Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Eva Akopian (Russian Federation) - Thermonuclear Fusion (2021)

 

Pubblichiamo l’ultimo articolo di Vincenzo Rampolla propedeutico all’Incontro a tema: Fonti Energetiche Rinnovabili in Italia, in programma mercoledì 13 luglio alle ore 17:00 con inizio sessione Zoom dalle 16:30. Oltre ai Soci di Nel Futuro l’invito all’incontro è esteso a tutti i Lettori i quali possono richiedere le credenziali di accesso alla sessione ZOOM inviando una mail a convegni@nelfuturo.com.

 

Fonti Energetiche Rinnovabili in Italia - Nucleare

di Vincenzo Rampolla

 

In Europa e nel mondo si investe nel nucleare. In Italia no. Per i Governi italiani, da 35 anni neppure se ne parla. Vietato. Sul pianeta, a giugno 2022, si contano in costruzione 54 nuovi reattori, che si sommano ai 542 attivi, centrali di elevata potenza (oltre 1.000 MW). C'è un'opzione concreta, da cui partire per avviare le basi di una fonte rinnovabile: gli SNR (Small Nuclear Reactors) a fissione, usati in genere all'interno delle grandi navi: danno poche scorie e producono 300 MegaW. Si tratta di reattori più piccoli e più sicuri, con tempi e costi ridotti e meccanismi di sicurezza elevata; i moduli possono essere prefabbricati. La costruzione richiede 5-10 anni e investimenti per €5-10 Mld. Costo del primo prototipo 1Mld, destinato a ridursi con la produzione di serie. La fissione è una tecnologia che può avere un’applicazione industriale disponibile più rapidamente rispetto alla fusione, dichiara Ansaldo Nucleare. Tra il 2025 e il 2030 possono arrivare i prototipi di SNR. Diversi i progetti in corso, tra cui quello in Romania con ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), uno dei primi in Europa, con tecnologia che non sarà applicata in Italia. Non è previsto il fossile. È in corso una collaborazione anche con Westinghouse, per lo sviluppo di SNR in Inghilterra.

Interviene il Presidente dell’AIN (Associazione Italiana Nucleare): Compriamo energia nucleare fatta a pochi chilometri dal confine anziché produrla. L’Italia era la 3ª potenza nucleare del pianeta, ha fermato tutto e ha cominciato a comprare da altri l’energia necessaria. È un caso paradossale. Nel 2021 ha importato dall’estero 43 TWh di energia elettrica, il 13%, massimo storico, anche dalla Francia, 1ª nazione al mondo per quota di elettricità da nucleare pari a 56% sul totale dell’energia. E l’Italia: fissione o fusione nucleare? Il 10 marzo 2022 Draghi scioglie il nodo e decide: sceglie la via del male minore e del futuro più lontano: la fusione. Così ha deciso la CE e la Commissaria per l’energia, con suddivisione del nucleare FER in tre categorie, ognuna oggetto di un obiettivo PNRR per materiale, energia prodotta e scorie. Nel Piano gli SMR della fissione tanto cari a Cingolani vengono accantonati. Cingolani si allinea. Rendez vous tra 8-10 anni, senza battaglie con gli attivisti e in Parlamento. ENEA e i progetti fusione ITER/DTT forniranno le soluzioni. Il Governo si defila. A meno di sorprese, per una decina d’anni lo stivale farà a meno di un nucleare made in Italy: primo reattore a fusione entro il 2028. L’impegno tecnico e economico è concentrato sulla fusione a confinamento magnetico, al presente unica via possibile per realizzare reattori commerciali in grado di fornire energia elettrica in modo economico e sostenibile. Quali i vantaggi della fusione? Quasi totalità delle scorie con radioattività bassa; eliminazione dello stoccaggio; assenza di gas a effetto serra, gas radioattivi o plutonio; combustibile estratto quasi inesauribile e basso rischio di incidenti rilevanti: nel caso di perdita di controllo del reattore, si raffredderebbe automaticamente.

Dopo anni di controversie, l'Italia ha dunque aperto al nucleare ed è tra i primi Paesi al mondo a dare il via alla ricerca sulla fusione. Su questa soluzione lavora il Consorzio Eurofusion, Euratom gestore di oltre €500 M per il periodo 2021 - 2025. Il progetto ITER, avviato in collaborazione con Consorzio Create e ENI, conta sui finanziamenti del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), della Regione Lazio, di ENEA e altri partner, tra cui la Banca Europea degli Investimenti (BEI). Il progetto complementare DTT coinvolge UE, Cina, Corea del Sud, Giappone, India, Russia e Usa, per la realizzazione di un reattore a Cadarache (Marsiglia) e serve per gestire il problema delle altissime temperature della fusione nucleare.  In 10 anni i consorzi italiani hanno preso ordini dalle aziende italiane per €600 M del DTT su €1,6 Mld e €8 Mld investiti complessivamente nella costruzione del reattore. Recentemente abbiamo vinto una gara per il progetto italiano DTT - dichiara il Direttore di ENEA - che ci permette di capitalizzare l’esperienza fatta in Francia. Si stima che il DTT comincerà a lavorare a piena potenza entro 5 anni dall’introduzione del primo plasma previsto per il 2025. Reattore puramente sperimentale, è progettato per avere potenza zero. È già stato concepito il prototipo del suo vero successore diretto, il reattore DEMO, che dal 2050 sarà in grado di sfornare energia elettrica dalla fusione. L’energia prodotta potrebbe diventare protagonista nella seconda metà del XXI secolo, dice Cingolani, che l’ha definita la rinnovabile delle rinnovabili. L’Italia è in prima linea, conferma ENEA, basti pensare che molti componenti di ITER sono realizzati nel nostro Paese per un valore di oltre €1,3 Mld di contratti aggiudicati, pari a più del 50 % del totale.

E le scorie? Se entro le date fissate dal Piano REPowerEU non è stata scelta l’area del Deposito Italia delle scorie, prerequisito inderogabile per l’accesso alla fonte nucleare FER, si perdono i contributi del PNRR. A gennaio 2022 viene redatta la mappa dei siti adatti a diventare possibili depositi di smaltimento di rifiuti radioattivi: 7 sono le Regioni coinvolte: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna; 3 sono le Province che si prestano a ospitare i depositi: Torino, Alessandria e Viterbo; tra le aree della Carta nazionale potenzialmente idonee la società pubblica Sogin, delegata da 21 anni allo smantellamento degli impianti nucleari in Italia e alla gestione delle scorie radioattive, conferma che in essa verranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 m³ di scorie ad attività molto bassa, con radioattività che in 300 anni decadrebbe a valori trascurabili. Da 6 mesi comunque azione né decisione è stata intrapresa. E il 15 giugno 2022 l’evento inatteso: in considerazione della necessità e urgenza di accelerare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani, la gestione dei rifiuti radioattivi e la realizzazione del deposito nazionale, il Consiglio dei Ministri ha deciso il Commissariamento della Sogin con Commissario entro 30 giorni. Molti dei rifiuti radioattivi sono ancora sui siti originali, in particolare quelli liquidi di Saluggia, inaccessibili a causa dell’alta radioattività e di cui non è noto lo stato di conservazione.

(consultazione:    mite; mise; cnapi; cnai; iter; enea; dtt; la repubblica; la stampa; avvenire; sole24ore; infn; r.amoruso - giovedì 2 settembre 2021 - mercoledì 19 maggio 2021; il tempo).

 

Inserito il:30/06/2022 10:49:05
Ultimo aggiornamento:30/06/2022 11:00:06
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