Aggiornato al 06/12/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Gina Nicolae Johnson (from Edina, MN - USA) - Renewable Energy

 

Pubblichiamo un contributo di Achille De Tommaso in vista dell’Incontro a tema: Fonti Energetiche Rinnovabili in Italia, in programma mercoledì 13 luglio alle ore 17:00 con inizio sessione Zoom dalle 16:30. Oltre ai Soci di Nel Futuro l’invito all’incontro è esteso a tutti i Lettori i quali possono richiedere le credenziali di accesso alla sessione ZOOM inviando una mail a convegni@nelfuturo.com.

 

Le energie rinnovabili e il guaio geopolitico

di Achille De Tommaso

 

Le energie rinnovabili risolveranno, forse, un certo numero di problemi della nostra civiltà, ma ne creeranno sicuramente uno enorme dal punto di vista geopolitico.

***

Gli attuali obbiettivi che si propone l’uso di fonti di energia rinnovabili (FER) sono:

  1. Diminuire l’inquinamento
  2. Renderci indipendenti dalla Russia in quanto governo non democratico
  3. Contrastare il riscaldamento climatico

Sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili è un compito arduo (e ne ho già parlato nel mio articolo Perche-i-combustibili-fossili-sono-cosi-difficili-da-abbandonare), perché i combustibili fossili forniscono l'84% di tutta l'energia utilizzata dalla civiltà umana. 

Esistono molte possibili fonti di energia rinnovabile o a basse emissioni di carbonio: nucleare, idroelettrica, eolica, solare, geotermica, biomasse e biocarburanti. Ma, tra queste, (escludendo il nucleare, che merita un discorso a parte) le uniche due con la capacità teorica di scalare fino all'elevata quantità di energia che utilizziamo oggi, sono l'eolico e il solare. Nonostante una crescita impressionante (raddoppiando in meno di cinque anni), però, l'eolico fornisce oggi solo il 2,2% di tutta l'energia mondiale e il solare l'1,1%.

Un fatto che potrebbe renderci ottimisti, circa una transizione verso l'energia rinnovabile, è che gran parte dell'energia proveniente dai combustibili fossili viene oggi sprecata. Infatti, in primo luogo, l'estrazione, la raffinazione e il trasporto di combustibili fossili rappresentano il 12% di tutto il consumo di energia prodotta da questi combustibili. In secondo luogo, i combustibili fossili vengono spesso bruciati in modi inefficienti, ad esempio nei motori a combustione interna delle automobili. Si è valutato che un mondo basato sull'energia rinnovabile avrebbe bisogno della metà dell'energia che ci occorre oggi.

Ma questo fatto, una volta che i FER diventassero più diffusi, risolverebbe, magari anche parzialmente, il problema dell’ottenimento dell’energia; ma non permetterebbe di fare a meno completamente dei combustibili fossili, in quanto questi, oltre all’energia, oggi ci danno anche centinaia di altri importanti prodotti, come materie plastiche, pneumatici, solventi, ecc., che i FER non danno; carbone e gas sono inoltre considerati non facilmente sostituibili in siderurgia.

 

INDIPENDENZA DALLA RUSSIA MA DIPENDENZA DA PAESI INSTABILI

Detto ciò, comunque, in considerazione delle sanzioni russe, l’utilizzo sempre maggiore di fonti alternative ci darà la possibilità di coprire più facilmente i nostri bisogni italiani con fornitori che non siano la Russia; ma non dobbiamo trascurare il fatto che molti metalli, fondamentali per le FER, sono altamente localizzati. Metà delle riserve mondiali di cobalto si trovano nella Repubblica Democratica del Congo, metà del litio si trova in Cile; e il 70% delle terre rare, utilizzate nelle turbine eoliche e nei motori elettrici, si trova in Cina. Ad esempio il neodimio, terra rara fondamentale per le turbine eoliche, è controllato da un singolo paese. Circa l'85 per cento del neodimio mondiale esce infatti da alcune miniere in Cina. E la maggior parte di questi paesi ha governi che non solo garantiscono poco la democrazia; ma sono anche altamente instabili.

Distribuzione altamente localizzata di metalli fondamentali per la produzione di FER

 

IMPATTO AMBIENTALE DELLE RINNOVABILI

 

Sebbene le fonti di energia rinnovabile presentino importanti vantaggi ecologici rispetto ai combustibili fossili, sollevano loro stesse anche alcune preoccupazioni ambientali.  Una miniera di neodimio chiamata Baotou nel nord della Cina ha creato un lago tossico e altri orrori ambientali. La miniera Rainbow Rare Earths in Burundi e la miniera Mkango in Malawi, hanno creato enormi danni ambientali; spesso anche miniere estere tendono a inviare i loro prodotti grezzi di scavi in Cina, per essere processati; aumentando quindi l’inquinamento prodotto dalla Cina stessa.  Per estrarre il litio, poi, si inquinano profondamente le falde acquifere. Ma questi sono solo esempi.

