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Politiche energetiche Italia 2025 e Legge nucleare (2 di 2)
di Vincenzo Rampolla
2025 stabile, pari al 2024. Secondo il Rapporto 2025 di Terna, nell’anno i consumi elettrici italiani sono di 311,3 TWh, un valore in pratica equivalente a quello del 2024. Lo scorso anno le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda, rispetto al 42% del 2024. Tale risultato è la conseguenza di due effetti antitetici: il record annuale di produzione fotovoltaica, contro una produzione idroelettrica tornata a valori regolari rispetto all’elevata idraulicità registrata nel 2024.

Il fabbisogno elettrico del 2025 è stato caratterizzato da un andamento a due velocità: una prima parte dell’anno con variazioni tendenziali negative seguita da una ripresa dovuta anche alla crescita dei consumi industriali. Infatti, l’indice di Terna IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) che analizza i consumi industriali di 1.000 imprese energivore, ha una lieve ripresa nel secondo semestre e ha comunque chiuso il 2025 in leggera flessione (-0,7%).
In particolare, nel 2025, positivi i settori della siderurgia, meccanica, cemento calce e gesso e alimentari; in flessione metalli non ferrosi, chimica, mezzi di trasporto, cartaria e ceramiche e vetrarie. I primi dieci mesi dell’anno mostrano una crescita dell’indice di Terna IMSER (Indice Mensile dei Servizi), pari a +2,6% sulla base dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, Unareti, A-Reti, Edyna e Deval) e presentato in differita di 2 mesi rispetto ai consumi elettrici industriali.
Livello territoriale. La variazione della domanda elettrica è risultata pari a +0,1% al Nord, -0,4% al Centro e -0,7% al Sud e nelle Isole. Nel dettaglio, la domanda di energia elettrica italiana nel 2025 è stata soddisfatta per l’84,9% con produzione nazionale e per la quota restante (15,1%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La copertura nazionale netta (264 - 268 Mld di kWh) è in aumento del 2% rispetto al 2024. Il saldo netto con l’estero registra una flessione del -8,1% come conseguenza di un decremento dell’import e di una stazionarietà dell’export.

