Aggiornato al 04/10/2022

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Voltaire

Potenziale dell’economia circolare nell’industria

 

Energia circolare e la rivoluzione energetica ignorata dai programmi elettorali

di Vincenzo Rampolla

 

Si è molto parlato di economia circolare, dei suoi principi e pilastri, di quello che ognuno può fare ogni giorno per contribuire a rendere più sostenibile la nostra economia e quali sono le azioni che tutti dovrebbero compiere per salvaguardare il benessere del pianeta e dell’ecosistema.

Qualcosa si muove, è vero. Sono tante oggi le realtà imprenditoriali che hanno scelto di dare un’impronta più green al business e promuovono il passaggio all’economia circolare, ma nonostante ciò non possiamo sottovalutare il fatto che la questione energetica rimane il punto focale di tutto il processo. Per vincere l’attuale sfida climatica in corso, che ci chiede di fare qualcosa affinché la temperatura terrestre non aumenti ancora, abbiamo bisogno che la nostra energia sia 100% circolare. Siamo di fronte ad una nuova rivoluzione energetica, e oggi più che mai la salvezza del pianeta deve essere anteposta agli interessi economici e commerciali e anzi, con l’adozione di un’economia di tipo circolare, è possibile associare lo sviluppo dei Paesi al rispetto dell’ambiente. La transizione verso il progetto di energia circolare è indispensabile anche per offrire a tutto il mondo le stesse opportunità e gli stessi benefici. Un mondo più pulito, più sostenibile e più equo: questo è l’obiettivo che ci poniamo con l’adozione dell’economia circolare.

Che cosa si intende in pratica per energia circolare? Dove si trova? Come si ottiene?

Essa racchiude tutte quelle forme di energia prodotte in maniera etica e sostenibile, evitando gli sprechi e l’approvvigionamento di nuova materia. Per energia circolare si intende il prodotto energetico ottenuto dalla trasformazione di fonti rinnovabili o riciclate, che permettano di produrre energia senza attingere dalle risorse naturali di origine fossile, inquinanti e soprattutto limitate. L’energia solare, eolica, idroelettrica sono forme di energia circolare naturali, rinnovabili e illimitate. Allo stesso modo, è energia circolare anche il biogas ottenuto dalla trasformazione dei rifiuti organici in impianti, attivi secondo i principi dell’economia circolare.

Nel primo caso, le fonti di energia rinnovabili sono 100% naturali e non vi è il rischio che possano terminare perché senza il sole, il vento e l’acqua non ci sarebbe vita. Inoltre, sono elementi accessibili a tutti e offrono possibilità di sviluppo anche alle popolazioni più povere. Investire nella costruzione di impianti fotovoltaici o eolici in Africa, permetterebbe lo sviluppo demografico e il miglioramento delle condizioni di vita in un territorio ipersfruttato e devastato dalla povertà e dagli interessi economici dei paesi industrializzati. In ultimo, l’energia prodotta da fonti rinnovabili naturali non è inquinante e non rilascia CO₂.

Nel secondo caso, invece, la produzione di biogas dai rifiuti organici fa fede a uno dei pilastri del modello circolare, che vede il rifiuto come nutrimento, cioè materia utile per nuova produzione, eliminando ogni tipo di spreco. Cradle to Cradle, dalla culla alla culla, è il principio che promuove il riciclo e il riutilizzo di scarti e rifiuti come seconda materia prima. Il limite di questo prodotto energetico, sta nel fatto che i biogas sono ugualmente inquinanti, poco ma lo sono, contribuiscono all’emissione di CO₂, seppure in misura minore rispetto ai combustibili di natura fossile.

Quali benefici comporta la transizione energetica?

Secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi del 2015, storico documento sul clima, uno dei principali obiettivi per salvare il pianeta e la vita su di esso è di limitare la temperatura media globale, impedendole di salire di oltre 2°C previsti nel secolo attuale se continuiamo a produrre ed inquinare come abbiamo fatto finora. Le energie rinnovabili, in combinazione con il miglioramento dell’efficienza energetica, costituiscono una tra le principali soluzioni per il raggiungimento di un clima sostenibile. Fra le numerose ricerche in merito, secondo la LUT, University e Energy Watch Group, l’adozione totale di energie rinnovabili in tutti i settori economici risulta essere la soluzione più economica e sarebbe anche più vantaggiosa dal punto di vista sociale e ambientale rispetto al sistema derivato dai piani e dalle politiche attuali.

