Aggiornato al 25/06/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Igor Grabar (Budapest, 1871 - Mosca, 1960) - Winter Morning in Russia

 

Gas russo per l’UE e rincari, in salsa Putin

di Vincenzo Rampolla

 

Dopo aver raggiunto il record assoluto di $1.900 per 1.000 m³ all’inizio di ottobre, i prezzi dei futures sul gas sul mercato europeo sono scesi rapidamente a circa $1.000, livello sempre molto alto. Il gas in Europa è ora ben più caro del diesel e del propano, soluzioni tra le più care in alcuni settori. La crisi del gas è nell’impasse. Che fare? Di chi è la colpa? Gli esperti europei e i politici si interrogano e tendono a vederne la causa prima nelle morse di Mosca. Allo stesso tempo, le flebili speranze di un calo dei prezzi sono associate a un aumento delle forniture da parte della stessa Russia. La questione del gas è diventata infatti fondamentale nei rapporti tra UE e Russia.

A Gazprom, leader mondiale di distribuzione e raffinazione del petrolio, 50,2% di azioni nelle mani della Madre Russia, il 6 ottobre Putin ha dato chiare direttive: aumentare le forniture per il mercato europeo. Da parte sua, J.Borrell, Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ha sentenziato: l’Europa potrebbe aver bisogno di più gas russo del previsto. Notizie su un possibile aumento della fornitura di gas dalla Russia possono contribuire a contrarre i prezzi, ma mancano accordi in tal senso.

L’Europa ha bisogno di 10-15 Mld di m³ di gas per riportare entro l’inverno le riserve ai volumi medi degli ultimi anni. Chi conta su Gazprom si basa sull’ipotesi che l’azienda disponga di massicci volumi di gas dirottabili con facilità sull’Europa. Non è così. 51% di ciò che viene estratto in Russia viene esportato, il resto è per i consumi interni. Conseguenza: le richieste del mercato interno hanno una forte influenza sui volumi disponibili per l’export.

Quest’anno il consumo di gas all’interno della Russia è previsto in forte ascesa. Nella prima metà del 2021, rispetto allo scorso anno le forniture di Gazprom sono aumentate del 20% e sono state del 7% in più rispetto al periodo pre-crisi 2019. Le cause? Ripresa dell’attività economica e crescita della produzione industriale. Il freddo inverno 2020/2021 ha anche contribuito alla riduzione delle riserve negli impianti russi sotterranei di stoccaggio gas. Il prelievo dalle riserve è stato il più forte degli ultimi anni, pari a 61 Mld di m³, con un livello totale di riserve all’inizio della stagione di riscaldamento pari a 72 Mld m³. Prima dell’inizio del nuovo inverno, Gazprom ha dovuto reintegrare le riserve.

La produzione di gas in Russia è ai massimi livelli per far fronte al periodo dell’anno, quindi poco spazio per ulteriori aumenti delle esportazioni. Per molto tempo in Europa si è ritenuto che la Russia fosse la più grande e più sicura fonte di rifornimento e si presumeva che l’acquisto di gas russo potesse sempre essere aumentato, riducendo al contempo il volume e la durata dei contratti a lungo termine con Gazprom. Nel 2021 la Russia ha però dovuto affrontare la realtà imprevista di avere toccato i limiti della capacità produttiva e Gazprom nello stesso tempo ha subìto i rischi della domanda di gas a lungo termine per la decarbonizzazione avviata nell’economia europea. Conseguenze: priorità ribaltate e riassegnate su due nuovi obiettivi: gasdotto Power of Siberia verso Cina e mercati asiatici e Siberia orientale aprire nuovi giacimenti.

Ora le compagnie petrolifere limitano la produzione di petrolio secondo l’accordo OPEC +, il che significa che anche la produzione di gas dalla raffinazione del petrolio viene limitata, quindi la Russia potrà aumentare le forniture all’Europa appena completato lo stoccaggio nei suoi magazzini sotterranei. Forse. Dipenderà dalle dinamiche della domanda interna e dal clima invernale. Esistono altre fonti di gas aggiuntivo per l’Europa? No, e le spedizioni di gas liquefatto GNL dagli Usa da mesi sono in calo. Il GNL americano si è riorientato al mercato asiatico dove può spuntare prezzi più alti, gli impianti sono operativi a pieno ritmo, non possono quindi aumentare la produzione e solo nel prossimo anno si avvieranno nuovi impianti.