 

L'energia rinnovabile, poi, spesso richiede più terreno rispetto a quello necessario alla produzione di combustibili fossili, con infrastrutture che frammentano o addirittura eliminano un habitat naturale di alta qualità e criticità. Può portare infatti a una varietà di impatti sulla fauna selvatica, inclusi cambiamenti comportamentali e mortalità diretta. Gli studi mostrano, ad esempio, come le società di servizi pubblici realizzino progetti di energia rinnovabile in aree per lo più non sviluppate, dove i prezzi dei terreni sono meno costosi, ma dove i rischi per la biodiversità possono essere maggiori rispetto alle regioni più sviluppate.

 

Alcuni esempi di impatto faunistico sono: 1. Le turbine eoliche, sia terrestri che offshore, uccidono milioni di uccelli migratori e pipistrelli ogni anno a causa delle collisioni. 2. Le dighe idroelettriche bloccano le rotte migratorie dei pesci, impedendo loro di riprodursi e causando alti tassi di mortalità giovanile. 3. Gli impianti solari a concentrazione noti come "torri elettriche" producono fasci di luce solare abbastanza intensi da incenerire insetti e uccelli.

 

PER RIASSUMERE

Sicuramente non potremo svincolarci al 100% dall’uso di combustibili fossili, perché molti dei loro sotto-prodotti con si possono ottenere col le FER; potremo però sicuramente diminuirne l’uso; ma:

  • L’avvento delle FER sposterà l’inquinamento prodotto dalla combustione verso un inquinamento del terreno e delle acque nelle aree più povere del globo e verso l’alterazione dell’habitat; e condurrà al profondo sfruttamento di metalli rari e manufatti che richiedono un largo impiego di energia.
  • Per svincolarci dalla dipendenza del non democratico regime russo, le FER ci metteranno nelle mani di un numero imprecisato di regimi, che, oltre ad essere non democratici, sono anche  instabili; e questo non solo per il petrolio, ma anche per le terre e i metalli rari.
  • Con parecchi dubbi risolverà il problema del riscaldamento climatico, perché ormai molti scienziati sono scettici sulla sua natura antropogenica.  

 

IL GUAIO GEOPOLITICO DELL’AVVENTO DELLE RINNOVABILI

 

Ma, il vero guaio che causerà una massiccia introduzione delle FER, sarà geopolitico.

 

Molti paesi, infatti, basano la loro economia sulla produzione di combustibili fossili (i cosiddetti “petrostati”); e sarebbero poveri senza il loro commercio. Ma non solo questo sarebbe un disastro per il paese stesso, ma, come vedremo, potrebbe anche avere enormi implicazioni per il mondo.

 

La rivoluzione delle rinnovabili potrebbe cambiare questa equazione geopolitica. Quanta influenza perderanno alcuni dei grandi produttori mondiali di combustibili fossili, in Medio Oriente, Africa e altrove? Potrebbero esserci più conflitti regionali mentre questi paesi combattono per una quota sempre minore del mercato dell'energia da idrocarburi? E cosa potrebbe succedere a questi paesi, internamente, se perdessero la loro principale fonte di reddito? Spesso si tratta di nazioni che hanno enormi economie guidate dallo stato, con molti lavoratori impiegati dai governi, con popolazioni giovani abituate a carburanti a basso costo.

 