L’effetto combinato della riduzione delle importazioni dai paesi confinanti e della stabilità delle fonti rinnovabili ha determinato un aumento di 4,6% della fonte termoelettrica. Continua tuttavia la flessione della produzione termoelettrica da carbone che nel 2025 si è ridotta di un ulteriore 13,5%.
Le fonti rinnovabili. La produzione fotovoltaica. (+25,1%) ha raggiunto il nuovo record storico superando 44 TWh con un picco a giugno 2025 di 5,7 TWh. Tale incremento (+8.892 GWh) è dovuto al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+6.636 GWh) e ad un maggiore irraggiamento (+2.256 GWh). La fonte idroelettrica, dopo lo straordinario incremento del 2024, è tornata ai livelli di produzione degli anni precedenti (-21,2%). Più contenuta la diminuzione della fonte eolica (-3,3%). Stabile la fonte geotermica (-0,3%). La produzione da accumuli stand alone ha raggiunto 1,5 TWh, confermando il ruolo chiave a supporto dell’integrazione delle FER.
Considerando tutte le fonti rinnovabili, nel 2025 l’incremento di capacità in Italia è stato pari a 7.191 MW. Al 31 dicembre si registrano 83.529 MW di potenza installata, di cui, in particolare, 43.513 MW di solare e 13.629 MW di eolico. Rispetto a quanto previsto dal DM Aree Idonee (21 giugno 2024), il target di nuove installazioni per il 2021-2025 è stato superato di 1.605 MW.
Nel 2025, la potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 1.743 MW, di cui 723 MW utility scale. Si registrano in Italia 884.404 installazioni che corrispondono a 17.920 MWh di capacità e 7.362 MW di potenza nominale. Negli ultimi anni la capacità di accumulo in Italia è cresciuta soprattutto grazie ai grandi impianti utility scale, contrattualizzati attraverso il meccanismo del Capacity Market. A settembre 2025, inoltre, si è tenuta la prima asta del MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico) che ha visto assegnati 10 GWh di capacità, pari al 100% del fabbisogno. Al contrario, il segmento dei piccoli accumuli domestici ha ceduto, anche per la riduzione degli incentivi fiscali che in passato ne avevano favorito la diffusione. A dicembre la domanda elettrica è stata di 26.135 GWh, valore più alto dal 2021
e pari ad una variazione del +1,8%; risultato raggiunto con lo stesso numero di giorni lavorativi ma con temperatura media mensile > 0,8°C rispetto a dicembre 2024. A livello territoriale, la variazione a dicembre 2025 è stata ovunque positiva: +2% al Nord, +1,8% al Centro e +1,4% al Sud e Isole.
Le fonti rinnovabili hanno coperto il 27,5% del fabbisogno mensile (32,5% a dicembre 2024).
A dicembre la copertura nazionale netta (22,7 Mld kWh) è cresciuta di 5,5% rispetto a dicembre 2024 con la seguente ripartizione per fonti: termico (+15,6%), fotovoltaico (+12%), eolico (-44,1%), idrico (-9,0%) e geotermico (-0,2%). Il dato del saldo import-export è in diminuzione del 14,1% per effetto di un aumento dell’export (+8,7%) e una diminuzione dell’import (-12,0%).
L’indice IMCEI per i consumi industriali ha registrato a dicembre 2025 una variazione del +9,5% rispetto a dicembre 2024. Il dato corretto dagli effetti di calendario non modifica la variazione. Positiva anche la variazione congiunturale (+3,4%).
L’indice IMSER per i servizi di ottobre ha una variazione positiva: +2,2% rispetto a ottobre 2024.
Il nucleare nel mix energetico nazionale. L’11 febbraio 2025 il decreto legge DDL Senato (n. 1365 XIX) è stato assegnato alla 8ª Commissione permanente (Ambiente, Transizione Ecologica, Energia, Lavori Pubblici, Comunicazioni, Innovazione Tecnologica), con parere delle Commissioni 1ª (Aff. Costituzionali), 4ª (UE), 5ª (Bilancio), 9ª (Industria e Agricoltura), 10ª (Sanità e Lavoro). Il procedimento in sintesi:
Il presente DDL propone un riassetto normativo che consenta in Italia la costruzione e l'esercizio di centrali nucleari, così che il futuro mix di generazione elettrica persegua gli obiettivi di neutralità climatica beneficiando delle caratteristiche di continuità di servizio, bassissimo livello di emissioni nel ciclo di vita, modestissimo consumo di suolo e ridotto impiego di materiali dell'energia elettronucleare, risultando perciò più sostenibile e meno costoso di una soluzione che utilizzi solo fonti rinnovabili. Si propone perciò l'autorizzazione della costruzione e dell'esercizio di centrali nucleari della più avanzata tecnologia commercialmente disponibile, cioè la terza generazione a fissione, che presenta le più basse emissioni di CO₂ e i più elevati standard di sicurezza tra tutte le tecnologie elettriche, e in futuro di quelle attualmente in fase di sviluppo, quando ne sarà assicurata la disponibilità commerciale.
L’AEN (Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE - Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha ratificato insieme al ENSREG (European Nuclear Safety Regulators Group – Gruppo regolatori europei in materia di sicurezza nucleare) e ha enunciato 2 commi:
- 1°. Il Governo è delegato ad adottare, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina di autorizzazione, realizzazione, esercizio e remunerazione di centrali di produzione di energia elettronucleare, localizzati nel territorio nazionale e per la definizione delle misure di beneficio locale in favore delle popolazioni interessate.
- 2°. La delega di cui al comma 1 è esercitata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
- Previsione che nel mix di generazione elettrica sia opportunamente valorizzata l'energia nucleare come tecnologia idonea al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti,
- Previsione che sia autorizzata la costruzione di centrali dotate di reattori nucleari della tecnologia più avanzata commercialmente disponibile, cioè la terza generazione a fissione,
- Determinazione delle modalità di costituzione di una Autorità indipendente per la sicurezza nucleare italiana,
- Definizione delle modalità di valutazione dell'idoneità dei siti per la localizzazione degli impianti,
- Assegnazione di aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione,
- Riconoscimento di benefìci diretti alle persone residenti, agli Enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito,
- Previsione delle modalità che i titolari di autorizzazione all'esercizio dell'impianto devono adottare per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi prodotti durante l'esercizio e delle modalità attraverso le quali gli esercenti devono provvedere alla costituzione di un fondo per lo smantellamento degli impianti a fine vita, incluso lo smaltimento dei rifiuti prodotti e la chiusura del ciclo del combustibile nucleare,
- Previsione che la costruzione e l'esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale,
- Previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le Amministrazioni interessate,
- Determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti,
- Previsione di una campagna di informazione pubblica verso l'intera popolazione italiana sull'energia nucleare.
Gli estratti sopra esposti del DDL sul nucleare dissipano in toto le ambiguità emerse dal documento recentemente pubblicato e prodotto durante l’Audizione alla Camera del 5.02.2026.
I medesimi valgono da imprimatur del nuovo corso avviato dal Governo sull’ indiscusso inizio della nuova fase del nucleare italiano.
(Consultazione: Direttore: Filippo Astone - 23 Gennaio 2026 - 20 Febbraio 2026 - QualEnergia n.1/2026. Gianni Silvestrini - Febbraio 2026; rapporto Terna 2025; DDL Senato (n. 1365 XIX ))

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