E mentre la Norvegia, altro fornitore chiave, è costretta a interrompere le spedizioni di GNL per dare priorità alle esportazioni verso l’Europa e produrre ai massimi volumi, anche l’Olanda ha posticipato i piani di smantellamento del giacimento di Groningen, il più grande d’Europa. Questi i fatti: la sicurezza delle forniture non è più data per certa e la stabilità dei prezzi nel mercato europeo non significa che il rischio sia passato, se si deve far fronte a un imprevisto aumento del consumo in UE e Russia. Gli attuali modelli meteorologici prevedono un inverno più freddo del normale e i 27 centri di stoccaggio europei UGS (Underground Gas Storage) dello Unified Gas Supply System sono attualmente pieni al 76,4%.

Non basta. Negli ultimi 5 anni, il tasso medio di richieste in questo periodo dell’anno ha superato il 90% e sebbene le rinnovabili generino oltre il 34% dell’elettricità in Europa, gas e carbone tengono banco come fonti termiche principali, 60% in totale. In queste condizioni, eventuali interruzioni di fornitura o trasporto del gas nella stagione fredda, provocheranno un nuovo balzo dei prezzi nel mercato spot rispetto ai contratti a lungo termine. Una spirale dei prezzi in costante calo può forse verificarsi solo alla prossima primavera, a chiusura della stagione di riscaldamento.

Tale situazione porterà a un aumento dell’inflazione e dei prezzi per riscaldamento e elettricità domestici e rallenterà la crescita economica nella UE. Potrà alla fine surriscaldare la situazione sociale e politica e abbattersi sui prezzi finali ai consumatori. In Francia, ad esempio, con le elezioni presidenziali a aprile 2022 l’aumento dei prezzi delle abitazioni e dei servizi comunali potrebbe notevolmente incidere sulle preferenze ai candidati. Che fanno le autorità francesi? Già pianificano il taglio delle tasse sul gas.

Analizzando le quotazioni del mercato del gas, si può condividere il parere di un analista: siamo entrati in una zona oscura. Le oscillazioni del prezzo del gas il 6 ottobre sono state senza precedenti, dai tempi dell’anno zero delle liberalizzazioni del gas in Europa. Nei Paesi Bassi il  prezzo all’ingrosso - valore di riferimento europeo - è balzato di 30 % nell’arco di 3-4 ore, partendo da un livello già decisamente alto. Numeri da brivido per i Governi europei. E quando l’UE starnutisce, anche la GB si becca un raffreddore, dicono alla City i brokers che trattano i futures energetici, con Londra pesantemente legata alle importazioni d’oltre Manica. Questa carenza di gas è stata provocata dalla convergenza di vari fatti in tutto il mondo, in cui le diverse economie subiscono il rallentamento legato alla pandemia e alla disperata ricerca di energia. La Russia è ben piazzata come arbitro della partita. Anche se producesse solo l’1% del gas britannico, sappiamo che è la prima fornitrice dell’Europa e ridurre i volumi di gas europei non può che portare all’aumento di prezzi in GB e nel continente. Chiarissimo, no?

Quest’estate la Russia ha rifornito l’Europa nord occidentale con volumi di gas inferiori rispetto agli anni pre-pandemia. È un dato di fatto, e tra settembre e ottobre sono calati di 17 %, dice Icis Lng, primaria azienda di analisi dei mercati energetici. Se Gazprom, $ 44,5 Mld di fatturato nel 2020  e mezzo milione di dipendenti, non ha prenotato una capacità aggiuntiva di gas attraverso l’Ucraina per le consegne di ottobre in Europa, ha incautamente messo il Cremlino alle strette, accusato di soffiare sul fuoco della crisi. Anche se tecnicamente ha rispettato i suoi obblighi contrattuali con l’occidente, la Russia non ha avuto interesse a capitalizzare l’elevata domanda di gas supplementare dei suoi clienti europei. È l’unico Paese che potrebbe davvero alleviare la pressione sui prezzi, e ha deciso di non farlo, afferma un’analista di politiche energetiche della Università di Zurigo. Il Cremlino ha sempre desiderato presentarsi all’occidente come un fornitore affidabile di gas. I recenti sviluppi, tuttavia, potrebbero segnare una nuova fase nelle sue tattiche di politica estera.

