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Aggiornato al 17/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Tooker (New York,1920 - Hartland, Vermont, 2011) - Government Bureau - 1956

 

Università e concorsi per entrare nella PA:

una breve riflessione sulla proposta del ministro Giulia Bongiorno

di Giuseppe Aquino

 

Nel mese di Maggio, l’ANSA (Agenzia Nazionale Stampa Associata) ha riportato la proposta del ministro Giulia Bongiorno di istituire dei corsi universitari ad hoc per poter facilitare l’inserimento dei giovani nella PA, sia per venire incontro al turn over derivante dalle ultime riforme pensionistiche che per abbassare l’età media dei dipendenti pubblici con l’obiettivo di portare nuove competenze (riguardanti principalmente l’utilizzo di strumenti digitali) nel settore pubblico.

Non sembra ancora esserci nulla di concreto ma solo una generica proposta delineata dalle dichiarazioni del ministro fatte in alcuni eventi pubblici.

Qualsiasi speculazione appare quindi fuori luogo e poco utile dal momento che non sono presenti solidi elementi grazie ai quali effettuare ragionamenti di merito.

Tuttavia, ragionare per sommi capi potrebbe essere utile sia per comprenderne l’attuale fattibilità che per dare evidenza degli interessi in gioco e come potrebbero venire modificati.

In particolare, si possono analizzare tre aspetti:

  1. Modalità di accesso
  2. Interessi in gioco - Concorsisti
  3. Interessi in gioco - Università

 

Modalità di accesso

Ai sensi dell’articolo 97 della Costituzione, “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.

Possiamo quindi ipotizzare diversi scenari:

  1. Corso-concorso - un corso di laurea a numero chiuso al quale si è ammessi tramite concorso pubblico e una volta laureati si può entrare direttamente nella PA
  2. Corso-concorso + concorso - un corso di laurea a numero chiuso al quale si è ammessi tramite concorso pubblico e una volta laureati si può entrare nella PA tramite un concorso dedicato
  3. Accesso programmato + concorso - un corso di laurea a numero chiuso al quale si è ammessi tramite le usuali prove di ammissione (molto più blande rispetto ad un concorso pubblico) e una volta laureati si può entrare nella PA tramite un concorso dedicato
  4. Accesso libero + concorso - un corso di laurea ad accesso libero senza numero programmato e una volta laureati si può entrare nella PA tramite un concorso dedicato

Personalmente non credo che le opzioni 3e 4 abbiano molto senso dal momento che sono già presenti concorsi di laurea, triennali e magistrali (in particolare Scienze delle pubbliche amministrazioni - LM63) dedicati al settore pubblico. Si rischierebbe, da una parte, di duplicare corsi già esistenti e, dall’altra, di inflazionare il mercato con neolaureati il cui sbocco principale è la Pubblica Amministrazione e che, molto probabilmente, non riuscirebbero ad essere completamente assorbiti nel sistema pubblico.

Le opzioni 1 e 2 potrebbero avere molto più senso dal momento che si tratterebbe di replicare un istituto come la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, dedicato alla selezione dei dirigenti, su una scala maggiore e destinandolo alla sezione di dipendenti (laurea triennale) e funzionari (laurea magistrale).

In ogni caso e in armonia con la Costituzione e le prescrizioni normative, per entrare nella Pubblica Amministrazione sarebbe sempre e comunque necessario passare da un concorso pubblico (a monte, a valle o entrambi)

 

Interessi in gioco - Concorsisti

La Pubblica Amministrazione è un settore molto ambito, non sempre per motivi etico-sociali quanto per la stabilità e la certezza del lavoro. Il pubblico impiego potrebbe, per alcuni limitati aspetti e in alcune zone particolarmente depresse dal punto di vista economico, essere considerato anche come una sorta di ammortizzatore sociale. Tali caratteristiche, tuttavia, hanno aumentato il livello della competizione per accedervi.

Basta vedere qualche graduatoria di qualsiasi concorso per farsi una vaga idea delle statistiche: decine (se non centinaia) di concorsisti per un solo posto. Facendo una brevissima ricerca su internet, si può anche notare come attorno ai concorsi sia nato un fiorente business didattico-formativo derivato dalla necessità dei concorsisti di stare al passo con gli sviluppi normativi e acquisire un vantaggio competitivo sugli altri candidati.

