso è simile alla questione del grembiule obbligatorio
  • I tempi cambiano e la situazione è diversa rispetto a venti anni fa - tra Commissione Mensa, vigilanza sugli appalti e sulla qualità offerta, centralità dell’utente nella fruizione dei servizi, diete speciali (per questioni religiose o intolleranze alimentari), questioni etiche e progetti speciali (mensa a km0, best practice e progetti di lotta allo spreco) il servizio mensa scolastica è in continua evoluzione e miglioramento
  • Maggiore efficacia complessiva dell’istruzione scolastica impartita durante il tempo mensa - come si può fare efficacemente educazione alimentare, insegnare l’importanza del cibo e della convivialità, se molti si portano il  proprio cibo da casa? E se qualcuno è allergico a determinati alimenti e chiede al compagno un assaggio senza sapere che non può mangiare quel determinato cibo? Ricollegandosi al punto 2, potrebbero emergere discriminazioni e differenze notevoli.

Ovviamente la questione è estremamente complessa e non si può esaurire in un articolo che vuole semplicemente porre all’attenzione le tematiche descritte.

Sono inoltre presenti moltissimi altri spunti e molte altre ragioni per essere a favore, o contrari, al cibo portato da casa o alla mensa scolastica.

Voi cosa ne pensate a riguardo?

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Inserito il:28/11/2016 12:24:25
Ultimo aggiornamento:17/01/2017 10:13:18
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