Una tale trasformazione energetica globale, vista come il culmine della transizione energetica in atto in molti paesi, può contribuire a creare un mondo che sia più prospero e inclusivo. In questo senso, mentre vediamo che percorsi diversi possono mitigare il cambiamento climatico, come nel caso dei biogas, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica sembrano essere l’unica strada da percorrere per ottenere la maggior parte dei tagli alle emissioni necessarie. Insieme possono raggiungere il 90% delle riduzioni delle emissioni di CO₂ legate all’energia attraverso l’utilizzo di tecnologie sicure, affidabili, convenienti e ampiamente disponibili. Le energie rinnovabili e l’efficienza energetica devono, per questo motivo, espandersi in tutti i settori. La quota totale di energia rinnovabile deve passare quindi dall’attuale 18% a circa il 67% entro il 2050, fino a raggiungere un’economia energetica ideale dove il 69% dell’energia di tipo solare, quella eolica ricopre il 18%, l’idroelettrica il 3%, mentre la bioenergia il 6% e la geotermia il 2%. Quante volte è stato detto e ridetto? Tutto ciò deve essere accompagnato da un significativo miglioramento dell’efficienza energetica, in modo da permettere a tutti di accedere alle risorse in maniera equa. Decarbonizzazione, risparmio economico e crescita globale sono, in definitiva, i principali vantaggi che l’energia circolare è in grado di offrire al pianeta.

L’Italia sta già muovendo i primi passi passi in questo senso con il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030) e si è posta l’obiettivo di coprire il 30% del fabbisogno energetico nazionale attraverso fonti rinnovabili entro il 2030. Mercoledì 20 marzo 2019 (politicamente un’era geologica fa) alle 15, è stato presentato il PNIEC (portale di consultazione connesso: energiaclima2030.mise.gov.it,ì).  Ma è roba di 3 anni fa… A che serve parlarne ora?

Perché il Piano è uno strumento che per raggiungere i propri obiettivi avrà bisogno del sostegno e della collaborazione attiva da parte di tutti gli stakeholder. Esso costituisce lo strumento con il quale ogni Stato, Italia compresa, in coerenza con le regole europee vigenti e con i provvedimenti attuativi del pacchetto europeo energia e clima 2030, stabilisce i propri contributi agli obiettivi europei al 2030 sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili e quali sono i propri obiettivi in tema di sicurezza energetica, di mercato dell’energia e di competitività. L’evento si è tenuto al Ministero dello Sviluppo Economico e ha visto la partecipazione del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio e del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Il piano prevedeva 5 linee d’azione: Decarbonizzazione; Efficienza e sicurezza energetica; Sviluppo del mercato interno dell’energia; Ricerca e Innovazione; Competitività.

Ma siamo a settembre 2022… Tutti quei Ministri sono cambiati. Di che vai parlando?

Per questo ne parlo, perché con il PNIEC l’Italia ha mostrato l’impegno concreto verso il raggiungimento della decarbonizzazione, facendo la sua parte per contribuire a rendere il pianeta più sano e vivibile.

Ne parlo perché qualcosa non torna! Nella Gazzetta Ufficiale UE n. C 297/44 del 3 settembre 2019 furono  pubblicate le Raccomandazioni all’Italia della CE del 18 giugno 2019 sulla proposta di PNIEC dell’Italia 2021-2030. E allora?  Con questo atto la Commissione UE aveva elencato all’Italia 9 urgenti raccomandazioni d’intervento, indispensabili per raggiungere gli obiettivi e tenere il passo.

Domanda. Che fine ha fatto quel Piano, il PNIEC? Chi ha letto le raccomandazioni dell’UE, chi le ha seguite? Chi ne ha mai parlato nei programmi elettorali? Ci volevano una guerra, la caduta del Governo e nuove elezioni per scuotere dal letargo la politica e rispolverare il Piano dopo 3 anni e istericamente correre ai ripari a destra e a manca, in Africa e Oriente per tappare alla bell’e meglio la crisi energetica scoppiata in casa, senza avere ancora raggiunto la condivisione sul bisogno di ogni energia rinnovabile, incapaci di un accordo sui termovalorizzatori, incapaci di parlare di bioenergia, geotermia, di nucleare e di comunità energetiche? Incapaci di seguire un Piano.

(consultazione:    tutto intorno a noi; 15 marzo 2019 - piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030)

 

Inserito il:17/09/2022 15:13:09
Ultimo aggiornamento:17/09/2022 15:18:07
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