C'è poco consenso su quando avverrà la transizione dai combustibili fossili all'energia pulita. Ci sono molte previsioni diverse su quando la domanda globale di petrolio raggiungerà il picco e diminuirà, ma i pianificatori della Shell hanno recentemente previsto che potrebbe accadere già nel 2025. Ma i guai si vedono già ora: gli ultimi anni di entrate petrolifere instabili (anche causa Covid) stanno già lasciando alcuni paesi produttori con livelli di indebitamento significativi; e il problema non è solo in Medio Oriente. La compagnia petrolifera nazionale messicana, Pemex, ha $ 30 miliardi di rimborsi del debito in scadenza nel 2024, mentre la brasiliana Petrobras ha un immenso debito di $ 78,9 miliardi. A livello nazionale, il debito pubblico medio del petrostato è aumentato dal 24% del PIL nel 2010 al 46% nel 2018, afferma il think tank sul clima Carbon Tracker Initiative (CTI). L'Iraq, affaticato dalla guerra, fa affidamento su petrolio e gas per l'89% delle sue entrate. La flessione della domanda di petrolio ha costretto il Paese a lottare per pagare gli stipendi. L'Iran ha interrotto le importazioni di elettricità nel Paese dall'inizio del 2021 dopo aver mancato il pagamento di alcuni bond. E molte sue aree soffrono quindi di carenza di elettricità. La Nigeria, che dipende dalle entrate del petrolio e del gas per il 45% delle entrate del governo, è alla sua seconda recessione in cinque anni, entrambe innescate da una depressione dei prezzi del petrolio. La Banca Mondiale riferisce che il 40% della popolazione del paese, 83 milioni di persone, vive al di sotto della soglia di povertà. In Venezuela, la cattiva gestione cronica dell'industria petrolifera e le sanzioni statunitensi hanno ridotto la produzione di petrolio a circa un decimo dei livelli all'inizio degli anni 2000. Il PIL è crollato di oltre tre quarti negli ultimi cinque anni e più di cinque milioni di persone hanno lasciato il Paese. La Libia è governata da due governi che operano in regioni diverse. Uno di questi ha chiuso i giacimenti petroliferi e i terminal del paese per i primi nove mesi del 2020 per fare pressione sul suo rivale sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli. La produzione di petrolio è scesa a meno di un sesto rispetto all'anno precedente e la performance economica nel 2020 è stata la peggiore mai registrata, come afferma la Banca mondiale. I governi di Azerbaigian, Iraq, Kuwait, Libia, Oman, Arabia Saudita e Sud Sudan ricevono tutti più del 60% delle loro entrate da petrolio e gas. Il petrolio non è semplicemente la principale esportazione di molti petrostati, ma il fattore centrale attorno al quale si sono consolidate le loro economie e la loro politica sociale.

 

La transizione verso l'energia pulita, quindi, rappresenta una minaccia esistenziale per molti di questi Paesi.

 

E c’è un altro fattore: se la domanda iniziasse a diminuire, è più probabile che gli investitori sosterranno l'estrazione di petrolio nei paesi più ricchi e politicamente più stabili. E sono i petrostati più piccoli che si troveranno particolarmente in difficoltà. I paesi dilaniati dalla guerra, o con un governo non democratico, o con molta corruzione, sono probabilmente quelli che avranno criticità finanziarie se riusciremo a ridurre il nostro consumo di petrolio. In pratica, se non si potrà più fare affidamento su Iraq, Iran o Venezuela, i barili provenienti da questi paesi non verranno acquistati; e si raddoppieranno, invece quelli acquistati da Russia e Arabia Saudita".

Ma di questi stati non aumenterà solo la povertà: se non puoi fornire cibo, energia e sicurezza idrica, è piuttosto difficile fornire stabilità interna. Le popolazioni veramente alla fame, quando non soddisfano le loro aspettative, si ribellano; e le strutture istituzionali di questi petrostati potrebbero essere distrutte. E ciò che tenderebbe ad accadere è di sicuro un aumento di migrazioni da questi paesi. Inoltre, gli stati falliti diventano spesso il focolaio di violenze estremiste - si pensi alla Siria - e spesso producono, oltre a migrazioni di massa di lavoratori, come già sappiamo, anche di terroristi.

Una domanda interessante è come gli attivisti ambientali dovrebbero rispondere ai rischi politici coinvolti nel passaggio alle energie rinnovabili. Questi potenziali aspetti negativi dovrebbero essere presi in considerazione o la necessità di proteggere il mondo dai cambiamenti climatici è così fondamentale che tutte le altre considerazioni sono secondarie? Come potrebbe essere influenzata l'opinione pubblica se la riduzione dell’uso dei carburanti fossili significasse più terrorismo e immigrazione? E se comunque, nonostante gli sforzi (come è plausibile) il riscaldamento climatico non diminuisse?

Ci sono, però, anche molti potenziali aspetti positivi.

Quando avverrà il passaggio alle rinnovabili, i paesi che prima erano dipendenti dall'energia di altri paesi saranno in grado di produrre la propria energia. Uno dei vantaggi delle energie rinnovabili è che molti più paesi avranno la capacità di generare energia pulita. Non solo: i paesi con molto sole, vento o marea potrebbero non solo diventare autosufficienti, ma potrebbero anche esportare parte della loro energia tramite degli enormi, cosiddetti, interconnettori. E questo fatto potrebbe magari essere un miglior catalizzatore di pace nel mondo; anche se le persone troveranno, sicuramente, ancora cose per cui uccidersi a vicenda, come il cibo e l’acqua.

 

Inserito il:30/06/2022 16:15:05
Ultimo aggiornamento:30/06/2022 16:25:00
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