Zurigo ha colto nel segno: tattica, non strategia, la mossa di chi crede che il Cremlino consideri i prezzi record del gas come un’opportunità per spingere Gazprom a smuovere i partner occidentali per accelerare l’approvazione del controverso gasdotto Nord Stream 2 (NS2). Questo inizia al confine con l’Estonia e discende a Greifswald (Mar Baltico), attraverserà la Germania e priverà l’Ucraina di circa €1Mld di diritti di transito del gas. Considerata da Putin un’infrastruttura vitale, è voluta per raddoppiare le forniture di gas per la Germania; lui stesso ha appena candidato niente meno che l’ex cancelliere tedesco G.Schroeder, al board di Gazprom, per dirigere un’unità tedesca di gestione dell’NS2, suscitando forti divisioni tra i Paesi europei e attriti tra UE e Usa. Socialdemocratici e cristiano democratici hanno frainteso e Putin non vedeva l’ora d’incontrare Scholz e Macron il 5 febbraio e godersi  le loro facce: Schroeder venduto ai rossi?

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ne aveva fiutato una zampata a fine 2021, lo conferma la dichiarazione: la Russia avrebbe la capacità di alleviare la crisi energetica, se lo volesse…, parere che fa intendere che Mosca potrebbe aumentare le forniture all’Europa, anche di 15 %. Il Presidente serbo, A.Vučić, ha tacciato Putin di persona la più astuta e influente sul mercato dell’energia, ma Dmitry Peskov portavoce del Cremlino ha svicolato eludendo la cospirazione e rimarcando i bisogni interni della Russia dopo il gelido inizio d’anno e giudicando decisamente falsa la percezione dell’onnipotenza di Putin.

Stiamo valutando un possibile aumento dell’offerta sul mercato, ma dobbiamo farlo con attenzione. Ci accorderemo con Gazprom e ne parleremo, ha detto candidamente in un commento. Subito ribaltati in borsa i rincari all’apertura, spingendoli addirittura a livelli più bassi di quelli di ottobre 2021. Nel pomeriggio magicamente si è prodotto un massiccio aumento delle forniture di gas dalla Russia attraverso Polonia e Ucraina. Flussi superiori a quelli del giorno precedente: repentino cambio di passo, secondo alcuni, e tendenza confermabile nei giorni e nelle prossime settimane, secondo altri. In poche settimane, Gazprom deve raggiungere 72,6 Mlrd di m³ di stoccaggio interno di gas. È un must. A tale data, la Russia dovrebbe avere più gas per l’esportazione.

La maggior parte degli analisti per quest’anno non vede guadagni importanti dal NS2 e anche se il suo completamento venisse garantito, gli impianti non funzionerebbero che a un regime inferiore al 10 %. La situazione diventerà più chiara quando si attiveranno le prenotazioni di carico e i limiti di trasporto attraverso Polonia e Ucraina. Putin agisce da una posizione di forza, o di debolezza? Ha bisogno di vendere, dice un oligarca della cricca. È vero, forse sta giocando con i mercati europei del gas, ma sta anche reagendo all’abilità  di saper controllare le manovre che ha messo in piedi… Non ha interesse a forzare e accelerare la decarbonizzazione in Europa.

Gran volpone, dico io.

(consultazione:    forbes russia, marsel salikhov - presidente istituto per l’energia e la finanza, mosca; daniel boffey, pjotr sauer, the guardian)

 

Inserito il:11/02/2022 19:27:30
Ultimo aggiornamento:11/02/2022 19:42:57
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