Aggiornato al 22/02/2024

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L'idrogeno a livello geopolitico

di Achille De Tommaso

 

A livello geopolitico l’idrogeno potrebbe portare a sconvolgimenti del panorama mondiale. Permette infatti la nascita di nuovi stati fulcro dell’esportazione di energia. E l’Italia non è ultima.

***

ITALIA.

Il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha annunciato durante il question time al Senato, del 25 gennaio c.a., che l'Italia, nel suo programma appartenente al “Repower EU”, si propone di diventare uno dei principali hub europei per la produzione e l'importazione di idrogeno rinnovabile, entro il 2030. Questo ambizioso obiettivo è parte integrante del Repower EU e del 'Piano Mattei', e prevede la produzione di 10 milioni di tonnellate e l'importazione di altri 10 milioni di tonnellate di idrogeno nell'Unione Europea.

Il ministro ha sottolineato che l'Italia ha già investito oltre 3,5 miliardi di euro nello sviluppo del settore dell'idrogeno. Inoltre, il governo italiano si impegna a implementare iniziative per creare una solida filiera industriale legata all'idrogeno. Ciò porterà benefici significativi in termini di competitività delle imprese italiane e avrà un impatto positivo sui costi per i consumatori finali.

Per raggiungere tali obiettivi, si prevede di offrire incentivi attraverso un contributo in conto esercizio per un periodo di dieci anni, al fine di coprire il maggior costo associato alla produzione di idrogeno rispetto ai combustibili convenzionali. Questo contributo potrebbe variare tra i 3 e i 5 euro al chilogrammo, una volta conclusi gli esiti delle aste.

 

LA SPINTA ALL’IDROGENO NEL MONDO

Il panorama energetico mondiale si evolve con l'avvento dell'idrogeno verde, che appare oggi essere uno dei fulcri più importanti dell'energia sostenibile; in linea con la transizione energetica globale in corso. Secondo il rapporto dell'International Renewable Energy Agency (IRENA), un organismo intergovernativo che promuove la transizione energetica, emergono prospettive chiare sui costi e i benefici legati all'idrogeno, delineando uno scenario futuro ricco di implicazioni positive.

Gli obbiettivi di transizione energetica attuale hanno un impatto, come sappiamo, senza precedenti, sulle tendenze socioeconomiche, tecnologiche e geopolitiche a livello globale. In futuro, i paesi ampiamente dotati di risorse rinnovabili, come è l’idrogeno verde, potranno emergere come importanti produttori di energia, con conseguenze rilevanti sul sistema energetico mondiale. L’emergere, infatti, di questi nuovi paesi come grandi produttori di energia, potrà portare e a sconvolgimenti geopolitici.

Al momento l’idrogeno si produce usando elettricità, che a sua volta è ancora prodotta per mezzo di combustibili fossili. Ma si prevede che entro il 2050, due terzi dell'idrogeno saranno prodotti da fonti rinnovabili. In Europa, l'idrogeno verde potrebbe coprire fino al 24% della domanda finale di energia entro il 2050, generando oltre 5 milioni di posti di lavoro e contribuendo alla riduzione di 560 milioni di tonnellate di CO2.

Tuttavia, il costo più elevato dell'idrogeno verde rispetto ai combustibili fossili rappresenta ancora una sfida significativa per la sua diffusione. Attualmente, il costo di produzione è di circa 1,5 dollari per chilogrammo di idrogeno verde, ma si prevede che possa diminuire a 0,65 dollari o 1,15 dollari per chilogrammo entro il 2050, grazie all'innovazione tecnologica e alle economie di scala. (Nel nostro incontro del 22 febbraio spiegherò una soluzione geopolitico-sociale a questo problema).

Investire nell'idrogeno nel 2024 offre vantaggi considerevoli, soprattutto considerando le sue potenzialità come vettore pulito di energia per settori che faticano ad avere energia senza il petrolio; come l'industria chimica e siderurgica, i trasporti pesanti e le miniere.  

L'Unione Europea, con il Green Deal, punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, e vede nell'idrogeno un elemento chiave per raggiungere la neutralità delle emissioni di CO2 entro il 2050. Anche gli Stati Uniti, il Giappone, la Corea del Sud, l'Australia e la Nuova Zelanda hanno avviato programmi energetici incentrati sull'idrogeno, con l'obiettivo comune di contrastare il cambiamento climatico.

la Russia non è considerata uno dei principali produttori di idrogeno verde. Tuttavia, il Paese ha un enorme potenziale per la sua produzione, grazie alle sue vaste risorse di energia rinnovabile.

La Cina, con la sua strategia nazionale, si è impegnata ad accelerare la produzione di idrogeno rinnovabile. Secondo l’ultimo libro bianco del World Economic Forum, la Cina è sempre stata la più grande produttrice e consumatrice di idrogeno a livello globale, ma meno dello 0,1% dell’idrogeno che produceva proveniva da fonti energetiche rinnovabili. Oggi però la Cina è in grado di generare “idrogeno verde” puro al 99,9%; con il più grande progetto di produzione di idrogeno verde al mondo, con stabilimenti a Ordos, nella regione autonoma della Mongolia Interna, nel nord della Cina.

 

Inserito il:29/01/2024 17:20:22
Ultimo aggiornamento:29/01/2024 18:09:01
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