Aggiornato al 25/06/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

5atta (Deviant art - France) - Hell is paved of good intentions (2021)

 

Il sistema EU ETS, ovvero: le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni

di Ruggero Cerizza

 

Il sistema comunitario denominato European Emission Trading System (EU ETS) è il più grande programma di scambio di carbonio al mondo. E’considerata la pietra angolare della politica climatica ed energetica dell’UE, che svolgerà un ruolo chiave per raggiungere emissioni nette zero entro il 2050.

L’EU ETS è una forma di tassazione ambientale che, rappresentando un extra-costo di produzione per le imprese, vuole penalizzare i settori industriali con maggiore impatto sui cambiamenti climatici incentivandone la transizione verso processi produttivi con minore emissione di anidride carbonica e verso l’uso più efficiente dell’energia.

L’EU ETS è un sistema “cap and trade” che fissa un limite massimo (cap) alle emissioni di gas ad effetto serra prodotte a livello europeo in un definito arco temporale, cui corrisponde il rilascio, da parte delle competenti autorità degli stati membri, di un ripartito numero di quote di emissione (carbon permit) valide nello stesso arco temporale. Anche se la normativa di riferimento stabilisce dei limiti massimi alle emissioni, le società che rientrano nella disciplina per la riduzione di tali emissioni hanno la possibilità di effettuare emissioni in eccesso rispetto ai limiti imposti, acquistando sul mercato (trade) ulteriori quote di emissione rispetto a quelle inizialmente assegnate gratuitamente.

Nel caso in cui, alla fine dell’esercizio, ci sia una differenza tra la quantità di quote di emissione da consegnare in relazione alle emissioni di gas ad effetto serra effettivamente prodotte nel corso dell’anno di riferimento e la somma algebrica delle quote assegnate gratuitamente più/meno le quote acquistate e vendute sul mercato, si originano deficit o surplus di quote di emissione.

Oltre alle quote emesse annualmente a titolo gratuito, il sistema EU ETS prevede anche un meccanismo di aste competitive, sempre gestite a livello nazionale, per immettere periodicamente sul mercato carbon permits a titolo oneroso.

Le quote di emissione (gratuite o oneroso) sono liberamente trasferibili e negoziabili sul mercato europeo, tramite apposite piattaforme di scambio ad esse dedicate, oppure sono scambiate mediante contratti bilaterali fra le parti. In questi ambiti operano anche “società trader” che acquistano, a titolo oneroso, le quote di emissione allo scopo di rivenderle sul mercato.

E’ importante precisare che gli impianti di produzione di elettricità non beneficiano del meccanismo di assegnazione gratuita dei carbon permit.

Con riferimento specifico al settore della generazione di energia elettrica, ad ogni impianto viene attribuito uno specifico coefficiente di emissione di CO2 per ogni kilowattora prodotto. Questo coefficiente è molto alto per le centrali a carbone e a olio combustibile, è mediamente alto per le centrali a gas naturale, è basso o nullo per gli impianti rinnovabili e nucleari.

Per questo motivo, ogni stato dell’Unione europea incassa proventi maggiori o minori dalla vendita delle quote di emissione in funzione del mix di fonti di energia utilizzate per la produzione di energia elettrica.

La Polonia e la Germania sono gli stati che incassano di più per l’elevata incidenza della fonte carbone, l’Italia si posiziona al quarto posto per la prevalenza della fonte gas, la Francia ricava invece molto poco dalle quote per l’alta incidenza del nucleare.

Per dare un ordine delle grandezze economiche in gioco, nelle aste tenutesi nel primo trimestre 2021 il nostro Paese ha avuto ricavi di circa 432 milioni di euro dal collocamento di circa 11 milioni di permessi ad un prezzo medio di 39,1 €/tCO2; in quelle del secondo trimestre, in Italia sono state collocate 14.500.000 quote di CO2, per un incasso pari a 718,5 milioni di euro ad un prezzo di 49,7 €/tCO2; in quelle del terzo trimestre sono state collocate 11.845.000 quote che hanno generato proventi per oltre 671 milioni di euro essendo state aggiudicate ad un prezzo medio di 56,7 euro, poco più del doppio rispetto allo scorso anno ( +29.4 euro)

Questo è stato l’andamento del costo in Euro dei Permessi per tonnellata di CO2 emessa negli ultimi cinque anni

Quotazioni così alte per la CO2 sono sì un incentivo alla decarbonizzazione nel medio lungo periodo, ma rappresentano dei costi sempre più pesanti per gli operatori che non riescono a riconvertire la produzione verso tecnologie meno inquinanti nel breve periodo e che tenderanno quindi a trasferirlo sui prezzi delle loro vendite.

La rilevanza percentuale di questo incremento (250% di aumento rispetto allo scorso anno e 300% rispetto all’era pre-covid) solleva le due tipiche domande: cosa lo ha generato, e cosa succederà nei prossimi mesi?

Prima causa: l’aumento costante del prezzo del gas naturale spinge i produttori di energia ad utilizzare al massimo la più economica fonte carbone che, comportando emissioni nettamente superiori a quelle del gas, richiedono l’acquisto di maggiori permessi, il cui prezzo tende quindi ad aumentare.

Seconda causa: è possibile che gli impegni assunti alla Cop26 di Glasgow e l’atteggiamento di alcuni governi europei (ad es. la Germania) orientato a non far scendere il prezzo dei permessi di emissione sotto una determinata soglia (60 €/tCO2), auspicando che l’aumento del costo sull’uso di una tecnologia spinga a investire sull’innovazione in tecnologie sempre meno impattanti sull’ambiente e quindi con eco-tassa più leggera, possono aver indotto alcuni operatori ad accumulare posizioni lunghe su questo mercato per ragioni speculative.

Se la pressione sui prezzi dei combustibili fossili non si ridurrà significativamente e se saranno mantenute le attuali posizioni sulle politiche di decarbonizzazione, è coerente prevedere che il prezzo dei carbon permit  sia destinato a rimanere agli attuali livelli se non addirittura a crescere ulteriormente.

In conclusione di questa breve sintesi sul sistema EU ETS, può essere utile dare un’indicazione grossolana dell’influsso del costo dei permessi di emissione sul prezzo dell’energia elettrica.

Se assumiamo che la CO2 emessa per la produzione di un chilowattora di energia elettrica, con un mix di impianti termoelettrici simile a quello europeo, sia pari a 0,60 chilogrammi e se prendiamo, come riferimento, il prezzo di un carbon permit pari a 0,07 euro per chilogrammo di CO2, troviamo che per ogni chilowattora di energia elettrica prodotto con processo termoelettrico la tassa EU ETS è pari a 0,042 euro.

Se, infine, prendiamo a riferimento il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica nel quinquennio 2016-2020 mediamente intorno a 0,05 euro per chilowattora è lecito affermare che nel 2021 il sistema EU ETS ha rappresentato una componente incrementale del costo dell’energia elettrica.

 

https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/rapporto/R_257_17.pdf

https://www.fondazioneoic.eu/wp-content/uploads/2011/02/OIC-8-Le-quote-di-emissione-di-gas-ad-effetto-serra.pdf

 

Inserito il:20/02/2022 16:13:15
Ultimo aggiornamento:20/02/2022 16:35:30
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