Aggiornato al 07/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

John Hopson (from Charleston, SC - United States) - Under the Sea

 

Dipendenza energetica dell’Italia dalle importazioni

di Vincenzo Rampolla

 

Il fabbisogno energetico dell’Italia è fortemente condizionato dall’importazione di prodotti da alcuni Paesi europei confinanti, nordici e orientali, dell’Area mediterranea e del Medio Oriente, in totale 13 fornitori: Francia, Svizzera, Austria, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia, Montenegro, Grecia, Malta, Russia, Algeria, Libia e Quatar, di cui 5 grandi produttori e gli altri Stati cosiddetti di transito.

Nella prima Tabella è riassunto per il biennio 2019-2020 il Fabbisogno nazionale di energia da Fonti Rinnovabili (FER) più il fabbisogno da fonti tradizionali non FER più, infine, il Saldo degli scambi di import-export; i dati si completano con il Fabbisogno Netto (v. articolo precedente sul PNIEC - Piano Nazionale Integrato Energia e Clima). Per petrolio e gas il Saldo import-export è pari a 58% e per i FER a 14%, dunque la dipendenza dall’estero si avvicina a 72%. Alla produzione nazionale è riservato il rimanente 28%.

La seconda Tabella contiene l’esplosione della quota degli scambi per quei Paesi con cui l’Italia oltre che acquirente, è anche fornitore.

La terza Tabella evidenzia la dipendenza dai fornitori di gas, fonte energetica di maggiore peso e responsabile in massima parte del rincaro della fattura energetica. Gli aumenti dei prezzi della fonte da fine 2021, non erano previsti da analisti né da politici e il palliativo di tamponarne l'aumento sulle famiglie con un vetusto intervento a pioggia, un apporto fino a €30 Mld prelevato dal PNRR, si rivela strumento inefficace, inadeguato e sinonimo di insufficiente capacità di programmare il fabbisogno nazionale. E il PNRR non è nato per coprire le bollette: La scienza è il faro, ma la guida resta la politica, ha detto di recente il Nobel Parisi.

 

 

Secondo i più recenti dati economici, l’Italia ha 4 grandi Paesi esportatori di gas: Russia, Algeria, Qatar e Libia a cui si aggiungono alcuni Paesi europei, in particolare Norvegia e Olanda e altri Paesi del Vecchio Continente che rappresentano però Stati di transito, in quanto non produttori.

Ridurre la dipendenza dai fornitori esteri di energia e di materia prima, ripristinando al tempo stesso le capacità produttive nazionali, sfruttando le nuove opportunità e attivando quelle bloccate o non prese in considerazione (v. nucleare), nel caso del gas sarà difficile se non impossibile senza la costruzione di nuovi gassificatori (un impianto di gassificazione completo, con una capacità di 2.000 ton/h –16 Kton/anno, prevede un investimento di €10M/anno e un costo totale di gestione non inferiore a €2M/anno). A differenza del passato, oggi intervengono due elementi di novità che rischiano di pregiudicare il ritorno dei prezzi ai livelli pre-pandemici: le politiche climatiche e lo sfaldamento delle supply chain, con l’aumento dei consumi dei metalli nobili come rame, nichel, litio e cobalto, primari per l’evoluzione delle auto elettriche. 

                                   

 

Il gas dalla Russia arriva attraverso il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline). Sul piano dei rapporti internazionali il Tap non è un gasdotto che possa incidere sensibilmente sull’importazione di gas in Italia, ma rappresenta un obiettivo strategico per Europa e Usa. Il fatto che il gas dell’Azerbaijan arrivi in Italia (e quindi in Europa), implica che potenzialmente possa ridurre la dipendenza dal metano russo. Per questo Washington ha da subito considerato prioritario il progetto di pipeline che arriverà in Puglia. Si tratta di rafforzare l’asse fra Occidente e Baku, ma soprattutto di sfidare Mosca, con il distinguo da parte di Putin che la Russia non lo considera un problema.

Con l’Algeria, trattativa in corso per il rinnovo del contratto. Il gas che proviene dall’emirato Quatar è di solito in forma liquefatta. Non a caso, la monarchia del Golfo possiede a Rovigo il 22% del terminale di rigassificazione.  Dalla Libia il gas giunge attraverso il gasdotto Greenstream realizzato nel 2004 con Gheddafi. La Norvegia è collegata all’Europa in gran parte attraverso GB con il gasdotto Langeled; il fondo norvegese è il secondo azionista di Eni dopo il Governo italiano, con una quota dell’1,7% del Government Pension Fund Global. L’Olanda, è collegata all’Italia attraverso il gasdotto Trans Europa Naturgas Pipeline; a Wallbach si connette alla rete di gas europeo e termina a Passo Gries, punto di connessione con la rete Snam Rete Gas.

 

E veniamo all’estrazione di gas bloccata in Adriatico. Il Governo Conte1, con il Decreto Sviluppo di gennaio 2019, ha bloccato 80 piattaforme di ricerca nelle acque territoriali italiane. Poco dopo aver dichiarato finita la povertà in Italia, Di Maio ha detto: Lo stop alle trivelle è una battaglia per la sovranità nazionale. Io alla mia terra ci tengo, io al mio mare ci tengo e non ho intenzione di svendere nulla ai petrolieri del resto del mondo. Sviluppiamo questo Paese in maniera sostenibile e proiettati al futuro. Croazia, Montenegro e Grecia hanno continuato le prospezioni sugli stessi giacimenti metaniferi, a poche miglia dalle trivelle italiane bloccate. Oggi le 3 nazioni pompano metano sottraendolo ai nostri consumi.

 

Oggi le FER coprono 35 -37,5% di produzione di elettricità. Arrivare all’obiettivo 50% del Piano PNIEC richiede anni, se non decenni. Nel frattempo, per i prossimi tempi, si dovranno utilizzare fonti fossili per produrre energia e l’Italia dovrà continuare a importarli a carissimo prezzo, a meno che non li estragga dal territorio nazionale e dal suo mare a un prezzo minore (10 alle 14 volte inferiore). Oggi la nostra produzione di metano copre solo il 4,6% del consumo, il 90,2 % lo importiamo a carissimo prezzo e lo ritroviamo in bolletta.

(consultazione: tema – statistiche produzione elettricità; v. articolo panoramica e pniec)

 

Inserito il:08/02/2022 18:14:28
Ultimo aggiornamento:08/02/2022 18:38:24
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