Abbiamo tre aspetti non indifferenti sui quali ragionare:

  1. L’impianto del mercato (che può riconvertirsi agevolmente tarando la propria offerta sui nuovi corsi di laurea)
  2. La massa di concorsisti che rischia di essere esclusa dai concorsi pubblici e di dover investire almeno tre anni in una (ulteriore laurea)
  3. A corollario del punto sopra, se un corso di laurea dura (almeno) tre anni i prossimi dipendenti pubblici saranno pronti almeno nel 2022/2023 mentre l’emergenza sarà nel 2020/2021

Da questi assunti, si può ipotizzare che l’accesso alla PA sarà consentito solo in parte tramite i corsi di laurea specifici (se mai verranno istituiti) e non nel breve periodo.

Sul secondo punto non si può obiettare molto, sul primo punto invece bisogna evidenziare che se l’accesso alla PA sarà consentito solo o esclusivamente tramite una laurea ad hoc (dando per scontato che i vari problemi logistico e organizzati siano risolti in maniera efficace ed efficiente) molte persone, giovani e non, rischieranno di rimanere disoccupate visto l’investimento fatto per entrare nella PA (laurea magistrale ad hoc in scienze delle pubbliche amministrazioni, corsi di formazione e tempo investito in concorsi pubblici)

 

Interessi in gioco - Università

In questo articolato è stata spesso citata la Laurea Magistrale in scienze delle pubbliche amministrazioni dal momento che è l’unica classe di laurea esistente incentrata sulla Pubblica Amministrazioni.

Non ci sono lauree triennali simili (esiste una generica classe di laurea in scienze delle organizzazioni e delle amministrazioni con corsi dedicati al settore pubblico) quindi l’istituzione di un corso dedicato potrebbe essere un’ottima opportunità per gli atenei di attrarre maggiori studenti e specializzarsi/consolidare la propria offerta didattica.

Tale ragionamento non può applicarsi automaticamente per la laurea magistrale in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni (LM 63) dal momento che ci sono due possibili scenari:

  1. I corsi afferenti a tale classe di laurea diventano effettivamente quelli previsti dal ministro per l’accesso alla Pubblica Amministrazione
  2. Viene istituito un altro corso specifico che sostituisce o si affianca alla LM63

Nel primo caso non ci sono problemi per studenti e atenei ma bisognerà capire se le modalità di accesso alla PA si applicheranno retroattivamente anche ai laureati degli anni precedenti (per un laureato del 2014 non ci sono molti problemi e si spera si sia già “sistemato”, per chi si laurea nel 2021 invece il discorso è diverso).

Nel secondo caso, la LM63 dovrebbe venire sostituita/sovrascritta dal nuovo corso visto che potrebbe non avere mercato. Dipende tutto dai ragionamenti dei futuri studenti e da come vorranno investire il loro tempo: in una laurea per fare un concorso ad hoc per entrare nel pubblico impiego o in una laurea che permette di operare nel settore pubblico (quindi anche per imprese private fornitrici di beni e servizi alla PA).

Non è possibile prevedere gli impatti potenziali della proposta del ministro Bongiorno dal momento che ci sono troppe variabili in gioco: modalità e tempistiche dei corsi di laurea, qualità dell’offerta formativa e risposta degli studenti (attuali e futuri).

Tuttavia, è bene evidenziare come l’attuale modalità di accesso alla Pubblica Amministrazione costituisca un problema dal punto di vista dei tempi (mesi se non anni per assumere personale considerando anche l’incognita dei ricorsi) e delle competenze acquisite: la maggior parte dei concorsi “premia” soprattutto lo studio nozionistico e la capacità di predisporre atti piuttosto che soft skills e capacità tecniche.

I vincitori dei concorsi sono quasi sempre le persone più preparate (e non i raccomandati come molti asseriscono), il problema però riguarda appunto su cosa verte tale preparazione… Un conto è conoscere il Codice dell’Amministrazione Digitale (fondamentale per lavorare nella PA) e un altro utilizzare applicativi e strumenti informatici (con o senza successiva preparazione).

 

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Inserito il:29/07/2019 10:45:03
Ultimo aggiornamento:29/07/2019 10:56:21
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